Elezioni comunali 2016
Partecipazione attiva di MMC alla campagna per il nuovo Sindaco
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MILANO - Il consiglio direttivo di MMC, riunitosi in data 17 febbraio 2016, ha così deliberato: Il Movimento Milano Civica, espressione della lista arancione Milano Civica X Pisapia Sindaco, rappresentato nelle istituzioni milanesi e lombarde dalla propria vice presidente Elisabetta Strada Capogruppo in Consiglio Comunale, dalla propria presidente Lucia Castellano, capogruppo del Patto Civico in Consiglio Regionale e, nello stesso, anche dalla Consigliera Regionale Silvia Fossati, riconferma senza se e senza ma la sua partecipazione attiva nella coalizione di centro-sinistra milanese e, in coerenza con quanto fatto nel 2011 per Giuliano Pisapia, sosterrà in modo compatto e lealmente il candidato sindaco espresso dalle Primarie del centro-sinistra milanese, Beppe Sala.

MMC assicura a Beppe Sala il sostegno del civismo milanese presente nelle istituzioni, forte del consenso ottenuto dalle proprie iniziative e dalle proposte agli elettori; nel contempo conferma la propria disponibilità a concorrere per il successo di Sala con iniziative e proposte diversificate, finalizzate alla continuità in un progetto di innovazione e inclusione indispensabile alla città. Il tema della condivisione civica, priorità e caratteristica del civismo milanese, si è espresso in questi anni con iniziative a supporto e a fianco dell’amministrazione comunale quali, per es.:

- Bilancio in Arancio, precursore del Bilancio Partecipativo, per favorire comprensione e partecipazione,

- manifestazioni degli assessori e consiglieri in piazza per un confronto diretto con la cittadinanza,

- progetto accolto dall’Amministrazione comunale di riconfigurazione della funzione di Energy Manager per una politica strategica sul risparmio energetico ed economico per la riduzione di emissioni,

- proposta accolta dalla Società Expo di creare una ”AGENZIA X IL RIUSO” di arredi e verde di proprietà della soc. EXPO da destinare a enti pubblici e associazioni della grande Milano.

L’ottimismo e le speranze indotte dal successo di Milano con EXPO, la continuità con un’amministrazione credibile, l’esigenza di un ridisegno organizzativo della governance per dare funzionalità alla città metropolitana, la complessità di gestione dei flussi migratori in un contesto di difficoltà ed emarginazione crescenti, la sicurezza, l’esigenza di creare nuova occupazione e la necessità di modernizzare la “macchina” comunale evidenziano una complessità che deve essere affrontata col più ampio coinvolgimento delle qualità e delle eccellenze della società civile per il quale MMC caratterizzerà il proprio impegno.

Il civismo che abbiamo rappresentato e che continueremo a rappresentare, insieme con le altre espressioni civiche e sociali attive a Milano e nella Città Metropolitana, riconferma il proprio ruolo di fattore propositivo e arricchente nella dinamica politica del centro sinistra.

Verso le elezioni
Per ottenere l'appoggio del civismo l'ex A.D. di Expo deve costruire un’idea forte e condivisa di città metropolitana
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MILANO - Finora non è che la (possibile) candidatura di Giuseppe Sala a sindaco di Milano abbia suscitato consensi unanimi tra i milanesi. Lasciamo stare le reazioni di coloro che da tempo avevano annunciato di volersi candidare: è chiaro come aver a che fare con un avversario in più (e dotato di appoggi pesanti) non faccia piacere. Ma quei candidati erano (per un verso o per l’altro) deboli e dovevano comunque aspettarsi che il PD e la coalizione di centro-sinistra si sarebbero dati da fare per trovare un candidato (meglio ancora una candidata) più “sostanzioso/a”. Il problema è se Giuseppe Sala possa essere, effettivamente, tale.
Aver condotto in porto sul filo del rasoio l’operazione Expo (avviata sotto i peggiori auspici da Letizia Moratti e Roberto Formigoni) è certamente un merito politico-manageriale. I conti definitivi ancora non ci sono (e chissà se mai ci saranno) a certificare l’effettivo o mancato successo economico. Ma essere stato un manager accorto non basta a fare di Sala un buon candidato sindaco. Lasciamo stare gli elementi di rischio “giudiziario” (e quindi politico) che un gestore di qualche miliardo di appalti pubblici si porta inevitabilmente dietro in misura assai maggiore di altri potenziali candidati. Un rischio che potrebbe azzopparlo in qualsiasi momento da qui al giorno delle elezioni.
Il primo problema è come sta nascendo la candidatura: con un atto di imperio del Presidente del Consiglio nonché segretario del PD. Imperio nato, come spesso accade, da feeling personale più che da meditata valutazione politica. Una candidatura, dunque, che non emerge dalla partecipazione dei cittadini milanesi e forse neanche dalla convinta scelta del PD milanese. In più, le prime dichiarazioni attribuite a Sala sembrano o sciocche cantonate («Milano è meglio di Roma. Noi ci confrontiamo col mondo») o così anti-politiche da far pensare a un candidato grillino e non di centro-sinistra («Se sono di destra, di sinistra, di centro o di altro? Io dico: me ne frego»). Qualcuno gli ha attribuito anche un «Non sono Pisapia. Io guardo a destra» che colpisce per il mancato rispetto dovuto alla fruttifera e positiva esperienza amministrativa in corso. Per carità: non saremo certo noi a predicare una assoluta continuità che avrebbe potuto garantire soltanto lo stesso Pisapia, ricandidandosi. Ma non è invertendo la rotta rispetto alla più apprezzata (in Italia e all’estero) amministrazione degli ultimi vent’anni che si costruisce una candidatura di successo e una coalizione che veda convergere partiti di centro-sinistra e civismo politico. Pisapia ha governato grazie a una brillante invenzione politica, di cui gli va riconosciuto il merito. Ora ci vuole il genio di migliorare quell’invenzione, non quello di voltare pagina e disegnare un perimetro politico nuovo per Milano, assai simile all’alleanza PD più NCD, attualmente (precaria) maggioranza di governo a Roma.
Non sembra che una candidatura così caratterizzata possa trovare l’appoggio del civismo politico milanese, che ha fatto la differenza, consentendo a Pisapia di vincere nel 2011 e ad Ambrosoli di vincere a Milano nel 2013 (perdendo in Regione solo per l’improvvida candidatura di Albertini, apaticamente sostenuta da Mario Monti). Quell’appoggio Giuseppe Sala se lo deve guadagnare se vorrà veramente candidarsi e, dopo l’avvio malaccorto, la strada è in salita. Se lo deve guadagnare, con idee, programmi, gesti politici concreti e convincenti. Un’idea forte e condivisa di città metropolitana da costruire, a partire dalle istituzioni e dal bilancio, con attenzione al disagio sociale e alla creazione di «capacità», non solo alle magnifiche e progressive sorti della Milano globale. Se lo deve guadagnare garantendo un metodo di decisione politica partecipata e inclusiva (per esempio impegnandosi al débat public per tutte le nuove opere pubbliche): l’opposto dell'uomo solo al comando. Se lo deve guadagnare con una chiara presa di distanza dal mondo dei «palazzinari» (che ci sono a Milano come a Roma e non sono agnellini) e dai traffici ciellini nella sanità lombarda e milanese. Il tempo che Sala si è giustamente preso per decidere lo usi bene. Altrimenti non sarà lui il candidato per cui il civismo milanese vorrà unanimemente spendersi.

