Presidente del Gruppo Consiliare NOI MILANO BEPPE SALA SINDACO
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Grazie Presidente, 

Innanzitutto un caloroso benvenuto al nostro Sindaco al quale auguriamo un grande e felice lavoro per il bene della città e dei cittadini. Diamo anche il benvenuto alla Giunta, ai “vecchi” assessori a quelli eletti nella nostra lista e ai nuovi. Una Giunta dalla quale ci aspettiamo proposte e iniziative innovative, inclusive, efficaci e soprattutto un grande dialogo e ascolto con i cittadini e con il Consiglio Comunale.

 Personalmente mi fa piacere fare i complimenti alla Vice Sindaca Anna Scavuzzo, non solo perché "la prima capogruppo non si scorda mai..", ma soprattutto perché siamo certi delle sue capacità e che la delega che le è stata assegnata sia una delega molto importante. Spesso non si parla di scuola, ma le politiche scolastiche e educative sono fondamentali per il nostro futuro. Per la nostra città e lei saprà far diventare sempre più Milano Città dei Bambini e Città Educativa.

Un caro saluto anche a tutti i Consiglieri, quelli già conosciuti e quelli nuovi con cui avremo occasione di lavorare. Un saluto anche ai Consiglieri quelli che sono usciti dal Consiglio ma che sono stati dei compagni nei 5 anni passati, quali la Cons De Censi, il Cons Cormio e tanti altri che hanno dato un contributo importante per il bene della città.

Il nostro Gruppo Consiliare NOI MILANO BEPPE SALA SINDACO, è una realtà nuova nella storia politica di Milano, una realtà che raccoglie l'eredità del Movimento Civico nato 5 anni fa, che ha ottenuto un consenso ampio e diffuso in tutta Milano, diventando oggi la terza forza politica presente in Consiglio Comunale, con una ampia presenza nei 9 Municipi, ai quali, tra parentesi, auguriamo anche a loro un buon lavoro anche se alcuni di essi, vinti dall'opposizione, non riescono ad insediarsi  e a decollare come ad es il Municipio 2 e 9.

Siamo invece felici che il nostro Sindaco, nonostante sia stato eletto 15 giorni dopo l’elezione dei Municipi, in meno di una settimana abbia definito la Giunta. E oggi in poco più di 3 vede già la seconda seduta di Consiglio Comunale.

 La nostra mission sarà orientata a favorire proposte e iniziative di ampia inclusione nella nostra città. Una città animata da un fortissimo senso civico che la contraddistingue dalle altre città italiane, un animo ambrosiano, dove l'ascolto dei cittadini, il coinvolgimento delle professionalità, delle associazioni, delle università, delle persone e dei talenti presenti danno quel valore aggiunto che rende Milano, Milano. Un lavoro che servirà ad implementare il percepito e il riconoscimento di Milano quale città internazionale, operosa, solidale, accogliente, generosa, sempre in prima linea, la città tra le più desiderabili in Italia e nel mondo. Plaudiamo la prima uscita internazionale del Sindaco che sottolinea la visione strategica e il nuovo ritmo che si desidera dare a Milano. Una risposta immediata a Brexit, lontana dalle tempistiche della classica politica, che sottolinea un visione che va oltre alla quotidianità, che coglie la crisi e la trasforma in un’opportunità, dove si possono aprire i mercati, attrarre investimenti e offre a Milano la possibilità di diventare la vera città d’Europa, l’unica in grado di essere il motore per l’Italia, come ben raccontato sul Corriere di giovedì scorso da Garzonio. Ricordiamoci che a novembre ci sarà a Milano il congresso di Eurocities dovrà diventare un’opportunità per la nostra città. Da un lato abbiamo una visione e un obiettivo da raggiungere, dall’altro dobbiamo tutelare Milano medaglia d'oro della Resistenza, Milano capitale morale e tendere a far diventare Milano non più città a 2 velocità ma una città desiderabile per tutti perché Milano è la città dal "cuore in mano".

Un impegno difficile e importante che vuole dare risposta a quel 50% di cittadini che non si sente rappresentato dalla politica e che non va a votare e a quell'oltre 15% che vuole essere rappresentato non da un partito, ma da un gruppo civico o un movimento. Noi Milano che siamo cresciuti di oltre il 67% in queste elezioni, saremo sempre più attenti a dare voce alla città che vuole cambiare, innovare, includere, creare cultura e nuovi modi di vivere, al centro della sfida globale, senza lasciare indietro nessuno. Una città che sa riconoscere che l’altro è una ricchezza per l’io. Una città ambiziosa capace di volare alto attraverso gli occhi dei più piccoli.

Una profonda riflessione andrà fatta fin da subito sui grandi temi politici, sulla Città Metropolitana, ricordiamoci che si dovrà nominare il nuovo Consiglio già a fine settembre, quali sono gli obiettivi da raggiungere per la Città Metropolitana e come dargli un futuro perchè così rischia di non andare molto lontano. Va fatta subito una riflessione in Consiglio Comunale sui contenuti politici da dare a questa istituzione, un dibattito non legato ai nomi dei candidati da eleggere, ma sulle strategie, sulla visione che si vuole adottare, sulle funzioni necessarie, sulle risorse da individuare, su l’autonomia fiscale, sulla politica dei trasporti, sulla tariffazione unica, sul concetto di residenza in Città Metropolitana - non è possibile che nel 2016 un residente di Milano ricoverato in Humanitas non potesse votare per il proprio Sindaco perché l’ospedale é fuori dal confine milanese -  e su come far diventare la Città Metropolitana l’Organo che dialoga direttamente con lo Stato e l’Europa.

In quest’ottica alcuni dei temi e delle proposte che desideriamo avanzare al Consiglio per la città:

 ü  Ci auspichiamo che il Consiglio Comunale riesca ad essere innanzitutto un luogo di dibattito politico, non una semplice aula di parlantina sterile e spazio dove schiacciare come degli automi dei bottoncini colorati. Spazio dove le diverse posizioni politiche diventino arricchimento per la città, luogo di confronto e di crescita per tutti. Uno spazio di confronto politico oltre all’approvazione delle delibere di Giunta, ma sul confronto dalla visione della città, della Città Metropolitana, di Eurocities, anche un confronto obiettivo sulla recente riforma dei Municipi per individuare se sussistono degli spazi migliorativi e sul recente sistema e i risultati elettorali.

