Macroregioni e Europa
Seminario sull'Europa della Rete del Civismo Lombardo
Pubblicato: 10/04/2014 20:06:00

MILANO - Domenica 6 aprile 2014 nella Sala B del Consiglio regionale della Lombardia si è svolto un Seminario sull'Europa della Rete del Civismo Lombardo. Vi hanno partecipato: Michele Busi – Consigliere regionale della Lombardia del Patto Civico, Nanni Anselmi – Vice Presidente della Rete del Civismo Lombardo, Gianni Pittella – Vice Presidente Parlamento europeo, Vittorio Da Rold – giornalista de “Il Sole 24 ore”

Inizia Michele Busi sottolineando due aspetti importanti del rapporto della Regione Lombardia con l’Europa che pongono non pochi problemi.
 La prima è quella della macroregione alpina, o EusAlp. La maggioranza ha fatto di tutto per confondere i cittadini, passando dalla proposta di una fantomatica macroregione del nord Italia, ottenuta per via devolutiva, fino ad affermare, vista la mala parata, che in realtà si sono sempre riferiti al progetto europeo, che, come sappiamo, vede coinvolti ben sette stati (e non tutti membri). Il secondo tema è quello, forse abusato, dei fondi indiretti ma soprattutto di quelli diretti. Si percepisce la difficoltà strutturale della nostra regione ad accedere a forme di finanziamento europeo. Contrariamente alla vulgata non sono, infatti, solo le regioni del sud a fare fatica.
 La Lombardia non fa differenza. E’ incapace di fare regia regionale, e tantomeno macroregionale o interregionale. E c'è una incapacità di coordinamento con Bruxelles e quindi con gli stessi europarlamentari di riferimento. Come si può invertire questa tendenza, essendo utili in un coordinamento delle attività fra chi operiamo in regione e chi opera (e opererà) a Bruxelles”.

Gianni Pittella interviene e si complimenta per l'esperienza in Consiglio regionale del gruppo Patto Civico e per la costituzione della Rete del Civismo Lombardo. Il Vice Presidente del Parlamento europeo fa un’analisi dell’Europa e della missione originaria di civilizzazione per cui è nata. Europa come generatrice di pace, come garante e culla dei diritti umani, del mercato unico. Pone l’accento su alcuni aspetti positivi come l’ERASMUS, la libera circolazione... Negli ultimi anni, però, la missione originaria è stata soppiantata dall’idea che oggi siamo sotto il controllo dei banchieri delle lobbies, della BCE e da esecutivi. Si è arrivati al punto che il Consiglio europeo alla fine decide a dispetto dei poteri acquisiti dal Parlamento con il Trattato di Lisbona.
Allo stato attuale ritiene di fondamentale importanza:
1. Ridare senso di civilizzazione all'interno e all’esterno dell’Europa 
2. Sviluppare politiche economico sociali. 
Pittella prosegue affrontando il problema del debito.
L’aumento della disoccupazione, il declino del modello europeo, l’emarginazione del ceto medio, ha generato un 5/10 % di ricchissimi a fronte del 90% di persone che vertono in uno stato di povertà. La conseguenza è anche una crisi democratica. Reazione all'austerità a scelte politiche non aperte. Si è arrivati alla deflazione.
Per far fronte a questa situazione si dovrebbero cambiare le politiche economiche. Come? Negoziando una neutralizzazione del patto di stabilità per 3/5 anni, concentrandosi, in particolare, su alcuni indicatori come la difesa di suolo, la disoccupazione. Sarebbe importante un completamento dell’unione bancaria, attraverso un Fondo di risoluzione bancaria e una Garanzia su depositi.
Delinea poi il profilo politico dell'Unione Europea. Afferma che viviamo una situazione ibrida: non siamo solo una confederazione di stati ma neanche una federazione. E’ necessario, quindi, un passo deciso in avanti che porti ad uno Stato d'Europa, ossia alla federalizzazione. Dobbiamo avere un Governo europeo. Il problema non è uscire dall'euro, ma accompagnare uno stato all'euro. Ciò significa che è fondamentale creare un Ministero degli esteri europeo, che faccia politiche estere comuni; un Ministero del Tesoro e ad una rinnovata Banca Centrale Europea, che possano pensare ad un bilancio federale. A questo proposito si augura che il prossimo Parlamento sia un Parlamento costituente.
Per quanto riguarda i fondi europei pensa che debbano essere spesi a livello multi - regionale. La macroregione consentirebbe un’unità dimensionale più ampia. Per troppo tempo, si è pensato che i finanziamenti dovessero essere utilizzati per creare consenso e non per risolvere i problemi. (es. durante le campagne elettorali, molti candidati strumentalizzano i fondi europei per un proprio tornaconto elettorale). Sottolinea che l’utilizzo deve essere finalizzato alla creazione di grandi opere infrastrutturali, anche immateriali come educazione e ricerca.
I fondi europei vengono aggiudicati per bandi. I programmi prevedono delle azioni finanziate attraverso bandi. L’accesso ai fondi implica un progetto ben strutturato che consta di capacità progettuale, rendicontazione... Ai più, tutto questo manca.
 Al sud Pittella ha promosso 3 scuole di europrogettazione, dove le persone vengono formate per accedere ai fondi europei. Queste iniziative hanno avuto un grande consenso e hanno partecipato molti giovani.
 Inoltre, critica l’attuale sistema per cui i co-finanziamenti europei rientrano nel Patto di stabilità, limitando il loro utilizzo.

