Eletto il nuovo CD e le cariche del Movimento

Il giorno 11 aprile si è tenuta la riunione ordinaria dei Soci di MMC per il rinnovo delle cariche del Movimento a seguito delle dimissioni di Lucia Castellano  nominata  Direttore Generale del Dipartimento per l'esecuzione penale esterna e di comunità del Ministero della Giustizia.

E' stata eletta Presidente Elisabetta Strada (ex Vice Presidente di MMC e Capogruppo della Lista Civica per Pisapia al Consiglio Comunale).

Vice Presidente Giuseppe Merlo, Tesoriere Stefano Dalla. Gli altri membri del direttivo sono: Paola Agnoletto, Marilena Arancio, Miro Capitaneo, Silvia Fossati, Silvana Pasini, Dorina Perego.

Si ringrazia Lucia Castellano per il suo lavoro nella pur breve presidenza del Movimento,  per l'apporto dato negli anni precedenti e la costante vicinanza alle attività del Movimento.

Un caloroso benvenuto ad Elisabetta Strada che con la sua energia ci traghetterà attraverso l'importante passaggio delle elezioni comunali 2016.

Un buon lavoro a tutto il direttivo che nel periodo futuro avrà il compito di rendere sempre più partecipe e visibile il Movimento all'interno del civismo milanese e della città metropolitana.

MILANO - La sera del 10 dicembre si sono svolte l'elezioni del nuovo direttivo del nostro Movimento e sia il presidente Nanni Anselmi che la vice Cristina Jucker hanno dovuto lasciare il loro mandato come stabilisce lo statuto. Nuovo Presidente è stata eletta Lucia Castellano, capogruppo del Patto Civico al Consiglio Regionale, e vicepresidente Elisabetta Strada, capogruppo della lista civica per Pisapia al Consiglio Comunale.

Riportiamo qui in la relazione finale di Nanni Anselmi e la lettera inviata ai soci da Lucia Castellano il giorno dopo la sua elezione

 Cari soci, benvenuti e grazie per la vostra continua attenzione dimostrata in tutti questi anni. Questa sera scade il secondo e per me ultimo mandato di presidenza . Per questo motivo vorrei subito davvero ringraziare i colleghi soci che hanno dato il loro contributo spontaneo e generoso alla gestione politica e organizzativa del Movimento in questi quattro anni.
La vice presidente Cristina Jucker, i tesorieri Stefano Dalla, Dalla Maria, Pasini, i consiglieri di primo e secondo consiglio direttivo, in modo particolare Titti Sperandeo, Paola Agnoletto e Giovanna Mottura per la loro dedizione quotidiana a MMC, le socie che hanno condotto la segreteria Gallicola e Perego e Marina Cavallo che si è occupata - da sola - del sito e della pagina facebook, i garanti di primo e secondo mandato, Nobili, Conti, Werner, Arancio, Dalla.
Tutti voi soci avete dato del vostro meglio per trasformare una lista civica di scopo in un movimento politico autonomo, indipendente, ricco di contenuti, oltre i partiti, seguendo le regole dello Statuto e i principi del Documento Politico Generale.Mettendoci ciascuno la propria faccia, buon senso, coraggio, onestà. L'energia dei singoli cittadini è oggi migliore dell'energia/qualità presente nei partiti. Noi avevamo la consapevolezza che questa intuizione fondamentale andasse organizzata e politicamente modellizzata. 

Ci abbiamo provato e tuttora ci stiamo provando, esempio di civismo di governo, più unico che raro nel mondo politico e dell'associazionismo civico.

