Analisi del voto Regionale
Non è bastato l'exploit del Patto Civico di Ambrosoli con 380.000 voti
Il Pd guadagna voti ma perde seggi. Il Pdl dimezza, però resta al governo
Pubblicato: 28/02/2013 10:27:00

MILANO - Il Pd avanza ma perde consiglieri. Il Pdl crolla ma, grazie all'asse col Carroccio, conserva il governo della Lombardia. E la Lega conquista il suo miglior risultato nel Paese, anche grazie alla «invenzione» della lista civica. Il giorno dopo la vittoria di Roberto Maroni, nuovo governatore lombardo, si ragiona sui numeri. Il Pd fa i conti con un paradosso: il suo 25,32 per cento corrisponde a oltre 400 mila crocette in più sul simbolo messe dagli elettori, rispetto a quelle delle elezioni 2010 (da 976 mila a 1.369.000 mila voti). Ma, malgrado questo oggettivo avanzamento, in consiglio i democratici perdono 4 rappresentanti: colpa della redistribuzione dei seggi della minoranza, che, in questa tornata, deve fare i conti con il boom del Movimento Cinque Stelle e con il successo della lista Civica di Ambrosoli.

Altro partito, altro caso. Il Pdl è al peggior risultato del ventennio (facendo il raffronto fin dai tempi di Forza Italia): 16,73 per cento, pari a 450 mila voti in meno, e i consiglieri dimezzati. Peggio perfino di come è andata, nello stesso giorno, per le politiche dove, facendo media fra Camera e Senato, i berlusconiani strappano quasi il 21 per cento dei consensi. Ma l'asse con la Lega garantisce di restare al Governo e, con i chiari di luna che c'erano, il centrodestra stappa bottiglie: «A Milano - spiega il coordinatore cittadino Giulio Gallera - siamo stati penalizzati sia dall'ex sindaco Gabriele Albertini sia dalla lista Maroni, che ha attinto anche dai nostri bacini elettorali. Comunque siamo andati meglio che in altre città capoluogo e i miei settemila voti dimostrano che la politica che abbiamo impostato, tenendo saldamente i contati sul territorio, alla fine paga».

La Lega, infine. Passare dal 26,20 per cento del 2010 al 12,96 di oggi significa aver lasciato per strada oltre 415 mila voti. Ma a salvare Maroni e la coalizione ci ha pensato la Lista civica collegata al presidente, capitanata dal suo ideologo Stefano B. Galli, tra l'altro eletto in consiglio regionale: ed è un 10,22 per cento di consensi che in molti si contendono. Il segretario della Lega Lombarda, Matteo Salvini, spiega: «In quella formazione sono confluiti nuovi voti, ma sicuramente ci sono molti simpatizzanti della Lega che hanno scelto questo nuovo simbolo». Salvini resta soddisfatto. «Intanto abbiamo la presidenza della Regione più importante del Paese e poi, comunque, visto come siamo andati a livello nazionale, aver tenuto in Lombardia è un risultato che ci dà grandissima soddisfazione». E grazie alla lista civica la Lega si salva in corner anche su Milano, dove ha rischiato la batosta più clamorosa fermandosi al 7 per cento di consensi: ma la lista civica ha aggiunto un altro 9 per cento, «e noi il 15 non lo vedevamo da anni...», conclude Salvini.

Ancora numeri. Maroni è stato eletto senza le percentuali bulgare cui era abituato il suo predecessore, Roberto Formigoni. Ma in termini di voti assoluti, la distanza fra i due (2010-2013) è di soli 240 mila voti. Dall'altro fronte, va segnalato l'exploit di Ambrosoli che ha preso addirittura 590 mila voti più di quanti nel 2010 si era garantito il candidato presidente Filippo Penati. Malgrado questo successo personale e malgrado i voti di preferenza che il candidato ha preso superando la somma dei voti delle liste a lui collegate, Ambrosoli non ce l'ha fatta: colpa, anche della battuta di arresto di alcuni dei partiti della coalizione. Sel cala, ad esempio, e Di Pietro perde un punto percentuale. Commenta il coordinatore lombardo, Maurizio Martina: «I 380 mila voti della lista Ambrosoli non credo siano sottratti al Pd, ma arrivano da aree moderate e da un elettorato diverso. Prova che abbiamo azzeccato il progetto del Patto civico e il candidato. Ma abbiamo perso: ci ha danneggiato l'election day e ci è mancata qualche settimana ancora di campagna elettorale. Abbiamo perso: e con questa sconfitta dobbiamo fare i conti».

di Elisabetta Soglia

Fonte: corriere.milano.it
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