Primo Consiglio Metropolitano
L'intervento di Michela Palestra – Consigliere Metropolitano e Sindaco di Arese
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Milano 8 Ottobre 2014 - Egregio Sindaco Metropolitano, egregi Colleghi Consiglieri Metropolitani, buon inizio e buon lavoro.
Vorrei cominciare proprio con questo augurio per il grande lavoro che ci aspetta nei prossimi mesi con la scrittura dello statuto della Città Metropolitana e che vorrei sottolineare, non è forma, ma è sostanza.

Siamo chiamati a costruire lo strumento base della città metropolitana di Milano con una grande sfida a cui nessuno di noi può sottrarre: dovremo essere capaci di tradurre in ricchezza, quello che è anche una fatica, il nostro ruolo di amministratori in un elezione come questa che accomuna tutti noi nel ricoprire anche un ruolo di Sindaco o Consigliere Comunale. Questo ruolo però ci permette di mettere al servizio la nostra esperienza amministrativa con tutte le difficoltà che incontriamo nella nostra azione quotidiana e provare a dotare la città metropolitana di strumenti di governo efficaci e sinergici con il territorio in modo che si configuri come un ente più efficace e più rispondente alle necessità in materia di trasporti, di infrastrutture, di servizi, solo per citare alcuni ambiti.

ll trasporto locale, il welfare, la sanità non ospedaliera, la pianificazione urbanistica e delle aree verdi, la casa, i servizi urbani come rifiuti costituiscono le competenze della Città Metropolitana.

Dovremo tradurre in ricchezza anche la nostra eterogenea provenienza politica e geografica e metterla al servizio di questo momento costituente, trasversalmente, pluralmente, per la costruzione di uno strumento capace di regolamentare la città metropolitana di oggi e di domani.
Credo fermamente che non siamo qua per difendere un'appartenenza o un colore politico ma dobbiamo più che mai metterci al servizio e tradurre in norme e regole per territori, per avere strumenti efficaci e fare in modo che questo nuovo soggetto istituzionale si distingua per concretezza ed efficacia.

Ognuno di noi è portatore di istanze che deve essere capace di tradurre in regole di interesse pubblico generale, sovra-comunale: noi Consiglieri Metropolitani, amministratori dei territori, siamo i soggetti attuatori di questa nuova politica metropolitana e dalla nostra capacità di coesione verso la realizzazione del bene comune nascerà la Città Metropolitana.

All’interno del Consiglio Metropolitano, il Civismo che ho l'onore e l'onere di rappresentare, portera il suo contributo innovativo guardando sia alle grandi questioni che riguardano le linee guida del governo di area vasta, sia alle istanze e alla progettualita dei territori e dei cittadini, con l’intento di promuovere la democrazia locale e partecipata, stimolare la cittadinanza attiva, promuovere la responsabilita verso la vita pubblica e il bene comune.

Questo momento è determinante ed è una grande opportunità, la posta in gioco e alta si tratta di dare vita a una nuova stagione democratica e partecipativa che avrà come protagonisti i Comuni.
La costruzione della Citta Metropolitana e l'occasione per ridare slancio all'area metropolitana milanese e al ruolo di traino che essa svolge per lo sviluppo dell'intero Paese.

Grazie e ancora buon lavoro a tutti noi.

 

Michela Palestra – Consigliere Metropolitano e Sindaco di Arese 

Città metropolitana e civismo
L'intervento di Elisabetta Strada al convegno "Europa delle città"
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MILANO - Saranno le città europee, dove vive la maggioranza della popolazione, con il PIL più elevato , dove si concentra la capacità di innovazione e sviluppo, che avranno maggior peso nella creazione dell'Europa.

In Italia stiamo andando verso le città Metropolitane. Soprattutto noi qui a Milano e provincia. Quindi quale l'Europa delle città? Quale città e come dovrà essere la nostra CM in questo sviluppo e processo?

La creazione della CM sarà una straordinaria opportunità per noi cittadini, amministrativi e non, di sviluppare e costruire una città nuova. La Città dei Comuni. La città dei cittadini. Una città metropolitana che diventerà un vero interlocutore in Europa. Una nuova opportunità per mettere in rete tutte le funzioni fondamentali degli enti interessati, per ottimizzare i soggetti intermedi coinvolti, per ridefinire i ruoli e i compiti degli stessi evitando sovrapposizioni di servizi e costi raddoppiati.

