Presidente del Gruppo Consiliare NOI MILANO BEPPE SALA SINDACO
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Grazie Presidente, 

Innanzitutto un caloroso benvenuto al nostro Sindaco al quale auguriamo un grande e felice lavoro per il bene della città e dei cittadini. Diamo anche il benvenuto alla Giunta, ai “vecchi” assessori a quelli eletti nella nostra lista e ai nuovi. Una Giunta dalla quale ci aspettiamo proposte e iniziative innovative, inclusive, efficaci e soprattutto un grande dialogo e ascolto con i cittadini e con il Consiglio Comunale.

 Personalmente mi fa piacere fare i complimenti alla Vice Sindaca Anna Scavuzzo, non solo perché "la prima capogruppo non si scorda mai..", ma soprattutto perché siamo certi delle sue capacità e che la delega che le è stata assegnata sia una delega molto importante. Spesso non si parla di scuola, ma le politiche scolastiche e educative sono fondamentali per il nostro futuro. Per la nostra città e lei saprà far diventare sempre più Milano Città dei Bambini e Città Educativa.

Un caro saluto anche a tutti i Consiglieri, quelli già conosciuti e quelli nuovi con cui avremo occasione di lavorare. Un saluto anche ai Consiglieri quelli che sono usciti dal Consiglio ma che sono stati dei compagni nei 5 anni passati, quali la Cons De Censi, il Cons Cormio e tanti altri che hanno dato un contributo importante per il bene della città.

Il nostro Gruppo Consiliare NOI MILANO BEPPE SALA SINDACO, è una realtà nuova nella storia politica di Milano, una realtà che raccoglie l'eredità del Movimento Civico nato 5 anni fa, che ha ottenuto un consenso ampio e diffuso in tutta Milano, diventando oggi la terza forza politica presente in Consiglio Comunale, con una ampia presenza nei 9 Municipi, ai quali, tra parentesi, auguriamo anche a loro un buon lavoro anche se alcuni di essi, vinti dall'opposizione, non riescono ad insediarsi  e a decollare come ad es il Municipio 2 e 9.

Siamo invece felici che il nostro Sindaco, nonostante sia stato eletto 15 giorni dopo l’elezione dei Municipi, in meno di una settimana abbia definito la Giunta. E oggi in poco più di 3 vede già la seconda seduta di Consiglio Comunale.

 La nostra mission sarà orientata a favorire proposte e iniziative di ampia inclusione nella nostra città. Una città animata da un fortissimo senso civico che la contraddistingue dalle altre città italiane, un animo ambrosiano, dove l'ascolto dei cittadini, il coinvolgimento delle professionalità, delle associazioni, delle università, delle persone e dei talenti presenti danno quel valore aggiunto che rende Milano, Milano. Un lavoro che servirà ad implementare il percepito e il riconoscimento di Milano quale città internazionale, operosa, solidale, accogliente, generosa, sempre in prima linea, la città tra le più desiderabili in Italia e nel mondo. Plaudiamo la prima uscita internazionale del Sindaco che sottolinea la visione strategica e il nuovo ritmo che si desidera dare a Milano. Una risposta immediata a Brexit, lontana dalle tempistiche della classica politica, che sottolinea un visione che va oltre alla quotidianità, che coglie la crisi e la trasforma in un’opportunità, dove si possono aprire i mercati, attrarre investimenti e offre a Milano la possibilità di diventare la vera città d’Europa, l’unica in grado di essere il motore per l’Italia, come ben raccontato sul Corriere di giovedì scorso da Garzonio. Ricordiamoci che a novembre ci sarà a Milano il congresso di Eurocities dovrà diventare un’opportunità per la nostra città. Da un lato abbiamo una visione e un obiettivo da raggiungere, dall’altro dobbiamo tutelare Milano medaglia d'oro della Resistenza, Milano capitale morale e tendere a far diventare Milano non più città a 2 velocità ma una città desiderabile per tutti perché Milano è la città dal "cuore in mano".

Un impegno difficile e importante che vuole dare risposta a quel 50% di cittadini che non si sente rappresentato dalla politica e che non va a votare e a quell'oltre 15% che vuole essere rappresentato non da un partito, ma da un gruppo civico o un movimento. Noi Milano che siamo cresciuti di oltre il 67% in queste elezioni, saremo sempre più attenti a dare voce alla città che vuole cambiare, innovare, includere, creare cultura e nuovi modi di vivere, al centro della sfida globale, senza lasciare indietro nessuno. Una città che sa riconoscere che l’altro è una ricchezza per l’io. Una città ambiziosa capace di volare alto attraverso gli occhi dei più piccoli.

