MILANO - La sera del 10 dicembre si sono svolte l'elezioni del nuovo direttivo del nostro Movimento e sia il presidente Nanni Anselmi che la vice Cristina Jucker hanno dovuto lasciare il loro mandato come stabilisce lo statuto. Nuovo Presidente è stata eletta Lucia Castellano, capogruppo del Patto Civico al Consiglio Regionale, e vicepresidente Elisabetta Strada, capogruppo della lista civica per Pisapia al Consiglio Comunale.

Riportiamo qui in la relazione finale di Nanni Anselmi e la lettera inviata ai soci da Lucia Castellano il giorno dopo la sua elezione

 Cari soci, benvenuti e grazie per la vostra continua attenzione dimostrata in tutti questi anni. Questa sera scade il secondo e per me ultimo mandato di presidenza . Per questo motivo vorrei subito davvero ringraziare i colleghi soci che hanno dato il loro contributo spontaneo e generoso alla gestione politica e organizzativa del Movimento in questi quattro anni.
La vice presidente Cristina Jucker, i tesorieri Stefano Dalla, Dalla Maria, Pasini, i consiglieri di primo e secondo consiglio direttivo, in modo particolare Titti Sperandeo, Paola Agnoletto e Giovanna Mottura per la loro dedizione quotidiana a MMC, le socie che hanno condotto la segreteria Gallicola e Perego e Marina Cavallo che si è occupata - da sola - del sito e della pagina facebook, i garanti di primo e secondo mandato, Nobili, Conti, Werner, Arancio, Dalla.
Tutti voi soci avete dato del vostro meglio per trasformare una lista civica di scopo in un movimento politico autonomo, indipendente, ricco di contenuti, oltre i partiti, seguendo le regole dello Statuto e i principi del Documento Politico Generale.Mettendoci ciascuno la propria faccia, buon senso, coraggio, onestà. L'energia dei singoli cittadini è oggi migliore dell'energia/qualità presente nei partiti. Noi avevamo la consapevolezza che questa intuizione fondamentale andasse organizzata e politicamente modellizzata. 

Ci abbiamo provato e tuttora ci stiamo provando, esempio di civismo di governo, più unico che raro nel mondo politico e dell'associazionismo civico.

Da soli, nel senso più completo e compiuto del termine, senza padri né padrini politici, praticamente senza ufficio stampa e una comunicazione mai professionalmente all'altezza del ruolo e del compito che noi ci aspettavamo potesse essere realizzata in quattro anni..
Soli con la nostra determinazione e volontà… vere e proprie formiche civiche.Questa era la nostra missione che tutti insieme in assemblee sempre animate e produttive ci siamo dati, convinti come siamo che il cittadino debba sempre più diventare non solo spettatore, consumatore, utente delle pubbliche decisioni, ma soggetto attivo capace anche di autorganizzazione in rete.Questo è il testimone fondamentale di energia positiva che con orgoglio passiamo ai nuovi che verranno eletti, convinti come siamo che manterranno MMC indipendente, estraneo a etero direzioni e sempre al centro della politica cittadina e metropolitana. grazie Nanni Anselmi

Cari amici,
Ieri sono stata eletta presidente del Movimento Milano Civica. Entro al posto di Nanni Anselmi, che ha condotto il Movimento per due mandati, consentendo al civismo progressista di spiccare il volo nell'ambito del centrosinistra. Con la nuova vicepresidente Elisabetta Strada, il consiglio direttivo e tutti i soci (che diventeranno sempre più numerosi!!!) continueremo a lavorare a servizio della città, con le nostre competenze ed esperienze. Crediamo che la forza arancione, il civismo progressista sia importante anche per i partiti della coalizione, a cui siamo affiancati e con cui lavoriamo. Per confermare Milano al centrosinistra, per rafforzare la rete metropolitana, per guardare alla Regione del 2018. Siamo sul pezzo, con passione e tenacia. Grazie a chi mi ha dato la fiducia e grazie soprattutto a chi ha lavorato finora!! Lucia Castellano

Dopo la costituzione della Rete del civismo lombardo
Considerazioni di Paola Colombini sul ruolo dei movimenti di cittadini

MILANO - Gli interventi alla giornata di Lecco del 5 ottobre per la costituzione della Rete del civismo lombardo sono stati densi di stimoli per un ragionamento sugli obiettivi e i metodi della nostra azione.
Particolarmente interessante è stato il contributo del sindaco Virginio Brivio, che ci ha dato non pochi suggerimenti per individuare un modo “nuovo”, direi “civico”, di esercitare il mandato amministrativo.
Tra le tante e importanti cose dette dal sindaco, due mi sono sembrate di particolare significato: condividere con i cittadini i limiti del governare, non ingannare la gente.
Sulla stessa lunghezza d’onda Lucia Castellano – rigenerazione della qualità della politica – e Stefano Rolando: stare dalla parte dei cittadini, aiutarli a non chiedere la luna per poi poter dire che sono tutti uguali quando non ti danno la luna.