Da soli, nel senso più completo e compiuto del termine, senza padri né padrini politici, praticamente senza ufficio stampa e una comunicazione mai professionalmente all'altezza del ruolo e del compito che noi ci aspettavamo potesse essere realizzata in quattro anni..
Soli con la nostra determinazione e volontà… vere e proprie formiche civiche.Questa era la nostra missione che tutti insieme in assemblee sempre animate e produttive ci siamo dati, convinti come siamo che il cittadino debba sempre più diventare non solo spettatore, consumatore, utente delle pubbliche decisioni, ma soggetto attivo capace anche di autorganizzazione in rete.Questo è il testimone fondamentale di energia positiva che con orgoglio passiamo ai nuovi che verranno eletti, convinti come siamo che manterranno MMC indipendente, estraneo a etero direzioni e sempre al centro della politica cittadina e metropolitana. grazie Nanni Anselmi

Cari amici,
Ieri sono stata eletta presidente del Movimento Milano Civica. Entro al posto di Nanni Anselmi, che ha condotto il Movimento per due mandati, consentendo al civismo progressista di spiccare il volo nell'ambito del centrosinistra. Con la nuova vicepresidente Elisabetta Strada, il consiglio direttivo e tutti i soci (che diventeranno sempre più numerosi!!!) continueremo a lavorare a servizio della città, con le nostre competenze ed esperienze. Crediamo che la forza arancione, il civismo progressista sia importante anche per i partiti della coalizione, a cui siamo affiancati e con cui lavoriamo. Per confermare Milano al centrosinistra, per rafforzare la rete metropolitana, per guardare alla Regione del 2018. Siamo sul pezzo, con passione e tenacia. Grazie a chi mi ha dato la fiducia e grazie soprattutto a chi ha lavorato finora!! Lucia Castellano

Lutto
Il «giornalista a rotelle» aveva 62 anni. Scrittore e blogger, era impegnato in politica sui temi della disabilità
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MILANO - È con immenso dolore che apprendiamo la morte di Franco Bomprezzi, scrittore e «giornalista a rotelle, blogger e interista per passione» come scriveva sul suo profilo di Tweet. Era ricoverato all’ospedale Niguarda di Milano dove è spirato giovedì mattina nel centro clinico Nemo, specializzato nella cura delle malattie neuromuscolari.

Paladino di molte battaglia sociali a favore dei più deboli e dei disabili, si era candidato nella lista civica x Pisapia, e aveva proseguito l'impegno a fianco della giunta per i temi della disabilità.

Così scriveva di sè: «Definirmi inVisibile è un po’ difficile. In sessant’anni di disabilità a tempo pieno credo di aver vissuto intensamente e in pubblico, senza mai nascondere la mia realtà, ma cercando di viverla con la massima normalità possibile. Oggi ho uno strumento in più, per orientare la bussola dei miei convincimenti rispetto ai diritti e alle opportunità delle persone con disabilità: è la Convenzione Onu, la prima carta dei diritti varata in questo millennio dalle Nazioni Unite. È legge anche in Italia, ma pochi se ne accorgono. Io faccio il giornalista, mi occupo di parole e di pensieri, racconto quello che vedo e cerco di scrivere sempre quello che penso per davvero. Un blog è uno strumento forte e delicato di comunicazione e di dialogo. Dopo l’esperienza del forum “Ditelo a noi” ecco adesso una nuova opportunità per cambiare punto di osservazione sulla realtà. E per dare voce e “visibilità” a tutti coloro che ne avranno voglia e tempo, in modo libero, civile e rispettoso». 

Ancora sabato sera, durante la maratona Telethon, era stato intervistato in ospedale, nel centro clinico Nemo del Niguarda: il suo era stato un invito a donare fondi per la ricerca sulle malattie genetiche, fatto avendo davanti il computer con cui ha lavorato sino alla fine, rispondendo anche ai tanti amici che su Facebook lo incoraggiavano. A loro aveva risposto in uno degli ultimi post, combattente fino in fondo: "Non abbiate paura, non vi mollo. Venceremos!"

Città metropolitana
5 incontri per 5 macro-aree della città
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MILANO - I consiglieri metropolitani della coalizione di centrosinistra, desiderano condividere con tutti voi il lavoro sinora svolto, frutto di un'intensa raccolta di osservazioni e contributi nelle ultime settimane. 
Per garantire la maggior partecipazione possibile, nella consapevolezza della disponibilità di tempi necessariamente limitati, sono stati organizati 5 incontri suddivisi per macro-aree (nord/est/sud/ovest/Milano città).