di Nanni Anselmi e Andrea Boitani

Elezioni Consiglio della Città Metropolitana di Milano
Elisabetta Strada, spiega i criteri di scelta delle candidature del Civismo
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MILANO - Il civismo politico guarda con grande attenzione e fiducia all’appuntamento del prossimo 28 settembre, quando verrà eletto il primo Consiglio della Città Metropolitana di Milano.

Partendo dalla bellissima esperienza di Milano, che vede la grande squadra del centro sinistra unita a sostegno del nostro Sindaco Giuliano Pisapia, lunedì 8 settembre, la coalizione del centrosinistra (composta da PD, Movimento Civico, Sel e Rifondazione Comunista) ha presentato la lista unitaria con i candidati alle elezioni della Città Metropolitana che si terranno il 28 settembre.

Abbiamo lavorato alla formazione della lista perché il nostro contributo portasse un valore aggiunto alla coalizione. Non é stato semplice, la rete civica metropolitana non é ancora consolidata e l'organizzazione non così strutturata come in un partito. Questo percorso, cominciato con il sostegno alle candidature delle amministrative del 2013, ci ha portato a conoscere e incontrare anche altre liste civiche e a recepire esigenze, bisogni, desideri, anche paure, nella costruzione del nuovo scenario metropolitano.

Siamo partiti con la suddivisione dell’area metropolitana in 4 aree omogenee. All’interno di queste si è cominciato con l’ascoltare proposte di persone che si sono candidate perché il territorio glielo chiedeva. Non solo. Consapevoli della vastità dell'area che rappresentano (sono quattro i nostri candidati) questi cittadini attivi hanno costituito comitati, avvalendosi di altri rappresentanti del territorio che li supporteranno nella loro attività di consiglieri. Quello della cittadinanza attiva è un valore in cui crediamo e arriviamo a questa cruciale scadenza di legge consapevoli del ruolo innovativo e sempre più decisivo che rappresentiamo nell’ambito dell’offerta politica del centrosinistra. Vogliamo essere il ponte tra i partiti tradizionali e i cittadini indipendenti che desiderano partecipare attivamente alla vita pubblica della comunità in cui vivono.

Nel dibattito politico, sul futuro della Città Metropolitana, il leit motiv costante tra le liste è l'esigenza di fugare ogni pericolo di "milanocentrismo". Per questo abbiamo deciso di fare una scelta coraggiosa. Milano sarà già molto ben rappresentata dai partiti della coalizione. Il Movimento Civico ha deciso quindi di sostenere i candidati della provincia, con una visione politica centrifuga, rispetto a Milano non candidando il consigliere comunale di Milano per favorire i comuni più piccoli. Il voto "pesante" di Milano (il voto della Città Metropolitana è un voto ponderato che pesa in base al numero degli abitanti del Comune di riferimento) può fare la differenza per un candidato del territorio, quindi aiuterà i nostri candidati a diventare consiglieri, non viceversa.E’ un’opportunità che vogliamo mettere sul tavolo per dare più forza al territorio rispetto a Milano.

È proprio il fortissimo legame con il territorio che ha costituito il principio guida nella scelta dei candidati per queste elezioni metropolitane, manifestandosi con una strategia precisa:

1) la decisione di sostenere quattro candidati, sindaci e consiglieri di realtà provinciali, dimostrando una visione politica centrifuga rispetto al capoluogo.