Per perseguire questi obiettivi occorre non soltanto esercitare pratiche virtuose come la trasparenza, l’informazione, l’ascolto e il dialogo, ma lavorare per un reale salto di qualità nel rapporto tra cittadini e politica, tra amministrati e amministratori.
Questo vuol dire condividere l’idea che costruire la cittadinanza attiva – e da lì ripartire – è la strada da percorrere.

La questione che in proposito vorrei proporre alla riflessione è questa.
Un cittadino può diventare soggetto attivo dentro il progetto politico del civismo democratico solo a una condizione: possedere gli strumenti per capire, scegliere, decidere, partecipare responsabilmente.
Il pensiero critico, svincolato dall’adesione aprioristica a un’ideologia di appartenenza (le ideologie, piaccia o no, hanno imboccato il viale del tramonto), può essere esercitato solo se si è messi nelle condizioni di conoscere e di ragionare.

Due articoli di la Repubblica del 30 settembre mi hanno suggerito, in proposito, qualche altro spunto.
Il primo, a firma di Mario Pirani, si intitola «Impervie ma obbligate le vie della democrazia». È incentrato sulle novità programmatiche e operative dei primi mesi di amministrazione del sindaco Ignazio Marino, ma le considerazioni generali che da esse emergono ci riguardano tutti. La scommessa di recuperare il rapporto tra amministrazione e cittadini è l’obiettivo più ambizioso e vitale di quel programma. In che modo? Con «l’uso spregiudicato e coraggioso della verità». Perno di questo progetto di rigenerazione democratica è, secondo Pirani, il bilancio comunale: «Far di conto è noioso e difficile... Sarebbe utile però che i cittadini s’impadronissero dei meccanismi che governano la sorte delle loro spese. La democrazia passa anche da qui».

Il secondo articolo è sulla glasnost finanziaria dello IOR: per volontà di papa Francesco, per la prima volta nella sua storia la Banca vaticana pubblicherà il proprio bilancio, provando ad aprire qualche squarcio di luce nelle nebbie di una gestione a dir poco opaca. Informazione, trasparenza, spiragli entro i quali ricercare una strada riformatrice e, si spera, un miglior timone.

Sono vicende diverse ma accomunate dalla necessità, che evidentemente appare ormai improcrastinabile per la sopravvivenza stessa delle istituzioni, di aggredire alle radici gli esiti degenerativi di politiche basate sull’arroccamento e sull’autoreferenzialità delle azioni di governo, e dei suoi protagonisti, che hanno prodotto una drammatica separazione dal corpo vivo della comunità di donne e uomini portatori di diritti, valori, ideali, bisogni e, non ultimo, di speranze.

Quale può essere dunque un obiettivo – ma anche un metodo – di MMC e della Rete del civismo lombardo?
Accanto alla rigenerazione politica, bisogna porre in primo piano la rigenerazione culturale. È un atteggiamento mentale, oltre che una pratica di buon governo, che riassume in sé informazione corretta non omissiva e sistematica, comunicazione, discussione, educazione dei cittadini all’esercizio della democrazia per una partecipazione consapevole e responsabile.

Come ho già scritto, il Bilancio in Arancio di MMC è stato in questo senso un’esperienza anticipatrice e lungimirante per chi abbia posto al centro del suo operare il Bene Comune, la cittadinanza attiva, la battaglia per la trasparenza nella cosa pubblica, il coinvolgimento, la costruzione di opportunità di trasmissione di saperi e di dialogo in ogni direzione: verso il basso e verso l’alto.