Un'occasione per ridisegnare i servizi che quotidianamente coinvolgono la vita dei cittadini, in un'ottica di ottimizzazione di miglioramento degli stessi. Pensiamo ad una politica che sviluppi strategie comuni, che individui un ragionamento per aree comuni e omogenee, che sviluppi strategie collettive, come ad es . per lo smaltimento dei rifiuti, che sviluppi un nuovo sistema e nuove tariffe dei trasporti , della tutela del territorio, dell'ambiente dei parchi.

Pensiamo ad un percorso di residenzialità metropolitana, oltre ai confini dei singoli comuni. Pensiamo al miglioramento della vita quotidiana dei singoli cittadini, basato sulla necessità di un servizio e di una politica degli orari e tempi metropolitani. Ma soprattutto é la chiave di volta per individuare un percorso congiunto in termini di legalità e strategie politiche sul bene comune, che non finisce laddove iniziano i confini della città limitrofa, ma che migliori il risultato in termini di efficacia, tempistiche e qualità.

Noi come MMC stiamo portando avanti un lavoro di rete. Una rete civica organizzata ma fuori dalle logiche dei partiti. Una forza politica fortemente proiettata sul bene comune e sul bene dei cittadini, con esigenze che partono dal basso e non calate dall'alto. Una rete che lavora insieme ai partiti, ma non come i partiti.

Il civismo metropolitano oggi é rappresentato dal 45% dei consiglieri attualmente eletti in tutti i comuni della provincia di MI. Siamo una forza metropolitana.
La rete civica è partita, si é messa in moto e vuole arrivare al momento della creazione della nuova conferenza statutaria del Consiglio Metropolitano, come una forza politica quanto più compatta e coesa possibile, ma libera di rappresentare la voce della città, i reali bisogni della città e soprattutto dei cittadini.

Lontana da demagogie e ideologie. Ma vicina al bene comune. Il cammino é incominciato. Il cammino verso la città metropolitana dei cittadini.

Faccio mie le parole di Don Primo Mazzolari:
 

“MI IMPEGNO” di Don Primo Mazzolari

Mi impegno: io e non gli altri,
né chi sta in alto, né chi sta in basso,
né chi crede, né chi non crede.

Mi impegno: senza pretendere che altri
s’impegnino con noi o per loro conto,
come me o in altro modo.

Mi impegno: senza giudicare chi non s’impegna,
senza accusare chi non s’impegna,
senza condannare chi non s’impegna,
senza cercare perché non s’impegna,
senza disimpegnarci perché altri non s’impegnano.

Mi impegno perché non potrei non impegnarmi.

C’è qualcuno o qualche cosa in noi
-un istinto, una ragione, una vocazione, una grazia-
più forte di me stesso.

Mi impegno: di portare un destino eterno nel tempo,
di sentirmi responsabile di tutto e di tutti,
di avviarmi, sia pure attraverso mille erramenti,
verso l’amore, che ha diffuso un sorriso di poesia
sopra ogni creatura.

Dal fiore al bimbo,
dalla stella alla fanciulla,
che ci fa pensosi davanti a una culla
e in attesa davanti a una bara.


MI INTERESSA
di perdermi per qualcosa o per qualcuno
che rimarrà anche dopo che io sarò passato
e che costituisce la ragione
e il senso del mio esistere.

 

di Elisabetta Strada   (elisabettastradaxpisapia.over-blog.it)

Occorre una vera e propria forma di nuova politica post-ideologica
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MILANO - I due anni trascorsi sono stati durissimi – e purtroppo ancora lo sono – per tutti gli italiani – o quasi – alle prese con la crisi di sistema economicosociale più grave del dopoguerra.
 
Sicuramente di carattere internazionale, ma certamente nel nostro Paese aggravata dalla complessiva, cronica arretratezza/inadeguatezza del sistema Italia: fisco, impresa, lavoro, giustizia, le infrastrutture telematiche, i trasporti. Pubblica amministrazione ottocentesca, ma più di tutto, al primo posto nella top ten dei disastri nazionali, la partitocrazia, dunque i politici… non la politica.