ü  Siamo molto contenti che il Sindaco e il Presidente del Consiglio abbiano parlato di necessità d’innovazione anche nei confronti del regolamento di organizzazione e funzionamento del Consiglio Comunale. Da anni sosteniamo che questo regolamento non permette all’Aula di essere sede di dibattito politico elevato, sappiamo difatti che la stessa può trasformarsi in una trappola dove i lavori del Consiglio possono rimanere in ostaggio fino all’infinito. Una trappola che toglie la possibilità di governare alla maggioranza e non offre  all’opposizione uno spazio adeguato per un dibattito democratico. Un nuovo regolamento, studiato insieme all’opposizione, non prodomo della maggioranza, ma che sia fonte di restituzione di dignità alla politica, al ruolo del Consiglio Comunale e permetta all’opposizione di svolgere dignitosamente e in modo costruttivo il proprio dissenso potendo proporre anche interventi migliorativi, in un’ottica di rapporto dialettico con il Sindaco, con la Giunta e all’interno del Consiglio, per non perdere il controllo della gestione della materia e avere una Giunta che decida quanti più argomenti in autonomia, ma anzi che vi sia maggior programmazione e rispetto per il lavoro del Consiglio.

ü  Consiglieremo di continuare con la scelta di sobrietà che avevo proposto insieme al Presidente Barberis 5 anni fa e di prorogare il progetto non demagogico o ideologico fine a se stesso (come dal mio semplice punto di vista dei pass per la sosta – e lo dice una che gira quasi esclusivamente in bici o al massimo in motorino- o dei biglietti dello stadio che singolarmente ognuno decide di donare secondo la propria coscienza) ma con una soluzione concreta di aiuto dei più fragili, confermando la scelta di rinuncia dei biglietti destinati agli Assessori e ai Consiglieri della prima del Teatro alla Scala, mettendoli in vendita per il sostegno di iniziative del terzo settore (NB nei 5 anni passati sono stati raccolti circa 200.000 euro all’anno e quindi sono stati donati quasi 1 milione di euro).

ü  Siamo molto contenti delle nuove deleghe all’innovazione e partecipazione, proporremo al nuovo assessore Lipparini di valutare la possibilità di creare un organo istituzionalizzato a livello centrale e municipale, alla Debat Public francese per potersi confrontare con i cittadini e le realtà del territorio, per condividere prima i progetti di forte impatto cittadino (si suol dire: prevenire è meglio che curare), evitando così ricorsi successivi al TAR, comitati per il no che allungano i tempi e aumentano le spese a carico del pubblico;

ü  Solleciteremo di individuare nuove forme di confronto e di comunicazione e di informazione alla città in trasparenza ma fruibili da tutti, sappiamo tutti quanto siamo stati carenti in questo e quanto ce ne sia bisogno, perché è un diritto conoscere,

ü  Chiederemo di aprire il Comune ai cittadini, un buon esempio è stata la prima seduta di Giunta al Giambellino, ma non basta, proporremo ad esempio i “Muncipi per strada”, 9 ape-car, uno per Municipio, che vadano nei mercati rionali, in giro per le strade a dare risposte, non solo durante le campagne elettorali, ma bisogna andare incontro ai cittadini per accogliere istanze, suggerimenti, dare informazioni (pensiamo allo sfacelo del voto, dove nessuno capiva come si doveva votare), perché i cittadini sono una risorsa per la città.

 NOI MILANO BEPPE SALA SINDACO saremo quindi un gruppo al fianco del nostro Sindaco, dei Municipi, dei nostri eletti e dei cittadini, disponibili per la creazione di un progetto per il bene comune,

Grazie

 

Elisabetta Strada

un commento di Beppe Merlo
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Milano nuovo sindaco, ma vecchia politica?

Eletto il Sindaco, composta la giunta, convocato il Consiglio Comunale, il tutto però si svolge in un assordante silenzio, il che stride dopo l’animata e contraddittoria lunga tornata elettorale.
Ci si aspetterebbe un minimo di analisi del voto nonchè del comportamento elettorale dei milanesi, capire chi ha vinto e perché e soprattutto capire chi ha perso, che a dire il vero, non sono proprio pochi.
Beppe Sala, come da previsioni, è diventato il Sindaco di Milano, lo è diventato con qualche apprensione dopo il risultato delle primarie, ma anche in questo caso la capacità di promuovere impulso organizzativo ha permesso di ricreare le distanze di sicurezza dal centro destra.
Il richiamo alla responsabilità e alla mobilitazione al voto del popolo delle primarie, l’apparentamento con il Partito Radicale, e qui forse c’è da domandarsi il perché di un ingiustificato ritardo che avrebbe impedito di perdere almeno tre Municipi, e lo strano ‘endorsement’ di Basilio Rizzo, con quel “a chi fare opposizione lo decido io” hanno contribuito alla vittoria al ballottaggio.
Dal punto di vista politico ha vinto Sala, ha saputo superare con dignità e serenità la moltitudine di ostacoli che sono stati frapposti sul suo percorso, a cominciare da quelli del così detto fuoco amico nelle primarie, applicazione di un leninismo fazioso e delegittimante che ha preteso di ridimensionare persino l’immagine positiva di EXPO, pur di ridimensionare quella del suo indiscusso protagonista.
Ci ha provato il centro destra, proponendo una figura manageriale non tanto dissimile dal profilo di Sala, tentando di spostare il tema del confronto sulla differenza sul potenziale di credibilità tra i due contendenti, non tanto sulle capacità dei singoli, bensì sulla potenzialità e credibilità delle squadre a sostegno.
Il tema della continuità è stato il ‘mood’ differenziante, un tema che come ha ben evidenziato Sergio Vicario, è stato però ridimensionata con l’assenteismo al voto e dalle scelte elettorali nelle periferie più estreme.
Sono state proprio le vestali della continuità, a pagare il prezzo più alto dal punto di vista del consenso elettorale, l’autoreferenziale sinistra arancione del 2011, ovvero quella rosso e verde, esce assolutamente dimezzata dal voto di giugno, a conferma che governo e opposizione richiedono un lessico distinto e che la promiscuità genera confusione ed ha interpreti da tempo più credibili.
Escono profondamente ridimensionate le aspettative dei populismi di destra e quelli mèlangèe, un po’ di sinistra e un po’ di destra, i penta stellati che non riescono a monetizzare il bonus di una campagna mediatica tutta impostata su Roma e Torino; Milano è ben altra cosa e i milanesi hanno dato prove di serietà, esce sconfitto anche il movimento virtuale per la coalizione dei voti contro Sala, ai quali i milanesi non hanno dato retta.
Il Partito Democratico si salva sia nella forma e sia nella sostanza, nella forma perché alla fine ha fatto quadrato su Sala, incassandone il dividendo politico sia della vittoria e sia dei posti in Giunta, ma lasciando sul campo un calo elettorale superiore ai due digit, che non promette bene per il futuro.
Determinante per il successo di Sala, è stata la sua lista civica, che con pochissimi mezzi e tanto entusiasmo ha raggiunto un incredibile 8%, forse un po’ di più a interpretare bene le preferenze date ai suoi candidati ma scritte nel posto sbagliato.
Nata dal nulla nei nove municipi zonali, ricorrendo al contributo civico di alcuni milanesi civici, disposti ad impegnarsi per l’interesse della città, ha sopravanzato di ben il 60%, l’esperienza precedente della lista Civica per Pisapia, ed oggi è presente nel consiglio comunale con 5 consiglieri e nei municipi zonale con 16 consiglieri.
Partendo da questa rilettura della geografia politica, sarà interessante verificare come su grandi temi come: Città Metropolitana, Sicurezza Urbana, Qualità della Vita, Partecipazione e Condivisione, i laboratori del civismo milanese, corroborati da questo successo elettorale sapranno sfidare le forze politiche della continuità per costruire quella discontinuità che la Milano globale impone e che gli oltre 130000 milanesi che hanno ritenuto di assentarsi dal voto richiedono.
Milano sarà sicuramente interessata al referendum costituzionale, ma il suo futuro, il come impostarlo, il come includere tutti coloro che intendono contribuire con il proprio senso civico di appartenenza, vale assi di più.
Auguri di buon e rapido lavoro Beppe Sala Sindaco