Questa prassi virtuosa – democratica, pedagogica e propedeutica alla pratica della cittadinanza – è dunque possibile, anzi è necessaria, e va esercitata a tutto campo perché il progetto civico trovi espressione innovatrice e caratterizzante, nutrendo e nutrendosi delle ricchezze rappresentate dalle donne e dagli uomini delle nostre comunità.

di Paola Colombini








 

Il commento
Una riflessione di Lucia Castellano
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MILANO - La vicenda tragica della morte di Stefano Cucchi, all'indomani della sentenza di primo grado, mi fa riflettere sul mio lavoro di sempre e sulla sua complessità.
Stefano Cucchi e' morto perché non adeguatamente curato all'interno dell'ospedale Sandro Pertini di Roma. La Corte d'Assise condanna i medici e gli infermieri per omicidio colposo. Le condizioni in cui versava quel ragazzo esigevano ben altre attenzioni, ben altre cure, che non sono state prestate. Questi i fatti, questo il verdetto, che nessuno mette in discussione. Quello che la sentenza non dice, forse perché è un quesito " ultra petitum" e' di chi sia la responsabilità per averlo ridotto nello stato in cui tutta l'Italia l'ha visto (ormai, purtroppo, da morto). A questa domanda non c'è risposta. E la mancanza di una risposta getta un'ombra su quell'Amministrazione della Giustizia a cui la Costituzione chiede non solo di prendere in carico le persone private della libertà e di tutelarne i diritti fondamentali, ma addirittura di restituirle migliori, una volta libere. Quest' ombra si estende su tutte le forze dell'ordine e gli operatori penitenziari che ogni giorno lavorano con dedizione per compiere, forse, il più delicato dei servizi alla persona. Questo e' inaccetabile. Io spero che si faccia strada, nella cultura istituzionale dell'amministrazione penitenziaria, la consapevolezza che la violenza, la mancanza di trasparenza nella comunicazione agli utenti e ai familiari, non sono solo penalmente e amministrativamente rilevanti. Sono anche un fenomenale boomerang per la crescita dell'istituzione e dei suoi operatori. Questa cultura non paga. Il presidente del Dap Nicolò Amato, qualche decennio fa, diceva che il carcere deve diventare una casa di vetro. Così che tutti possano guardare alla fatica, alla delicatezza e alla preziosità del nostro quotidiano lavoro all'interno di quelle mura. Nel 2013 ancora non è' così, e questo ci mortifica.
I miei venti anni anni all'interno del carcere mi hanno insegnato che i detenuti, i loro familiari, si affidano a noi, alle risposte che siamo capaci di dare loro. Non possono fare altro. Se qualcuno ( e sono una minoranza) queste risposte non è capace di darle, se non con la violenza e con l'omerta', deve, semplicemente, cambiare lavoro. Prima che sia troppo tardi. Non è' un lavoro per tutti. E quel terribile gesto di alzare il dito medio contro una famiglia che ha perso un figlio affidato alle cure dell'amministrazione, purtroppo, lo dimostra. L'amministrazione penitenziaria, nonostante le assoluzioni, di cui ho il massimo rispetto, rischia di perdere la partita della credibilità, di fronte al Paese.
Oggi ci resta un ragazzo morto che qualcuno ha ridotto in fin di vita e qualcun altro non ha curato. Una sentenza che ci dice parte della verita'. E un dito medio alzato in Tribunale, bandiera della legge del più forte che, ancora una volta, ha trionfato. Non è questo che vogliamo, credo.

Macroregione: la replica alla dissertazione di Maroni
No ad astratte ingegnerie costituzionali, sì a quello di cui c'è “BISOGNO ADESSO”