Una profonda riflessione andrà fatta fin da subito sui grandi temi politici, sulla Città Metropolitana, ricordiamoci che si dovrà nominare il nuovo Consiglio già a fine settembre, quali sono gli obiettivi da raggiungere per la Città Metropolitana e come dargli un futuro perchè così rischia di non andare molto lontano. Va fatta subito una riflessione in Consiglio Comunale sui contenuti politici da dare a questa istituzione, un dibattito non legato ai nomi dei candidati da eleggere, ma sulle strategie, sulla visione che si vuole adottare, sulle funzioni necessarie, sulle risorse da individuare, su l’autonomia fiscale, sulla politica dei trasporti, sulla tariffazione unica, sul concetto di residenza in Città Metropolitana - non è possibile che nel 2016 un residente di Milano ricoverato in Humanitas non potesse votare per il proprio Sindaco perché l’ospedale é fuori dal confine milanese -  e su come far diventare la Città Metropolitana l’Organo che dialoga direttamente con lo Stato e l’Europa.

In quest’ottica alcuni dei temi e delle proposte che desideriamo avanzare al Consiglio per la città:

 ü  Ci auspichiamo che il Consiglio Comunale riesca ad essere innanzitutto un luogo di dibattito politico, non una semplice aula di parlantina sterile e spazio dove schiacciare come degli automi dei bottoncini colorati. Spazio dove le diverse posizioni politiche diventino arricchimento per la città, luogo di confronto e di crescita per tutti. Uno spazio di confronto politico oltre all’approvazione delle delibere di Giunta, ma sul confronto dalla visione della città, della Città Metropolitana, di Eurocities, anche un confronto obiettivo sulla recente riforma dei Municipi per individuare se sussistono degli spazi migliorativi e sul recente sistema e i risultati elettorali.

ü  Siamo molto contenti che il Sindaco e il Presidente del Consiglio abbiano parlato di necessità d’innovazione anche nei confronti del regolamento di organizzazione e funzionamento del Consiglio Comunale. Da anni sosteniamo che questo regolamento non permette all’Aula di essere sede di dibattito politico elevato, sappiamo difatti che la stessa può trasformarsi in una trappola dove i lavori del Consiglio possono rimanere in ostaggio fino all’infinito. Una trappola che toglie la possibilità di governare alla maggioranza e non offre  all’opposizione uno spazio adeguato per un dibattito democratico. Un nuovo regolamento, studiato insieme all’opposizione, non prodomo della maggioranza, ma che sia fonte di restituzione di dignità alla politica, al ruolo del Consiglio Comunale e permetta all’opposizione di svolgere dignitosamente e in modo costruttivo il proprio dissenso potendo proporre anche interventi migliorativi, in un’ottica di rapporto dialettico con il Sindaco, con la Giunta e all’interno del Consiglio, per non perdere il controllo della gestione della materia e avere una Giunta che decida quanti più argomenti in autonomia, ma anzi che vi sia maggior programmazione e rispetto per il lavoro del Consiglio.

ü  Consiglieremo di continuare con la scelta di sobrietà che avevo proposto insieme al Presidente Barberis 5 anni fa e di prorogare il progetto non demagogico o ideologico fine a se stesso (come dal mio semplice punto di vista dei pass per la sosta – e lo dice una che gira quasi esclusivamente in bici o al massimo in motorino- o dei biglietti dello stadio che singolarmente ognuno decide di donare secondo la propria coscienza) ma con una soluzione concreta di aiuto dei più fragili, confermando la scelta di rinuncia dei biglietti destinati agli Assessori e ai Consiglieri della prima del Teatro alla Scala, mettendoli in vendita per il sostegno di iniziative del terzo settore (NB nei 5 anni passati sono stati raccolti circa 200.000 euro all’anno e quindi sono stati donati quasi 1 milione di euro).

ü  Siamo molto contenti delle nuove deleghe all’innovazione e partecipazione, proporremo al nuovo assessore Lipparini di valutare la possibilità di creare un organo istituzionalizzato a livello centrale e municipale, alla Debat Public francese per potersi confrontare con i cittadini e le realtà del territorio, per condividere prima i progetti di forte impatto cittadino (si suol dire: prevenire è meglio che curare), evitando così ricorsi successivi al TAR, comitati per il no che allungano i tempi e aumentano le spese a carico del pubblico;

ü  Solleciteremo di individuare nuove forme di confronto e di comunicazione e di informazione alla città in trasparenza ma fruibili da tutti, sappiamo tutti quanto siamo stati carenti in questo e quanto ce ne sia bisogno, perché è un diritto conoscere,

ü  Chiederemo di aprire il Comune ai cittadini, un buon esempio è stata la prima seduta di Giunta al Giambellino, ma non basta, proporremo ad esempio i “Muncipi per strada”, 9 ape-car, uno per Municipio, che vadano nei mercati rionali, in giro per le strade a dare risposte, non solo durante le campagne elettorali, ma bisogna andare incontro ai cittadini per accogliere istanze, suggerimenti, dare informazioni (pensiamo allo sfacelo del voto, dove nessuno capiva come si doveva votare), perché i cittadini sono una risorsa per la città.

