Expo
Istituzioni, cittadini, imprese: insieme per Expo
Bisogna imparare a lavorare insieme, per sopravvivere
Pubblicato: 18/05/2013 15:53:00

MILANO - In tempi di confusione, nazionale e internazionale, la parola Expo evoca aspettative e prospettive, ma anche e sempre infrastrutture e appalti. Mai come a questo giro i vincoli economici, sociali e ambientali hanno un peso così rilevante. E forse anche benefico, perché dietro questi vincoli si celano sempre di più domande che potremmo definire «epocali». O millenarie. Dove al centro si trovano sviluppo e lavoro, con tutto il portato che queste due semplici e spesso male utilizzate parole trascinano con sé. Che cosa si intende oggi per sviluppo? E quali lavori si possono ipotizzare in prospettiva? Quanto territorio si potrà ancora consumare nel mondo? E, tra le altre cose, considerando la parte sempre più rilevante di popolazione non attiva, come si concilia una riduzione indifferenziata di prospettive di lavoro e di retribuzione con i diritti acquisiti di questa parte crescente delle società? L'Expo, che vuol dire banalmente «mettere in mostra», è un'occasione, non l'unica, per cercare di fare una sintesi di quello che abbiamo oggi, di cosa ci interessa essere domani e magari cosa pensiamo per dopodomani. Sono ragionamenti che un tema affascinante e intelligente come «Nutrire il Pianeta», anche a soli due anni dall'apertura, può affrontare. Dove nel discorso entrano i poveri ma anche i ricchi, i diritti ma anche i doveri, il nuovo ma anche e molto le radici. Perché si tratta di conoscenze e di culture e di come renderle attraenti per la divulgazione. Non di infrastrutture, banali o meno. Poco più di un anno fa il sociologo Richard Sennett, alla presenza dell'oggi scomparso Guido Martinotti, presentò il suo ultimo libro: «Insieme». Il libro inizia dall'Expo di Parigi del 1900 dove, accanto alla mostra «con le ultime novità tecniche» (water e sciacquoni, fucili a ripetizione e telai meccanici) esisteva una mostra parallela che faceva il punto sui problemi umani nati da quel trionfo della tecnica. Gli organizzatori lo avevano chiamato Musée Sociale, mentre gli espositori gli davano un nome diverso: La Question Social. Sennett, con la solita forza divulgativa, sottolinea la necessità di saper condividere le competenze e le esperienze. O meglio, rileva la capacità di collaborare come elemento catalizzatore di una società. Il tema è ovviamente centrale per Milano ed Expo: come le risorse della città, dalle Università alle associazioni, dai grandi gruppi che stanno ridisegnando la città ai pervasivi motori del volontariato possono lavorare insieme. Con le istituzioni, ma anche con i cittadini. Questo esercizio è fondamentale per la nostra città, in una logica che provi a dare risposte anche nel dopo Expo, cercando di sciogliere nodi che possono diventare anche grandi opportunità. Che davvero si impari a mischiare il basso con l'alto, l'accademia con l'esperienza, la scienza con l'umanesimo. E, molto più banalmente, che si impari a lavorare insieme. Oggi è forse l'unico modo per sopravvivere; tutto quello che sta succedendo di questi tempi ci dimostra che è praticamente indispensabile. Per vivere, appunto.

di Nicola Zanardi

Fonte: corriere.it
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