Gentile presidente,
la ringraziamo per la sua lunga e dotta dissertazione sul valore che lei, e la sua maggioranza, avete deciso di attribuire al progetto della macroregione.
Ma la situazione economica in cui ci troviamo, e a cui lei stesso ha fatto cenno, ci impone di ricondurre la discussione a quanto realmente interessa ai cittadini lombardi. Non con astratte ingegnerie costituzionali si possono infatti placare la sete di lavoro, di ripresa economica e anche di serenità che attraversa i cittadini lombardi.
Come movimento civico di centro sinistra saremo infatti sempre attenti alle vere e concrete esigenze delle persone, mettendole al centro del nostro progetto, partendo proprio dagli ultimi, da chi fa più fatica ad affrontare la quotidianità in una regione che voi dipingete come eccellente ma che purtroppo tale non è in troppi campi.
Lei sottolinea di aver ricevuto un’eredità importante da chi l’ha preceduta, fa un tributo esplicito al ventennio formigoniano che non può certo vederci politicamente d’accordo.
Partiamo, infatti, da alcune parole d’ordine che lo hanno contraddistinto. Parliamo dalla sussidiarietà, che, mi spiace rammentarlo in questa sede, non è certo un copyright lombardo.
• Qui non è stata inventata, anzi affonda nei principi base di ogni costituzione civile, a partire dai manuali di diritto amministrativo che ci accompagnavano nel corso degli studi in giurisprudenza.
• Ma qui non è neppure stata perfezionata. Se sussidiarietà è portare i livelli decisionali più vicini al cittadino, qui, negli ultimi anni, abbiamo visto una storia che andava proprio all’opposto. I comuni, soprattutto i piccoli comuni (nelle valli, in montagna o nelle pianure), sono stati di fatto soffocati da un neo-centralismo regionale che ha visto uno stato sovrapporsi ad un altro stato, un potere centrale sostituirsi ad uno ancora più accentrato e decisionista.
Se questa è la sussidiarietà che lei intende percorrere, quella che ha portato le decisioni a 36 piani di distanza dal livello del suolo, dove vivono i normali cittadini, possiamo dirle senza timore che non è ciò che le persone chiedono.
Come realtà civica infatti, nel corso della campagna elettorale, ci sono arrivate sollecitazioni che andavano proprio in direzione opposta.
Le richieste sono quelle di dar voce ai territori, di far respirare le autonomie locali, di farle crescere ed essere efficaci. Non occorrono infatti nuove imposizioni dall’alto, ma un lavoro profondamente democratico che ridia fiducia nelle istituzione anche se sono geograficamente più lontane dal centro amministrativo. Non inventiamo quindi livelli di governo nuovi, senza però cambiare le modalità di esercizio di potere. Su quella strada infatti rischieremo solo di deprimere ulteriormente la ricchezza dei territori e soffocare ogni spirito di ripresa di una terra grande come la Lombardia che oggi sta faticando a superare la crisi.
Se poi, nell’eredità positiva che lei ritiene di avere raccolto dalle amministrazioni precedenti, lei conteggia anche l’eccellenza formigoniana, divenuta ormai oggetto persino di parodia televisiva, vorrei anche rammentarle che alcuni modelli degenerativi che hanno contraddistinto questa regione non possono essere certo considerati eccellenti.
Partiamo da uno, semplice ed immediatamente comprensibile: la presenza della politica e dei partiti nelle scelte fondamentali di governo dell’ente. Questo viene spesso riportato sul livello sanitario, con i criteri di nomina dei direttori delle aziende ospedaliere e degli ospedali. Ma, per esperienza personale, vorrei invece cambiare esempio e parlarvi di quanto questo metodo ha danneggiato il sistema delle politiche per la casa in Lombardia.
Vogliamo infatti dire che la gestione delle Aler ha migliorato lo scempio delle politiche abitative in una regione che si vanta di essere eccellente? Vogliamo vedere i criteri di nomina dei consigli di amministrazione, fatti per appartenenza politica e non per competenza, a che stato di prostrazione hanno portato i patrimoni immobiliari pubblici? E’ questa l’eccellenza lombarda? E’ questo il modello a cui lei intende dunque ispirarsi per il futuro? Se questa è la strada, infatti, a poco vale parlare di eccellenza e di buona eredità, ma sono necessarie profonde riforme e un grande lavoro di attenzione e di rigenerazione.
Esiste poi un altro esempio, che porto dalla mia esperienza personale, che mi lascia sempre perplessa quando sento parlare acriticamente di eccellenza lombarda. So che non è competenza regionale, ma comunque deve farci riflettere in termini generali, soprattutto se ci si propone come simboli, che in Lombardia abbiamo sì alcuni esempi di carceri eccellenti, ma esiste anche un caso sanzionato dalla…