EXPO in città’
Una mostra che anticipa i temi dell'Esposizione Universale
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MILANO- Da domani, venerdì 28 novembre, e fino al 28 giugno 2015, il Museo di Storia Naturale ospita “FOOD | la scienza dai semi al piatto”, la grande mostra che indaga il mondo del cibo scientificamente ma, al tempo stesso, con una forte componente ludico-gastronomica in grado di conquistare i visitatori di tutte le età.

Promossa e prodotta dal Comune di Milano - Cultura, Museo di Storia Naturale Milano, Codice. Idee per la cultura, 24 ORE Cultura- Gruppo 24 ORE e con il patrocinio del Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali, la mostra allestita nelle sale del Museo di Storia Naturale Milano rappresenta il più importante evento di divulgazione scientifica promosso dal Comune di Milano sul tema chiave di EXPO 2015. “Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita” e costituisce una delle più importanti iniziative del programma di “Expo in Città”, il palinsesto promosso e coordinato dal Comune di Milano insieme a Camera di Commercio per accompagnare la vita della città durante il semestre dell’Esposizione Universale.

“Food è la mostra ideale per anticipare, cinque mesi prima del suo avvio, i temi dell’Esposizione Universale che Milano ospiterà da maggio a ottobre 2015 – ha dichiarato l’assessore alla Cultura Filippo Del Corno –. Un modo per entrare nel mondo del cibo, delle sue origini, delle sue forme, delle sue ragioni, delle sue frontiere; e per creare fin d’ora quel clima di attenzione e interesse, ma anche di festa e divertimento, in cui Expo 2015 a breve ci trascinerà tutti, milanesi e visitatori. Una mostra che si avvale di un apparato scientifico-divulgativo di grande autorevolezza ma al tempo stesso stupisce, appassiona, diverte: un approccio dedicato a tutta la famiglia e pensato tanto per gli adulti che per i ragazzi, con esperimenti di fisica e laboratori per i bambini, che ben rappresenta la scelta di politica culturale che negli ultimi anni sta sempre più orientando l’attività del Museo di Storia Naturale che la ospita”.

Il progetto scientifico di" FOOD | la scienza dai semi al piatto" è curato dal chimico Dario Bressanini, docente presso l'Università dell’Insubria, divulgatore scientifico e collaboratore di varie testate giornalistiche dedicate all’esplorazione scientifica del cibo e della gastronomia.
Adottando lo stesso approccio divulgativo, la mostra affronta il complesso tema del cibo con metodologia scientifica: i singoli elementi che arrivano ogni giorno nei nostri piatti vengono “sezionati” negli elementi principali e poi analizzati nel dettaglio.
Un percorso che si snoda tra scenografiche immagini al microscopio, video didattici e giochi interattivi, accompagnando il visitatore in un viaggio che, partendo dal seme, dove tutto inizia, arriverà fin dentro al piatto finito.

Le quattro sezioni in cui è suddiviso il percorso di mostra sono dedicate a:
1. Tutto nasce dai semi
2. Il viaggio e l’evoluzione degli alimenti
3. La scienza in cucina e l’arte di mangiar bene
4. I sensi. Non solo gusto

Il visitatore avrà così modo di scoprire per esempio, attraverso l’esposizione di semi, alcuni dei quali escono per la prima volta dalle più importanti banche dei semi italiane, che cos'è realmente la biodiversità, quali sono i cambiamenti in corso e quali azioni sono state messe in campo per preservarla. Oppure di capire che il grano che utilizziamo oggi è frutto di un’infinità di modifiche genetiche avvenute nel corso dei secoli, o ancora che l'olio di arachidi è uno dei più adatti per friggere, che cosa accade chimicamente e fisicamente quando prepariamo un gelato o una maionese, a quale temperatura è meglio cuocere una bistecca o più semplicemente il metodo corretto per preparare un buon caffè con la moka, il tutto spiegato scientificamente attraverso i meccanismi affascinanti della chimica e della fisica.

