Sperimentazione biomedica: la parola a chi è a favore
Perché non è ancora possibile fare a meno degli animali
La Presidente di Pro-Test Italia, Daria Giovannoni, ha dichiarato: “Difendere la sperimentazione su animali a fini di ricerca, significa schierarsi al fianco dei malati in attesa di cura"
Pubblicato: 03/06/2013 20:36:00

MILANO - L’irruzione di un gruppo di animalisti nel Dipartimento di Farmacologia dell’Università statale di Milano e la conseguente distruzione dei risultati di anni di ricerche su malattie neurodegenerative, ha avuto un’immediata risposta dal mondo della ricerca, soprattutto grazie all’iniziativa di giovani ricercatori e studenti. 
La loro mobilitazione ha fatto sì che anche nell’opinione pubblica si aprisse un dibattito se sia utile e giusto utilizzare gli animali nella ricerca di nuovi farmaci o di nuove terapie.
Secondo gli animalisti non è giusto, spesso però con motivazioni diverse. C’è chi vi si oppone per motivi etici ritenendo che gli animali, tutti gli animali, abbiano gli stessi diritti degli umani. Diritti che andrebbero particolarmente tutelati stante la loro impossibilità di autodifendersi legalmente. Si tratta tuttavia di una posizione minoritaria, stante anche le abitudini alimentari della popolazione mondiale.
Le più importanti organizzazioni animaliste, per sostenere che non sia né giusto, né utile, ricorrono ad argomentazioni apparentemente razionali. La prima è che gli animali non sono uguali all’uomo e di conseguenza una determinata sostanza chimica può avere effetti diversi su organismi differenti. Si tratta di un’argomentazione, peraltro, del tutto condivisa dal mondo della ricerca, che è ben consapevole che gli animali sono dei modelli non completamente sovrapponibili all’uomo, ma rappresentano delle approssimazioni necessarie.
E’ noto, ad esempio, che un topo o un ratto (che rappresentano circa il 95% degli animali utilizzati in Italia nella sperimentazione) ha un patrimonio genetico pari al 95% di quello degli umani. La sperimentazione sugli animali non offre certezze assolute, ma sicuramente concorre a ridurre di gran lunga i possibili effetti negativi di un nuovo farmaco sull’uomo, su cui comunque deve essere sperimentato nella fase finale della ricerca, prima di essere messo in commercio.
La sperimentazione clinica sull’uomo è, infatti, la tappa successiva agli studi sulle cellule e negli animali per stabilire gli effetti benefici e tossici non solo dei farmaci ma anche dei dispositivi medici (pace-maker, defibrillatori, organi artificiali, stent, ecc.) e dei componenti nutrizionali. Questo è il percorso che garantisce al paziente di ricevere un trattamento il più possibile sicuro che non sia causa di ulteriore peggioramento delle sue condizioni.
La seconda argomentazione degli animalisti si basa sulla presunta esistenza di metodologie alternative in vitro e in silico, ovvero effettuate in laboratorio su gruppi di cellule, oppure con simulazioni al computer. Entrambe le metodologie sono ampiamente utilizzate nei laboratori di ricerca di tutto il mondo, ma sono considerate complementari e non alternative rispetto ai percorsi della ricerca.
Il buon senso, prima ancora che delle competenze tecniche, ci dice che la distanza tra un modello basato su cellule e l’uomo è anni luce più grande rispetto alla distanza che separa un uomo da un topo, I topi hanno organi simili all’uomo (cervello, cuore, fegato, ecc.) regolati da sistemi complessi comuni come quello cardiocircolatorio, immunitario, nervoso, ormonale e tante altre similitudini come il DNA. Se, come sostengono gli animalisti i topi non sono ritenuti utili a rappresentare l’uomo, come può esserlo una cellula o un gruppo di cellule? Sul computer, inoltre, ad oggi non si è ancora riusciti a costruire dei modelli capaci di rappresentare la complessità del funzionamento e l’interazione dei diversi organi e dei sistemi che li regolano.
Per la comunità scientifica internazionale, il ricorso agli animali nella sperimentazione scientifica rimane a tutt’oggi una necessità. Nel corso degli ultimi cento anni, su 98 premi Nobel assegnati per la Medicina e Fisiologia, 75 erano basati su ricerche che coinvolgevano animali. Basti pensare a quello assegnato nel 2008 per le ricerche sull’HIV e l’HPV o a quello del 2005 sull’Helicobacter o a quello del 2010 per le ricerche sulla fecondazione in vitro e il trasferimento di embrioni.
Tutto ciò non porta a dimenticare la tutela del benessere degli animali. L'Italia è uno dei Paesi più avanzati da questo punto di vista. La legislazione italiana, tra le più severe del mondo (più severa della stessa Direttiva europea in corso di approvazione), prevede che debbano essere adottate tutte le precauzioni affinché sia evitata sofferenza agli animali che entrano in sperimentazione.
Va detto inoltre che un animale che soffre è fonte di risultati non attendibili: quindi è nell'interesse del ricercatore stesso studiare animali nelle migliori condizioni possibili. Impedire l’allevamento in Italia di animali (cani, gatti e scimmie) destinati alla sperimentazione scientifica, significa solo spostare il problema altrove, diminuendo le capacità di controllo sulle condizioni di vita degli animali assicurate dalla legge italiana e, soprattutto, dagli organi ispettivi che esercitano controlli frequenti e rigorosi. 
Da ultimo, ma non meno importante, va sottolineata l’importanza che ha e ha avuto lo sviluppo delle tecnologie, in particolare di quelle diagnostiche, nella riduzione del numero di animali da utilizzare nella ricerca. All’Istituto di Ricerche Farmacologiche ‘Mario Negri’, ad esempio, 15 anni fa si utilizzavano circa 120.000 topi o ratti ogni anno, oggi circa 15.000, molti dei quali al termine vengono offerti in adozione.
L’utilizzo degli animali nella sperimentazione biomedica è obbligatorio in tutto il mondo non a seguito del potere delle lobby farmaceutiche e neppure per il ‘conservatorismo’ dei ricercatori, entrambi, dati i costi, ne farebbero volentieri a meno, ma non possono perché allo stato attuale delle conoscenze si tratta ancora di un passaggio irrinunciabile.
Chi avrebbe il coraggio di utilizzare un farmaco su un bambino o su un qualsiasi ammalato senza prima averne osservato il funzionamento su un organismo vivente complesso dotato di sistemi funzionali analoghi a quelli presenti negli umani? E’ a partire da questa domanda che si dovrebbe impostare un confronto serrato e documentato basato su evidenze scientifiche e non su contrapposizioni ideologiche.