Vogliamo quindi metterla in guardia, fin dal suo insediamento, nel non cadere nella retorica, nell’amore per l’autocelebrazione e nell’autocompiacimento che hanno caratterizzato i venti anni che l’hanno preceduta.
I cittadini lombardi richiedono infatti soluzioni concrete e proposte, “hanno” - per parafrasare un grande cantante lombardo scomparso da poco, Enzo Jannacci – “BISOGNO ADESSO”. E credo che si aspettino risposte costruttive ADESSO, politiche serie e non istituzioni chiacchierone e litigiose. Credo che oggi a un lombardo interessi di più una risposta sul lavoro che gli manca, sul figlio che deve studiare ma non può permettersi i libri, sull’assistenza alla madre malata, che discorsi astratti su nuovi livelli di governo infra-nazionale o macroregioni. Credo che desiderino un lavoro serio, costante, anche concorde ove possibile, e soprattutto poco appariscente delle istituzioni per risolvere i problemi che rovinano loro la vita.
Credo che i lombardi chiedano che alcuni punti fermi vengano rispettati: che il “consumo di suolo zero” sia una politica reale, moderna e credibile che risparmi il territorio e non mortifichi però i costruttori, che possono trovare impiego nel recupero di quanto già costruito. Credo chiedano rigore sulla gestione dell’acqua, che deve rimanere pubblica, come sottolineato da un referendum che ha ridato vigore democratico ad un istituto che da troppo tempo soffriva. Credo che chiedano una seria, vera, e rispettosa politica di genere, attenta alle donne come risorsa e non come orpello. Credo chiedano trasparenza, legalità, correttezza e una vita più semplice, e ribadisco, possibilmente serena.
Insomma, tanti temi e tanta necessità di risposte serie e concrete, senza dimenticare il vero motivo per cui tutti noi ottanta siamo qui oggi.
Per servire i cittadini e non per comandarli.
Grazie…

Elezioni Regione Lombardia
"In regione sarò l'anti-Zambetti e l'anti-Albertini"
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MILANO -  Lucia Castellano dalla sede del Comitato Ambrosoli ha presentato ufficialmente la sua candidatura: "Ieri sera il Sindaco Pisapia ha comunicato le dimissioni dell'On. Tabacci, del Vicesindaco Guida e le mie. Siamo tutti e tre pronti per portare in Parlamento e in Regione i valori e i principi che ci hanno sostenuto durante questo periodo in Comune. Per quanto mi riguarda - afferma la capolista del Patto Civico - continuerò il lavoro per i cittadini e per il territorio con lo stesso impegno e la stessa passione. Mi auguro che la Lombardia torni a essere una Regione la cui politica sia improntata sulla legalità. In un anno e mezzo di lavoro al Comune ho potuto toccare con mano quanto sia difficile amministrare con una Regione nemica e con enti regionali improntati all'autoreferenzialitá piuttosto che alla realizzazione di un servizio pubblico. Con Ambrosoli ci impegneremo per la rigenerazione dell'Ente e per tutelare i diritti e la qualità della vita di tutti i lombardi. Lavoreremo nella direzione opposta a quella di Zambetti sui problemi della casa e di Albertini sul tema della tutela del territorio e dei parcheggi". 

Elezioni Regione Lombardia
Il sindaco scende in campo con Ambrosoli e sprona: “Tutti dobbiamo fare qualcosa in più”
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MILANO - È arrivata al rush finale, la corsa verso il Pirellone. Con il conto alla rovescia che partirà ufficialmente questa settimana. A cominciare da giovedì, quando mancherà esattamente un mese al voto, e la coalizione di centrosinistra firmerà il programma: dovrà essere depositato entro sabato (da venerdì si apre la finestra per la presentazione) insieme alle liste dei candidati: «Sono 70 pagine di idee e impegni, una vera chiamata alle armi», spiega Umberto Ambrosoli. Ed è alla vigilia di questa settimana di svolta, che Giuliano Pisapia suona la carica: «È arrivato davvero il momento di ingranare la quarta — esorta il sindaco con un messaggio sul suo profilo Facebook — . Queste elezioni dobbiamo vincerle a tutti i costi e dobbiamo impegnarci uno a uno». Una sfida doppia: «Dobbiamo vincerle in Lombardia perché è qui che le vinceremo in Italia». 
Entrano nel vivo le Regionali. E il sindaco scende in campagna elettorale. Per Pisapia bisogna partire da qui anche per cambiare colore al governo nazionale. «Dobbiamo togliere la Lombardia dalle mani di chi l’ha ridotta così: opaca, poco dinamica, incapace di produrre ricchezza. Dobbiamo togliere l’Italia dalle mani degli incapaci, per cominciare. Ma anche da chi vuole farci credere che a governare deve essere la tecnocrazia e non la politica», dice. L’ultimo riferimento è a Mario Monti. Che ieri ha spiegato come la presenza dell’ex sindaco non danneggi Ambrosoli. Per il premier uscente, infatti, «la prosecuzione dell’impegno» di Gabriele Albertini «rende meno probabile l’affermazione di Maroni ».
Ambrosoli si prepara a un tour «intensissimo» della Lombardia. Lo stesso Pisapia potrebbe affiancarlo in alcune iniziative anche fuori Milano. «Da oggi è scattata la carica», è l’incitamento del sindaco. Il modello è l’entusiasmo che ha portato alla vittoria del 2011: «Abbiamo cambiato Milano, cambieremo la Lombardia », assicura. Il traguardo: «Portare Ambrosoli al palazzo della Regione». Un «ragazzo», lo definisce Pisapia, «con una storia che ci garantisce e la voglia di mettersi in gioco». Anche il segretario regionale del Pd, Maurizio Martina, è sicuro: «Partirà una mobilitazione straordinaria e senza precedenti».
Sul piano del contenuti, per Ambrosoli è stato il giorno dedicato ai giovani. «Il primo atto da presidente sarà convocare i rettori di tutte le università per studiare insieme a loro un sistema che rilanci la ricerca e le prospettive per i giovani», ha detto. E ancora: «Le proposte per i giovani sono trasversali a tutto il programma: dall’università all’apprendistato fino alla loro autonomia abitativa». Con quali fondi? «Scegliete uno scandalo di questi anni e traducetelo in borse di studio. Quante risorse si sono buttate via?», ha detto Ambrosoli alla Feltrinelli, dove ha presentatocon Piero Bassetti e Lucia Castellano il libro “Liberi e senza paura” scritto con il responsabile della sua campagna, Stefano Rolando. In quelle pagine spiega: «Sono convinto di poter rivolgere il mioragionamento agli elettori moderati dimostrando loro che nel nostro centrosinistra si sono superate le rigidità ideologiche che hanno caratterizzato la sinistra del passato». Duro il giudizio sull’ultimo mandato di Formigoni: «Si è assistito a un numero incredibile di episodi di depravazione del potere». Con il presidente uscente è andato in onda un botta e risposta su Expo: «Quando miinsedierò a Palazzo Lombardia perderà i suoi poteri da commissario generale», ha detto l’avvocato. La replica: «Non vincerà le elezioni».