Ampio spazio sarà dedicato alla cucina, alla comprensione del funzionamento degli elettrodomestici e di macchinari per la lavorazione degli alimenti, come la risatrice, il tostino per caffè, la temperatrice per la produzione del cacao, alle ricette di diverse epoche storiche, messe a confronto per capire il diverso approccio al cibo nel corso dei secoli e infine agli errori più comuni che si compiono in cucina e al modo migliore per evitarli. Lungo il percorso della mostra il visitatore troverà poi una serie di pannelli che spiegheranno in modo semplice e sintetico come muoversi praticamente in cucina: da come conservare gli alimenti in frigorifero a come preparare la maionese perfetta.

La mostra si concluderà con una sezione dedicata ai sensi, dove originali exhibit interattivi ci condurranno a scoprire come essi possono influire sulla percezione del gusto.

"FOOD | la scienza dai semi" al piatto è una mostra adatta a ogni tipo di pubblico: i bambini e i ragazzi potranno imparare dagli exhibit interattivi; gli studenti troveranno esposte le informazioni scientifiche più aggiornate; gli insegnanti avranno accesso a chiavi di lettura inaspettate e intrecci interdisciplinari; i curiosi e gli appassionati di cucina potranno approfondire le proprie conoscenze e scoprire trucchi "scientifici" da utilizzare poi nella cucina di casa.



Sede                     Museo di Storia Naturale 

Periodo               28 novembre 2014 – 28 giugno 2015 

Orari                   lunedì  9.30 – 13.30 
                           martedì, mercoledì, venerdì, sabato e domenica 9.30 – 19.30 
                           giovedì 9.30 – 22.30 
Il servizio di biglietteria termina un’ora prima della chiusura 

Ingresso               

€ 12,00 INGRESSO SINGOLO INTERO 
€ 10,00 INGRESSO SINGOLO RIDOTTO 
Il biglietto è comprensivo di ingresso al Museo di Storia Naturale 

Informazioni e prenotazioni         
www.mostrafood.it 
www.comune.milano.it/museostorianaturale 
www.ticket.it/food  

tel. 02 54915 

Iniziative
Un'iniziativa nata dalla collaborazione tra Brand Milano, Triennale e Scuole Civiche
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MILANO – Sette luoghi, sette palcoscenici, sette giorni di spettacolo per raccontare a cittadini, turisti o semplicemente a chi viene e va l’identità di Milano, dal 26 maggio al 1 giugno. Questo l’obiettivo di “Il teatro scende in piazza – Identità Milano” una ricco programma che racconterà tra danza, musica, azioni sceniche la città e la sua storia.

Un programma di spettacoli gratuiti realizzati da Milano Teatro Scuola Paolo Grassi nell’ambito del progetto Brand Milano volto alla valorizzazione dell’immagine della città che il Comune di Milano sta portato avanti grazie al Comitato Brand Milano (costituito da esperti, professionisti, studiosi) con la  collaborazione della Triennale di Milano. 


Le performances di “Il teatro scende in piazza – Identità Milano” si svolgeranno nei sette luoghi della città che ospitano le torri sceniche progettate dall’architetto Michele De Lucchi per la mostra Identità Milano (in Triennale fino al 2 giugno): Arco della Pace, Via Ampère, Piazza Duca D’Aosta, Piazza Gae Aulenti, Piazza San Fedele, Piazzale Teatro Arcimboldi e Parco Solari. 
Le sette torri si trasformeranno per sette giorni in altrettanti palcoscenici dove un gruppo di giovani artisti – attori, danzatori, registi, autori, musicisti, filmmaker – hanno accettato la sfida di reinterpretare i temi identitari di Milano emersi dalla mostra. 

”Un ciclo di spettacoli diffusi nella città che rappresentano la naturale prosecuzione della mostra allestita alla Triennale, in cui si racconta la città e la sua evoluzione grazie ai suoi tratti distintivi. Tratti che non possono prescindere dalla creatività artistica, produttiva, culturale sintetizzati nella sua capacita del fare e fare bene. Grazie alla collaborazione con la Triennale e Fondazione Scuole Civiche si rinnova quel connubio di cultura, ricerca, industria, lavoro creativo e straordinaria capacità di realizzare l’utile e il bello”. Così l’assessore al Commercio, Attiva produttive, Marketing territoriale e Turismo Franco D’Alfonso. 
"Questa iniziativa è il segno di una Milano che sta cambiando, anche grazie al sostegno di questa Amministrazione: una città che, dopo anni di chiusura, si sta esprimendo con entusiasmo nelle sue tante anime che costruiscono la sua identità, a partire dall'arte e dalla cultura. E' il riscatto di una Milano europea e moderna che, anche con Expo, conquisterà il mondo", ha detto la vicesindaco Ada Lucia De Cesaris. 

 “Comporre un racconto teatrale su Milano e le sue molteplici identità” dice Massimo Navone, direttore artistico del progetto performativo “è senza dubbio un’impresa impossibile, paradossale, puramente fantastica, ed è anche la ragione per cui un manipolo di trenta teatranti, la maggior parte con meno di trent’anni, non può resistere alla tentazione di provarci”. 
 

“Il teatro scende in piazza – Identità Milano” è un racconto a più voci, che mescola le storie, i volti, le passioni: dal Futurismo al canto di Alda Merini per Milano, dalle barricate delle Cinque Giornate alla Milano dei bombardamenti, dall’omaggio a Munari e Fontana alla Milano cinematografica di Visconti ed Antonioni, dal carteggio di Paolo Grassi e Giorgio Strehler alle giullarate di Dario Fo e Franca Rame, passando per la visione della Milano di oggi di giovani autori e danzatori. 

“Seguendo il metodo di lavoro fin qui adottato attorno all’ascolto anche gli eventi di spettacolo puntano sulla  partecipazione dei cittadini, per ampliare la percezione del tema e quindi del ruolo sociale nel processo di racconto della città”, dice Stefano Rolando, Presidente del Comitato Brand Milano. 


Un’intera settimana di spettacoli gratuiti, in cui si avvicenderanno ventitre pièces realizzate ad hoc da Milano Teatro Scuola Paolo Grassi con la Direzione Artistica di Massimo Navone e il coordinamento drammaturgico e registico di Giulia Valsecchi, Gabriele Gerets Albanese, Riccardo Mallus, Luca Rodella e Marina Spada, in collaborazione con Milano Scuola di Cinema e Televisione. 
Il cast delle performance è formato da giovani professionisti, attori e danzatori, affiancati da figure ben note al teatro milanese, come Giovanna Bozzolo, Paolo Cosenza, Claudio Lobbia e Luciano Mastellari. 



