Dopo la costituzione della Rete del civismo lombardo
Come costruiamo la cittadinanza attiva?
Considerazioni di Paola Colombini sul ruolo dei movimenti di cittadini
Pubblicato: 08/10/2013 21:58:00

MILANO - Gli interventi alla giornata di Lecco del 5 ottobre per la costituzione della Rete del civismo lombardo sono stati densi di stimoli per un ragionamento sugli obiettivi e i metodi della nostra azione.
Particolarmente interessante è stato il contributo del sindaco Virginio Brivio, che ci ha dato non pochi suggerimenti per individuare un modo “nuovo”, direi “civico”, di esercitare il mandato amministrativo.
Tra le tante e importanti cose dette dal sindaco, due mi sono sembrate di particolare significato: condividere con i cittadini i limiti del governare, non ingannare la gente.
Sulla stessa lunghezza d’onda Lucia Castellano – rigenerazione della qualità della politica – e Stefano Rolando: stare dalla parte dei cittadini, aiutarli a non chiedere la luna per poi poter dire che sono tutti uguali quando non ti danno la luna.

Per perseguire questi obiettivi occorre non soltanto esercitare pratiche virtuose come la trasparenza, l’informazione, l’ascolto e il dialogo, ma lavorare per un reale salto di qualità nel rapporto tra cittadini e politica, tra amministrati e amministratori.
Questo vuol dire condividere l’idea che costruire la cittadinanza attiva – e da lì ripartire – è la strada da percorrere.

La questione che in proposito vorrei proporre alla riflessione è questa.
Un cittadino può diventare soggetto attivo dentro il progetto politico del civismo democratico solo a una condizione: possedere gli strumenti per capire, scegliere, decidere, partecipare responsabilmente.
Il pensiero critico, svincolato dall’adesione aprioristica a un’ideologia di appartenenza (le ideologie, piaccia o no, hanno imboccato il viale del tramonto), può essere esercitato solo se si è messi nelle condizioni di conoscere e di ragionare.

Due articoli di la Repubblica del 30 settembre mi hanno suggerito, in proposito, qualche altro spunto.
Il primo, a firma di Mario Pirani, si intitola «Impervie ma obbligate le vie della democrazia». È incentrato sulle novità programmatiche e operative dei primi mesi di amministrazione del sindaco Ignazio Marino, ma le considerazioni generali che da esse emergono ci riguardano tutti. La scommessa di recuperare il rapporto tra amministrazione e cittadini è l’obiettivo più ambizioso e vitale di quel programma. In che modo? Con «l’uso spregiudicato e coraggioso della verità». Perno di questo progetto di rigenerazione democratica è, secondo Pirani, il bilancio comunale: «Far di conto è noioso e difficile... Sarebbe utile però che i cittadini s’impadronissero dei meccanismi che governano la sorte delle loro spese. La democrazia passa anche da qui».

Il secondo articolo è sulla glasnost finanziaria dello IOR: per volontà di papa Francesco, per la prima volta nella sua storia la Banca vaticana pubblicherà il proprio bilancio, provando ad aprire qualche squarcio di luce nelle nebbie di una gestione a dir poco opaca. Informazione, trasparenza, spiragli entro i quali ricercare una strada riformatrice e, si spera, un miglior timone.

Sono vicende diverse ma accomunate dalla necessità, che evidentemente appare ormai improcrastinabile per la sopravvivenza stessa delle istituzioni, di aggredire alle radici gli esiti degenerativi di politiche basate sull’arroccamento e sull’autoreferenzialità delle azioni di governo, e dei suoi protagonisti, che hanno prodotto una drammatica separazione dal corpo vivo della comunità di donne e uomini portatori di diritti, valori, ideali, bisogni e, non ultimo, di speranze.

Quale può essere dunque un obiettivo – ma anche un metodo – di MMC e della Rete del civismo lombardo?
Accanto alla rigenerazione politica, bisogna porre in primo piano la rigenerazione culturale. È un atteggiamento mentale, oltre che una pratica di buon governo, che riassume in sé informazione corretta non omissiva e sistematica, comunicazione, discussione, educazione dei cittadini all’esercizio della democrazia per una partecipazione consapevole e responsabile.

Come ho già scritto, il Bilancio in Arancio di MMC è stato in questo senso un’esperienza anticipatrice e lungimirante per chi abbia posto al centro del suo operare il Bene Comune, la cittadinanza attiva, la battaglia per la trasparenza nella cosa pubblica, il coinvolgimento, la costruzione di opportunità di trasmissione di saperi e di dialogo in ogni direzione: verso il basso e verso l’alto.

Questa prassi virtuosa – democratica, pedagogica e propedeutica alla pratica della cittadinanza – è dunque possibile, anzi è necessaria, e va esercitata a tutto campo perché il progetto civico trovi espressione innovatrice e caratterizzante, nutrendo e nutrendosi delle ricchezze rappresentate dalle donne e dagli uomini delle nostre comunità.

di Paola Colombini








 

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