Elezioni Regione Lombardia
Annalori Ambrosoli, mamma di Umberto: “Ha raccolto l’eredità del padre ma ha aggiunto il suo entusiasmo”
Intervista alla mamma del candidato presidente
Pubblicato: 21/02/2013 10:49:00

MILANO - Che il destino di suo figlio fosse questo, in qualche modo, non ha mai avuto dubbi. «Ho sempre saputo che in lui c’era il richiamo allo spirito di servizio di suo padre. In questo ha raccolto in pieno l’eredità di Giorgio ». Due spille elettorali appuntate sulla maglia, l’iPad — regalo di suo figlio — e l’agenda sempre a portata di mano, Annalori Ambrosoli è una delle anime vere del comitato di via Arcimboldi (la sede l’ha trovata lei), dove passa molta parte delle sue giornate. Quando non è lì, e quando non pensa a prevenire disastri («abbiamo realizzato orecchini con le caramelle al miele Ambrosoli, ma prima ho chiesto il permesso all’azienda ») è in giro a fare campagna per suo figlio.
Ci pensa a che cosa accadrà martedì?
«No, mai. Ma è stato così anche durante le primarie: non pensavo mai: chissà se Umberto vincerà o no. Mi concentro con entusiasmo su quello che c’è da fare giorno per giorno, ed è tantissimo».
Che ruolo ha nella macchina elettorale?
«Sono una tappabuchi, coinvolgo amici e figli di amici in ogni iniziativa, cerco anche di capire gli umori delle persone su queste elezioni. Domenica scorsa ero in piazza Duomo, lo stesso ho fatto a Varese, dove Umberto era con Renzi. Una bella immagine, questi due ragazzi assieme».
Infatti di lui si dice spesso: è troppo giovane e inesperto.
«Quando, qualche mese fa, si è iniziato a parlare di un suo impegno diretto in politica pensavo: è troppo presto, i suoi bambini sono piccoli, so cosa vuol dire un genitore spesso assente, Giorgio diventò commissario liquidatore all’età di Umberto, e con tre bambini. Forse è anche perché siamo abituati a vedere politici di almeno cinquant’anni, e quindi pensavo non fosse ancora il suo momento. È stato Umberto a farmi cambiare idea, con la sua determinazione, la sua passione. Ma comunque sapevo che questo momento sarebbe arrivato».
Predestinazione?
«Come suo padre, Umberto ha sempre avuto dentro di sé il concetto di bene comune, il senso di responsabilità, di lavorare per la collettività. Anche quando si parla di Giorgio come un eroe penso che no, è sbagliato: lui ha fatto soltanto quello che considerava il suo dovere, per lui sarebbe statoimpensabile sottrarvisi».
Nel nome del padre: come vive il fatto che c’è chi pensa che suo figlio stia “usando” il nome di suo marito?
«Io non l’ho mai pensato, e questo credo conti. Poi, certo, c’è chi lo pensa, anche se non me lo dice. Ma io li ignoro. Piuttosto, mi chiedo spesso in questi giorni cosa avrebbe detto Giorgio di questa decisione: Umberto era così piccolo quando lui è morto, così mi è difficile immaginare consigli e riflessioni. Ma ne sarebbe stato felice, questo di certo».
Un’altra critica che viene fatta ad Umberto Ambrosoli: si circonda di troppi “maestri saggi”, da Bassetti, a Onida, a Vitale. Non è un cerchio troppo esclusivo?
«Allora io ci metto anche Vittorio Coda, Lodovico Isolabella, Corrado Stajano per dire proprio il contrario: alcuni di loro hanno con Umberto un atteggiamento paterno, perché lo conoscono sin da bambino, hanno un affetto commovente. Ma nessuno di loro è protettivo, soffocante. Anzi, in tutti prevale la gioia di condividere un’esperienza a suo modo storica».
A proposito di esperienze: avrebbe mai pensato, lei che proviene da un ambiente moderato, di vedere suo figlio in un tripudio di bandiere di sinistra?
«Io domenica ho visto una piazza straordinaria, allegra. E poi non stiamo parlando del Pci degli anni Cinquanta! No, io ho visto persone rispettose delle idee altrui, disposte al dialogo, al confronto, e che dimostrano di apprezzare mio figlio per quello che può rappresentare per tutti noi. Certo, per una vita ho avuto posizioni più moderate, ma ora credo si tratti di capire chi vuole davvero il bene di questo Paese e chi no. E poi su quel palco ho visto che Umberto si è sciolto, è diventato più incisivo, mantenendo una delle sue qualità, la capacità di ascoltare».
Gli dà mai giudizi sui comizi e interventi tv?
«Alla fine, per sms. Ma gli scrivo sempre che è stato bravo. E basta, perché una mamma meno dice, meglio è».

di Oriana Liso

Fonte: la Repubblica Milano
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