 NOI MILANO BEPPE SALA SINDACO saremo quindi un gruppo al fianco del nostro Sindaco, dei Municipi, dei nostri eletti e dei cittadini, disponibili per la creazione di un progetto per il bene comune,

Grazie

 

Elisabetta Strada

un commento di Beppe Merlo
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Milano nuovo sindaco, ma vecchia politica?

Eletto il Sindaco, composta la giunta, convocato il Consiglio Comunale, il tutto però si svolge in un assordante silenzio, il che stride dopo l’animata e contraddittoria lunga tornata elettorale.
Ci si aspetterebbe un minimo di analisi del voto nonchè del comportamento elettorale dei milanesi, capire chi ha vinto e perché e soprattutto capire chi ha perso, che a dire il vero, non sono proprio pochi.
Beppe Sala, come da previsioni, è diventato il Sindaco di Milano, lo è diventato con qualche apprensione dopo il risultato delle primarie, ma anche in questo caso la capacità di promuovere impulso organizzativo ha permesso di ricreare le distanze di sicurezza dal centro destra.
Il richiamo alla responsabilità e alla mobilitazione al voto del popolo delle primarie, l’apparentamento con il Partito Radicale, e qui forse c’è da domandarsi il perché di un ingiustificato ritardo che avrebbe impedito di perdere almeno tre Municipi, e lo strano ‘endorsement’ di Basilio Rizzo, con quel “a chi fare opposizione lo decido io” hanno contribuito alla vittoria al ballottaggio.
Dal punto di vista politico ha vinto Sala, ha saputo superare con dignità e serenità la moltitudine di ostacoli che sono stati frapposti sul suo percorso, a cominciare da quelli del così detto fuoco amico nelle primarie, applicazione di un leninismo fazioso e delegittimante che ha preteso di ridimensionare persino l’immagine positiva di EXPO, pur di ridimensionare quella del suo indiscusso protagonista.
Ci ha provato il centro destra, proponendo una figura manageriale non tanto dissimile dal profilo di Sala, tentando di spostare il tema del confronto sulla differenza sul potenziale di credibilità tra i due contendenti, non tanto sulle capacità dei singoli, bensì sulla potenzialità e credibilità delle squadre a sostegno.
Il tema della continuità è stato il ‘mood’ differenziante, un tema che come ha ben evidenziato Sergio Vicario, è stato però ridimensionata con l’assenteismo al voto e dalle scelte elettorali nelle periferie più estreme.
Sono state proprio le vestali della continuità, a pagare il prezzo più alto dal punto di vista del consenso elettorale, l’autoreferenziale sinistra arancione del 2011, ovvero quella rosso e verde, esce assolutamente dimezzata dal voto di giugno, a conferma che governo e opposizione richiedono un lessico distinto e che la promiscuità genera confusione ed ha interpreti da tempo più credibili.
Escono profondamente ridimensionate le aspettative dei populismi di destra e quelli mèlangèe, un po’ di sinistra e un po’ di destra, i penta stellati che non riescono a monetizzare il bonus di una campagna mediatica tutta impostata su Roma e Torino; Milano è ben altra cosa e i milanesi hanno dato prove di serietà, esce sconfitto anche il movimento virtuale per la coalizione dei voti contro Sala, ai quali i milanesi non hanno dato retta.
Il Partito Democratico si salva sia nella forma e sia nella sostanza, nella forma perché alla fine ha fatto quadrato su Sala, incassandone il dividendo politico sia della vittoria e sia dei posti in Giunta, ma lasciando sul campo un calo elettorale superiore ai due digit, che non promette bene per il futuro.
Determinante per il successo di Sala, è stata la sua lista civica, che con pochissimi mezzi e tanto entusiasmo ha raggiunto un incredibile 8%, forse un po’ di più a interpretare bene le preferenze date ai suoi candidati ma scritte nel posto sbagliato.
Nata dal nulla nei nove municipi zonali, ricorrendo al contributo civico di alcuni milanesi civici, disposti ad impegnarsi per l’interesse della città, ha sopravanzato di ben il 60%, l’esperienza precedente della lista Civica per Pisapia, ed oggi è presente nel consiglio comunale con 5 consiglieri e nei municipi zonale con 16 consiglieri.
Partendo da questa rilettura della geografia politica, sarà interessante verificare come su grandi temi come: Città Metropolitana, Sicurezza Urbana, Qualità della Vita, Partecipazione e Condivisione, i laboratori del civismo milanese, corroborati da questo successo elettorale sapranno sfidare le forze politiche della continuità per costruire quella discontinuità che la Milano globale impone e che gli oltre 130000 milanesi che hanno ritenuto di assentarsi dal voto richiedono.
Milano sarà sicuramente interessata al referendum costituzionale, ma il suo futuro, il come impostarlo, il come includere tutti coloro che intendono contribuire con il proprio senso civico di appartenenza, vale assi di più.
Auguri di buon e rapido lavoro Beppe Sala Sindaco

