Ristorazione infantile
Rottamiamo le mense scolastiche (a cominciare dai piatti di plastica)
Come migliorare la qualità e rispettare l'ambiente
Pubblicato: 25/03/2014 13:24:00

MILANO - Oggi 2 importanti quotidiani si sono occupati di cosa e come mangiano i nostri bambini. Di "cosa" si occupa il Fatto Quotidiano in questo articolo di Alez Cortizzoli:
“Maestro, tu la mangi questa minestra di riso? A me fa schifo”. E’ davvero difficile rispondere ai bambini quando in mensa ti pongono questi quesiti. Da una parte vorresti svolgere il tuo ruolo d’educatore e insegnare a Marco che quella minestra in brodo vegetale fa bene, è sana e giusta ma dall’altra è proprio difficile fingere.
Il piacere di mangiare nelle mense scolastiche non è contemplato. Mi son chiesto tante volte: nessuno delle società di ristorazione o dei Comuni che appaltano il servizio mensa si è mai chiesto perché si spreca un sacco di cibo sui banchi dei nostri plessi?
Basterebbe venire a pranzare con noi insegnanti per capire quanto allo stato attuale la mensa sia vissuta come una “costrizione” dai bambini che non sono nemmeno liberi di scegliere se mangiare la pasta alle verdure o il passato con i crostini.
Ad intuire questa esigenza è l’organizzazione internazionale Actionaid che ha lanciato in Italia la campagna mangiogiusto. Una necessità, quella di migliorare le mense scolastiche italiane, che dev’essere stata capita anche dai Ministeri della Salute e dell’Istruzione, tanto da avviare un monitoraggio destinato agli istituti scolastici.
Probabilmente si sono accorti (meglio tardi che mai!) che le Linee di indirizzo nazionale per la ristorazione scolastica” sono disattese oltre a non essere lette dagli insegnanti costretti anch’essi alla mensa: entro il 15 maggio 2014 i Ministeri si sono posti l’obiettivo di avere in mano un’indagine conoscitiva.
La posta in gioco non è da poco: il 50% dei bambini con meno di 14 anni usufruisce della refezione scolastica e in media ogni alunno (secondo i dati della Federazione italiana pubblici esercizi), nel suo ciclo scolastico obbligatorio, consuma circa 2000 pasti a scuola. Secondo il rapporto annuale 2011 della Fipe, sono consumati 380 milioni di pasti all’anno per un fatturato di circa 1,3 miliardi di euro annui.
Actionaid punta, entro il 16 ottobre del prossimo anno, a cambiare le mense con alcune azioni indispensabili. Ne cito tre.
La prima: l’inserimento di prodotti a basso impatto ambientale, stagionali e provenienti dal territorio. Secondo la ricerca 2013 di Nomisma/Pentapolis le mense biologiche in cinque anni sarebbero aumentate del 50%. Ma non basta inserire nei capitolati la voce “prodotto biologico”: va spiegato ai bambini cosa stanno mangiando. Per fare questo vanno formati i docenti e va rivisto il loro contratto.
La seconda: una mensa in cui i bambini e i genitori sono protagonisti. Per la prima volta, finalmente, qualcuno parla di partecipazione dei bambini nelle scelte dei menù.
La terza: una mensa che riduca gli sprechi. Non esistono dati nazionali sugli sprechi alimentari nelle mense scolastiche ma secondo alcune rilevazioni, circa il 10% dei pasti serviti sono eccedenze delle quali l’85% è totalmente buttato.
Una campagna, cui Actionaid offre anche agli insegnanti l’opportunità di partecipare con un semplice lavoro di monitoraggio. Io lo farò. Spero che tanti altri maestri, non si limitino a “vigilare”, a fare i “guardiani” della mensa, a urlare più dei loro alunni ma provino a pensare che stare seduti a tavola per pranzare dev’essere un piacere, anche per i bambini.

Su La Repubblica Milano invece Tiziana De Giorgio ci racconta la sperimentazione in atto in una scuola elementare di Milano per evitare di usare le stoviglie di plastica:

Alla Casati i bambini si porteranno a casa le stoviglie e le riutilizzeranno. Niente più piatti usa e getta, ma un kit di stoviglie infrangibili e lavabili, da mettere nello zaino, portare a casa e da riutilizzare il giorno dopo. È la sfida ecologica “Zero plastica in mensa” dell’elementare Casati, un progetto pilota che parte nelle prossime settimane nelle classi di bambini di otto e dieci anni, per eliminare la plastica dai refettori scolastici. La proposta è arrivata dai genitori della primaria in zona Porta Venezia: «Ogni giorno circa 160mila piatti di plastica finiscono nella spazzatura —spiega Patrizia Bedori, mamma di una bambino e consigliera di zona Tre, che patrocina l’iniziativa — . In diversi paesi d’Europa, molto più avanti di noi sulle politiche verdi, gli alunni li portano a casa e le mamme li lavano senza troppi problemi. In Italia questa cultura non c’è ancora, ma noi vogliamo provarci». In tutte le classi dell’istituto è stato presentato un questionario per capire come la pensassero le famiglie, ma anche per sondare il terreno sugli insegnanti stessi. Il via libera su tutti e due i fronti, per il momento, è arrivato da tre sezioni, che fino alla fine dell’anno faranno da apripista. «Ne abbiamo discusso per mesi — spiega Massimiliano Falcone, uno dei maestri che hanno portatoavanti il progetto — le resistenze non sono state poche: c’è chi teme che i piatti possano puzzare in classe, ci sono insegnanti che non se la sentono di dover stare dietro a classi di bambini che devono ripulire le stoviglie, magari unte, dagli avanzi prima di conservarli. Buttare nella spazzatura un piatto è molto più semplice, ma è una questione di mentalità». Il passo successivo è stato un tavolo di discussione con Milano Ristorazione e Asl, che ha dato il nulla osta alla sperimentazione e che nei prossimi mesi controllerà che contenitori, posate e piatti vengano lavati a dovere a casa: perché il progetto possa essere esteso in futuro anche ad altri istituti, l’Azienda sanitaria dovrà valutare che ci siano i presupposti igienico sanitari. Prisema dell’avvio del tutto, ora resta solo da scegliere il kit di piatti — che potrebbero essere pagati dal consiglio di Zona 3 o dall’associazione dei genitori della scuola — da consegnare a bambini e famiglie. L’idea sono leggerissime lunch box, con tutto l’occorrente per il pranzo al loro interno.

Nel frattempo, Milano Ristorazione, che segue con interesse  il progetto della Casati, sonda un altro terreno per eliminare completamente la plastica, una delle priorità dell’azienda che serve 80mila pasti al giorno, che dal 2012 ha avviato un percorso di sostenibilità nella lotta allo spreco. Ogni anno le mense scolastiche milanesi producono, fra piatti e bicchieri, 444,5 tonnellate di plastica che solo da un anno vengono riciclate e non buttate nell’indifferenziata. L’idea, però, è fare un altro passo avanti, introducendo forse già dall’inizio dell’anno scolastico stoviglie fatte con materiali biodegradabili — come per esempio l’amido di mais — che finirebbero direttamente nella raccolta dell’umido.

Fonte: Il fatto quotidiano, la repubblica Milano
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