di Alessia Gallione

Elezioni Regione Lombardia
Probabile capolista dei 79 della lista civica l'assessore Lucia Castellano di MMC
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MILANO - È una corsa nella corsa. Una carica nella carica. Perché i nomi sono arrivati da tutta la regione. C’è chi si è fatto avanti da solo e chi è stato “selezionato” dai vari movimenti civici che già erano radicati nelle varie città. Un piccolo esercito di trecento «volenterosi », come li definiscono dallo staff di Ambrosoli, disposti a mettersi in gioco e a candidarsi nella lista civica che accompagnerà la corsa dell’avvocato e che — è l’ultima ipotesi — dovrebbe chiamarsi “Lombardia con Ambrosoli”. Dovranno scendere: le caselle ufficiali nelle province sono 79 e i criteri di scelta rigorosi. Perché, per diventare candidati, bisogna superare una sorta di “esame”. E perché, chi alla finerappresenterà la summa della lista civica, dovrà non soltanto avere un curriculum specchiato dal punto di vista morale, ma non avere il marchio di un partito o una carriera politica consolidata alle spalle per allargare quanto più possibile la partecipazione e, soprattutto, dovrà parlare ai mondi più diversi, per ampliare i confini tradizionali del centrosinistra: docenti universitari, professioni, associazioni di categoria, sindacati, terzo settore.
La campagna è partita. Manifesti (“Forte perché libero”, lo slogan scelto), volantini, video, spot. Per le prime affissioni sono stati messi a budget 50mila euro, ma la previsione dello staff è di non superare, alla fine, un tetto di 800-900mila euro. Adesso, entro giovedì prossimo, si dovrà chiudere la lista. Che, proprio per segnare la volontà di un’esperienza diversa, non si chiamerà “di” o “per” Ambrosoli, ma “con”. Un’ipotesi è quella di scrivere su una Lombardia stilizzata il riferimento al “patto civico”. I colloqui sono in corso ed è lo stesso candidato presidente a raccontare l’attività di queste ore: tra gli «ultimi incontri» e «il lavoro sul programma» che va avanti. Su questo fronte, per condividere con la gente idee e proposte è stata lanciata una piattaforma online. Per le candidature, si sta valutando chi può rappresentare il profilo ideale. È ancora l’avvocato, su Twitter, a spiegare: «Mentre la squadra si compone sembra che responsabilità e trasparenza siano i binari di energie che ci rendono diversi e forti».
A Milano dovranno essere 25 i prescelti e, in campo per proporre figure e valutare curricula, c’èanche il movimento Milano civica per Pisapia. Per la legge, si dovrà seguire l’alternanza di un uomo e di una donna anche se, in città, qualcuno aveva proposto di mettere quattro donne in testa. I papabili sono tanti e qualcuno parla a pezzi di città non necessariamente riducibili alla sinistra. Non sono escluse le esperienze amministrative legate a formazioni civiche. La capolista dovrebbe essere l’assessore milanese ai Lavori pubblici Lucia Castellano. Tra i possibili aspiranti c’è Alfredo Zini, il vicepresidente dell’Epam. Un nome non scontato che è stato sondato è quello di Daniela Mainini, presidente del Centro studi Grande Milano e membro del Comitato anticontraffazione nominata dall’allora governo Berlusconi. In corsa potrebbe esserci anche Daniele Nahum, giovane portavoce della Comunità ebraica, molto attivo sui temi dell’immigrazione e dei diritti. Tra i nomi, Otto Bitjoka, esperto di imprenditoria ed economia etnica.
Ci sono altre liste, però, quelle per il Parlamento. Nel Pd, dopo le primarie, le trattative sono ancora aperte a livello nazionale dove si stanno definendo i cosiddetti “listini”. La preoccupazione di molti è che calino da Roma molticandidati. E il recordman di preferenze Giuseppe Civati dice: «Spero che il Pd premi chi è uscito dalle primarie». È soltanto dopo questo passaggio che si saprà con certezza l’ordine dei candidati. L’unica certezza sembrerebbe essere il capolista alla Camera di Milano e Monza-Brianza: Pier Luigi Bersani. Ha già definito le formazioni, invece, Sel. Anche il partito di Nichi Vendola, che schiererà il leader in testa sia in Lombardia 2 (Bergamo, Brescia, Como, Sondrio, Varese e Lecco) sia in Lombardia 3 (Pavia, Lodi, Cremona e Mantova), dove corre anche il segretario regionale Franco Bordo. A Milano e Monza, in testa Fava, seguito dal segretario Daniele Farina, Valentina La Terza e da Patrizia Quartieri, la capogruppo in Comune che è stata “ripescata”. Al Senato, la capolista è Monica Frassoni.