di Sergio Vicario

 

Qui di seguito la locandina della manifestazione di sabato 1 giugno in difesa della ricerca che salva la vita

 

Sabato, 1° Giugno 2013 – Ore 15.00/19.00

Via Mercanti

Milano

 

Pro-Test Italia a raccolta

in difesa della ricerca che salva la vita

Ricercatori e studenti in piazza 

a sostegno delle ragioni della ricerca scientifica

Una manifestazione organizzata da Pro-Test Italia per rispondere alle azioni estremiste degli animalisti in Italia, in sostegno della ricerca su animali, adempiendo allo scopo che la guida fin dalla sua nascita: dare una voce alle Istituzioni e agli scienziati intimiditi e messi a tacere dall'estremismo crescente degli animalisti, tramite volontariato e attività no profit.

L'evento ha tre obiettivi principali:

1. La difesa del diritto dei ricercatori a lavorare in un clima sereno e senza minacce;

2. Il riconoscimento del ruolo che ha svolto e svolge la sperimentazione animale nella ricerca di base e nello sviluppo delle terapie

3. La promozione di un'informazione alla portata di tutti su queste tematiche.

Interverranno tra gli altri:

Dott.ssa Nadia Malavasi

Presidente onorario della TAI Onlus (Thalidomidici Italiani);

Dr.ssa Nicole De Rosbo

ricercatrice dell’Università di Genova

Dr. Joshua Levy

ricercatore che ha lavorato per anni nei centri di ricerca per le metodiche alternative;

Dr. Dario Padovan

coordinatore del comitato scientifico di Pro-Test Italia

 

Alle ore 17:00, il Dr. Giuliano Grignaschi, in rappresentanza della Basel Declaration Society, consegnerà le 5.000 firme di solidarietà raccolte nel mondo della ricerca internazionale ad una delle vittime dell’irruzione del 20 Aprile  degli animalisti nei laboratori del Dipartimento di Farmacologia dell’Università di Milano, la Dr.ssa Bice Chini. La Basel Declaration Society è un’associazione internazionale nata per diffondere le conoscenze sulla sperimentazione animale nell’opinione pubblica.

