Mafia a milano: dalla negazione alla prima linea
Pubblicato: 20/12/2012 18:06:00

MILANO - Milano, tra il 9 e l’11 novembre scorso, ha ospitato il primo Festival dei beni confiscati alle mafie. È stato un forte impulso programmatico alla diffusione della legalità e contro il malcostume della criminalità organizzata che parte proprio dal capoluogo lombardo dove per anni la classe politica locale ha negato l’esistenza del fenomeno mafioso in città e nell’hinterland.
Soprattutto dopo i recenti fatti di cronaca che hanno coinvolto, a vario titolo, esponenti degli Enti Locali e del Governo Regionale, accusati di essere veri e propri appartenenti a organizzazioni criminali, ci si è resi conto, a vari livelli – ma ancora tantissima strada è da fare! – che le forme di criminalità organizzata non sono radicate unicamente al Sud, ma hanno esteso i loro interessi anche in Lombardia e in tutte quelle regioni del Nord Italia in cui è maggiore la forza economica e produttiva.
Infatti, il periodo di recessione ha mutato anche gli interessi delle mafie che, allontanandosi dalla criminalità spicciola, si sono concentrate sempre di più verso i meandri dell’economia e della politica, infiltrandosi nelle Istituzioni e soprattutto negli Enti Locali. Le recenti pronunce dell’Autorità Giudiziaria milanese hanno mostrato con evidenza la concretezza del “fenomeno n’drangheta” a Milano e in Lombardia che davvero risulta molto complesso e strutturato sia da un punto di vista politico-economico sia da un punto di vista criminale.
Va dato merito all’attuale Giunta e al Consiglio Comunale di aver istituito una Commissione Consiliare Antimafia che, presieduta da David Gentili, vigila sulla potente influenza della criminalità organizzata a Milano, nelle sue molteplici forme (traffico di droga, usura, estorsioni, influenze negli appalti e, soprattutto, intromissioni nella politica).
Ma un nuovo organismo àdiuva il Sindaco e la Giunta nella repressione del preoccupante fenomeno. Il 7 novembre 2011 il Sindaco di Milano, Giuliano Pisapia, ha firmato il documento con cui ha ufficializzato la costituzione del Comitato di esperti per lo studio e la promozione di attività finalizzate al contrasto dei fenomeni di stampo mafioso e della criminalità organizzata sul territorio milanese, anche in vista di Expo 2015. Il Comitato Antimafia, composto da Umberto Ambrosoli, Luca Beltrami Gadola, Maurizio Grigo e Giuliano Turone, è presieduto da Nando dalla Chiesa, che lo coordina.
I cinque esperti, rinunciando volontariamente a un compenso, svolgono l’attività consultiva per il Comune di Milano a titolo gratuito, mettendo a servizio della Città la loro competenza specifica nel mondo giuridico sociale e tecnico. Sino al termine del mandato, affiancheranno il Sindaco e la Commissione consiliare Antimafia nella prevenzione e nell’azione contro la criminalità organizzata e hanno già prodotto una Prima Relazione Semestrale (leggi qui) presentata al Sindaco e alla città nel mese di agosto. Insomma, a Milano, da un anno a questa parte, si parla di mafia non solo come una realtà lontana che “non ci riguarda”, ma come vero e proprio cancro istituzionale ed economico del nostro territorio.
Il Festival dei beni confiscati alle mafie è stato una bella “tre giorni” caratterizzata da eventi sparsi per tutta la città, con spazi culturali e di divertimento, per grandi e per bambini. Questa iniziativa, unita ad altri progetti istituzionali, ha davvero dato un bel contributo alla vita sociale milanese, facendo passare con forza l’idea che la criminalità organizzata si può sconfiggere e, soprattutto – elemento forse più importante, perché declinato al positivo – i suoi strumenti negativi possono essere riutilizzati con finalità sociali.
Ora la palla passa alle Istituzioni, che devono vigilare con grande attenzione – come i recenti fatti di cronaca ci insegnano – sulle infiltrazioni criminali al loro interno, non chiudendo gli occhi e non facendo finta di nulla. Le vicine elezioni regionali e nazionali e le consultazioni primarie all’interno degli schieramenti ci impongono questa viva attenzione, affinché la lotta alle mafie non sia solo repressione, ma vera e propria prevenzione sociale.

 di Ilaria Li Vigni

Fonte: arcipelago Milano
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