Riteniamo importante estendere l'invito agli amministratori, sindaci, assessori e consiglieri comunali, così come anche ai cittadini, perché siamo convinti che il processo di costruzione della Città Metropolitana debba fondarsi sul loro coinvolgimento e sulla loro partecipazione. 

In questo senso questa iniziativa dovrebbe essere pubblicizzata il più possibile da ognuno nella propria zona

In allegato, trovate l'ultima versione del testo base di statuto su cui stiamo lavorando.

Filippo Barberis - capogruppo lista Centrosinistra per la Città Metropolitana 

Arianna Censi - presidente Commissione Statuto della Città Metropolitana


PROGRAMMA

AREA NORD – Bollate – Fabbrica Borroni via Matteotti 19 - 2 dicembre 2014 h. 21 Introduzione alla bozza di Statuto: Arianna Censi e Filippo Barberis – contributi di Monica Chittò, Rosaria Iardino, Michela Palestra, Rita Parozzi e Pietro Romano


AREA EST –Segrate –Centro Civico Verdi - 3 dicembre 2014 - h. 21 Introduzione alla bozza di Statuto: Arianna Censi e Filippo Barberis – contributi di Eugenio Comincini (vicesindaco metropolitano) e Pietro Bussolati


AREA OVEST –Parabiago – Biblioteca Comunale via Brisa 1 - giovedi 4 dicembre h. 21 Introduzione alla bozza di Statuto: Arianna Censi e Filippo Barberis – contributi di Pierluigi Arrara, Alberto Centinaio, Patrizia Quartieri

MILANO CITTA' - Palazzo Isimbardi, Corso Monforte 35, Milano - venerdì 5 dicembre 2014 h. 18 ntroduzione alla bozza di Statuto: Arianna Censi e Filippo Barberis– contributi di Lamberto Bertolè, Pietro Bussolati, Rosaria Iardino e Patrizia Quartieri


AREA SUD – Corsico – Teatro Verdi, via Verdi 2 - venerdì 5 dicembre 2014 h. 21 Introduzione alla bozza di Statuto: Arianna Censi e Filippo Barberis – contributi di Eugenio Comincini (vicesindaco metropolitano) e Pietro Mezzi

Primo Consiglio Metropolitano
L'intervento di Michela Palestra – Consigliere Metropolitano e Sindaco di Arese
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Milano 8 Ottobre 2014 - Egregio Sindaco Metropolitano, egregi Colleghi Consiglieri Metropolitani, buon inizio e buon lavoro.
Vorrei cominciare proprio con questo augurio per il grande lavoro che ci aspetta nei prossimi mesi con la scrittura dello statuto della Città Metropolitana e che vorrei sottolineare, non è forma, ma è sostanza.

Siamo chiamati a costruire lo strumento base della città metropolitana di Milano con una grande sfida a cui nessuno di noi può sottrarre: dovremo essere capaci di tradurre in ricchezza, quello che è anche una fatica, il nostro ruolo di amministratori in un elezione come questa che accomuna tutti noi nel ricoprire anche un ruolo di Sindaco o Consigliere Comunale. Questo ruolo però ci permette di mettere al servizio la nostra esperienza amministrativa con tutte le difficoltà che incontriamo nella nostra azione quotidiana e provare a dotare la città metropolitana di strumenti di governo efficaci e sinergici con il territorio in modo che si configuri come un ente più efficace e più rispondente alle necessità in materia di trasporti, di infrastrutture, di servizi, solo per citare alcuni ambiti.

ll trasporto locale, il welfare, la sanità non ospedaliera, la pianificazione urbanistica e delle aree verdi, la casa, i servizi urbani come rifiuti costituiscono le competenze della Città Metropolitana.

Dovremo tradurre in ricchezza anche la nostra eterogenea provenienza politica e geografica e metterla al servizio di questo momento costituente, trasversalmente, pluralmente, per la costruzione di uno strumento capace di regolamentare la città metropolitana di oggi e di domani.
Credo fermamente che non siamo qua per difendere un'appartenenza o un colore politico ma dobbiamo più che mai metterci al servizio e tradurre in norme e regole per territori, per avere strumenti efficaci e fare in modo che questo nuovo soggetto istituzionale si distingua per concretezza ed efficacia.