La Presidente di Pro-Test Italia, Daria Giovannoni, ha dichiarato: “Scendere in piazza in difesa della sperimentazione su animali a fini di ricerca biomedica non significa solo schierarsi al fianco dei ricercatori, significa anche schierarsi al fianco dei malati che ancora aspettano una cura per le loro patologie. Senza ricerca su animali non avremmo, ad esempio, avuto le terapie per il cancro al seno che oggi salvano la vita a centinaia di migliaia di donne ogni anno, né l'insulina che ha salvato, e tuttora salva la vita, a milioni di diabetici”.

 

Per ulteriori informazioni contattare: 

Claudia Soi, Ufficio Stampa Pro-Test Italia,  HYPERLINK "mailto:redattori@pro-test.it" redattori@pro-test.it 

Daria Giovannoni, Presidente di Pro-Test Italia, info@protest.it, +39 329 4470184

 

Ulteriori informazioni riguardo Pro-Test Italia: http://protestitalia.wordpress.com/

Pro-Test Italia è stato ispirato dal movimento inglese “Pro-Test” che con successo ha

contrastato gli estremismi degli attivisti animalisti (www.pro-test.org.uk)

 

Questo il comunicato stampa della manifestazione a cui ha anche aderito MMC 

Alle 15 di sabato 1 Giugno 2013, centinaia di scienziati hanno manifestato per difendere il ruolo importante degli animali nella ricerca. La manifestazione,  Pro-Test Italia ha organizzato la manifestazione in seguito all’irruzione degli animalisti negli stabulari dell’Università di Milano, dove hanno rubato centinaia di animali il 20 Aprile 2013. Erano presenti durante la manifestazione anche una trentina di animalisti estremisti che hanno urlato minacce e insulti verso i manifestanti ma erano comunque una minoranza. La folla ha risposto con un grido unanime “Lottiamo per la ricerca, lottiamo per la vita”. Tra i relatori che hanno parlato ci sono stati Dr. Papale dell’Università di Milano; Dr.ssa Nicole Kerlero De Rosbo dell’Università di Genova che studia la Sclerosi Multipla sul modello murino; Nadia Malavasi, presidente dell’associazione thalidomidici italiani (TAI Onlus); Tom Holder, uno dei co-fondatori di Pro-Test in Inghilterra. L’evento e’ stato presentato dal Dr. Padovan, che ha introdotto i relatori e motivato il pubblico. Durante la manifestazione i partecipanti hanno consegnato volantini ai passanti e spiegato il ruolo importante degli animali nella ricerca. La ricerca sugli animali ha conseguito risultati importanti, come la sintesi dell’insulina, lo sviluppo di vaccini e anti-retrovirali che hanno salvato milioni di vite. Daria Giovannoni presidente di Pro-Test Italia ha dichiarato “La ricerca sugli animali ha giocato un ruolo vitale praticamente in tutte le scoperte mediche dello scorso secolo. Ha salvato milioni di vite. E` fantastico vedere i ricercatori manifestare per difendere la ricerca che salva la vita”.Alle 17:00 Giuliano Grignaschi, ambasciatore della Basel Declaration Society, ha consegnato le oltre 5000 firme di solidarietà raccolte in tutto il mondo ai ricercatori dell’Università di Milano che lo scorso Aprile hanno visto andare in fumo il loro lavoro. La polizia ha impedito alcuni tentativi degli animalisti di ostacolare la manifestazione. Gli scienziati sono invece rimasti pacifici durante l`intero evento.







 

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