Il "voto da annullare"
Regione, elezioni «irregolari». Il caso finisce davanti alla Consulta
Il Tar della Lombardia ha accolto il ricorso presentato dall'avv. Felice Besostri e sostenuto anche da MMC
Pubblicato: 10/10/2013 10:22:00

MILANO - Il tribunale amministrativo ha dichiarato che sono da considerarsi le eccezioni di costituzionalità sollevate in merito al sistema elettorale adottato dalla Lombardia (il cosiddetto Lombardellum). In pratica il primo grado della giustizia amministrativa ha dato ragione ai ricorrenti rimandando però la decisione finale alla Corte Costituzionale. Per Roberto Maroni e per la sua maggioranza la sentenza potrebbe costituire una grana non di poco conto. Tra i punti sollevati dai ricorrenti, il fatto che la nuova legge elettorale regionale, emanata nel 2012, avrebbe favorito i consiglieri uscenti, consentendo ai gruppi costituitisi anche dopo lo scioglimento del Consiglio, di non raccogliere le firme per presentarsi alle elezioni e il premio di maggioranza definito «abnorme» senza il quale «Maroni avrebbe avuto 37 seggi e non 49». 
Secondo i giuristi che si sono rivolti al Tar, in un sistema che prevede la possibilità di voto disgiunto, e cioè il voto per una lista e contemporaneamente il sostegno a un candidato presidente non sostenuto da quella lista, della ripartizione dei seggi attribuiti attraverso il premio di maggioranza (dodici, appunto) non possono beneficiare in automatico le forze politiche che hanno sostenuto il candidato vincente. «Il meccanismo del voto disgiunto mette in conto che ci siano degli elettori che abbiano votato una lista di sinistra assegnando però la preferenza al candidato presidente Maroni. Nel momento in cui quest'ultimo vince, il premio di maggioranza non può essere allora assegnato a Pdl e Lega, perché molti degli elettori di Maroni potrebbero non essere stati elettori dei partiti che lo hanno sostenuto».
Non solo. Besostri contesta la stessa legittimità elettorale di alcune liste. Il riferimento è all'escamotage adottato da alcune sigle politiche nella scorsa legislatura, a Consiglio regionale però già dimissionario: la costituzione di gruppi consiliari con l'evidente obiettivo di dribblare la raccolta firme. Felice Besostri, ex docente di Diritto pubblico comparato ed ex parlamentare dell'Ulivo tra il '96 e il 2001, commenta: «Una grande vittoria dei cittadini e dei giuristi democrati». Ambienti vicini al governatore fanno sapere che da parte della Regione c'è assoluta serenità e tranquillità: «Il lavoro va avanti senza nessuna preoccupazione. Si tratta di un cavillo burocratico».

di Andrea Senesi

vedi articolo: http://movimentomilanocivica.it/index.asp?art=593&arg=6&red=2

Fonte: corriere della sera
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