Ripetuti comportamenti da codice penale profondamente indegni del mandato parlamentare, totale mancanza di serietà nell’approccio ai progetti di modernizzazione - sempre infilatiimbucati in provvedimenti dell’ultimo momento in affanno tra mille emergenze -, volgarità mediatiche oltre ogni limite, burocrati presuntuosi e perdenti, furbi impresari televisivi hanno portato il sistema dei partiti – anche quelli personali di nuovo conio – al collasso che è sotto gli occhi di tutti, non soltanto di noi italiani.

Ciò che si intende per ‘’fare politica’’- la partecipazione e la ricerca di una sintesi tra gli interessi particolari dei singoli in nome del bene comune – ha perso ogni senso compiuto per tantissimi cittadini, soprattutto giovani, non per loro mancanza di sensibilità nei confronti della cosa pubblica, ma per l’inadeguatezza palese dello strumento organizzativo – il partito – previsto dal Costituente per l’esercizio democratico del diritto di voto.

Una ottusa burocrazia trasversale agli schieramenti, sorda e impermeabile a qualunque richiamo/protesta proveniente dall’esterno gestisce oggi, grazie a una allucinante legge elettorale, in modo incontrollabile il nostro consenso, che diminuisce - anzi si sgretola – a vista d’occhio.

I due principali partiti perdono alle ultime elezioni complessivamente 9 mln. di voti, i non votanti superano stabilmente il 30xcento e oltre 10 mln. di elettori hanno premiato due formazioni non partitiche, M5S e SCELTA CIVICA.

L’ultimo dato sulla fiducia degli italiani nei partiti crolla al 3xcento dal 20xcento nel 2005…

In questo totale marasma – culminato con la sconcertante vicenda della elezione alla Presidenza della Repubblica – tuttavia già dal 2011 con il successo di Giuliano Pisapia era partito da milano un segnale forte di novità, di reale cambiamento vincente e coinvolgente che – guidato dalla leadership del sindaco di Miilano – avrebbe agevolmente potuto diffondersi nel resto del paese.

Sarebbe bastato un po’ di coraggio politico, pochi grammi di rischio di ‘’intrapresa politica’’ nel seguire, incoraggiare e dare sostanza alla felicissima intuizione – quella di coinvolgere la cittadinanza attiva e il voto di opinione – anche liberal-moderato – in un progetto di sinistra ‘’con-vincente’’ oltre i partiti.

Sappiamo bene invece come è andata e ne prendiamo laicamente atto, tuttavia altrettanto oggettivamente rimarchiamo con forza il fatto che quell’errore di visione e di lungimiranza politica ha provocato a milano l’arresto nel processo di avvicinamento coordinamento delle vari attori civici presenti in città: comitati, movimento civico, consiglieri comunali, assessori indipendenti.

Ciascuno con la propria ristretta strategia, tutti a subire le scelte di un alleato spesso prepotente e ottuso.

Ora si aprono nuovi spazi e sfide politiche stimolanti, situate in primis nei territori delle città metropolitane di ormai prossima costituzione, nelle dimensioni regionali,nelle elezioni europee.

Ora i numeri raccolti complessivamente dal civismo a milano alle ultime comunali – 24 mila - e regionali – 170 mila compresa tutta la provincia - devono renderci consapevoli di poter capitalizzare questo consenso al momento ancora episodico, fluido, indistinto e ambire al ruolo di autentica forza politica civica democratica, che sta nel territorio, che ascolta, ricca di competenze e di cuore.

In concreto, che cosa si intende per ‘’civismo democratico’, come si agisce affinché l’eletto rimanga fedele al proprio impegno di sostenere il servizio per il bene comune……

Innanzitutto il civismo democratico deve essere inteso come una vera e propria forma di nuova politica post-ideologica, laica, non pregiudizialmente di parte, orientata alla soluzione di singole questioni, portatrice di istanze locali provenienti dai territori,

In secondo luogo annoverarlo tra le forme di “partecipazione non convenzionale’’ alla vita pubblica, che si moltiplicano proprio mentre diminuisce inesorabilmente la frequenza alle urne.
La partecipazione a manifestazioni di piazza, la firma di petizioni, l’espressione di forme collettive di solidarietà in presenza di calamità naturali, nuove forme spontanee di economie di cooperazione provano che non siamo entrati in una nuova epoca di apatia politica e che l’idea di un crescente ripiegamento nella sfera privata è priva di fondamento.