di Alessia Gallone

Elezioni Regione Lombardia
E nuovo ruolo di Milano sulla scena nazionale

MILANO - A meno di due mesi dalle elezioni politiche e regionali le alleanze sono ancora indeterminate e il quadro delle candidature alla presidenza del Pirellone è ancora incompleto. In questo clima di grande incertezza, tuttavia, un dato è sicuro: con il 2013 gli equilibri di potere a livello regionale sono destinati comunque a cambiare radicalmente. Non solo: Milano e la Lombardia torneranno a giocare un ruolo di primo piano nella partita politica nazionale.
Al Pirellone, dopo 17 anni di governo ininterrotto, finisce l’era Formigoni. Per quattro volte consecutive il governatore uscente è stato eletto con una maggioranza schiacciante e questo gli ha consentito di ridurre a un ruolo marginale l’opposizione e di esercitare un dominio incontrastato sulla sua maggioranza. In questi 17 anni Formigoni ha costruito e consolidato un sistema di potere capillare piazzando nei posti chiave della Regione e degli Enti controllati (dagli ospedali alle aziende regionali) uomini che come lui aderiscono a Comunione e Liberazione. Ma questa stagione sembra finita. Un’ondata di scandali senza precedenti che hanno visto lo stesso Formigoni indagato per corruzione e culminati con l’arresto di un assessore accusato di essere stato eletto comprando i voti dalla ‘Ndrangheta, ha portato alla fine anticipata della legislatura.

A staccare la spina è stata la Lega, a sua volta coinvolta nella brutta storia dell’utilizzo dei rimborsi elettorali che ha fatto finire sotto accusa il leader storico Umberto Bossi e alcuni suoi familiari. Il nuovo segretario Maroni, impegnato nel delicato compito di ricostruire l’immagine del Carroccio prima di tutto nei confronti degli stessi militanti, dopo aver mandato a casa Formigoni, si è candidato alla presidenza della Regione mettendo il Pdl di fronte a un’offerta “prendere o lasciare”: sostenerlo senza chiedere nulla in cambio, rinunciare a candidare Berlusconi alla presidenza del consiglio, e sottoscrivere un programma elettorale che prevede fra l’altro di trattenere in Lombardia il 75 per cento delle tasse pagate dai lombardi. E’ difficile che il Pdl possa accettare. Ma allora che cosa farà? Sosterrà la candidatura di Albertini dopo avergli inutilmente intimato di ritirarsi, oppure inventerà all’ultimo momento un proprio candidato?