Ognuno di noi è portatore di istanze che deve essere capace di tradurre in regole di interesse pubblico generale, sovra-comunale: noi Consiglieri Metropolitani, amministratori dei territori, siamo i soggetti attuatori di questa nuova politica metropolitana e dalla nostra capacità di coesione verso la realizzazione del bene comune nascerà la Città Metropolitana.

All’interno del Consiglio Metropolitano, il Civismo che ho l'onore e l'onere di rappresentare, portera il suo contributo innovativo guardando sia alle grandi questioni che riguardano le linee guida del governo di area vasta, sia alle istanze e alla progettualita dei territori e dei cittadini, con l’intento di promuovere la democrazia locale e partecipata, stimolare la cittadinanza attiva, promuovere la responsabilita verso la vita pubblica e il bene comune.

Questo momento è determinante ed è una grande opportunità, la posta in gioco e alta si tratta di dare vita a una nuova stagione democratica e partecipativa che avrà come protagonisti i Comuni.
La costruzione della Citta Metropolitana e l'occasione per ridare slancio all'area metropolitana milanese e al ruolo di traino che essa svolge per lo sviluppo dell'intero Paese.

Grazie e ancora buon lavoro a tutti noi.

 

Michela Palestra – Consigliere Metropolitano e Sindaco di Arese 

Milano come Londra
Fabrizio Ravelli coglie un nuovo stile comportamentale dei nostri concittadini
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MILANO - Tra sabato e domenica le giornate del Fai hanno avuto un grande successo. Oltre 6.500 milanesi hanno visitato il Diurno di piazza Oberdan, quasi 5mila sono saliti all’ultimo piano di Palazzo Lombardia, 10mila hanno scelto la sede Rai di Corso Sempione. Per non parlare delle altre migliaia che hanno visitato altri luoghi aperti dal Fai, o le mostre d’arte. Ce n’è abbastanza per considerare il crescente fascino che il mettersi in coda esercita in questa città. Quando si tratta di impiegare il tempo libero alla ricerca del bello, due sono le correnti di pensiero. Cercare “l’angolino”, il luogo particolare che un passaparola da carbonari ci ha segnalato, oppure fare quello che moltissimi fanno, godendo della comunanza allargata, dell’esperienza condivisa. Questa scelta comporta il mettersi in coda. E si tratta di code chilometriche, di lunghissime attese che fanno lievitare le aspettative.
Ai milanesi, insomma, piace sempre di più fare la coda, sempre che si tratti di una coda che prelude a un piacere: nessuno si diverte a fare la coda alla Asl. La coda ha un suo fascino civile: mette alla prova la pazienza, genera autocompiacimento per la disciplina, per le cose ordinate ed egualitarie. È nota la tradizionale ammirazione per le code di popoli ritenuti più civili, per esempio gli inglesi che si mettono in coda anche quando sono in due. È così che i milanesi – si tratti di Klimt o di un panzerotto da Luini – mettono alla prova il proprio autocontrollo, e si capisce quanto ce ne sia bisogno.

di Fabrizio Ravelli

Non solo bici e auto ma anche la casa
Un'idea da sviluppare per la nostra città
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MILANO - Sul Corriere della Sera di oggi un interessante articolo di Gian Antonio Stella che suggerisce per il nostro paese, e per la nostra città ancora di più, di studiare un sistema di condivisione di casa per le persone anziane. Tutto ciò con molteplici vantaggi, sia nel risparmio di denaro sia nel miglioramento della qualità della vita. Il comune di Milano potrà seguire questo suggerimento?

