Intervista a uno dei “saggi” dell’avvocato Ambrosoli sui temi economici
Marco Vitale: "Tenersi il 75% del fisco è un’arma contro il Paese. Basta giocare sulle tasse”
La Lega era rozza ma pulita, ora è affarista
Pubblicato: 20/01/2013 09:51:00


MILANO - «LA LEGA di allora era un movimento mediamente rozzo ma pulito, portatore di un’istanza importante come quella della sussidiarietà. Un partito che aveva colto aspetti importanti e innovativi. Oggi siamo all’affarismo. E non solo: una Lega al governo ci porterebbe direttamente fuori dall’Europa». Sono passati quasi venti anni, da quando Marco Vitale era superassessore alle Attività economiche nella giunta leghista di Formentini. Quella Lega delle origini non c’è più. E l’economista oggi è tra i “saggi” che stanno elaborando il programma del candidato del centrosinistra Umberto Ambrosoli.
Partiamo dalla proposta più forte della campagna di Roberto Maroni, cioè trattenere il 75 per cento delle tasse in Lombardia. È possibile?
«Non è una proposta ma un’arma distruttiva, pensata con la logica di chi vorrebbe disintegrare il Paese. Il federalismo dovrebbe servire a unire nelle differenze, la Lega lo tramuta in un metodo per dividere. Per questo l’idea è oscena. Dà l’impressione di favorire i lombardi, e invece se si rompe l’equilibrio dell’Italia crolla tutto, Lombardia compresa. In più devo dire che altrettanto osceno è incentrare ogni elezione sul tema delle tasse, quando il problema vero è la disoccupazione giovanile vicina al 40 per cento».
Il resto della politica economica di Maroni come le sembra?
«Inconsistente, anche perché tutto si basa proprio su quell’idea irrealizzabile. Lei capisce bene che con tali premesse...».
Se Maroni dovesse vincere praticamente tutto il Nord —Piemonte, Lombardia, Veneto — sarebbe in mano alla Lega. Cosa le fa venire in mente questo scenario?
«Il caos. Dopo tre mesi si tornerebbe ad elezioni».
Nel frattempo la sinistra con quali idee risponde?
«Nel programma di Ambrosoli ci sono delle proposte importanti. Viviamo in una faseeconomica depressiva, per questo va cambiato radicalmente il modello di sviluppo. È una questione di sopravvivenza. Sa dove leggo le analisi più interessanti adesso? Sul Manifesto ».
E le proposte di Ambrosoli quali sono?
«Tornare ad investire, sia nel pubblico che nel privato. Se comincia a farlo la nostra Regione,che è una delle cinque più sviluppate d’Europa, farà da traino al resto del Paese. Vanno trasformati gli istituti finanziari regionali in un ente per gli investimenti, in grado di sfuggire dai vincoli del Patto di stabilità».
Così ci sarebbero i soldi anche per il reddito minimo garantito, o anche “reddito di autonomia”?
«Sì. È anche quello un modo per rimettere in moto l’economia ».
Ma la questione settentrionale esiste ancora?
«Certo, così come esiste quella meridionale. Che si debba mettere davvero in pratica l’articolo 5 della Costituzione sulle autonomie locali non è in dubbio, soprattutto dopo l’esperienza di governo ipercentralista e statalista di Mario Monti. Ma oltre a questo oggi il problema si chiama, ad esempio, ‘ndrangheta, che ormai anche al Nord ha una penetrazione formidabile. E poi gli investimenti bloccati e il contemporaneo appesantimento psicologico degli imprenditori: manca la voglia di crederci e superare questa fase. Cinque anni consecutivi di andamento negativo dell’economia sono tanti, fiaccano».
Il fattore psicologico, come quello evocato da Silvio Berlusconi?
«Lui negava direttamente la crisi, però. Era ed è uno dei responsabili del disastro attuale».
Ambrosoli riuscirà in questa impresa?
«Dovrà sfidare un blocco di interessi molto forte e compatto. Pensi ad esempio alla sanità. Questa regione per anni è stata malgovernata con il principio dell’“affiliazione”. Ma se riuscirà a parlare ai giovani, a quei medici che sono scappati all’estero perché non volevano sottostare a quel gruppo di potere, allora sarà possibile farcela».

di Matteo Pucciarelli

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