Elezioni Regione Lombardia
Ambrosoli: il rapporto tra la Lombardia e la questione nazionale
Per uscire dal declino la proposta politica deve essere costruita nei territori e con i cittadini.
Pubblicato: 07/01/2013 21:43:00

MILANO - Vorrei prendere spunto dalle osservazioni che Alessandro Amadori ha svolto su Repubblica a commento di come ci si sta preparando alle elezioni in Lombardia. In particolare sono rimasto colpito da due argomenti: il primo è che la campagna in Lombardia sia povera di proposta; il secondo è che essa guardi poco all’influenza che la politica lombarda può avere sulla situazione nazionale.
Per quanto riguarda le proposte, Albertini si accontenta di dire che ha fatto bene il sindaco e che la benedizione di Monti gli basta. Qui effettivamente la proposta è debole. Maroni propone invece di vincere in Lombardia per tentare il colpo di una macroregione del nord a trazione leghista per regolare i conti con quella Roma nella quale la Lega è stata a lungo partito di Governo (e Maroni stesso Ministro) senza alcun risultato utile per i cittadini lombardi, e nella quale avrà in futuro una rappresentanza molto risicata. Quindi qui la proposta c’è: ma è da vedere quanto piaccia ai Lombardi isolarsi dall’Europa e dal mondo. Quanto ai grillini, la loro proposta di legalità, diritti e trasparenza contro Formigoni è meritevole, ma meno organica e radicata della nostra.
Per elaborare la nostra proposta, ci siamo interrogati su quale sia il tema di fondo del governo del Paese: oltre alla pre-condizione di governare bene, con competenza e specchiata onestà (che ancora in Italia è una “grande proposta”), il tema è come transitare dal declino evidente della seconda Repubblica – che ha coinvolto le regioni e non ha risparmiato la Lombardia – verso una “terza Repubblica” della quale ancora non si intuiscono bene i contorni. La risposta deve essere costruita nei territori e con i cittadini. Il centrosinistra in Lombardia ha accettato di presentarsi agli elettori andando oltre i propri confini per sostenere una guida civica caratterizzata da forte autonomia e indipendenza, sulla base di valori fortemente radicati e condivisi dall’intera coalizione, nella quale il sistema associativo civile e sociale (forte in Lombardia ma abituato più a interloquire che a governare) può svolgere ruolo che merita nelle istituzioni. Il “patto civico” è quindi frutto di un percorso e non una vuota formula retorica, reso possibile dalla radicale rigenerazione che i partiti del centrosinistra stanno attraversando con consapevolezza. È una novità radicale, mentre in Consiglio regionale ancora siedono i nominati di Diocleziano (il ben noto listino del Governatore) e le funzioni istituzionali sono finite nel cestino.
È in questo quadro, a partire dalle primarie, che abbiamo radicato le proposte per governare la Regione sui grandi nodi: la salute e il benessere dei cittadini, il lavoro e l’impresa, la scuola e il sistema formativo, la mobilità. È prevalsa negli elettori del centrosinistra la scelta per un progetto equilibrato, fondato sulle politiche di valutazione, di non affiliazione, di non statalizzazione e di rispetto per la capacità del mercato di promuovere il merito e l’innovazione.
Il rapporto tra la Lombardia e la questione nazionale. Anche nel recente passato si è considerata Milano il battistrada dell’innovazione politica nel Paese. Il capoluogo, quindi, non la Regione. Dovremmo invece recuperare il senso del regionalismo delle origini, quello dei fondatori che a fine anni ’60 hanno camminato nel solco della Costituzione con uno sguardo molto più ambizioso di quei “Governatori” che non hanno saputo concretizzare una visione al di là della scarsa umiltà delle parole. Il progetto che nasce nel patto civico è una offerta politica per il Paese. Nella quale il Paese può trovare un riferimento di metodo e di contenuto. Un riferimento che ha già avuto ampia sperimentazione nella storia analoga dell’amministrazione Pisapia, che dell’iniziativa del patto civico può essere considerata una premessa. Anche a causa di una legge elettorale stolta voluta dalla Lega di Maroni e dal PDL di Albertini, la governabilità del Paese stesso dipenderà molto dal voto in Lombardia. Abbiamo quindi una doppia responsabilità nel presentarci agli elettori lombardi: di farci scegliere “civicamente” per il governo della Regione e al tempo stesso di promuovere un’offerta politica in grado di governare il sistema-paese.
E come non pensare che i cittadini italiani non sappiano che se la ripresa si avvia davvero da qualche parte, questo luogo è la Lombardia? La ripresa ricomincia da qui, da un territorio che fa un quarto del PIL italiano e che ha solo bisogno di classe dirigente dedita agli interessi generali per riprendere il necessario dialogo tra istituzioni, imprese e mondo del lavoro. In questo profilo c’è il rilancio del rapporto della Lombardia con l’Italia, con il mondo, con l’economia glocal; per chiudere la crisi non con provvisori trucchi finanziari ma riprendendo il filo della produzione di ricchezza e della generazione di benessere comune attraverso politiche per l’inclusione sociale, mentre le istituzioni devono pensare a spendere meno e a innovarsi. Io posso dire che questo senso di responsabilità contro nuovi egoismi e per produrre un contributo al bene comune e all’interesse generale lo sento vivissimo in me da sempre.

di Umberto Ambrosoli

Fonte: ambrosolilombardia2013.it
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