Per promuovere ulteriormente l’incrocio di diversi sguardi sulla città, Comune di Milano, Triennale Milano e Milano Teatro Scuola Paolo Grassi, hanno ideato un contest che premierà il miglior video dedicato agli eventi performativi della settimana. In palio, la partecipazione gratuita a un corso della Summer School 2014 di Milano Teatro Scuola Paolo Grassi. 

vedi il programma completo su www.triennale.org

EXPO in città
Iniziative ed eventi gratuiti dedicati al tema del cibo, dell’integrazione e della socialità
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MILANO – Expo ritrova il suo tema di elezione, il cibo, coniugato con l’integrazione e la socialità nella manifestazione Milano Social Food, organizzata dal Comune di Milano da domani 15 a domenica 18 maggio nell’ambito di Expo in città. 
“Cibo, integrazione e socialità – spiega l’assessore alle Politiche sociali Pierfrancesco Majorino sono tre temi che ben si uniscono tra loro. Il cibo è convivialità e condivisione, momento di incontro e motivo di integrazione, unione di culture diverse, fonte di opportunità di lavoro. La  manifestazioneMilano Social Food si ispira a questi argomenti e ha l’obiettivo di diffondere tra i cittadini il messaggio di una Expo che parte dai suoi temi più autentici per diventare un evento solidale con la città e tutti coloro che pur partendo da situazioni di difficoltà riescono a realizzare le proprie aspirazioni o trovano una rete di aiuto per uscire dal disagio economico e sociale” 
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Per il Milano Social Food sono in programma visite alla realtà attive sul territorio che producono cibo e promuovono l’inserimento di persone in difficoltà seguite dei Servizi sociali del Comune; visita al social market di via Leoncavallo 12 (ex bene confiscato alla mafia) gestito dalla Associazione Terza Settimana dove le famiglie in difficoltà possono fare la spesa a prezzi calmierati; animazione, musica e giochi in piazza del Cannone con la festa presso la Locanda alla Mano, bar gestito da una cooperativa dove lavorano ragazzi con disabilità. Sempre in piazza del Cannone sarà presentato il progetto Safe/Fei sostenuto dal Ministero dell’Interno e dalla Unione Europea per l’integrazione di ragazzi provenienti da Paesi terzi.

Evento di punta il concerto di beneficenza gratuito (l’offerta p libera) “Uno Stradivari per la gente”, realizzato grazie a Bayer, che si svolgerà il 15 maggio alle ore 21 nella chiesa di San Marco a Milano.   


Infine in vari luoghi della città si ripeterà l’esperienza di successo dei cuochi sociali, che si sono offerti di cucinare gratuitamente per gli anziani soli della città. 


In allegato il pdf con il programma di Milano Social Food 

Cemento in Lombardia
Ricerca dell’Ispra: solo Napoli peggio del capoluogo lombardo. Consumato il 61,7% del suolo disponibile
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MILANO - Il cemento avanza, sfonda la seconda cintura dell’hinterland e ormai invade persino la terza. È come se i confini fossero quasi scomparsi e Milano e i Comuni limitrofi quasi un tutt’uno. E l’area metropolitana satura di asfalto e cemento. Il capoluogo lombardo — con solo Napoli che di un soffio riesce a far peggio — primeggia nella gara tra le città che consumano più suolo. Una sfida senza medaglie. E con la Lombardia che è una grande macchia nera che in questo primato, tutto negativo, sbaraglia tutte le altre regioni.
Ci pensa l’Ispra, l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, a fotografare l’andamento dal 1956 al 2012 del consumo di suolo. Sotto la Madonnina, la scomparsa di suolo libero è un fenomeno in crescita dagli anni Settanta: dal 42,8 per cento di terre mangiate nel ‘73, si passa al 58,3 per cento nel 1997 fino al 61,2 nel 2007. Per arrivare al 61,7 a fine 2012, ultimo dato ufficiale disponibile. E tra i peggiori, con la Lombardia che ha il 10 per cento di territorio irreversibilmente occupato da strade, capannoni, case. Che, contando montagne, laghi e dove non si può cementificare, non è poco, 261 i metri quadri di suolo consumato da ciascun abitante. Macome si è arrivati qui, a Milano? «La percentuale, inquietante, deriva da un’espansione urbana mal regolata o deregolata che avanza — spiega il ricercatore Ispra e responsabile del Rapporto, Michele Munafò — oltre che da una mancanza di programmazione strategica che non ha dato importanza alle funzioni del suolo anche per l’ecosistema. E dietro, c’è la crisi di Milano città con la gente che tende a uscire, verso l’hinterland, e porta con sé l’infrastrutturazione del territorio». Per l’assessore all’Urbanistica Ada Lucia De Cesaris è vero che Milano è stata cementificata nei decenni «ma nel Pgt abbiamo ridotto le volumetrie in un’ottica di conservazione».
L’80 per cento dei Comuni lombardi ha in pancia 41mila ettari, oggi aree agricole, da urbanizzare. Una cifra enorme, se si pensa che in Lombardia negli ultimi dieci anni si sono mangiati 10mila ettari. Il primo colpevole è meno scontato del previsto: divorano più suolo le strade rispetto alle case. «Pedemontana, BreBeMi e Tem hanno provveduto a dare una botta, peraltro quando fai le strade è il prodromo di nuove urbanizzazioni — osserva il docente di Programmazione ambientale al Politecnico, Paolo Pileri — . La crisi si pensa abbia messo in ginocchio l’edilizia ma in realtà questo non ha voluto dire un calo del consumo di suolo. Questo perché i Comuni continuano a mettere nei loro piani nuove aree da urbanizzare, Milano compresa: da Moratti a Pisapia il Piano di governo del territorio è stato asciugato, ma non ci sono dispositivi di legge e nemmeno la volontà che obblighino i sindaci a riutilizzare prima le aree dismesse ». Per invertire la tendenza, difatti, le ricette ci sarebbero. Senza toccare i livelli della Gran Bretagna, dove non si costruisce su nuovi terreni fintanto che i due terzi di aree abbandonate non vengano rimessi sul mercato, le chiavi sono diverse. Anche perché l’Europa impone di azzerare il consumo di suolo entro il 2050. «Anzitutto il riuso di aree dismesse — dice Munafò — prima di costruire sul nuovo, si riqualifichi il vecchio che non si usa più. E poi il regolamento edilizio, nelle mani del Comune che ha il pallino della tutela del territorio. E, se proprio si deve cementificare, non si tocchino le aree agricole». Da tempo gli ambientalisti denunciano che la Lombardia sia «la cattedrale del cemento». E oggi esortano la Regione: «Siamo in emergenza — denuncia il presidente lombardo di Legambiente, Damiano Di Simine — il consiglio regionale ha in mano una proposta di legge di iniziativa della giunta che non è così male, va nella direzione giusta. La approvino presto».