Si sviluppa al contrario una politica simbolica, di mobilitazione su singole questioni non strettamente politiche (cause umanitarie, ambientali, di tutela del territorio e delle minoranze).
Il Civismo democratico organizzato in reti, in network mobili, capaci di trattare le differenze, può dare vita a formazioni politiche non ideologiche, creando un “CAMPO POLITICO FLESSIBILE E ADATTABILE”

Rivisitando e attualizzando l’idea olivettiana di ‘’comunità’’, attivando nuovi luoghi di costruzione del consenso - laddove i partiti non arrivano più -, ponendo al centro quale filo conduttore l’individuo che sperimenta e si espone in prima persona – il civismo democratico e organizzato può fornire al contempo un linguaggio e una coerenza intellettuale a questi differenti universi, proponendo un quadro sistematico per la descrizione di queste molteplici trasformazioni della democrazia contemporanea.

di Nanni Anselmi

Dopo la costituzione della Rete del civismo lombardo
Considerazioni di Paola Colombini sul ruolo dei movimenti di cittadini

MILANO - Gli interventi alla giornata di Lecco del 5 ottobre per la costituzione della Rete del civismo lombardo sono stati densi di stimoli per un ragionamento sugli obiettivi e i metodi della nostra azione.
Particolarmente interessante è stato il contributo del sindaco Virginio Brivio, che ci ha dato non pochi suggerimenti per individuare un modo “nuovo”, direi “civico”, di esercitare il mandato amministrativo.
Tra le tante e importanti cose dette dal sindaco, due mi sono sembrate di particolare significato: condividere con i cittadini i limiti del governare, non ingannare la gente.
Sulla stessa lunghezza d’onda Lucia Castellano – rigenerazione della qualità della politica – e Stefano Rolando: stare dalla parte dei cittadini, aiutarli a non chiedere la luna per poi poter dire che sono tutti uguali quando non ti danno la luna.

Per perseguire questi obiettivi occorre non soltanto esercitare pratiche virtuose come la trasparenza, l’informazione, l’ascolto e il dialogo, ma lavorare per un reale salto di qualità nel rapporto tra cittadini e politica, tra amministrati e amministratori.
Questo vuol dire condividere l’idea che costruire la cittadinanza attiva – e da lì ripartire – è la strada da percorrere.

La questione che in proposito vorrei proporre alla riflessione è questa.
Un cittadino può diventare soggetto attivo dentro il progetto politico del civismo democratico solo a una condizione: possedere gli strumenti per capire, scegliere, decidere, partecipare responsabilmente.
Il pensiero critico, svincolato dall’adesione aprioristica a un’ideologia di appartenenza (le ideologie, piaccia o no, hanno imboccato il viale del tramonto), può essere esercitato solo se si è messi nelle condizioni di conoscere e di ragionare.

Due articoli di la Repubblica del 30 settembre mi hanno suggerito, in proposito, qualche altro spunto.
Il primo, a firma di Mario Pirani, si intitola «Impervie ma obbligate le vie della democrazia». È incentrato sulle novità programmatiche e operative dei primi mesi di amministrazione del sindaco Ignazio Marino, ma le considerazioni generali che da esse emergono ci riguardano tutti. La scommessa di recuperare il rapporto tra amministrazione e cittadini è l’obiettivo più ambizioso e vitale di quel programma. In che modo? Con «l’uso spregiudicato e coraggioso della verità». Perno di questo progetto di rigenerazione democratica è, secondo Pirani, il bilancio comunale: «Far di conto è noioso e difficile... Sarebbe utile però che i cittadini s’impadronissero dei meccanismi che governano la sorte delle loro spese. La democrazia passa anche da qui».

