Primarie: rafforzare la democrazia deliberativa
Pubblicato: 21/12/2015 00:47:00

Milano - Primarie vere, primarie aperte, primarie rodeo. Vari aggettivi per qualificare il metodo di scelta dei candidati a sindaco di Milano. Un ruolo il cui peso è andato crescendo da quando il sindaco eletto a Milano diviene anche, di diritto, sindaco della Città Metropolitana, almeno fino a quando non se ne arriverà all’elezione diretta da parte di tutti i cittadini. Elezione diretta per la quale vanno compiuti ancora una serie di passi legislativi a livello nazionale, regionale e anche comunale, passi che i politici milanesi e lombardi non hanno voluto accelerare (come invece raccomandava Valerio Onida).
E non c’era bisogno di quello “statuto speciale” per Milano evocato recentemente da Giuseppe Sala e che non ci sembra trovi una solida giustificazione istituzionale. La “specialità” di Milano si sarebbe potuta affermare nei fatti per essere l’unica città metropolitana italiana pronta a diventare veramente tale con l’elezione diretta del sindaco e del consiglio metropolitano e con politiche pensate e attuate nella giusta scala dimensionale e qualitativa. Così non è stato.
Dunque, il primo aggettivo qualificativo dovrà essere “milanesi”: primarie milanesi. Il secondo sarà di “centro-sinistra”, a indicare sia sia si tratti di primarie di una coalizione e non di un singolo partito sia che il perimetro della coalizione sia il centro-sinistra che, per definizione, non contiene il Nuovo centro-destra e, per auto-esclusione, non comprende Rifondazione Comunista, mentre comprende a pieno titolo i centristi che, come disse De Gasperi, guardano a sinistra e ovviamente il civismo politico cresciuto e maturato in questi anni.
Si tratta (Rifondazione Comunista a parte) della medesima coalizione che aveva sorretto con successo Pisapia nel 2011 e poi, a un passo dal successo, Ambrosoli alle elezioni regionali del 2013. Le primarie non servono a ratificare scelte compiute a Roma, né a combattere piccole battaglie di posizionamento personale a Milano, all’interno di un partito o tra i partiti della coalizione.
In questa cornice, ci pare normale che l’attuale sindaco, avendo deciso di non ricandidarsi, si preoccupi che partecipi alle primarie (e magari che le vinca) la candidata o il candidato che egli ritenga più capace di proseguire ma anche rinnovare l’azione di governo iniziata nel 2011. Appare pretestuoso voler relegare Pisapia al ruolo di arbitro, per di più dopo aver molto insistito per una sua ricandidatura. L’arbitro già c’è: sono tutti gli elettori milanesi di centro-sinistra che vorranno partecipare al voto delle primarie per indicare chi meglio li rappresenti e, naturalmente, chi (ritengono) abbia le maggiori probabilità di vincere le elezioni di giugno.
Detto tutto questo sul “dover essere” delle primarie, resta poco spazio per parlare dei contenuti della campagna elettorale. L’ha già fatto Beppe Merlo la scorsa settimana; ci torneremo in un prossimo articolo. Ci preme chiudere raccomandando che i partiti e i movimenti che fanno parte della coalizione diano vita a “tavoli programmatici” aperti a tutti i cittadini di centro-sinistra di buona volontà, non quando le primarie saranno concluse e una candidata o un candidato scelta (o), ma nel corso della campagna per le primarie, chiamando i candidati a confrontarsi sulle politiche via via elaborate dai “tavoli”.
Tavoli a partire dai municipi, dalle esigenze delle zone che dovranno diventare protagoniste amministrative e politiche della città metropolitana. Dibattiti e contenuti programmatici dovrebbero essere resi noti attraverso un sito internet dedicato, in modo da permettere un voto informato per il candidato o la candidata che meglio e più credibilmente si impegnerà a promuovere e poi, se vincesse, attuare quel programma. Così si potrà finalmente dare attuazione, per la prima volta a Milano, a qualche elemento concreto e fondamentale – quale è il voto consapevole e informato – della democrazia deliberativa, una tipologia di governo che il civismo politico da sempre sostiene con convinzione.

di Nanni Anselmi e Andrea Boitani

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