2) la scelta dei quattro candidati nata dal territorio, avendo recepito le indicazioni arrivate dalle liste civiche del nord/ovest, nord/est e sud milanese. Che sono state tradotte in candidature.

3) la creazione di reti civiche territoriali (i comitati), che ha dato inizio a un’operazione politica collegiale, condivisa e di cittadinanza attiva civica, che ha consentito di dare un forte valore aggiunto alla coalizione del centrosinistra.

La creazione di reti civiche territoriali ha dato anche inizio a un'operazione politica collegiale, condivisa e di cittadinanza attiva civica. Abbiamo la presunzione di pensare di aver fornito un forte valore aggiunto alla coalizione del centrosinistra. Non é che l'inizio: ci auguriamo di avere quattro consiglieri metropolitani civici. Ma un risultato lo abbiamo già ottenuto: la grande partita di squadra che stiamo giocando, con un numero sempre maggiore di adesioni ai comitati e di lavoro congiunto con l’unico obiettivo del bene comune.
Creare la nuova Città Metropolitana insieme agli eletti del centro sinistra sarà un’opportunità fantastica atta a creare una nuova città per tutti. Una città che offrirà a tutti i cittadini + Opportunità, + Territorio, + Semplicità e +Servizi.
Partendo dalle esigenze del territorio sarà un’occasione per fare scelte e strategie che dovranno ricadere su un miglioramento effettivo della vita quotidiana dei cittadini. Altrimenti sarà un'occasione persa.

La Città Metropolitana ci permetterà di avere ad esempio +servizi. Si potrà pensare a come sviluppare un nuovo livello di cittadinanza/residenzialità metropolitana. Che vada ad aggiungersi a quella comunale. Una formula che permetta ai singoli cittadini residenti di un Comune di poter usufruire dei servizi di un altro Comune alle medesime tariffe di quest’ultimo e senza essere considerati non residenti, ma residenti della Città Metropolitana. Un caso molto frequente e specifico: un residente di Arese che lavora a Milano che per motivi lavorativi desidera iscrivere il proprio figlio ad un nido in Milano oggi può farlo ma deve sostenere la tariffa da non residente.

Si dovranno sviluppare tre livelli di residenza, come avviene ad esempio per i cittadini Italiani verso quelli della Comunità Europea o verso quelli non Comunità Europea.

1) residente del Comune di provenienza

2) residenza/cittadino della Città Metropolitana

3) non residente.

I candidati che il territorio ha scelto sono :
· area nord ovest : Michela Palestra Sindaco di Arese.
· area nord est : Roberto Maviglia - Sindaco di Cassano d'Adda e Ilaria Scaccabarozzi - Consigliera Comunale di Gorgonzola
· area sud: Roberto Masiero - Consigliere Comunale di Corsico.

Partendo dall’esperienza di Milano che vede le forze di centro sinistra unite, arriviamo a questa cruciale scadenza di legge consapevoli del ruolo innovativo e sempre più decisivo che rappresentiamo nell’ambito dell’offerta politica del centrosinistra, quale ponte tra i partiti tradizionali e i cittadini indipendenti che vogliono partecipare attivamente alla vita pubblica della comunità in cui vivono.

di Elisabetta Strada Presidente del Gruppo Consiliare di Milano Civica

Il "voto da annullare"
Il Tar della Lombardia ha accolto il ricorso presentato dall'avv. Felice Besostri e sostenuto anche da MMC

MILANO - Il tribunale amministrativo ha dichiarato che sono da considerarsi le eccezioni di costituzionalità sollevate in merito al sistema elettorale adottato dalla Lombardia (il cosiddetto Lombardellum). In pratica il primo grado della giustizia amministrativa ha dato ragione ai ricorrenti rimandando però la decisione finale alla Corte Costituzionale. Per Roberto Maroni e per la sua maggioranza la sentenza potrebbe costituire una grana non di poco conto. Tra i punti sollevati dai ricorrenti, il fatto che la nuova legge elettorale regionale, emanata nel 2012, avrebbe favorito i consiglieri uscenti, consentendo ai gruppi costituitisi anche dopo lo scioglimento del Consiglio, di non raccogliere le firme per presentarsi alle elezioni e il premio di maggioranza definito «abnorme» senza il quale «Maroni avrebbe avuto 37 seggi e non 49». 
Secondo i giuristi che si sono rivolti al Tar, in un sistema che prevede la possibilità di voto disgiunto, e cioè il voto per una lista e contemporaneamente il sostegno a un candidato presidente non sostenuto da quella lista, della ripartizione dei seggi attribuiti attraverso il premio di maggioranza (dodici, appunto) non possono beneficiare in automatico le forze politiche che hanno sostenuto il candidato vincente. «Il meccanismo del voto disgiunto mette in conto che ci siano degli elettori che abbiano votato una lista di sinistra assegnando però la preferenza al candidato presidente Maroni. Nel momento in cui quest'ultimo vince, il premio di maggioranza non può essere allora assegnato a Pdl e Lega, perché molti degli elettori di Maroni potrebbero non essere stati elettori dei partiti che lo hanno sostenuto».
Non solo. Besostri contesta la stessa legittimità elettorale di alcune liste. Il riferimento è all'escamotage adottato da alcune sigle politiche nella scorsa legislatura, a Consiglio regionale però già dimissionario: la costituzione di gruppi consiliari con l'evidente obiettivo di dribblare la raccolta firme. Felice Besostri, ex docente di Diritto pubblico comparato ed ex parlamentare dell'Ulivo tra il '96 e il 2001, commenta: «Una grande vittoria dei cittadini e dei giuristi democrati». Ambienti vicini al governatore fanno sapere che da parte della Regione c'è assoluta serenità e tranquillità: «Il lavoro va avanti senza nessuna preoccupazione. Si tratta di un cavillo burocratico».

