Elezioni Regione Lombardia
"Un progetto per la nuova Lombardia" di Umberto Ambrosoli
Presentazione del programma del Patto Civico
Pubblicato: 03/01/2013 08:38:00

Care elettrici, cari elettori della Lombardia,
la nostra Regione è a una svolta. Alla fine di un ciclo di governo - che ha portato scandali, disordine organizzativo, infiltrazioni malavitose – la svolta è una esigenza morale, sociale, economica, istituzionale.

Il mio impegno, come indipendente, alla testa di una coalizione composta da forze politiche e forze civiche, è nato per garantire un programma di governo costruito attorno a quattro parole che costituiscono il titolo stesso di questo documento: Europa, sviluppo, lavoro, legalità.

Sono grato ai tanti esperti, professori universitari, professionisti, tecnici, esponenti di associazioni che hanno dato un contributo alla costruzione di questo programma, partecipando a una fitta rete di incontri, facendo emergere luci e ombre – purtroppo anche molte criticità – dai recenti andamenti della nostra grande regione, che esprime un sesto della popolazione italiana e un quarto del PIL del Paese, ma nei morsi della crisi e nella fragilità della tenuta della principale istituzione.

La stesura che segue è una sintesi che riduce migliaia di pagine elaborate (che saranno preziose, come linee guida della futura azione di governo), molteplici contributi generati da una piattaforma partecipata, e di una efficace iniziativa di formazione culturale e politica, consentendo leggibilità alle grandi indicazioni di analisi e di proposta.

Non c’è tutto, ma c’è una rilettura di insieme di un quadro complesso di competenze in cui si affronta il tema del cambiamento con tre elementi di metodo:

pensare e agire nell’interesse esclusivo dei cittadini;

fare emergere e governare le inter-connessioni e le inter-dipendenze tra singole e

distinte competenze;

assicurare una pubblica amministrazione neutrale, efficiente, non affiliata, orientata

al rendimento sociale e dunque agli interessi generali.

In campagna elettorale l’insieme di queste pagine progettuali già si traduce in parole- guida.
Le riprendo qui, nel presentare un documento che porto comunque nella sua interezza a conoscenza delle elettrici e degli elettori.

Discontinuità. La nostra è una svolta democratica, urgente perché viva la democrazia. Dignità. Senza reputazione e senza fiducia nell’istituzione, il “fai da te” diventa cultura mafiosa.
Nord. Non consegnare l’Italia settentrionale al secessionismo sedicente della Lega. Europa. Rivendicare il ruolo della Lombardia nell’Europa dello sviluppo, della competizione, della solidarietà.

Trasparenza. Restituire ai cittadini e alle imprese la verità dei conti, degli obiettivi, degli esiti, della gestione. Impegnare un concreto piano per la semplificazione.
Valutazione. Dare funzione strategica alla capacità di valutare il rendimento e le prestazioni svolte dai soggetti pubblici e privati nel quadro dei servizi essenziali.

Priorità. Salute, assistenza, mobilità, economia ambientale sostenibile, sviluppo, lavoro.
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Attrattività. Nuovi ed efficaci strumenti per il rilancio degli investimenti, per sostenere la ricerca e l’innovazione, per qualificare il turismo e valorizzare cultura e creatività.
Equità. Riqualificare politica e strumenti per la coesione, sconfiggendo la povertà e assicurando il reddito minimo di autonomia.

Diritti. Nella cornice generale della legalità e dell’etica pubblica, concepire l’istituzione al servizio di avanzati diritti civili e sociali, della democrazia paritaria, della piena integrazione - nella coesione e nel rispetto delle leggi - delle comunità etniche immigrate, assicurando la prospettiva della democrazia partecipativa.

L’attuazione di questo solo e semplice decalogo – sintesi di coraggio e di buon senso – è una condizione oggi ineludibile per rimettere la Lombardia (con i suoi talenti imprenditoriali, professionali e scientifici che ci chiedono solo di poter partecipare alle scelte) al centro della ripresa nazionale e nel cuore del sistema globale ed europeo.

La discontinuità - non solo rispetto alla situazione di Regione Lombardia, ma di sistema - investe l'alta vigilanza che gli organi istituzionali della Regione sono chiamati a garantire in ordine ai cosiddetti "costi della politica", ovvero alla rigorosa attuazione delle normative di contenimento che, a seguito degli scandali appurati e con la spinta del Consiglio regionale, sono state in parte adottate e in parte previste, ma soprattutto nel quadro di una procedura che non deve più tollerare l’uso privato e pretestuoso di risorse pubbliche e deve concepire i comportamenti di eletti, collaboratori e funzionari in forma specchiata e trasparente e in conformità a un'etica rispettosa di funzioni al servizio dei cittadini. Senza privilegi di ruolo, senza conflitti di interesse e con i caratteri paradigmatici della sobrietà.

L’intero programma guarda al futuro della nostra società e alla necessaria sinergia tra le dinamiche sociali e il concreto ruolo delle istituzioni.
Guardare al futuro vuol dire mettere al centro delle politiche pubbliche la questione giovanile e la questione di genere, cioè non la retorica dell’evocazione ma la razionalizzazione di misure per offrire oggi un vero protagonismo a ogni persona e alle nuove generazioni, dallo studio al lavoro, dalla costruzione delle famiglie alla solidarietà generazionale.

Vincere le elezioni in Lombardia è anche assicurare stabilità e cultura delle riforme alla politica nazionale.
Vincere le elezioni in Lombardia è anche tenere in positiva tensione l’apporto alle decisioni della grande risorsa istituzionale rappresentata dagli oltre 1500 Comuni del territorio che si battono per dare ai cittadini servizi degni di una vera modernità sociale che una Regione senza più ascolto ha in questi anni trascurato.

Vincere le elezioni in Lombardia è soprattutto mettere i cittadini in un nuovo protagonismo di valori e diritti che è condizione di concordia e di crescita.

Possiamo e dobbiamo farcela. 

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