Elezioni comunali 2016
Partecipazione attiva di MMC alla campagna per il nuovo Sindaco
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MILANO - Il consiglio direttivo di MMC, riunitosi in data 17 febbraio 2016, ha così deliberato: Il Movimento Milano Civica, espressione della lista arancione Milano Civica X Pisapia Sindaco, rappresentato nelle istituzioni milanesi e lombarde dalla propria vice presidente Elisabetta Strada Capogruppo in Consiglio Comunale, dalla propria presidente Lucia Castellano, capogruppo del Patto Civico in Consiglio Regionale e, nello stesso, anche dalla Consigliera Regionale Silvia Fossati, riconferma senza se e senza ma la sua partecipazione attiva nella coalizione di centro-sinistra milanese e, in coerenza con quanto fatto nel 2011 per Giuliano Pisapia, sosterrà in modo compatto e lealmente il candidato sindaco espresso dalle Primarie del centro-sinistra milanese, Beppe Sala.

MMC assicura a Beppe Sala il sostegno del civismo milanese presente nelle istituzioni, forte del consenso ottenuto dalle proprie iniziative e dalle proposte agli elettori; nel contempo conferma la propria disponibilità a concorrere per il successo di Sala con iniziative e proposte diversificate, finalizzate alla continuità in un progetto di innovazione e inclusione indispensabile alla città. Il tema della condivisione civica, priorità e caratteristica del civismo milanese, si è espresso in questi anni con iniziative a supporto e a fianco dell’amministrazione comunale quali, per es.:

- Bilancio in Arancio, precursore del Bilancio Partecipativo, per favorire comprensione e partecipazione,

- manifestazioni degli assessori e consiglieri in piazza per un confronto diretto con la cittadinanza,

- progetto accolto dall’Amministrazione comunale di riconfigurazione della funzione di Energy Manager per una politica strategica sul risparmio energetico ed economico per la riduzione di emissioni,

- proposta accolta dalla Società Expo di creare una ”AGENZIA X IL RIUSO” di arredi e verde di proprietà della soc. EXPO da destinare a enti pubblici e associazioni della grande Milano.

L’ottimismo e le speranze indotte dal successo di Milano con EXPO, la continuità con un’amministrazione credibile, l’esigenza di un ridisegno organizzativo della governance per dare funzionalità alla città metropolitana, la complessità di gestione dei flussi migratori in un contesto di difficoltà ed emarginazione crescenti, la sicurezza, l’esigenza di creare nuova occupazione e la necessità di modernizzare la “macchina” comunale evidenziano una complessità che deve essere affrontata col più ampio coinvolgimento delle qualità e delle eccellenze della società civile per il quale MMC caratterizzerà il proprio impegno.

Il civismo che abbiamo rappresentato e che continueremo a rappresentare, insieme con le altre espressioni civiche e sociali attive a Milano e nella Città Metropolitana, riconferma il proprio ruolo di fattore propositivo e arricchente nella dinamica politica del centro sinistra.