di Andrea Senesi

vedi articolo: http://movimentomilanocivica.it/index.asp?art=593&arg=6&red=2

L'analisi del (non) voto di Mimmo Merlo
Occorre avviare e rendere effettivi i processi d’inclusione per frenare l'assenteismo

MILANO - Le elezioni amministrative del 2013, tenutesi solo a pochi mesi di distanza dalle politiche ed indipendentemente dal risultato positivo per i sindaci eletti in Lombardia (Sondrio, Lodi e Brescia) non che quelli di Roma e Treviso tra gli altri, denotano una diffusa presenza di liste civiche, che intercettano una percentuale di consenso che va oltre la messe che raccolgono i partiti identitari nati nel novecento o da loro derivati. L’università di Perugia che confronta i dati elettorali e ne analizza i flussi, rileva alcune tendenze che meritano un’accurata riflessione..

A queste elezioni amministrative, è andato a votare il 14% in meno rispetto alle precedenti amministrative (ai ballottaggi un ulteriore meno 15%), e con un calo altrettanto significativo (maggiore del 15%) rispetto alle elezioni politiche di Febbraio 2013. L’analisi dei comportamenti elettorali ha rilevato che solo il 50% degli elettori, (circa il 25% degli aventi diritto), avrebbe fatto la propria scelta secondo un principio di fidelizzazione, mentre l’altro 50% l’avrebbe maturata in modo progressivo nell’ultimo mese.

I numeri hanno il merito di essere inequivocabili, e solo la strumentalità politologica può ostinarsi a declinarli in modo strumentale o capzioso: la “Governance” del Paese si trova in una pericolosa situazione una credibilità ridotta ai minimi termini, e con i suoi “intrepreti costituzionali”, i partiti, con più accentuato tasso di sfiducia che supera il 90%.

Le amministrative, con l’elezione diretta del sindaco, avevano sin qui rappresentato, nell’articolato sistema di manifestazione della democrazia nel nostro Paese, il punto più alto di manifestazione della sovranità elettorale da parte dei cittadini, i quali davano più facilmente la fiducia al “loro sindaco”, perché, per la vicinanza, ne potevano controllare e misurarne l’operato; un’antica e consolidata tradizione della vocazione municipalista del Paese, che i dati relativi alla desistenza elettorale mettono in discussione con il rischio che un consolidato “baluardo” possa venir meno.
Analizzando lo scenario da una prospettiva di tipo cartesiano, ci porterebbe a dedurre che sul piano complessivo di sistema Paese, ci veniamo a trovare in “una situazione limite”, aggravata dalla drammaticità della crisi economica che diffonde angoscia e con essa con l’endemico rischio minacce alla democrazia a partire dai suoi valori.

L’Europa, che per decenni ha rappresentato per la maggioranza degli italiani, la speranza di una “Sovranità Sovranazionale” che potesse indurre quella nazionale a imitarne i modelli virtuosi di Governance, rifuggendo da una pratica tanto autoreferenziale quanto provincialmente autarchica contribuisce a rendere lo scenario prospettico ancor più fosco.
Infatti l’Europa è in crisi, non ha saputo maturare un’autonoma e integrata visione del proprio ruolo nel sistema globale, rifuggendo troppo spesso nella condizionata difesa delle singole identità nazionali, costringendosi così a cedere sovranità al proprio esterno, e a farla cedere al proprio interno, in ossequio al principio di “virtuosità” politico-economico-finanziaria, ai suoi membri più deboli. Ciò comporta che nella U.E. incominciano a farsi sempre più sentire le forze dello scetticismo, che intercettano il diffuso spavento dei cittadini, premendo sulle istituzioni per creare condizioni differenziali all’interno e minacciando così il valore strategico del progetto di Unione Europea.

Tutto ciò sta pericolosamente accadendo mentre le democrazie, se non lo sono già, rischiano di involvere in una fase di tipo “post democratico”; dove per post democrazia definisce lo scenario nel quale i sistemi politici continuano ad essere regolati da norme democratiche, la cui applicazione, però è progressivamente svuotata dalla prassi politica e di “governance”; il nostro Paese da parecchi anni si trova in una situazione di Post Democrazia, per buona pace dei cultori della forma della nostra Costituzione.

Domandarsi quale ruolo possono o debbano svolgere le “Liste Civiche”, che non possono che essere che quelle che hanno innanzitutto la visione di come deve essere configurato sia il modello di Governance e sia il funzionamento dei suoi processi decisionali.

Un modello di Governance, che per dirla anche con il neo PD Barca, non può che essere basata sulla “necessità democratica” di fare uscire i partiti dalla “Governance” stessa, prerequisito questo che richiede però un ulteriore passo evolutivo, il riconoscimento della sovranità dei cittadini che non si esaurisce nella delega elettorale, ma che impone modelli di governo orientati all’inclusione, processati nella logica della condivisione per ricostruire un rapporto di senso di appartenenza civica fondamentale per difendere la democrazia.