di Ilaria Carra

Milano come Londra
Fabrizio Ravelli coglie un nuovo stile comportamentale dei nostri concittadini
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MILANO - Tra sabato e domenica le giornate del Fai hanno avuto un grande successo. Oltre 6.500 milanesi hanno visitato il Diurno di piazza Oberdan, quasi 5mila sono saliti all’ultimo piano di Palazzo Lombardia, 10mila hanno scelto la sede Rai di Corso Sempione. Per non parlare delle altre migliaia che hanno visitato altri luoghi aperti dal Fai, o le mostre d’arte. Ce n’è abbastanza per considerare il crescente fascino che il mettersi in coda esercita in questa città. Quando si tratta di impiegare il tempo libero alla ricerca del bello, due sono le correnti di pensiero. Cercare “l’angolino”, il luogo particolare che un passaparola da carbonari ci ha segnalato, oppure fare quello che moltissimi fanno, godendo della comunanza allargata, dell’esperienza condivisa. Questa scelta comporta il mettersi in coda. E si tratta di code chilometriche, di lunghissime attese che fanno lievitare le aspettative.
Ai milanesi, insomma, piace sempre di più fare la coda, sempre che si tratti di una coda che prelude a un piacere: nessuno si diverte a fare la coda alla Asl. La coda ha un suo fascino civile: mette alla prova la pazienza, genera autocompiacimento per la disciplina, per le cose ordinate ed egualitarie. È nota la tradizionale ammirazione per le code di popoli ritenuti più civili, per esempio gli inglesi che si mettono in coda anche quando sono in due. È così che i milanesi – si tratti di Klimt o di un panzerotto da Luini – mettono alla prova il proprio autocontrollo, e si capisce quanto ce ne sia bisogno.

di Fabrizio Ravelli

Poesie per Lampedusa
Il carcere di Opera piange per Lampedusa
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MILANO - Siamo onorati di pubblicare queste cinque poesie su Lampedusa, scritte dai partecipanti al Laboratorio di scrittura della Casa di reclusione di Milano-Opera. Sono bellissime, commoventi e dar loro visibilità è un modo per ringraziare almeno in parte gli autori: Dino Duchini, Meta Erjugen, Alfredo Visconti, Giuseppe Catalano, Giuseppe Carnovale

Ce le ha fatte conoscere Margherita Lazzati che lavora nel laboratorio di scrittura di quel carcere e che è autrice anche della immagine Mare di sangue dedicata anch'essa a Lampedusa. 

 

 

 

 

 

 

 

Mar Mediterraneo

Nel buio della notte
l'immensità del mare
padre e madre
generatore di vita... Tu,
io madre... so che nulla
ho da temere per te.
Perché ora che
sento una vita crescere
in grembo so che
ci proteggerai.

Le urla... mare
Le lacrime... mare
Il terrore... mare
Dammi aria... mare
per mio figlio...
Non lasciarlo morire
già lo sto lasciando
alla vita!

Non vuoi... mare
Ci trascini giù... mare
Mio figlio nato... vivo
Subito morto...
Lo stringo
L'abbraccio
Gli do il mio respiro
Nulla... Nulla più vivo
Sgomenta
ti guardo prendermi
con la tua forza!

Perché... mare... perché?
Perché hai tradito
la tua stessa essenza?

Milano-Opera, 12/10/2013

Dino Duchini



Sono lì accanto a voi...

Sono lì accanto a voi
come uno di voi
sopra una di quelle navi
feriti che zoppicano nel mare
trascinati dal vento delle maledizioni.
Chiudo gli occhi e vedo la spiaggia
come un dipinto che si allontana
dal mio futuro, quella spiaggia
su cui ho sognato di camminare.
Ce la farò!
Ma sono stanco, ho fame, non so nuotare.
Guardo in alto, voglio vivere, “Aiutami, Dio”
urla la mia anima sotto un'onda
che spegne il mio sguardo.
Non sento più freddo né dolore.
Era bello avere paura, era bello il mondo
che non ho potuto vivere, peccato morire
ma ho tentato in tutti i modi di vivere.
La vita è una bella storia... sì, era bella...
non solo la mia storia, la storia dei tanti.
Perché non sono solo qui, vedo luci
che mi circondano, cadono lentamente
nel profondo blu, come i ricordi
di questo secolo.
Volete sapere chi sono? Ve lo dico.
Provengo da una terra che mi ha allontanato...
dalla mia famiglia, e il mio cuore è rimasto lì.
Adesso sono battezzato in questo mare di pace.
Mi chiamano luce delle stelle di Lampedusa.

Meta Erjugen, in memoria di quelle anime che splendono nel blu



Lampedusa

Lampedusa
specchio di mare
e nell'immenso mare
corpi d'infanti e adulti morenti
che assistono impotenti
allo spegnersi del loro sole
quel sole che ci accompagna
quel sole che donava loro forza
quel sole nelle luci
della barca capovolta.

Alfredo Visconti



Non puoi piangere...

Non puoi piangere
se le lacrime hanno lo stesso sapore del mare
se nelle mani protese galleggiano raggi d'acqua

Sali... aggrappato ai sottili
fili taglienti degli aquiloni

Sali... nell'anima graffiata e scivolosa
e persa
l'eco del vuoto ti accompagnar

Sali... sbatti i piedi freddi e... sali

La morte alita sui tuoi sensi
smuove le urla soffocate
dalle onde

Giuseppe Catalano

 

Lampedusa, 3-10-2013

Sulle acque del mare
per sempre gridavano addio,
le voci e le anime galleggiano
sulla pelle dell'acqua,
lì in quel cuore di mare.
I soccorritori setacciano
le acque per raccogliere
la carne dei dispersi
che sale a galla.
E lo sciabordio non tace!
Sale il dolore a preghiera
e i nostri occhi guardano in alto
a cicatrizzare il cielo.
È difficile per coloro che
non hanno mai conosciuto
la persecuzione credere
che la vita valga la morte.
Ricordi di stranieri in luoghi
stranieri, stranieri gli uni
dagli altri, che pensavano
uguali pensieri.
Vivere è ancora porsi domande,
non c'è più nulla da capire,
c'è tutto da fare
e prendere coraggio
per il futuro
ricordando il passato.