Il secondo articolo è sulla glasnost finanziaria dello IOR: per volontà di papa Francesco, per la prima volta nella sua storia la Banca vaticana pubblicherà il proprio bilancio, provando ad aprire qualche squarcio di luce nelle nebbie di una gestione a dir poco opaca. Informazione, trasparenza, spiragli entro i quali ricercare una strada riformatrice e, si spera, un miglior timone.

Sono vicende diverse ma accomunate dalla necessità, che evidentemente appare ormai improcrastinabile per la sopravvivenza stessa delle istituzioni, di aggredire alle radici gli esiti degenerativi di politiche basate sull’arroccamento e sull’autoreferenzialità delle azioni di governo, e dei suoi protagonisti, che hanno prodotto una drammatica separazione dal corpo vivo della comunità di donne e uomini portatori di diritti, valori, ideali, bisogni e, non ultimo, di speranze.

Quale può essere dunque un obiettivo – ma anche un metodo – di MMC e della Rete del civismo lombardo?
Accanto alla rigenerazione politica, bisogna porre in primo piano la rigenerazione culturale. È un atteggiamento mentale, oltre che una pratica di buon governo, che riassume in sé informazione corretta non omissiva e sistematica, comunicazione, discussione, educazione dei cittadini all’esercizio della democrazia per una partecipazione consapevole e responsabile.

Come ho già scritto, il Bilancio in Arancio di MMC è stato in questo senso un’esperienza anticipatrice e lungimirante per chi abbia posto al centro del suo operare il Bene Comune, la cittadinanza attiva, la battaglia per la trasparenza nella cosa pubblica, il coinvolgimento, la costruzione di opportunità di trasmissione di saperi e di dialogo in ogni direzione: verso il basso e verso l’alto.

Questa prassi virtuosa – democratica, pedagogica e propedeutica alla pratica della cittadinanza – è dunque possibile, anzi è necessaria, e va esercitata a tutto campo perché il progetto civico trovi espressione innovatrice e caratterizzante, nutrendo e nutrendosi delle ricchezze rappresentate dalle donne e dagli uomini delle nostre comunità.

di Paola Colombini








 

Sul civismo un intervento di Titta Magnoli
Il voto in Lombardia conferma il successo delle liste dei cittadini. Anche nel centrodestra

MILANO - Diminuzione dei votanti e considerevole aumento delle esperienze civiche sono i due dati fondamentali di questa tornata amministrativa. Da una parte non stupisce affatto che il primo esito venga giustamente considerato e enfatizzato dagli analisti. Dall’altra stupisce come l’avanzata del civismo venga derubricata, soprattutto al Nord, dove è stata elemento fondamentale del cambiamento del quadro politico. Ovviamente il civismo paga un difetto di reputazione, perché spesso si è abusato dello strumento, come fosse un semplice atto di cosmesi sotto il quale il ceto politico nascondeva i propri difetti e si riciclava sperando in una nuova vita. Spesso il civismo in passato è stato questo, refugium peccatorum, occorre darne atto: una foglia di fico sotto la quale venivano raggruppati i rimasugli di un sistema politico in mutazione.

Ma quello che sta avvenendo oggi è qualcosa di realmente diverso, il rischio vero è di non coglierlo appieno. Infatti, se la politica tradizionalmente organizzata perde consenso, non tutto va necessariamente nel contenitore del non voto. Molto va, in primo luogo, nel movimento Cinque stelle che avrebbe tutte le carte in regola per interpretare un approccio realmente civico alla politica. Purtroppo i grillini stanno vanificando questa possibilità chiudendosi in una struttura leninista, più rigida di quella partitica, che è proprio ciò da cui i cittadini (quelli veri) cercano di fuggire. Si può dire che lo spirito rivoluzionario del Movimento, con corollario di lessico incentrato sullo spirito di cittadinanza, stia arrivando alla fase del Terrore con una parabola dalla velocità inaspettata.