La seconda repubblica è fallita per l’assoluta assenza di un progetto politico; per lungo tempo si è assegnato il compito di surrogare la politica con l’evocazione moralistica in nome di un’etica diversamente declinata più personalizzata che strutturata, il risultato è che dopo quattro lustri ci si ritrova senza una politica, senza un’etica di governo di tipo europeo, e con un elettorato spaventato che vede minacciato il suo presente ed un futuro diverso da quello immaginato, piuttosto angosciante.
L’Italia non è un’isola, dovrebbe capirlo anche il PD, espressione politica più sintesi del passato che partito visionario di una prospettiva d’integrazione politica in Europa, e caratterizzato da una forte propensione al confronto con il sistema complesso di relazioni economiche, sociali e civili nel complesso sistema globale.
A tracciare i binari della politica che serve, almeno da noi, non possono essere i partiti novecenteschi, perché sommersi da una concezione autarchica della politica e perché per molti di essi, per l’impossibilitati nel trovare riscontri positivi alla vocazione ideologica di tipo internazionalista.
Ma non lo riuscirà a fare nemmeno il PD, se continua a considerarsi “ircocervo innovativo” atipico in Europa, anziché, a pieno titolo, parte attiva della sinistra democratica europea e globale, e ancora dibattuto sul ruolo egemone dell’istituzione partito sia nella politica che nella “Governance”.

Partendo da queste considerazioni, le liste civiche, quelle nate sul modello milanese, sono chiamate a compiere delle scelte distintive di qualità, sia nello stimolare una visione meno isolata della politica nazionale, sia nel provocare a livello territoriale un diverso modello di visione della governabilità.
Se le liste civiche si limitano a essere un veicolo, per trasporti elettorali che si possono meglio valorizzare che non in altre liste, o per promuovere la competenza o la moralità fine a se stessa, la loro prospettiva non potrà che essere condizionata dalla maggiore o minore capacità di rinnovarsi dei partiti, o dal disimpegno elettorale, che esaurito il bonus novità, finirà per coinvolgere anche le liste civiche .
Essendo movimenti e non partiti, dovranno caratterizzare le loro iniziative per la difesa vera della democrazia, partendo da una laicità di approccio, pronti al confronto senza tabù e “pregiudizi sacerdotali”, qualificando la propria scelta di campo, non tanto su una presunta diversità etica o tecnocratica, bensì sulla distintiva concezione della qualità della democrazia nelle Governance territoriali del terzo millennio e nella riaffermazione della centralità delle comunità territoriali in una visione unitaria del sistema Paese. Una forte e consolidata democrazia locale, fondata sulla condivisione civica per andare oltre una limitata concezione “giuridicizzata” dell’amministrare, finalizzandola al coinvolgimento di un volontariato civico a sostegno del perseguimento sia di innovazione e sia alla ricostruzione di quel tessuto civico che in passato costituiva il collante della solidarietà e responsabilità civica che caratterizzava i rapporti tra le comunità e chi le governava.
 

La ricostruzione di una forte credibilità tra istituzioni e cittadini a livello territoriale non può che rappresentare l’antidoto per un’involuzione pericolosa della democrazia sostanziale, ancor più in uno scenario di rafforzamento delle autonomie (federalismo e municipalismo) declinati in uno scenario di responsabilità e solidarietà. Proprio a partire dalle realtà dove i Movimenti Civici sono parte attiva della maggioranza, dovrebbero caratterizzarsi le iniziative per avviare e rendere effettivi i processi d’inclusione, ovvero che le città diventino Smart soprattutto perché i processi decisionali hanno il conforto del consenso nel durante del processo e non ideologicamente ex ante né tanto meno, propagandisticamente, ex post.


Per queste ragioni il Movimento e i Movimenti Civici non necessitano pregiudizialmente di un leader, bensì di facilitatori e di interpreti delle iniziative coerenti del movimento.
Ritengo che l’iniziativa del convegno " PARTITI POLITICI E I MOVIMENTI CIVICI' " del PD e dei compagni e amici di Lecco, meriti la massima riflessione, e che possa rappresentare l’incipit di un processo di riflessione sul ruolo sia delle Liste Civiche, e sia del PD nell’attuale congiuntura politica non che in prospettiva.

di Mimmo Merlo 

Proposte civiche per far ripartire Milano
Verso la prima Conferenza Generale del Civismo Metropolitano e Regionale.
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Milano - ''You’ll never walk alone!'' : il famoso (per chi segue il calcio) coro dei tifosi del Liverpool accompagna da sempre le partite della squadra. In casa, in trasferta, all'estero, migliaia di voci a incitare e sostenere i 'reds'' dal primo all'ultimo minuto, quando stanno vincendo, ma soprattutto nei momenti in cui sono in difficoltà, in cui soffrono non riuscendo a uscire dall'area di rigore.
 

Viene quindi spontaneo, dal cuore fare sentire - ora più che mai - alla squadra ''rosso-arancione'' di Palazzo Marino, il sostegno forte e chiaro di chi come noi forse proprio tifoso non lo è mai stato, ma dichiarato e appassionato attivista civico - mettendoci faccia, energie, lavoro - sicuramente si!
 

''Ma ....noi...chi? Chi siete? Di chi stai parlando?''domanda incredulo e sornione l'amico che mi sta davanti e prosegue '' vedi ancora facce allegre, motivate e piene di speranza di cambiamento in giro? Io no! Smarrimento e Sogni infranti tra gli elettori, Solitudine e Sbandate continue in Giunta.....parenti molto prossimi di Sconfitta in arrivo!!'' .
 