Giuseppe (Pino) Carnovale

Giovedì 26 settembre: anteprima de "La notte dei ricercatori"
Ogni euro investito nella ricerca ha un ritorno di 29 euro: l'Italia è quella che investe di meno
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MILANO - Il confronto, che si svolgerà Giovedì sera al Museo di Storia Naturale, si colloca, a tutti gli effetti, come anticipazione/presentazione, all’interno del ricco programma de ‘La Notte dei Ricercatori’, che inizierà nel tardo pomeriggio di Venerdì presso i Giardini Indro Montanelli. 
L’iniziativa, promossa dall’Assessorato alle Politiche per il lavoro, Sviluppo economico, Università e ricerca del Comune di Milano guidato da Cristina Tajani, si colloca nello stesso filone dell’incontro organizzato l’8 Giugno a Palazzo Reale, con il contributo anche del Movimento Milano Civica e del Gruppo Consiliare della Lista Milano Civica per Pisapia Sindaco. La finalità è quella di favorire la diffusione di una cultura scientifica e nello stesso tempo difendere le ragioni della ricerca, a partire da quella biomedica.
Al dibattito, moderato da Roberto Satolli, Giornalista scientifico, Direttore di Zadig, parteciperanno: Tito Boeri, Pro Rettore Università Bocconi; Silvio Garattini, Direttore IRCCS Istituto di Ricerche Farmacologiche ‘Mario Negri’; Francesca Pasinelli, Direttore Generale di Telethon, e Gianluca Vago, Rettore Università degli Studi di Milano.
L’idea del dibattito nasce da un articolo del Prorettore della Bocconi Tito Boeri, pubblicato da ‘la Repubblica’ ai primi di Settembre, in cui tra varie considerazioni sulle incertezza del Governo, si diceva: “Nel frattempo le energie più vitali del Paese non vengono affatto salvaguardate. Anzi se ne vanno. L'ultimo episodio è quello di Wise srl, premiata lo scorso anno ad Aarhus come la migliore start up europea nelle innovazioni di grande sviluppo. Nata da uno spin-off della Statale di Milano, cercava mezzo milione di euro (un ottavo dello stipendio di base, tra l'altro più che dimezzato, di Kakà) di finanziamenti per proseguire le ricerche sull'uso di nanotecnologie nella cura di un'ampia gamma di patologie. Le banche italiane, prodighe nel concedere finanziamenti ben più consistenti a palazzinari inquisiti e finanzieri falliti, non l'hanno ritenuta meritoria di credito. Il Fondo Italiano di Investimento e il Fondo Strategico Italiano della Cassa Depositi e Prestiti non devono averla ritenuta un'italianità strategica”.
E più avanti: “Un Paese poi in cui non si tiene in alcun conto la ricerca scientifica. L'ultimo esempio lo abbiamo avuto con il voto di Camera e Senato di qualche settimana fa che impone vincoli irrazionali alla sperimentazione biomedica sugli animali, portandoci fuori dall'Europa e dalla comunità scientifica internazionale. Quel che è più indicativo è il fatto che il Parlamento abbia deciso senza neanche sentire la necessità di consultare chi fa ricerca biomedica in Italia: nessuna audizione, nessun parere richiesto”.
Il mondo scientifico, nazionale e internazionale, è pressoché unanime nel sostenere, all’interno di regole ben precise, la necessità di utilizzare gli animali nella sperimentazione di farmaci e nella ricerca per capire gli effetti delle nuove droghe sintetiche, al fine di ridurre i rischi per gli umani. Negli anni ’50 la mancata sperimentazione di un farmaco (thalidomide) su femmine gravide di animali portò, a seguito della sua commercializzazione, alla nascita nel mondo di oltre 20.000 bambini con gravi malformazioni, quasi sempre bilaterali, degli arti, soprattutto delle braccia. Le successive sperimentazioni su femmine di cavie, topi, conigli e altri animali dimostrarono che quella tragedia si sarebbe potuta evitare se si fosse effettuata quel tipo di sperimentazione animale. Da allora, inoltre, tale sperimentazione è diventata obbligatoria. Tantissime patologie (ad esempio: diversi tipi di tumore, poliomielite, tbc, febbre gialla e diabete oltre a molte malattie cardiovascolari) spesso considerate un tempo incurabili sono oggi curabili e in qualche caso scomparse grazie a farmaci sperimentati sugli animali.
Di tutto questo il Parlamento se ne è dimenticato. I discorsi pubblici di chi ha responsabilità di governo e di rappresentanza, tuttavia, si concludono quasi sempre con l’affermazione perentoria che la ricerca non è un costo, ma un investimento. Come, peraltro, conferma un recentissimo studio della Commissione europea che stima, ad esempio, che un euro investito nella ricerca bio-medica abbia un ritorno di 29 euro. Eppure l’Italia resta in fondo alle classifiche per gli investimenti nella ricerca.
Agli autorevoli partecipanti al dibattito il compito di indicare se è possibile e come invertire questa pericolosa deriva. Magari, proprio partendo da Milano.

di Sergio Vicario

Qui http://www.nottedeiricercatori.it/ potrete trovare le informazioni sugli eventi e in particolare qui

http://meetmetonight.polimi.it/ le attività proposte a Milano.

