Sul civismo un intervento di Titta Magnoli
Il civismo non è morto, anzi
Il voto in Lombardia conferma il successo delle liste dei cittadini. Anche nel centrodestra
Pubblicato: 15/06/2013 11:25:00

MILANO - Diminuzione dei votanti e considerevole aumento delle esperienze civiche sono i due dati fondamentali di questa tornata amministrativa. Da una parte non stupisce affatto che il primo esito venga giustamente considerato e enfatizzato dagli analisti. Dall’altra stupisce come l’avanzata del civismo venga derubricata, soprattutto al Nord, dove è stata elemento fondamentale del cambiamento del quadro politico. Ovviamente il civismo paga un difetto di reputazione, perché spesso si è abusato dello strumento, come fosse un semplice atto di cosmesi sotto il quale il ceto politico nascondeva i propri difetti e si riciclava sperando in una nuova vita. Spesso il civismo in passato è stato questo, refugium peccatorum, occorre darne atto: una foglia di fico sotto la quale venivano raggruppati i rimasugli di un sistema politico in mutazione.

Ma quello che sta avvenendo oggi è qualcosa di realmente diverso, il rischio vero è di non coglierlo appieno. Infatti, se la politica tradizionalmente organizzata perde consenso, non tutto va necessariamente nel contenitore del non voto. Molto va, in primo luogo, nel movimento Cinque stelle che avrebbe tutte le carte in regola per interpretare un approccio realmente civico alla politica. Purtroppo i grillini stanno vanificando questa possibilità chiudendosi in una struttura leninista, più rigida di quella partitica, che è proprio ciò da cui i cittadini (quelli veri) cercano di fuggire. Si può dire che lo spirito rivoluzionario del Movimento, con corollario di lessico incentrato sullo spirito di cittadinanza, stia arrivando alla fase del Terrore con una parabola dalla velocità inaspettata.

Altra cosa è il civismo diffuso che si muove liberamente sui territori, qualcosa che non ha forma precisa, ma che ha perso il suo aspetto di seconda gamba, costruita ad hoc dai partiti, e vive di vita propria. Basta scorrere le coalizioni dei sindaci che hanno vinto al nord per trovarne tracce significative che vanno ben oltre la fisiologia. Il civismo cresce molto, soprattutto con il centrosinistra, perché si sente più tutelato nella sua indipendenza. Ma cresce anche a destra, e sarebbe un errore non cogliere questo dato. Se l’esperienza guidata da Umberto Ambrosoli sta continuando a incrementarsi, nonostante l’esito negativo di elezioni regionali schiacciate sulla partita delle politiche, il civismo che si è coalizzato intorno a Maroni, guidato da Stefano Bruno Galli, dimostra che anche in Lombardia il tessuto politico post-leghista sta già prendendo forma. Non dovremo stupirci, infatti, se nei prossimi mesi succederà qualcosa di concreto che cambierà l’orizzonte della storia leghista.

Il Pd in Lombardia, come altrove, ha favorito la crescita di questo fenomeno, cogliendone l’essenza vera, quella di un’autenticità che non va contaminata. Ora occorre che il civismo inizi a camminare con le sue gambe, ad affrontare la sua vera sfida, quella di farsi e pluribus unum, da movimento frastagliato e multiforme a soggetto politico. Finora il grande salto non è riuscito, ma sembra proprio che il terreno sia pronto a recepire un cambio strutturale del quadro politico.

Finalmente il civismo può diventare soggetto politico. Questo sembra l’orizzonte più concreto, dopo anni di lavoro al Nord, che vedono in Pisapia l’esperimento più riuscito. La sfida è aperta. E se è vero che la Lombardia è il laboratorio dei grandi cambiamenti politici dell’Italia, quello che sta accadendo a queste latitudini è un fenomeno che va seguito con attenzione.

di Titta Magnoli
 

Fonte: europaquotidiano.it
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