Verso le elezioni
Per ottenere l'appoggio del civismo l'ex A.D. di Expo deve costruire un’idea forte e condivisa di città metropolitana
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MILANO - Finora non è che la (possibile) candidatura di Giuseppe Sala a sindaco di Milano abbia suscitato consensi unanimi tra i milanesi. Lasciamo stare le reazioni di coloro che da tempo avevano annunciato di volersi candidare: è chiaro come aver a che fare con un avversario in più (e dotato di appoggi pesanti) non faccia piacere. Ma quei candidati erano (per un verso o per l’altro) deboli e dovevano comunque aspettarsi che il PD e la coalizione di centro-sinistra si sarebbero dati da fare per trovare un candidato (meglio ancora una candidata) più “sostanzioso/a”. Il problema è se Giuseppe Sala possa essere, effettivamente, tale.
Aver condotto in porto sul filo del rasoio l’operazione Expo (avviata sotto i peggiori auspici da Letizia Moratti e Roberto Formigoni) è certamente un merito politico-manageriale. I conti definitivi ancora non ci sono (e chissà se mai ci saranno) a certificare l’effettivo o mancato successo economico. Ma essere stato un manager accorto non basta a fare di Sala un buon candidato sindaco. Lasciamo stare gli elementi di rischio “giudiziario” (e quindi politico) che un gestore di qualche miliardo di appalti pubblici si porta inevitabilmente dietro in misura assai maggiore di altri potenziali candidati. Un rischio che potrebbe azzopparlo in qualsiasi momento da qui al giorno delle elezioni.
Il primo problema è come sta nascendo la candidatura: con un atto di imperio del Presidente del Consiglio nonché segretario del PD. Imperio nato, come spesso accade, da feeling personale più che da meditata valutazione politica. Una candidatura, dunque, che non emerge dalla partecipazione dei cittadini milanesi e forse neanche dalla convinta scelta del PD milanese. In più, le prime dichiarazioni attribuite a Sala sembrano o sciocche cantonate («Milano è meglio di Roma. Noi ci confrontiamo col mondo») o così anti-politiche da far pensare a un candidato grillino e non di centro-sinistra («Se sono di destra, di sinistra, di centro o di altro? Io dico: me ne frego»). Qualcuno gli ha attribuito anche un «Non sono Pisapia. Io guardo a destra» che colpisce per il mancato rispetto dovuto alla fruttifera e positiva esperienza amministrativa in corso. Per carità: non saremo certo noi a predicare una assoluta continuità che avrebbe potuto garantire soltanto lo stesso Pisapia, ricandidandosi. Ma non è invertendo la rotta rispetto alla più apprezzata (in Italia e all’estero) amministrazione degli ultimi vent’anni che si costruisce una candidatura di successo e una coalizione che veda convergere partiti di centro-sinistra e civismo politico. Pisapia ha governato grazie a una brillante invenzione politica, di cui gli va riconosciuto il merito. Ora ci vuole il genio di migliorare quell’invenzione, non quello di voltare pagina e disegnare un perimetro politico nuovo per Milano, assai simile all’alleanza PD più NCD, attualmente (precaria) maggioranza di governo a Roma.
Non sembra che una candidatura così caratterizzata possa trovare l’appoggio del civismo politico milanese, che ha fatto la differenza, consentendo a Pisapia di vincere nel 2011 e ad Ambrosoli di vincere a Milano nel 2013 (perdendo in Regione solo per l’improvvida candidatura di Albertini, apaticamente sostenuta da Mario Monti). Quell’appoggio Giuseppe Sala se lo deve guadagnare se vorrà veramente candidarsi e, dopo l’avvio malaccorto, la strada è in salita. Se lo deve guadagnare, con idee, programmi, gesti politici concreti e convincenti. Un’idea forte e condivisa di città metropolitana da costruire, a partire dalle istituzioni e dal bilancio, con attenzione al disagio sociale e alla creazione di «capacità», non solo alle magnifiche e progressive sorti della Milano globale. Se lo deve guadagnare garantendo un metodo di decisione politica partecipata e inclusiva (per esempio impegnandosi al débat public per tutte le nuove opere pubbliche): l’opposto dell'uomo solo al comando. Se lo deve guadagnare con una chiara presa di distanza dal mondo dei «palazzinari» (che ci sono a Milano come a Roma e non sono agnellini) e dai traffici ciellini nella sanità lombarda e milanese. Il tempo che Sala si è giustamente preso per decidere lo usi bene. Altrimenti non sarà lui il candidato per cui il civismo milanese vorrà unanimemente spendersi.

di Nanni Anselmi e Andrea Boitani

Città metropolitana
Il come e il perché di questa nuova istituzione
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MILANO - Il percorso istitutivo della Città metropolitana di Milano è un processo di innovazione con potenzialità enormi non solo sul piano delle trasformazioni dell’architettura istituzionale ma anche su quello dello sviluppo economico e sociale.
Rappresentare una grande opportunità per :

  • Individuare un nuovo modello di sviluppo economico/territoriale coerente con la nuova centralità delle città riscontrata a livello mondiale (quella «rivoluzione metropolitana» evocata negli USA);
  • Definire la strategia di posizionamento della Città Metropolitana Milano all’interno delle «reti lunghe» europee (a questo dovrebbe servire il piano strategico metropolitano)
  • Rafforzare il un nucleo di nuova classe dirigente metropolitano milanese (politica, amministrativa, economica) legittimata a rapportarsi in modo diverso sia con il livello regionale che con il livello nazionale ed europeo
  • Mettere in atto strumenti operativi per l’integrazione politico/istituzionale e dei servizi locali di una comunità territoriale, sociale, economica e culturale che è già metropolitana
  • Rilanciare una rinnovata stagione democratica e partecipativa che parta dalla soggettività dei comuni e delle Zone della città riconfigurando un’idea e una pratica della cittadinanza attiva

Si tratta di un percorso di cui non possiamo sottovalutare la complessità come è noto infatti i la legge 56/2014:
- trasferisce alla Città metropolitana le funzioni delle Province così come riformate
- attribuisce nuove e funzioni fondamentali,
- contempla la possibilità, prevista dallo Statuto e regolata attraverso convenzioni, di ulteriori meccanismi di redistribuzione delle funzioni tra i diversi livelli istituzionali (dalla Città metropolitana verso i Comuni o le loro forme associative e viceversa), prevedendone il conferimento anche in forma territorialmente differenziata
- prevede la possibilità da parte dello stato e delle regioni di delegare alls città metropolitana ulteriori funzioni
- chiama in causa la necessità di rivedere la legislazione regionale e, per alcuni aspetti, di completare il percorso attuativo e legislativo di competenza statale.