Adesso è la città dei miracoli al contrario
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MILANO - In questi giorni, la città sembra la solita grande capitale europea. Moda, modelle e party per la settimana del made in Italy. Cartelloni ovunque per l’Expo 2015. Politici locali di un certo rango che già battagliano con Roma in vista di una candidatura italiana per l’Olimpiade 2024. Tutto vero e insieme tutto ingannevole. Sotto il tappeto rosso delle passerelle e degli eventi planetari, c’è la decadenza di Milano. Dopo 16 trofei, 18 anni di fede incrollabile e 5 mesi di trattative lancinanti per il suo cuore, Massimo Moratti ha affidato (come un figlio) l’Inter a un giovane indonesiano, Erik Thohir, per una cifra che oscilla tra i 250 e i 300 milioni, ingenti debiti della società compresi.
Non perché si era stancato del gioiello sentimentale di famiglia (fu il padre Angelo il primo a issare la bandiera nerazzurra sul mondo): il problema per Moratti è che, per la sua pazza Inter, ha speso quasi un miliardo e mezzo di euro, e sa di non avere più fondi sufficienti per competere con i top club internazionali. È quindi per amore e solo per amore che il rappresentante di una delle famiglia che contano a Milano rinuncia al suo sogno, e anche a una ragione di vita, imponendo al successore una clausola “per il bene dell’Inter e dei suoi tifosi” che ha un enorme valore romantico ma impatto zero sulle scelte cheThohir vorrà fare: il miliardario di Giacarta ha comprato il giocattolo, ne farà l’uso che crede.
In dialetto milanese si dice “ghe ne pù”, e generalmente si parla di soldi. Che certo mancano, persino nei quartieri alti, ma manca anche il “quid”, direbbe Berlusconi, che ha fatto grande Milano e che ora, svanito, la vede rimpicciolire su tanti fronti. Sarà un caso ma la città che ha dato il via alle avventure variamente tragiche e trionfali di Mussolini, Craxi e, l’altro ieri, proprio di Berlusconi e Bossi, nel governo di Enrico Letta (che è pisano), conta un solo ministro (Maurizio Lupi ai Trasporti) su 21. Né è forse un accidente che l’ “ideologia milanese” egemone, fotografata da Ernesto Galli della Loggia a fine luglio 1994, sia stata cancellata dalla geografia politica dalla Toscana di Renzi e Letta o dalla Liguria ribelle di Grillo. Certo non ha giovato alla causa di un ritorno alla supremazia meneghina l’ascesa a premier del milanesissimo bocconiano Mario Monti (anche se è di Varese) o la discesa a Roma di Angelo Scola, entrato papa in conclave e uscito com’era arrivato: cardinale in piazza Duomo. Anche l’insegna di “capitale morale” fatica a stare incisa sul gonfalone: gli scandali del San Raffaele, della giunta Formigoni (destra) e di quella Penati (sinistra), le olgettine del Cavaliere e via sputtanando hanno inferto colpi devastanti anche a questa presunta primazìa. Persino Mediobanca, ubicata in piazzetta Cuccia, in omaggio al suo mentore e a una lunga egemonia sul capitalismo italiano, ha chiuso un brutto bilancio (meno 180 milioni, contro un utile di 81 l’anno precedente) e sta cambiando strategia e missione: uscita dalle partecipazioni in banche e aziende, con conseguente e rilevante riduzione del peso strategico.
Milano perde spazi d’influenza, e insieme è costretta a privarsi anche di pezzi storici dell’argenteria di casa, come l’Inter inquesti giorni o la sede del Corriere della sera e della Gazzetta dello Sport, via Solferino 28 e dintorni, prossima a passare al fondo americano Blackstone (ma pare che le redazioni resteranno dove sono, in affitto decennale, dopo aspra battaglia sindacale, in sintonia col nome della strada). A giugno è toccato alla pasticceria Cova, bottega storica nata vicino alla Scala nel 1817 e finita al colosso del lusso francese Lvmh (Louis Vuitton, Moet, Hennessy) per 33 milioni di euro. Dall’alto del suo trono, Giorgio Armani ha liquidato le polemiche seguite alla cessione (c’era in corsa anche Prada) con una battuta: «Evia, stiamo parlando di cioccolatini, non di moda».
Non per contraddire il re, ma anche la moda, che al di là delle dislocazioni non solo meneghine dei marchi, ha avuto proprio Milano come culla e laboratorio del made in Italy, è sempre meno Italy: per chi la disegna (i direttori creativi delle varie linee), per dove si vendono le collezioni (sempre più global, sempre meno local), per il passaggio in mani straniere di tanti gioielli della corona: da Bulgari, terzo gioielliere al mondo, che ora batte bandiera francese (come Gucci, Loro Piana e Fendi), al classicissimo Valentino (Qatar), che pure è transitato per Milano ai tempi dell’Hdp di Maurizio Romiti. La lista è molto più lunga e, particolare non trascurabile, la regina Miuccia Prada è quotata sì ma ad Hong Kong. Made ex Italy. Dove ex, volendo, può stare anche per exit.
Milano fa gola, l’Italia buona fa gola. Negli ultimi anni ci siamo giocati Star e Parmalat, Gancia e Galbani, Peroni e San Pellegrino, Buitoni, Perugina e persino l’Orzo Bimbo. Più la Standa, “la casadei milanesi” più che degli italiani, diventata Billa (Austria) e Fastweb, il nuovo che ha cominciato ad avanzare proprio sotto le strade di Milano ed è sbucato a Swisscom.
L’Italia del fare è stato uno slogan politico restato mestamente sulla carta. La Milano del fare era invece una realtà, ma sembra svuotata di energia: negli ultimi due anni, secondo la Camera di Commercio, hanno chiuso 2.615 ditte locali ma sono nate 2.356 attività aperte da stranieri. Per la prima volta sotto la Madonnina, il nome di battesimo più diffuso tra i titolari di piccole imprese è Mohamed (1.600), che scalza Giuseppe (1.383) e Marco (1.131). Non è affatto un male, ci mancherebbe, ma è chiaramente un segno, un altro.
Qualche giorno fa, sono stati denunciati cinque ragazzini che fuori dalla discoteca Just CavalliCafè hanno massacrato di botte un avvocato di 38 anni, colpevole di aver reagito a uno spintone. Tutti figli di famiglie più che bene, si vantano di essere dei “Sanka”, dal liceo privato San Carlo, e mirano a raccogliere l’eredità dei “sanbabilini” anni Ottanta. Quando c’è un vuoto, qualcosa lo riempie. Sta tornando la Milano da bere, le apparenze invece della sostanza. E non è un bel vedere.
L’Italia aveva tre capitali: Roma per Costituzione, Torino perché sede della più grande industria, la Fiat, e Milano, la città faro, il ponte con l’Europa. Ce ne sta rimanendo una sola di capitale, e solo perché è scritto così.

di Carlo Verdelli

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