Se è possibile condividere un’automobile, come dimostra il successo del «car sharing» che a Milano può già contare su sei società e 1.500 macchine usate dai cittadini che rinunciano a ingolfare il traffico con la loro auto privata, perché non provarci con le case? L’idea del silver cohousing (la condivisione della casa da parte di chi ha i capelli d’argento) ha già trovato spazio in altre parti del mondo. Ma per il nostro Paese, secondo l’architetto Sandro Polci, ricercatore del Cresme (Centro ricerche economiche sociologiche e di mercato) legato a Legambiente, è una strada obbligata. Proprio perché prima di altri ci troveremo a far fronte al problema dell’invecchiamento della popolazione e delle crescenti difficoltà abitative. Il mondo, scrive Polci nel saggio Condivisione residenziale. Il silver cohousing per la qualità urbana e sociale in terza età, «potrà contare nel 2030 su due miliardi di anziani; in Italia, nel 1961 gli over 65 erano il 9,5% della popolazione; nel 2011 il 20,3%». Una percentuale molto più alta di quella planetaria. Del resto nell’ultimo mezzo secolo «la popolazione italiana è aumentata del 20%, quella anziana del 155%». Ce ne accorgiamo già oggi, ma domani il fenomeno sarà ancora più vistoso: «L’invecchiamento collettivo è una patologia “palla di neve”: invisibile in avvio e, quando diviene visibile, difficile e dispendiosa da gestire. Sarà un mondo — sempre che non avvengano ad oggi eventi impreve- dibili e ben peggiori — in cui es- sere giovani europei sarà quasi un vezzo». I nostri genitori mezzo secolo fa sognavano d’avere una stanza a familiare. Oggi ne abbiamo due, abbondanti. E per Polci «dobbiamo porci una domanda: come ottimizzare il patrimonio sfuggendo anche dai mali molteplici della solitudine?» I problemi, infatti, sono due.
Per cominciare, quello economico: gli anziani che vivono da soli sono 3,5 milioni, ben 2,3 hanno più di 75 anni e in poco meno di un terzo dei casi abitano in case di proprietà che sei volte su dieci hanno più di quattro vani. Spesso in condizioni mediocri se non addirittura pessime perché i proprietari, per quasi la metà (46%), hanno pensioni inferiori ai 1.000 euro al mese e non sono dunque in condizione di provvedere a una sana manutenzione. Va da sé che, visto che «l’80% del bilancio mensile è impiegato per tre voci: casa, bollette, spesa», condividere una casa ristrutturata con spazi comuni «può generare una “liberazione di risorse” pari a 352 euro al mese a nucleo per nuclei di 2 persone, fino a 1.028 euro al mese per un nucleo di 4 persone. Si tratta di risorse che, una volta liberate, possono consentire notevoli incrementi della qualità della vita». Di più: una sistemazione del patrimonio abitativo, consentirebbe di reimmettere sul mercato da cento a duecentomila case. Più ancora, però, questa soluzione potrebbe «liberare la popolazione anziana dalla solitudine, dall’isolamento e dall’esclusione sociale, superando i problemi di incuria e di mancata assistenza…» Fantasie? Forse. Ma certo per uscire dalla crisi la creatività ci serve quanto l’ossigeno.

Animali
Una donazione dall'eredità di Donata Maria Ghezzi



MILANO -  Anche in tempi di difficoltà economica, Milano si scopre generosa e solidale nei confronti degli amici animali, a partire da quelli meno fortunati. Nell’ultimo anno le donazioni di denaro o di cibo per gli ospiti a quattro zampe del Parco Canile del Comune sono state diverse e, in alcuni casi, anche molto importanti. A dimostrarsi particolarmente attente e sensibili al benessere di cani e gatti, specialmente se abbandonati, sono soprattutto le cittadine milanesi: i loro gesti di generosità, accanto all’impegno quotidiano dell’Amministrazione comunale, contribuiscono a migliorare la qualità della vita degli animali del Canile, dando una testimonianza di altruismo che non conosce crisi. 