Da Rold esamina l’aspetto tecnico della crisi economica. L’Europa non era preparata alla crisi, peraltro effettivamente inaspettata per dimensioni (es. La Grecia che aveva bisogno di aiuto non l’ha ricevuto per tempo, perché tecnicamente, non si sapeva come intervenire. Mancava il fondo di sostegno.)
In seguito, alla Grecia sono stati erogati prestiti bilaterali: ogni paese ha dato un aiuto economico. Gli aiuti sono arrivati in ritardo perché il trattato di Maastricht era stato fatto in visione di crescita, e non era previsto un fondo di aiuto. Uno degli errori è stato quello di non prevedere un Ministero del Tesoro. La Germania ha imposto una serie di limitazioni, che non hanno agevolato gli aiuti alla Grecia. Negli Stati Uniti se uno dei 50 paesi è in crisi, il governo centrale ha la possibilità di intervenire. Nel gennaio 2010, quando è scoppiato il caso “Grecia” alcuni paesi come la Germania non volevano elargire fondi a sostegno dell’economia greca. 
La Polonia sta dimostrando di saper utilizzare i fondi europei, grazie ai quali ha sviluppato infrastrutture, strade, ferrovie che stanno contribuendo allo sviluppo del paese e alla sua integrazione con l’Europa.
In Italia, invece, il problema è che i fondi sono distribuiti a pioggia e quindi dispersi. Un esempio emblematico è la situazione degli aeroporti in Lombardia: scali di Linate, Malpensa, Bergamo. E’ necessaria una visione più ampia. Anziché disperdere i fondi si potrebbe pensare di differenziarli per tratte: Orio al Serio aeroporto dedicato alle tratte low cost, Malpensa per tratte internazionali, Linate per tratte nazionali. Pensare all'Europa, essere europei significa conoscere di più cosa pensano gli altri.

Patrizia Toia interviene supportando le affermazioni di Pittella sulla questione istituzionale. Dobbiamo essere in grado di comprendere che cosa vuole l’Europa per poter operare di conseguenza, anche semplificando la burocrazia. Che Europa vogliamo essere?
Le soluzioni realistiche ci sono. Tra le prime sicuramente la creazione di un Ministero del Tesoro che governi. Fare ed essere Europa significa collaborare. In Lombardia si sta lavorando alla programmazione dei POR. Uno di questi riguarderà l’agenda urbana. La novità è che si potranno utilizzare contemporaneamente più contributi: i regionali e gli europei (Horizon 2020). Bisognerà accentrare maggiormente i fondi affinché l’utilizzo sia più efficace.

Nanni Anselmi espone il suo pensiero riguardo la necessità di coniugare sviluppo ed occupazione secondo nuovi modelli. Lo sviluppo deve andare di pari passo con l’aumento dell'occupazione e deve basarsi sul concetto di democrazia dignitaria, ovvero le persone al centro.

Il dibattito che è seguito ha visto:
Enrico Dioli riaffermare con forza la necessità di guardare all’Europa: non si può parlare della Montagna Lombarda escludendo un legame intrinseco con l’Europa. Occorre partire dall’idea di una necessaria cessione di parti di sovranità nazionale all’Europa.
Claudio Conti evidenziare l’importanza dell’educazione, perché l’innovazione passa attraverso la scuola e la cultura. Ricorda che il petrolio sul quale siamo seduti è la ricchezza storico culturale che può rappresentare un volano di sviluppo se inteso come implementazione di un turismo dolce.
Cristina Vannini ricordare che in Lombardia vi è la presenza del maggior numero di siti UNESCO in I

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