Ovviamente la spaccatura all’interno del centrodestra favorisce il centrosinistra che dopo anni di opposizione potrebbe conquistare con Umberto Ambrosoli la stanza dei bottoni. Ma le novità politiche del 2013 non si esauriscono con il Pirellone. I senatori eletti in Lombardia potrebbero essere determinanti per la futura maggioranza di governo nazionale e questo potrebbe tradursi in una maggiore attenzione dell’esecutivo (cioè investimenti) sulla nostra Regione. E per finire c’è l’ampio rimpasto previsto a palazzo Marino dove l’assessore Lucia De Cesaris dovrebbe sostituire Maria Grazia Guida sulla poltrona di vicesindaco e dove sono in uscita gli assessori Bruno Tabacci, capolista di una nuova formazione per le Politiche, e Lucia Castellano, probabile numero uno della Lista di Ambrosoli in Regione. Insomma, grandi cambiamenti in vista. Sul piano politico il 2013 sarà tutto fuorché banale.

Claudio Schirinzi

Novità nel Piano Urbano dei parcheggi
Lucia Castellano ha comunicato l'approvazione della delibera di stralcio

 Milano, 10 febbraio 2012 – “La Giunta ha deciso di revocare sei progetti per parcheggi nelle zone 1 e 7. L’impatto ambientale è stato giudicato eccessivo oppure avrebbero avuto effetti negativi per la viabilità. Dopo lo stop ai parcheggi di via Buonarroti e piazza Lavater, lavoriamo analizzando i singoli progetti lasciati in eredità dalle precedenti amministrazioni con l’obiettivo di chiudere il maggior numero possibile di ferite al territorio della nostra città”.
 
 
Così l’assessore ai Lavori Pubblici Lucia Castellano che, nella conferenza stampa odierna svoltasi dopo la riunione della Giunta, ha annunciato l’approvazione della delibera che prevede lo stralcio di sei progetti dal Piano urbano dei parcheggi. La delibera passerà ora all’esame del Consiglio comunale.
 
 
I parcheggi bloccati sono, per la Zona 1, in piazza Fontana, via Zecca Vecchia, via Santa Maria Valle; per la Zona 7, invece, via Washington/via Caboto, via Washington/via Costanza, via Washington/via Procopio.
 
 
La volontà dell’Amministrazione Pisapia è stata supportata dalla Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici della Lombardia che ha espresso parere negativo all’idoneità della localizzazione per i 3 parcheggi interrati in Zona 1. Nel dettaglio, in piazza Fontana - Beccaria sono emerse criticità legate al valore archeologico, storico, architettonico e ambientale dell’area. Si è così anche voluto tutelare un luogo della memoria. Dal punto di vista viabilistico, la presenza della struttura interferirebbe con gli uffici aperti al pubblico presenti in questa zona e con il capolinea dei mezzi pubblici di superficie. Senza contare che la presenza di un parcheggio attrarrebbe ulteriore traffico automobilistico in una zona destinata principalmente alla fruizione da parte dei pedoni. L’area di via Zecca Vecchia è uno dei siti più criticità dal punto di vista viabilistico: l’area del parcheggio è accessibile solo da una strada a senso unico e il reticolo storico della zona di modeste dimensioni non consente una viabilità alternativa che possa servire adeguatamente
 
 
Per quanto riguarda i 3 parcheggi residenziali di via Washington in Zona 7 (alle intersezioni con le vie Costanza, Caboto e Procopio), le valutazioni attengono al profilo viabilistico: l’aumento del traffico veicolare, dovuto alla presenza dei parcheggi, creerebbe situazioni di pericolo per l’utenza debole, pedonale e ciclistica. Inoltre, la loro costruzione non è più attuale rispetto al fabbisogno dell’area.
 
 
“In questi primi mesi di mandato – ha aggiunto l’assessore Castellano – a fronte di un’eredità complessa e problematica, abbiamo impostato il programma dei lavori e iniziato a mettere ordine, analizzando le situazioni una per una. Stiamo lavorando anche per riscuotere i diritti di concessione che, nel caso di 10 parcheggi, non sono stati mai versati al Comune: oltre 5 milioni di euro che destineremo ad opere per la mobilità e l’arredo urbano nelle aree dei parcheggi. Inoltre, il Comune tornerà ad essere garante terzo tra costruttori e cittadini che acquistano un box, per vigilare sui prezzi che troppo spesso aumentano in modo ingiustificato”.

di Giuliana Nuvoli

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