L’ultima donazione, in ordine di tempo, risale a mercoledì scorso. Una signora milanese, Donata Maria Ghezzi, ha lasciato in eredità al Comune ben 375mila euro, disponendo espressamente nel proprio testamento che l’intera cifra fosse destinata al canile/gattile di via Aquila. L’acquisizione della somma al patrimonio del Servizio Tutela Animali dell’Amministrazione comunale è avvenuta con delibera di Giunta, che ha dato seguito alla volontà della signora Ghezzi destinando i 375mila euro alla cura di tutti i piccoli ospiti del Canile. 

“Desidero rivolgere il mio ringraziamento dal profondo del cuore alla signora Ghezzi – ha dichiarato Chiara Bisconti, assessora al Benessere e Qualità della vita e delegata dal Sindaco alle Politiche per gli animali – perché ha voluto donare una cifra così importante a un servizio pubblico come il Parco Canile di Milano. Questo gesto nobile e generoso è un vero e proprio atto d’amore non solo verso gli animali ma verso l’intera città: un gesto che fa onore alla memoria di questa nostra cittadina”. 

Lo scorso maggio un’altra signora milanese, Cesarina Maccagnan, aveva donato tutto il suo patrimonio al Comune di Milano, devolvendo 60mila euro al Parco Canile: anche in questo caso la somma ha permesso di aumentare gli interventi a favore degli animali abbandonati. 

Infine lo scorso dicembre, pochi giorni prima di Natale, era arrivato al Parco Canile di via Aquila un furgone carico di cibo di ottima qualità per tutti i cani e i gatti ospiti della struttura: pregiate scatolette di bocconcini e croccantini per un valore complessivo di duemila euro. Anche in quell’occasione l’autrice del dono era una signora milanese che, però, non aveva voluto in alcun modo rendere nota la propria identità. 


 

A Milano il progetto di Inside Out:"L'Italia sono anch'io"
300 maxiposter sono stati affissi all'Arena civica di Milano.
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MILANO - Si fa chiamare JR, come il protagonista del celebre serial americano che impazzò negli anni Ottanta, ma è francese, vive a Parigi ed è uno dei massimi esponenti della street art. Che pratica, ovviamente, in clandestinità, consistendo la sua arte nell’usare (e abusare) dei palazzi, delle strade, degli arredi urbani: JR ha affisso le sue immagini ovunque, dalle banlieues di Parigi al muro che divide Israele e Territori palestinesi passando per i grattacieli di New York e gli slums indiani e africani.

Per una volta, però, questo artista controcorrente e anti sistema (che ha però vinto il prestigioso Ted Priore 2011), si trova a lavorare con le istituzioni che solitamente gli fanno la guerra: insieme per un flash mob contemporaneo in otto città italiane dove, sabato 20 e domenica 21, vengono esposte su edifici e in luoghi pubblici, 1500 gigantografie di altrettanti cittadini italiani e stranieri. Sono le foto delle persone che hanno “messo la faccia” su Inside Out/ L’Italia sono anch’io, il progetto che vuole tenere alta l’attenzione sui diritti di cittadinanza dopo che, negli scorsi mesi, sono state raccolte oltre 200 mila firme per due proposte di legge popolare. La prima per il diritto di cittadinanza a chi nasce sul suolo italiano. La seconda per il diritto di voto alle elezioni amministrative per i cittadini stranieri regolari da almeno cinque anni.

Le installazioni dei grandi poster in bianco e nero (realizzati da cittadini-fotografi su istruzioni dello stesso JR) campeggiano lungo le strade cittadine o all’interno e all’esterno di edifici pubblici di particolare valore simbolico: a Milano è stata scelta l’Arena civica Giani Brera, il più antico impianto sportivo al mondo ancora in funzione.

Le facce di cittadini italiani si alternano e si confondono con quelle di cittadini stranieri. Soprattutto ragazzi: sono i compagni di scuola dei nostri figli. O i figli dei nostri colleghi di lavoro. Sono i ragazzi che incontriamo al parco e al cinema, al bar e nei negozi. Vestiti come tutti, gentili o chiassosi come tutti. E con tutta la vita davanti. Ma non la stessa vita di tutti.

