Dopo elezioni: il lavoro dell'opposizione
Le tre sfide di Ambrosoli "Legalità, costi e parità la battaglia riparte da qui"
E apre a una collaborazione con M5S
Pubblicato: 28/02/2013 16:39:00

MILANO -  Ieri pomeriggio, tra analisi e dibattiti sulla sconfitta, Umberto Ambrosoli ha incontrato e ringraziato la sua squadra, i ragazzi e le ragazze che — in questi tre mesi scarsi di apnea — hanno lavorato al suo fianco. A loro ha promesso: «Non sarà una sconfitta a farci cambiare idea», anche se quella sconfitta brucia, a lui come ai molti che avevano accarezzato la vittoria. «Le responsabilità sono mie», ha detto a caldo e ripete ora, ma rivendica: «La nostra è stata la migliore proposta che il centrosinistra ha fatto negli ultimi18 anni».
Ha vinto nelle città e perso nella provincia profonda.
«Per incontrare il maggior numero di persone siamo andati nei capoluoghi, e lì siamo riusciti a farci conoscere. Lo stesso vale per quasi tutti quei comuni più piccoli dove siamo riusciti ad arrivare: dove siamo andati, quando abbiamo avuto tempo e modo, abbiamo convinto. Appena fuori di lì, evidentemente, le antenne sul territorio non hanno funzionato a sufficienza. Credo che tutti dobbiamo riflettere sulla necessità di un nuovo modo per ascoltare il territorio».
Andiamo per “se”: se ci fosse stato più tempo, crede che le cose sarebbero andate diversamente?
«Anche se avessi deciso due settimane prima di candidarmi non sarebbe cambiato molto. Da metà dicembre abbiamo fatto il programma, le liste, tutti impegni complessi, mentre il nuovo accordo tra Lega e Pdl e l’election day mutavano lo scenario in cui eravamo partiti. E poi, nelle ultime cinque settimane abbiamo girato tantissimo, la gente ha iniziato a conoscere la mia faccia e le mie idee. Ma questo, è evidente, non è bastato».
Ora che cosa farà? Resterà in consiglio regionale? A caldo ha detto che lo farà, ma non tutti ci credono.
«Non ho alcuna intenzione di disperdere tutto quello che abbiamo costruito, c’è un importante lavoro da svolgere come opposizione, anche con i limiti che lo statuto pone, e lo farò, senza pensare alle scadenze: un anno e mezzo fa, del resto, nessuno avrebbe immaginato quanto accaduto nel frattempo, e chissà quali sfide potranno arrivare, in futuro. Ora, però, pensiamo al Consiglio: partiremo con la richiesta, alla maggioranza e ai 5 Stelle, di affrontare subito tre temi di cui tutti, da diverse angolazioni, abbiamo parlato in campagna elettorale».
Quali temi?
«La lotta alla criminalità organizzata, di cui Maroni ha fatto una bandiera: ora lo dimostri. Due: la riduzione dei costi della politica, la riforma del sistema dei rimborsi (ed è il Consiglio a doverlo fare). Terzo punto: l’affermazione della democrazia paritaria. È un brutto punto di partenza il basso numero di donne elette, noi siamo contenti che la più votata della lista civica sia Lucia Castellano, come siamo contenti della giovane età media dei nostri eletti, è il cambio generazionale che speravo».
Sicuro che il centrodestra e i 5 Stelle vogliano collaborare?
«Sono punti qualificanti del programma di tutti. In questo senso dico no al muro contro muro. Poi credo che con il Movimento 5 Stelle si possa costruire qualcosa di comune, nel quadro amministrativo questo ha un senso: tra i nostri programmi c’erano già punti in comune, ma non è stato compreso abbastanza. So cosa vogliamo, invece, mettere subito sotto esame: i conti della Regione, il progetto, soprattutto culturale, per Expo, il ruolo che avremo in Europa».
Nel futuro Consiglio regionale non ci saranno molti di quanti l’hanno appoggiata: Sel, Idv, socialisti, centristi. Che scenario vede?
«Credo che la contaminazione vera di civismo nei partiti si potrà fare solo quando lo schieramento del centrosinistra avrà un unico soggetto a rappresentarlo in aula, con la parte “civica” che rinuncia all’esigenza di distinguersi e i partiti che si aprono di più. È un progetto ambizioso, ma si può fare: è la strada tracciata con il Patto civico del centrosinistra».
Parla di un unico gruppo in Regione? Senza più partiti?
«I partiti sono luoghi di aggregazione fondamentali, ma serve condividere un programma, ancor prima che una coalizione. Il comitato del Patto civico — in cui ci sono anche soggetti non eletti — deve continuare a vivere per realizzare questo soggetto, avendone il tempo e utilizzando strumenti di partecipazione allargata ».

di Oriana Liso

Fonte: repubblica milano
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