Per attuare questo percorso dunque occorrerà non solo definire attraverso lo statuto le modalità di esercizio dei poteri amministrativi direttamente attribuiti dalla legge ma anche individuare e sperimentare nuove forme e modalità attraverso cui realizzare un modello di “governo per accordi”, tra una molteplicità di attori posizionati alle diverse scale, avente per oggettola condivisione delle decisioni su un ampia varietà di temi e progetti
Dietro a un processo del quale si mostra prevalentemente il lato ingegneristico/ istituzionale si cela in realtà un processo politico culturale che chiama in causa soggetti e livelli istituzionali numerosi e differenziati: i sindaci, le giunte e i consigli comunali, la giunta e il consiglio regionale, il governo e il parlamento , le rappresentane economiche e sociali; le associazioni espressione dei cittadini , altri enti e soggetti “forti” come le imprese private e le società partecipate che operano nel comparto dei servizi pubblici.
Si tratta di soggetti che in molti casi sono oggi sprovvisti di una piena consapevolezza delle poste in gioco, dei rischi e delle opportunità.
Per questo è fondamentale che il processo di costruzione della città metropolitana sia accompagnato da una visione che offra una rappresentazione della realtà milanese e dei suoi problemi pubblici in grado di informare un’agenda concreta di temi di lavoro

Quali i prossimi passi:
a) con la regione abbiamo alcune questioni importanti da definire che riguardano la definizione di azioni e contenuti per modificare alcune legge regionali:
- Trasporto pubblico locale e infrastrutture ferroviarie e autorità trasporti prevista da legge regionale 6/2012
- Rete viaria e demanio metropolitano
- Servizio idrico integrato e Gestione integrata rifiuti urbani per cui occorre definire uniche autorità d’ambito ottimale e relativi piano d’ambito e affrontare la questione dei soggetti gestori
- Energia
- Ambiente e parchi
- Pianificazione territoriale: modifica legge regionale 12 ( oggi 134 pgt, 134 regolamneti edili, 134 modalita oneri di urbanizzazione
Ricordo che il comma 144 della Legge prevede che entro 12 mesi dalla data di entrata in vigore le regioni sono tenute ad adeguare la propria legislazione alle disposizioni della legge 56
b) Società partecipate
c) Altre ambiti di intervento per la cooperazione intercomunale non previsti nelle funzioni fondamentale attribuite ma che sono importanti per una visione di sistema dell’area metropolitana : cultura, turismo, riforma delle asl.

di Daniela Benelli Assessore all'Area metropolitana, Casa, Demanio del Comune di Milano
 

per saperne di più:

http://www.milanocittametropolitana.org/

Dalla pagina facebook del Sindaco di Milano
Pisapia fa il punto sul Movimento Arancione 18 mesi dopo la sua elezione
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MILANO - Un anno e mezzo… Era dal giugno del 2011,da quando sono diventato sindaco,che non riuscivo ad avere un po’ di tempo per me. Scrivo solo ora queste riflessioni, che avevo in testa da un po’ e che molti mi sollecitavano, dopo aver ricevuto da Gianni - fotografo per passione e tappezziere di professione - un meraviglioso regalo: un album con tante foto bellissime della campagna elettorale che ha cambiato colore a Milano, togliendo dopo diciassette anni la città al governo della destra.
 
Quelle immagini delle assemblee, delle strade colorate strapiene di gente in festa, di quella piazza del Duomo tinta di arancione, affollata come accadeva solo nei grandi comizi del dopoguerra, mi spingono a intervenire su quello che è stato chiamato il «movimento arancione». Perché all’orizzonte vedo un pericolo: quello che il fenomeno politico più interessante, originale e promettente degli ultimi anni, venga ucciso prima di diventare grande. Vedo il rischio che una nuova specie di leaderismo impoverisca, e ponga fine, alla preziosa novità che consiste nella reale partecipazione collettiva. Ora, se non esiste un copyright depositato all’ufficio brevetti per quel fenomeno che è sembrato una nuova primavera della politica italiana, certo sono state Milano e la campagna elettorale per il sindaco della mia città, il punto di partenza e il centro di quel rinnovamento. In campagna elettorale ho pubblicato un diario della mia esperienza, che si intitolava proprio «Cambiare si può» (nome che ho visto ripreso…) ed era la cronaca fedele dell’ondata di partecipazione che ha coinvolto le associazioni, gli scout, le parrocchie, i quartieri, i partiti, ogni genere di comitati, i genitori delle scuole, gli studenti, i centri sociali e che si andava ingrossando ogni giorno di più.
 
Milano era la città più saldamente in mano al centrodestra, la città di Berlusconi, di Bossi e dei colonnelli di La Russa. E se la nostra vittoria elettorale è stata possibile, è perché quel movimento ha trovato la sua più alta e libera espressione. Ed è da qui che poi si è diffusa - anche con i segni esteriori: i palloncini, le bandiere, i braccialetti arancioni… - in tutte le elezioni comunali del 2011.
 