Perché i ragazzi di seconda generazione, nati cioè in Italia da genitori stranieri, non sono italiani. Possono chiedere la cittadinanza una volta compiuti i 18 anni, ma hanno solo un anno per completare la pratica, che spesso è complicata da una serie infinita di questioni burocratiche, e quindi spesso non arriva a buon fine.

Se poi il ragazzo non è nato in Italia ma vi è arrivato piccolissimo, non può fare richiesta di cittadinanza: nemmeno se ha completato l’intero corso di studi, dall’asilo alla scuola superiore, e parla e scrive italiano meglio di tanti suoi italianissimi coetanei. E se anche riuscirà ad andare all’università e a laurearsi, non potrà accedere ai bandi pubblici né iscriversi agli albi professionali.

Le seconde generazioni senza cittadinanza non possono diventare insegnanti, magistrati, architetti, notai, vigili del fuoco, poliziotti, militari, bidellli, autoferrotranvieri. Non possono gareggiare negli sport agonistici, e indossare la divisa della nazionale italiana, fare attività di ricerca universiaria. Non possono votare e tantomeno essere votati.

Chi vuole dare una chance a questi nostri concittadini, può metterci la faccia: facendosi fotografare (ed esporre) nei luoghi delle installazioni delle diverse città. Fino a domenica 21 ottobre.

Milano: Arena Civica Gianni Brera

Il progetto 'Inside Out' - portato in otto citta italiane dalla ABCM di Camilla Invernizzi - ha il patrocinio del Comune e l'adesione del sindaco Giuliano Pisapia