Altra cosa è il civismo diffuso che si muove liberamente sui territori, qualcosa che non ha forma precisa, ma che ha perso il suo aspetto di seconda gamba, costruita ad hoc dai partiti, e vive di vita propria. Basta scorrere le coalizioni dei sindaci che hanno vinto al nord per trovarne tracce significative che vanno ben oltre la fisiologia. Il civismo cresce molto, soprattutto con il centrosinistra, perché si sente più tutelato nella sua indipendenza. Ma cresce anche a destra, e sarebbe un errore non cogliere questo dato. Se l’esperienza guidata da Umberto Ambrosoli sta continuando a incrementarsi, nonostante l’esito negativo di elezioni regionali schiacciate sulla partita delle politiche, il civismo che si è coalizzato intorno a Maroni, guidato da Stefano Bruno Galli, dimostra che anche in Lombardia il tessuto politico post-leghista sta già prendendo forma. Non dovremo stupirci, infatti, se nei prossimi mesi succederà qualcosa di concreto che cambierà l’orizzonte della storia leghista.

Il Pd in Lombardia, come altrove, ha favorito la crescita di questo fenomeno, cogliendone l’essenza vera, quella di un’autenticità che non va contaminata. Ora occorre che il civismo inizi a camminare con le sue gambe, ad affrontare la sua vera sfida, quella di farsi e pluribus unum, da movimento frastagliato e multiforme a soggetto politico. Finora il grande salto non è riuscito, ma sembra proprio che il terreno sia pronto a recepire un cambio strutturale del quadro politico.

Finalmente il civismo può diventare soggetto politico. Questo sembra l’orizzonte più concreto, dopo anni di lavoro al Nord, che vedono in Pisapia l’esperimento più riuscito. La sfida è aperta. E se è vero che la Lombardia è il laboratorio dei grandi cambiamenti politici dell’Italia, quello che sta accadendo a queste latitudini è un fenomeno che va seguito con attenzione.

di Titta Magnoli
 

Milano e la nuova politica
Il bene comune torna in primo piano come valore guida di un rinnovato civismo

Da giugno il vento è tornato a fare il suo giro oppure è davvero cambiato? La città sta meglio o peggio ora rispetto a un anno fa? I nuovi milanesi si sentono più integrati o sempre lontani e cittadini di serie B? I ragazzi che studiano, lavorano, vogliono divertirsi sentono la città più vicina o sempre incapace di rispon-dere alle loro esigenze? Gli amministratori pubblici sono ritornati credibili e affidabili agli occhi dei cittadini? Potremmo continuare all’infinito con questi interrogativi in apparenza generici ma in realtà corrispondenti alla situazione di grave disagio pubblico e privato in cui stiamo vivendo. In realtà mai come nei momenti di crisi profonda, di difficoltà in aumento le persone sono costrette a darsi da fare, ad aguzzare l’ingegno per trovare vie di uscita.