Ma non è per mettere il cappello, né per difendere una primogenitura, che ho deciso di prendere posizione. Ho deciso di farlo perché sono preoccupato per i pericoli che vedo concretizzarsi all’orizzonte: vedere il popolo arancione strattonato da tutte le parti, trasformato in un aspirante piccolo partito, strumentalizzato al fine di ottenere qualche deputato, plasmato per infilarlo in una lista, accodato a questo o a quel candidato leader scelto dall’alto, mi preoccupa. E mi fa temere che questa, di trasformare gli «arancioni» nei tesserati di qualcuno, sia la strada sicura per perderli e per perdere. Siccome la conosco bene, so che la filosofia del popolo arancione è quanto di più libero esista: gli arancioni sono quelli che hanno partecipato spesso senza avere una tessera; sono quelli che hanno lavorato per il bene comune senza essere incasellati in un partito e senza aspettarsi niente in cambio; coloro che hanno fatto politica immaginandola come servizio, non come ruolo.
 
Il movimento arancione è stato, ed è, qualcosa di veramente rivoluzionario: è fatto di persone che, semplicemente - ed è un insegnamento di don Milani - hanno deciso di «usare le mani, invece di tenerle in tasca». La sua forza sta nella passione disinteressata e nell’unità; il contrario delle divisioni che si intravedono oggi. Sta nell’essere inclusivo, che è il contrario dell’essere settario. Nell’essere direttamente protagonista della partecipazione, non per interposta persona. 
 
Non è stato, quello arancione, un simbolo inventato a tavolino. Il processo è stato il contrario: chi ha deciso di occuparsi della cosa pubblica - che non è né scendere, né salire in politica - e di farlo a seconda di modalità sue proprie, all’interno del proprio contesto, si è raccolto sotto quel colore vitale, ottimista, positivo. L’arancione della primavera milanese - e poi di quella di Cagliari, di Genova e di centinaia di amministrazioni comunali in tutta Italia - è stato un percorso di coinvolgimento, ascolto, partecipazione di centinaia di migliaia di persone che avevano trovato il modo di manifestare un nuovo atteggiamento, non di infilarsi in una nuova formazione, tanto meno se formata da tante sigle, spesso in contrasto fra loro. Non è pre-politica; piuttosto, se proprio occorre una definizione, è post-politica. La forma-partito, al popolo arancione sta stretta. Non ha bisogno di simboli e di leader; sono tante persone diverse unite dalla voglia di partecipare e di rinnovare la politica con l’impegno in prima persona. L’arancione, dal luglio 2010, è diventato una filosofia, un’idea, un percorso, una scelta anche di vita fatta da donne e uomini molto diversi tra loro che hanno deciso di cambiare in profondità i territori dove vivono mettendo al centro del loro pensare la partecipazione attiva dei cittadini.
 
È un cambiamento radicale che pone al centro dell’agire politico la ridefinizione di un nuovo senso civico di appartenenza alla città e alla comunità. Un nuovo senso civico che si caratterizza attraverso il rispetto dei diritti di tutti e la salvaguardia del territorio e dei beni comuni e che deve continuare ad avere le primarie come premessa per un modo diverso di selezionare la dirigenza politica e/o l’esperienza parlamentare. Ecco perché credo che una realtà così complessa non possa essere rappresentata da una lista.
 
Ecco perché sono convinto che non siano i pur bellissimi slogan a dover unire, ma il metodo. Ecco perché non ho dubbi sul fatto che il nuovo modo di fare politica, nato nel luglio del 2010 e fondato sulla democrazia partecipata, debba avere inizio dalle primarie.Infine, ecco perché condivido l’opinione di chi giudica le manovre intorno alla costituenda lista arancione un’appropriazione «politicamente indebita» e un’operazione pericolosa. 
 
Sono particolarmente attento a tutto ciò che si sta muovendo nel vasto universo della sinistra, e so quanto possa essere difficile elaborare percorsi innovativi senza subire forzature non richieste e sempre dannose. L’arancione è il colore che ha tinto i sogni di tantissime persone e non può e non deve essere utilizzato solo da una parte di queste, né contro qualcosa o qualcuno, ma per l’interesse collettivo e il bene comune. Attenzione a non uccidere l’esperienza più bella che tante donne e tanti uomini hanno costruito per dare una speranza di futuro migliore per tutti. 