''Sei tu che sbagli '' replico convinto ad alta voce '' il lavoro fin qui fatto è stato enorme, in mezzo alla crisi più dura del dopoguerra e con il Governo che taglia risorse economiche agli enti locali per centinaia di milioni di euro.
PGT, area C, derivati, parcheggi e Pisapia con l'indice di gradimento sempre alto..... Proprio in questi giorni stiamo lavorando alla seconda edizione di un opuscolo che racconta le attività e i progetti realizzati dalla Giunta nel suo secondo anno di lavoro......più di 20 pagine!'' concludo soddisfatto.
 

''Bene! buona iniziativa, ma la città dovrebbe essere coinvolta, non solamente informata ex post, nelle decisioni, almeno in quelle più rilevanti. Per davvero però! Il Sindaco ritrovi il tempo per il dialogo continuo e diretto con i cittadini. Affronti con noi le questioni più spinose e ci faccia partecipi delle difficoltà che incontra. La partecipazione è il comandamento civico per eccellenza oppure un effimero slogan elettorale?? Il Sindaco dimostri di essere il responsabile di una Comunità e non il comandante di un fortino assediato!''
 

L'amico ora è un fiume in piena. Provo a interromperlo ''… ma… i partiti.... la coalizione....le maggioranze....la realpolitik....''.
 

'' Finiti per sempre. Guarda i dati dei votanti delle ultime comunali: i numeri parlano chiaro, così come l'indicazione politica : vincono i candidati sostenutiapparentati con le Liste Civiche.
 

Anche Maroni lo ha capito e in tutta fretta ha dato vita a una lista civetta risultata decisiva (con l'election day) per la sua sofferta vittoria in Regione a febbraio''.
 

Fin qui il breve dialogo immaginario tra i due ''sè'' presenti oggi - molto probabilmente - dentro ogni milanese festante in Piazza Duomo appena due anni fa.
 

Ma la partita è ancora apertissima....siamo soltanto alla fine del primo tempo, in cui - dopo un inizio promettente - la squadra è andata progressivamente smarrendosi tra poco comprensibili sostituzioni di giocatori (i rimpasti) e clamorosi autogol mediatici (i gelati).
 

Uscendo anche dalla metafora calcistica - lontani dall'universo dei critici di professione e nulla pretendendo di insegnare - intendiamo unicamente di nuovo porre in evidenza alcuni elementi di riflessione politica, frutto dell'esperienza di tre recenti campagne elettorali vissute - con ruoli differenti- sempre in prima linea:
 

 

  1. il progetto vincente del 2011 prefigurava una visione complessiva di Milano proiettata nel futuro, dinamica, attrattiva, multietnica, inclusiva, attenta a non lasciare indietro nessuno. Se ne sono - purtroppo - perse le tracce, travolti dalle urgenze - pur importantissime e a volte terribili - dell’amministrare quotidiano
     
  2. ritorni il coraggio  di ''pensare in grande''. Per il ruolo di Milano in Italia e nel mondo, ma anche per i tantissimi cittadini che si sono messi in gioco, molti per la prima volta, in nome di una credibile promessa politica di cambiamento a portata di mano
     
  3. la città venga coinvolta sul serio sulle questioni strategiche, di lungo periodo. Ad esempio su EXPO 2015 e Città Metropolitana 2014, il reale livello di informazione/conoscenza è ancora vicino allo zero
     
  4. vengano ricercate e poste in essere modalità concrete di dialogopermanente/coordinamento tra i vari attori del civismo (Assessori indipendenti, Consiglieri Comunali, Movimenti e Comitati).Verrà così rafforzato il sostegno politico al Sindaco ed evidenziato il ruolo di “facilitatore laico” della componente civica nella comunicazione verso i cittadini
     
  5. più in generale, venga data forza organizzativa e maggiore visibilità politica al civismo metropolitano e regionale. Lo si faccia crescere, investendo sulla costruzione di ''un pensiero forte e unificante'' e di reti territoriali di competenze diffuse, connesse e collegate. Il tempo del dialogo alla pari con i partiti è arrivato. I voti sempre più verranno ‘’pesati’’ e non soltanto contati per misurare rapporti di forza e stabilire alleanze durature nel tempo
     
  6. La formula del Patto Civico venga non solo mantenuta ma rafforzata

 

Per tutte queste ragioni, proponiamo a tutte le sopramenzionate espressioni  del civismo lombardo di condividere l’organizzazione della Prima Conferenza Generale del Civismo Metropolitano e Regionale.
 

Noi del Movimento Milano Civica ci saremo.
 

di Nanni Anselmi presidente MMC

Elezioni Regione Lombardia
Nuovo appello al voto utile rivolto ai delusi della Lega

MILANO - «Scelta civica sostiene Albertini. Ambrosoli? Rispettabilissimo, ma un po’ meno collaudato». Il premier Mario Monti tenta così di arginare le dichiarazioni di candidati della sua lista che, per il voto in Lombardia, si stanno orientando su Umberto Ambrosoli, “tradendo” il candidato Gabriele Albertini. Il giudizio sull’inesperienza non va giù, però, al candidato del Patto civico del centrosinistra che lascia da parte toni soft per rispondere a Monti: «Basta balie. È ora che si lasci spazio a una generazione diversa. Basta con chi dice che servono 40 anni di gavetta per governare». Risponde così, l’avvocato, anche allo stesso Albertini che ieri lo accusava di «non avere esperienza di nessun genere, né ammini-strativa, né politica, la giovane età non basta». Concetto simile, ma in un contesto e con parole diverse, Ambrosoli lo riserva anche al suo concorrente Roberto Maroni, che di lui ha detto che «è come mettere una macchina da corsa nelle mani di chi non ha neanche la patente». Frecciata netta: «Loro forse la patente l’hanno comprata come le lauree in Albania».