Cosi è in ciascun ambito privato, cosi prova a essere la politica in cui situazioni e vicende immobili da tantissimo tempo, oggi sembrano avviarsi a soluzione rapida, ma purtroppo non indolore. Mai come ora la comunità dei cittadini diventa centrale per affrontare le pesanti conseguenze di provvedimenti dovuti alla gravissima crisi finanziaria attuale, ma comunque sentiti come ingiusti da larga parte della popolazione. Nei momenti di eccezionali situazioni di crisi, sempre – la storia ci insegna – l’esempio da seguire e i sacrifici da compiere sono venuti dall’alto, da chi ha responsabilità di governo e di indirizzo parlamentare. È su questi terreni che si misurano le capacità di leadership e di guida politica di un Paese.
Lontani da qualunquistiche invettive contro la casta, e da nostalgiche invocazioni di “lider maximi”, ma al tempo stesso consapevoli della crisi ormai irreversibile della attuale forma partito, riteniamo che un serio ragionamento su progetti innovativi di organizzazione democratica del consenso nel XXI secolo vada affrontato e ricercate in tempi non biblici soluzioni condivise ed efficaci.
A questo fine, sicuramente – come già in passato – Milano rappresenta un osservatorio politico di primissimo piano. In questa città a partire dagli anni ’80 hanno preso vita il socialismo “da bere” craxiano, il Tele – Comando del signor B., la secessione padana della Lega. Fenomeni politici tra loro profondamente diversi e assolutamente lontani dalla nostra idea democratica di vita in comune, tuttavia espressione degli”istinti animali” dell’individuo – competitività, difesa del territorio, successo personale – concetti da tempo sepolti sotto la coltre del duopolio Bianco/Rosso che ha guidato politicamente l’Italia dal dopoguerra fino alla caduta del Muro di Berlino. Ora siamo nuovamente di fronte a una svolta epocale: così come nel ’68 e nel ’93-’94 anche ora i giovani, le donne, gli eterni precari, i nuovi italiani ma soprattutto i cittadini “normali” hanno di nuovo ritrovato la voglia e il coraggio di tornare per le strade per occuparsi in prima persona del proprio futuro, reclamando a gran voce un ruolo attivo nelle decisioni pubbliche.
Il bene comune torna in primo piano quale valore guida di un rinnovato civismo che pone al centro del proprio agire il Municipio quale istituzione amministrativa più vicina alla gente. Dalla consapevolezza di avere ritrovato un forte legame diretto con gli elettori, deve partire il nuovo corso della azione politica di Giuliano Pisapia. Anche in tempi estremamente duri come quelli che stiamo attraversando, la cittadinanza ha dimostrato – e ogni giorno continua a dimostrarlo – maturità e attenzione nei confronti di provvedimenti e iniziative difficili da “digerire” e complessivamente è sempre pronta a sostenere il cambiamento promesso e annunciato dalla nuova Amministrazione.
Tuttavia questa apertura di credito non può essere considerata a tempo indeterminato, soprattutto se vengono ripetuti errori, dilettantismi, polemiche e indecisioni che si credeva dimenticati/superati per sempre. Palazzo Marino abbia il coraggio della impopolarità, proponga alla comunità progetti “sfidanti”, ponga l’interesse pubblico come bussola del proprio agire, ma prima di tutto muti radicalmente le modalità di rapporto con la città, instaurando un dialogo davvero continuo, trasparente e aperto con la gente. In questi primi mesi, è soprattutto mancato il metodo della comunicazione politica: timido, episodico e poco efficace. Così facendo si è mostrata solo la parte purtroppo necessariamente negativa (i sacrifici, le nuove tasse, i divieti) senza contestualmente rendere noto il progetto – il nuovo modo di concepire la città – e confermare la ragione per continuare a credere nelle promesse elettorali.
Il tempo per correggere la rotta esiste ma occorre agire subito con un linguaggio differente e con modalità operative nuove. Di seguito riproponiamo alcune proposte del Movimento Milano Civica, utili per essere discusse insieme:
1) I lunedì del Sindaco: il Sindaco potrebbe incontrare a distanza – via web – i cittadini, per raccontare la vita e il lavoro del Comune. Non una conferenza stampa ma un dialogo più “caldo” e cordiale;
2) La Giunta in città: ciascun assessore – a turno – potrebbe occuparsi di una delle nove zone di Milano, costruendo ad hoc un percorso di comunicazione personalizzata sui bisogni della singola zona. I Consigli di Zona sono il contenitore istituzionale appropriato per il dialogo con la città e con le organizzazioni presenti sul territorio (in primis, i Comitati per Pisapia). Un lavoro di coordinamento in questo senso non dovrebbe essere difficile da realizzare e in più otterrebbe il consenso dei cittadini che si sentirebbero finalmente presi in considerazione;
3) Il Comune in diretta: davanti a Palazzo Marino o in piazza Duomo o al Castello si potrebbero realizzare display in cui ogni giorno le principali notizie sull’attività del Comune vengono portate alla conoscenza dei milanesi. Le informazioni potrebbero essere scritte non solo in italiano ma anche in inglese, francese e in spagnolo per facilitarne la lettura ai nuovi milanesi.
In ultima analisi, ciò che emerge è la persistente assenza di un serio e innovativo progetto di colloquio e di informazione quotidiana alla città. In tal modo non riesce a evidenziarsi il pur rilevante sforzo quotidiano di cambiamento che Giuliano Pisapia e la sua amministrazione stanno seriamente tentando in una città cosi complessa e piena di aspettative. Il consenso ricevuto dalla larga parte dei milanesi non può e non deve essere messo “in banca” ma investito in un percorso di rinnovamento civico alimentato da quotidiani e diretti scambi informativi tra eletti ed elettori.

di Nanni Anselmi

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