Risultati del voto regionale
Ambrosoli, autocritica di una sconfitta
“Se avessi fatto tutto giusto le cose sarebbero andate diversamente”
Pubblicato: 27/02/2013 11:59:00

MILANO - A sera nella sala del Pirellone piena, tra gli applausi dei suoi sostenitori, Umberto Ambrosoli ammette: «Che la nostra impresa fosse ardua lo sapevamo dall’inizio, non c’è da giocare con i numeri », pur rivendicando il risultato rispetto ai dati della centrosinistra alla Camera. Assicura che resterà «a dare il mio contributo dai banchi dell’opposizione» ma non sarà «muro contro muro ». E poi si assume anche responsabilità e le colpe, il candidato: «Questo era il tempo della sfida, ma forse il mio modo non era quello giusto. Se avessi fatto tutto giusto le cose sarebbero andate diversamente». Chiude: «Come ho appena detto a mio figlio, le battaglie sono giuste anche se si perdono».
L’applauso che lo avvolge quando sale sul palco del Litta invece, a pomeriggio inoltrato, sembra dare forza ad Umberto Ambrosoli per un discorso che, fino a due giorni fa, sembrava non dovesse fare. Sondaggi della vigilia, nervosismo degli avversari, sensazioni diffuse si sono infrante però lunedì pomeriggio, quando i primi dati nazionali hanno iniziato a tratteggiare quello che ieri si è avverato. Quel suo «comunque sia è solo l’inizio», detto un attimo prima di spegnere il microfono, è il tributo ai volontari e ai sostenitori che affollano la sala, prima ancora che l’ammissione della sconfitta che Ambrosoli rimanda a più tardi.
Servono al morale in sala i distinguo, le analisi dei flussi di voto: il voto importante di Milano città, quello dei grandi capoluoghi come Bergamo e Brescia — diventate il centro della campagna elettorale del candidato del Patto civico, nelle ultimissime settimane — serviranno più da oggi, per capire gli errori nella fase che la sinistra lombarda conosce bene, quella dei «se».Lui, Ambrosoli, mette sul piatto che «forse dovevo andare anche in luoghi più piccoli, con meno gente, e non concentrarmi solo in alcuni centri ». Nello sconforto generale del Litta, però, ieri nessuno aveva iniziato a praticare lo sport della colpa al candidato. «Il migliore che potessimo avere », la sintesi. A pochi passi da lui, sul palco, si ferma Maurizio Martina, il segretario lombardo del Pd che ha viaggiato ovunque in queste settimane con Ambrosoli. «Ringrazio tantissimo Ambrosoli per come si è speso con passione e tenacia, ora si riparte da lui perché ha fatto un lavoro straordinario», sono le sue poche parole davanti a risultati che non si aspettava così.
C’è lui è c’è la moglie del candidato, Alessandra, che mantiene il sorriso e fa, per quanto può,scudo al marito. Prima di salire su quel palco, al Litta, loro due sono rimasti chiusi in uno degli uffici del teatro, ad accogliere la processione di sostenitori, candidati nelle liste, politici. Forse, però, le poche visite davvero importanti per Ambrosoli sono state quelle della mamma Annalori e della sorella Francesca. La mamma, che per il resto del pomeriggio è in platea con alcune amiche, attaccata alle informazioni dai seggi, torna dalla visita al figlio rasserenata: «È tranquillo, sta bevendo un tè. Aspetta ». Un momento di decompressione prima della girandola serale, un momento per pensare a quanto fatto. A quanto fare, da oggi. «Intanto la nostra proposta ha riscontrato un gradimento importante e ha saputo includere una coalizione più ampia rispetto alla Camera, con schieramenti diversi e una lista civica che allo stato attuale è laseconda del centrosinistra», dice dal palco Ambrosoli, chiarendo così che alla guida della sua lista, nei banchi dell’opposizione al Pirellone, lui ci sarà, e ci sarà con Lucia Castellano, in prima fila ad applaudirlo e incoraggiarlo. Ormai ex colleghi di Castellano passano in corso Magenta: Majorino, Boeri. Lui, voce critica del suo partito, lo dice subito: «Il Pd deve aprire una riflessione molto forte in Lombardia, forse ha avuto poco coraggio ma non mi sembra il momento giusto per dire che con Renzi sarebbe andata meglio».
 

di Oriana Liso

Fonte: la Repubblica Milano
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