È la questione voto utile, disgiunto o come lo si voglia chiamare a scaldare gli animi. Mentre Roberto Maroni annota che sulla questione «vedo grande nervosismo tra i miei avversari: questo dimostra che hanno paura di noi, ma questi giochetti porteranno voti all’unico candidato che può vincere e che si chiama Maroni». È tra i centristi, terreno di caccia per entrambi gli schieramenti, che si consumano i dubbi sul voto utile. Con un Albertini sempre più irritato dalle dichiarazioni e dai distinguo di chi dovrebbe appoggiarlo, da ultimo, ieri, Pietro Ichino: «Espressioni personali che non hanno nulla a che vedere con la proposta della lista civica, casi isolati», insiste l’ex sindaco. Dall’altra parte c’è Ambrosoli che tira dritto sul suo messaggio: «Tanti, e non solo gli elettori montiani, sapranno scegliere tra il vecchio e il nuovo, tra chi guarda alla propria dimensione esclusiva e chi interpreta il cambiamento. Anche a chi è comprensibilmente deluso dalla Lega dico: scegliete il vostro consigliere, ma per la presidenza scegliete la novità, scegliete me». La partita è a due, insiste Ambrosoli, perché Albertini non ha chance e «il primo a saperlo è proprio lui».

Dunque, votare Albertini non sarebbe utile. Ma va soprattutto in pressing sul Carroccio, Ambrosoli, e ribalta l’accusa di «incesto» rivolta ieri da Roberto Maroni a Monti e Bersani: «Gli elettori leghisti che ho incontrato a Lecco dicono che gli era stato promesso che l’accordo con Berlusconi non si sarebbe più fatto: l’inciucio è qualcosa che appartiene più alla loro cultura che alla mia».
La chiamata al voto utile soprattutto per i centristi è davvero il mantra di tutto il centrosinistra, in questo momento. Maurizio Martina, il segretario regionale del Pd, punta al voto «di lista perdifferenziarsi nella scelta dei candidati in Consiglio, ma come presidente la scelta è Ambrosoli, e può esserlo per quel quasi 70 per cento di elettorato lombardo che, stando ai sondaggi, non voteranno per la Lega e il Pdl». Enrico Marcora, consigliere ex Udc e ora candidato del Centro popolare lombardo (che ieri era alla biciclettata per Ambrosoli da Palazzo Marino a Palazzo Lombardia conaltri 500 ciclisti) avverte: «Il futuro della Lombardia si gioca all’ultimo voto tra Ambrosoli e Maroni, molti montiani lo hanno capito ».

di Oriana Liso

Elezioni regione Lombardia
Lombardia civica: a Lodi la lista montiana sparisce dalla scheda

MILANO - Fuori dalla corsa elettorale a Lodi il Movimento Lombardia civica, quello che sostiene Gabriele Albertini nella corsa al Pirellone. La commissione elettorale presso la Corte d’Appello di Milano ha escluso la lista per un motivo formale: il pubblico ufficiale che ha convalidato le firme a sostegno della lista poteva farlo solo nel territorio di Milano e non in quello di Lodi. La battuta d’arresto non scalfisce però Gabriele Albertini, che prosegue nella campagna elettorale con l’ariete in mano, rilasciando commenti e repliche trancianti. Lucia Castellano, assessore uscente della giunta Pisapia, candidata a capo della lista civica per Ambrosoli in Regione, raccontava ieri le linee guidadel suo impegno futuro: «Lavoreremo nella direzione opposta a quella di Zambetti sui problemi della casa e di Albertini sul tema della tutela del territorio e dei parcheggi». Questo perché, per Castellano, l’ex primo cittadino milanese ha lasciato in eredità «il problema parcheggi, diventato un pantano», questione di cui si è occupata fino a qualche giorno fa, come assessore ai Lavori pubblici. Non lo avesse mai fatto. Nel giro di qualche ora la replica di Albertini arriva secca: «Non si azzardi mai più l’ex assessore a farsi facile pubblicità con il mio nome. Mi sorprende che una ex direttrice del carcere di Bollate si abbassi a questi mezzi. Mi tira in ballo ben sapendo che non sono mai stato oggetto di indagini della magistratura e ben conoscendo la mia dirittura morale». Toni troppo alti per non richiamare la controreplica: «L’ex sindaco mi risponde cercando la polemica perché conosce benissimo i disastri che ha lasciato a Milano con il suo piano parcheggi e sa che questo é il motivo per il quale io sarò in Regione l’anti-Albertini».

(or. li.)