Oltre la scuola
È la prima volta che succede. Vicesindaco Guida: “Abbiamo pensato alle famiglie che rimangono in città"

MILANO - Un’opportunità per le famiglie alle prese con la chiusura delle scuole durante il periodo delle feste. Per la prima volta l’Amministrazione comunale offre ai bambini delle scuole primarie la possibilità di frequentare i Campus invernali, sei giorni dedicati ad attività socio-educative, culturali e ricreative, che si terranno nelle scuole o presso le sedi delle associazioni coinvolte. Le date dei Campus invernali sono: giovedì 27, venerdì 28 e lunedì 31 dicembre; mercoledì 2, giovedì 3, venerdì 4 gennaio.
“Con i Campus invernali – ha detto Maria Grazia Guida, vicesindaco e assessore all’Educazione e Istruzione – abbiamo pensato a chi rimane a Milano durante il periodo delle vacanze di fine anno quando la gestione dei figli diventa più complicata. Abbiamo strutturato 22 Campus nelle varie Zone della città, con un’attenzione particolare rivolta alle periferie. Prevediamo di accogliere circa mille bambini. È un intervento che va nella direzione di costruire quella città amica dei più piccoli e vicina alle famiglie che è uno degli obiettivi fondamentali della nostra Amministrazione”.
Le iscrizioni vengono raccolte direttamente presso le sedi dei Campus secondo le modalità indicate dal gestore stesso del Campus. L’elenco degli enti e tutte le informazioni sulle attività sono pubblicate sul portale istituzionale del Comune di Milano, www.comune.milano.it
La quota di partecipazione è gratuita per le famiglie con indicatore Isee pari o inferiore a 6.500 euro. Per le fasce superiori i contributi sono di 9, 13 o 17 euro al giorno a seconda della fascia Isee di appartenenza, rispettivamente 6.500-12.500, 12.500-27.000, oltre 27.000. 

Passi avanti nella lotta alla criminalità
Creata una Commissione consiliare permanente

Nuovo passo avanti del Comune di Milano nell’attività di prevenzione e contrasto alla criminalità organizzata. Dopo il Consulta antimafia istituita dal Sindaco e composta da cinque esperti, è stata creata anche la Commissione consiliare permanente in materia di contrasto alla criminalità organizzata, composta da diciotto consiglieri, con la consulenza di dirigenti e funzionari, professionisti, associazioni di volontariato e di categoria.
Il nuovo organismo dovrà indirizzare l’Amministrazione comunale nella predisposizione di idonei e incisivi strumenti per contribuire alla prevenzione e al contrasto del radicamento delle associazioni di tipo mafioso. Nei confronti della cittadinanza, inoltre, la Commissione lavorerà per promuovere la cultura della legalità democratica e dell’antimafia “come elemento fondamentale per la crescita sociale, civile, economica di Milano e del Paese”.
In particolare, la Commissione contribuirà alla valorizzazione dei beni confiscati alle mafie, indicherà “regole, indirizzi, buone prassi” in relazione, tra l’altro, alle convenzioni attuative dei piani territoriali e urbanistici e alle concessioni d’uso di beni immobili, rivolgendo attenzione anche ai lavori in area Expo.
La Commissione, infine, sosterrà con iniziative concrete quanti – tra le Forze dell’Ordine, la magistratura, il giornalismo, il volontariato e l’associazionismo – combattono quotidianamente contro il potere criminale mafioso, promuoverà percorsi di formazione per amministratori pubblici e favorirà iniziative di educazione alla legalità, soprattutto nelle zone di Milano maggiormente colpite dal fenomeno mafioso. L’impegno istituzionale della Giunta e del Consiglio comunale è indubbio e deve essere valutato con estremo favore in questi primi mesi di gestione politica.
Tuttavia non dobbiamo e non possiamo fermarci a questo. La criminalità organizzata, come tutte le recenti e più raffinate indagini giuridico – sociologiche ci dicono, è fenomeno ramificato e diffuso a tutti livelli sociali e professionali e, soprattutto in questi ultimi tempi, si nasconde spesso sotto parvenze formali di legalità, cercando di compiere “nell’ombra” i propri affari. Si pensi, a solo titolo di esempio, la riconosciuta diffusione della criminalità organizzata nel mondo degli appalti pubblici e privati e nel mondo delle amministrazioni locali, come le recenti indagini giudiziarie hanno messo prepotentemente in luce.
Proprio per questa invasività del fenomeno occorre, ad avviso di chi scrive, che la tutela non si fermi a livello istituzionale, ma si radichi nel territorio, a qualsiasi livello della comunità sociale. Il fatto che siano state create tali commissioni comunali ad hoc è un buon inizio, ma non dobbiamo dimenticarci che l’educazione alla legalità e la conseguente lotta alla criminalità si compie nelle scuole con incontri formativi e informativi, nelle associazioni di categoria con l’adozione di prassi professionali virtuose, nei servizi sociali con la prevenzione e la tutela soggettiva di persone “a rischio”, insomma tra la società civile.
Solo con tale capillare azione preventiva e repressiva contro la criminalità organizzata si potrà davvero combattere il fenomeno “ad armi pari”, adeguandosi ai mutamenti strutturali della stessa e contribuendo davvero a una crescita civile della nostra Città.

di Ilaria Li Vigni








 

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