Scandalo Formigoni
Michele Serra parla del muto sgomento suscitato in Milanesi e Lombardi da questa vicenda
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MILANO - NEL caparbio arroccarsi a Palazzo, nel rifiutarsi di prendere atto che le mura crollano, nei toni stizziti e immotivatamente offesi dell’indiscusso protagonista del dramma in corso, balena un raggio di follia di non facile lettura in una città pragmatica e spiccia, che al potere ha sempre chiesto di non essere troppo ingombrante e di essere possibilmente efficiente. Magari onestà e trasparenza non sono attitudini altrettanto richieste: non dalla totalità dei milanesi e dei lombardi, perlomeno, viste qualità e quantità degli scandali in corso, tutti fondati su una vistosa compartecipazione tra Palazzo e società. Ma perfino nel malaffare, dalle manfrine spicciole su appalti e subappalti alle grandi spartizioni finanziarie, Milano genera raramente quelle schiume da basso impero che lordano il sottopotere romano. I suoi scandali fanno poco colore e poco folklore, così da far risultare fuori ordinanza, e parecchio incongrui, le vacanze ai Caraibi sul panfilo del faccendiere, i viaggi premio per le comitive di trafficoni, le inquadrature per paparazzi.
Anche il cittadino di Lecco, chissà se oppositore o elettore deluso, che ieri ha gridato a Formigoni “vattene ad Hammamet” dovrebbe rivedere le sue categorie di giudizio storico.
Nella leva di politici travolta vent’anni fa da Tangentopoli i coinvolti erano in maggioranza funzionari di partito dalla vita privata di basso profilo, puntuali esattori per conto delle rispettive parrocchie, e la baldoria della “Milano da bere” riguardò prevalentemente gli ambienti rampanti delle nuove professioni. Faccendieri e mediatori della pacchia immobiliare e borsistica degli anni Ottanta erano, quanto a ingordigia e spregiudicatezza, molto più avanti dei loro interlocutori politici. (Viene da dire, col senno di poi, che dopo la decapitazione giudiziaria della vecchia classe politica i suoi ex complici hanno preso direttamente in mano anche la gestione del Palazzo: Berlusconi successore di Craxi dice già tutto, e davvero in questo caso a dire già tutto è stata Milano).
Quanto all’efficienza, nel nome della quale la Milano degli affari sa anche chiudere un occhio quando serve, ai milanesi (anche quelli non d’affari) non pare neanche vero che un business planetario come l’Expo abbia avuto un percorso così accidentato, ritardato, controverso, litigioso, scoordinato, tanto da far dubitare sul suo effettivo avvento. E un potere come quello formigoniano e fu-morattiano, così introdotto nel fare e nel costruire, ha perso nella vicenda dell’Expo molto del suo credito, perché si può ben sopportare, negli ambienti che hanno premura di far girare i quattrini, il sospetto di qualche infiltrazione mafiosa. Non il sospetto che nella stanza dei bottoni non si sappia quali bottoni premere, e di chi deve essere il dito.
Sia pure nel quadro di un deterioramento etico generalizzato, la tragica grandeur formigoniana ha comunque qualcosa di inatteso e di quasi incomprensibile. Perché le sue basi “ideologiche”, il cattolicesimo un po’ troppo operoso ma pur sempre sociale di Comunione e Liberazione, tutto lasciavano supporre tranne una così vistosa perdita di misura, un lievitare così smodato delle ambizioni personali e in qualche caso degli stili di vita, infine un’idea della politica smisurata e incontenibile, senza controlli o filtri o limiti che ne possano circoscrivere l’azione e giudicare gli atti. A partire da quella nuova sede regionale, un immenso grattacielo a specchio di impronta kuwaitiana, che per guardarlo dalle strade strette e dalle case basse del quartiere del-l’Isola, che più milanese non si può, bisogna mettersi gli occhiali da sole. E sarà anche vero che, nel lungo periodo, la Regione risparmierà sugli affitti, come assicurano i suoi contabili; ma chiunque pensi che le Regioni si sono montate la testa, credendosi Stati e come Stati spendendo, davanti a quel falansterio vanitoso troverà conferma che sì, le Regioni si sono montate la testa.
Se nemmeno l’arresto di un consigliere regionale del suo partito con l’accusa, gravissima, di avere comperato voti dai boss calabresi; se nemmeno lo svelamento diciamo così “ufficiale” di una penetrazione mafiosa oramai consolidata (e metabolizzata con amarezza da una città, e soprattutto da un hinterland, che quando va al ristorante o in pizzeria o entra in un negozio sa di avere buone probabilità di pagare il conto a una cosca); se nemmeno la voragine surreale nei conti di don Verzé e le carte sporche della sanità lombarda; se nemmeno il massacrante stillicidio di atti giudiziari contro uomini della Regione e l’opacissima vicenda che lo riguarda personalmente, sono bastati a Roberto Formigoni per prendere atto che la sua stagione politica è finita; viene davvero da pensare che ci sia, in questa caduta senza stile e senza ammortizzatori, una traccia di dissennatezza. Attenuante o aggravante che sia (un bravo leader politico dovrebbe avere, accanto a sé, chi lo avverte che sta passando il segno) questa dissennatezza dovrebbe far ragionare su una parabola politico-culturale che dai suoi presupposti e dalle sue presunzioni spirituali fino alle seduzioni del potere e degli affari, copre evidentemente un territorio troppo vasto. Anche psicologicamente troppo vasto. La formazione ascetico-penitenziale prepara all’estasi e alla fede, non al duro lavoro della politica. Lo si dice senza asprezza, quasi con un’ombra di pietas verso l’ex asceta che non ha retto l’impatto con il potere, con i ricchi, con le vacanze ai Caraibi, e ora che tutto sta per finire non trova la misura, così mondana, della sconfitta politica.

di Michela Serra

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Comunicati stampa
25/03/2015 23:31 - LAVORO AGILE. UNA GIORNATA SPECIALE IN 300 UFFICI DA MILANO A CATANIA
25/03/2015 23:30 - SALUTE. FARMACIE COMUNALI APERTE PER ESAMI GRATUITI AI MILANESI
25/03/2015 23:30 - AMBIENTE. IL COMUNE ADERISCE ALL’INIZIATIVA “EARTH HOUR”
23/03/2015 21:30 - CONSIGLIO COMUNALE. DIMEZZATO IL NUMERO DELLE BENEMERENZE CIVICHE
23/03/2015 21:29 - MILANO. PISAPIA: "GRAZIE A CHI MI HA ESPRESSO STIMA E APPREZZAMENTO"
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