Elezioni Regione Lombardia
"In regione sarò l'anti-Zambetti e l'anti-Albertini"
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MILANO -  Lucia Castellano dalla sede del Comitato Ambrosoli ha presentato ufficialmente la sua candidatura: "Ieri sera il Sindaco Pisapia ha comunicato le dimissioni dell'On. Tabacci, del Vicesindaco Guida e le mie. Siamo tutti e tre pronti per portare in Parlamento e in Regione i valori e i principi che ci hanno sostenuto durante questo periodo in Comune. Per quanto mi riguarda - afferma la capolista del Patto Civico - continuerò il lavoro per i cittadini e per il territorio con lo stesso impegno e la stessa passione. Mi auguro che la Lombardia torni a essere una Regione la cui politica sia improntata sulla legalità. In un anno e mezzo di lavoro al Comune ho potuto toccare con mano quanto sia difficile amministrare con una Regione nemica e con enti regionali improntati all'autoreferenzialitá piuttosto che alla realizzazione di un servizio pubblico. Con Ambrosoli ci impegneremo per la rigenerazione dell'Ente e per tutelare i diritti e la qualità della vita di tutti i lombardi. Lavoreremo nella direzione opposta a quella di Zambetti sui problemi della casa e di Albertini sul tema della tutela del territorio e dei parcheggi". 

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Il sindaco scende in campo con Ambrosoli e sprona: “Tutti dobbiamo fare qualcosa in più”
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MILANO - È arrivata al rush finale, la corsa verso il Pirellone. Con il conto alla rovescia che partirà ufficialmente questa settimana. A cominciare da giovedì, quando mancherà esattamente un mese al voto, e la coalizione di centrosinistra firmerà il programma: dovrà essere depositato entro sabato (da venerdì si apre la finestra per la presentazione) insieme alle liste dei candidati: «Sono 70 pagine di idee e impegni, una vera chiamata alle armi», spiega Umberto Ambrosoli. Ed è alla vigilia di questa settimana di svolta, che Giuliano Pisapia suona la carica: «È arrivato davvero il momento di ingranare la quarta — esorta il sindaco con un messaggio sul suo profilo Facebook — . Queste elezioni dobbiamo vincerle a tutti i costi e dobbiamo impegnarci uno a uno». Una sfida doppia: «Dobbiamo vincerle in Lombardia perché è qui che le vinceremo in Italia». 
Entrano nel vivo le Regionali. E il sindaco scende in campagna elettorale. Per Pisapia bisogna partire da qui anche per cambiare colore al governo nazionale. «Dobbiamo togliere la Lombardia dalle mani di chi l’ha ridotta così: opaca, poco dinamica, incapace di produrre ricchezza. Dobbiamo togliere l’Italia dalle mani degli incapaci, per cominciare. Ma anche da chi vuole farci credere che a governare deve essere la tecnocrazia e non la politica», dice. L’ultimo riferimento è a Mario Monti. Che ieri ha spiegato come la presenza dell’ex sindaco non danneggi Ambrosoli. Per il premier uscente, infatti, «la prosecuzione dell’impegno» di Gabriele Albertini «rende meno probabile l’affermazione di Maroni ».
Ambrosoli si prepara a un tour «intensissimo» della Lombardia. Lo stesso Pisapia potrebbe affiancarlo in alcune iniziative anche fuori Milano. «Da oggi è scattata la carica», è l’incitamento del sindaco. Il modello è l’entusiasmo che ha portato alla vittoria del 2011: «Abbiamo cambiato Milano, cambieremo la Lombardia », assicura. Il traguardo: «Portare Ambrosoli al palazzo della Regione». Un «ragazzo», lo definisce Pisapia, «con una storia che ci garantisce e la voglia di mettersi in gioco». Anche il segretario regionale del Pd, Maurizio Martina, è sicuro: «Partirà una mobilitazione straordinaria e senza precedenti».
Sul piano del contenuti, per Ambrosoli è stato il giorno dedicato ai giovani. «Il primo atto da presidente sarà convocare i rettori di tutte le università per studiare insieme a loro un sistema che rilanci la ricerca e le prospettive per i giovani», ha detto. E ancora: «Le proposte per i giovani sono trasversali a tutto il programma: dall’università all’apprendistato fino alla loro autonomia abitativa». Con quali fondi? «Scegliete uno scandalo di questi anni e traducetelo in borse di studio. Quante risorse si sono buttate via?», ha detto Ambrosoli alla Feltrinelli, dove ha presentatocon Piero Bassetti e Lucia Castellano il libro “Liberi e senza paura” scritto con il responsabile della sua campagna, Stefano Rolando. In quelle pagine spiega: «Sono convinto di poter rivolgere il mioragionamento agli elettori moderati dimostrando loro che nel nostro centrosinistra si sono superate le rigidità ideologiche che hanno caratterizzato la sinistra del passato». Duro il giudizio sull’ultimo mandato di Formigoni: «Si è assistito a un numero incredibile di episodi di depravazione del potere». Con il presidente uscente è andato in onda un botta e risposta su Expo: «Quando miinsedierò a Palazzo Lombardia perderà i suoi poteri da commissario generale», ha detto l’avvocato. La replica: «Non vincerà le elezioni».

di Alessia Gallione

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Comunicati stampa
25/03/2015 23:31 - LAVORO AGILE. UNA GIORNATA SPECIALE IN 300 UFFICI DA MILANO A CATANIA
25/03/2015 23:30 - SALUTE. FARMACIE COMUNALI APERTE PER ESAMI GRATUITI AI MILANESI
25/03/2015 23:30 - AMBIENTE. IL COMUNE ADERISCE ALL’INIZIATIVA “EARTH HOUR”
23/03/2015 21:30 - CONSIGLIO COMUNALE. DIMEZZATO IL NUMERO DELLE BENEMERENZE CIVICHE
23/03/2015 21:29 - MILANO. PISAPIA: "GRAZIE A CHI MI HA ESPRESSO STIMA E APPREZZAMENTO"
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