Elezioni Regione Lombardia
Ambrosoli e la sfida delle parole “Loro martellano sulle tasse noi rispondiamo: lavoro e regole”
L’appello dal palco in piazza Duomo, un nuovo vocabolario per la Lombardia
Pubblicato: 18/02/2013 10:43:00

MILANO - È un vocabolario delle priorità, delle parole d’ordine, quello che Ambrosoli ha pronunciato in Duomo. Anche in quei termini c’è la differenza con gli avversari. Tra la loro Lombardia e quella immaginata dal centrosinistra. Tra la «continuità» e la «rigenerazione». Perché «la scoperta più brutta» che l’avvocato racconta di aver fatto in questi mesi di campagna elettorale in giro per la Lombardia è proprio la consapevolezza di come i suoi avversari abbiamo «ucciso il senso delle parole». Una «promessa è una promessa», scandisce. Non le «frottole» di Pdl e Lega. Una gara a chi «le spara più grosse» a cui lui dice di non voler partecipare. Dettando altri punti fermi: «I mattoni con cui vogliamo rigenerare la nostra comunità si chiamano: fiducia, responsabilità, pulizia e amore per leregole».

RESPONSABILITÀ E REGOLE

È «responsabilità» la parola a cui sostiene di tenere di più. La cita spesso, Ambrosoli. «Noi siamo forti - sostiene - perché sappiamo dare valore alla parola responsabilità». Ma in fondo, l’avvocato - che ha parlato della sua scelta, della sua famiglia, dei figli e della moglie Alessandra assieme alla quale, dal palco, ha salutato la piazza - dice di essere su quel palco per un motivo: «Io sono qui perché in Lombardia le regole sono state stracciate, perché nel luogo più alto delle istituzioni lombarde è andata a sedersi la ‘ndrangheta. Io sono qui perché ho capito che non serve a nulla avere le mani pulite se poi le tieni pigramente in tasca». Secondo Ambrosoli le regole «fanno parte di un patto sociale per permettere di proteggere i più deboli e dimostrare che i forti hanno capito il valore dellasolidarietà».

PROMESSE E FROTTOLE

Anche queste sono diventate parole chiave della manifestazione. Un vocabolario particolare,quello dell’avvocato, costruito attorno alle differenze. «Le promesse » contro le «frottole», prima di tutto. Il centrodestra parla di 5 milioni di alberi? Ecco Ambrosoli che ribatte: «Ma come? Per vent’anni avete lastricato di cemento la nostra regione. Noi diremo basta al consumo di suolo».

DONNE E MERITO

Maroni parla di attenzione verso le donne? Equi le parole diventano ancora più taglienti: «Forse quella di Berlusconi? O quella della giunta di Formigoni che avuto bisogno dell’intervento del Tar per inserirne qualcuna?». E, ancora: «Come fa la Lega a parlare di “scelta per merito” degli uomini della sanità, quando per anni hanno sbandierato la spartizione delle nomine?». Poi i ticket, all’attacco di Formigoni e dei suoi: «Mentre i lombardi pagavano il ticket più caro d’Italia loro regalavano decine di milioni alle cliniche degli amici, per farsi in cambio mantenere tra barche e champagne». Il candidato del centrosinistra, però, in una campagna in cui ci si è spesso scontrati sul voto utile, ammicca agli elettori della Lega, ai delusi: «Dobbiamo riconoscere la dignità di chi ha creduto ai nostri avversari ». L’affondo finale è per l’ormai famigerato tormentone del 75 per cento di tasse alla Lombardia. Anche queste «false promesse, paradisi artificiali: non hanno credibilità». Il primo motivo? l’alleanza siglata con Formigoni dopo averlo fatto cadere: «Si tengono in piedi solo colreciproco ricatto».

LAVORO

C’è una parola su tutte, però, per Ambrosoli. Ed è “lavoro”. Anche questo ha il suo contraltare nel centrodestra: «Loro parlano solo di tasse, come se mai le avessero abbassate». La gente che incontra, spiega, gli chiede altro: «Lavoro, per dare dignità alle migliaia di donne e di giovani talenti e alle loro energie inutilizzate. In ogni posto in cui sono andato mi hanno raccomandato di avere a cuore i bisogni della gente, di proteggere welfare e famiglia».

CARITÀ

E da questa richiesta nasce un’altra promessa, un’altra parola d’ordine: «Dobbiamo introdurre la carità nell’agenda politica, contro l’egoismo del passato». Ambrosoli fa il nome del cardinal Martini, la folla in Duomo applaude. Sul finire il candidato del centrosinistra si dice fiducioso che «i valori forti della nostra comunità prevarranno» e cita addirittura Mosè: «Da qualche parte racconta - ho letto che Mosè, nel momento in cui poneva il piede sulle acque, non era solo fiducioso: era certo che il suo gesto avrebbe provocato il miracolo. La mia speranza, oggi, è quella di Mosè». Dopo un ventennio di traversata nel deserto, il centrosinistra ci crede.

di Alessia Gallione

Fonte: la Repubblica Milano
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