Elezioni Lombardia
Ambrosoli e la borghesia "multipurpose"
Se il centro sinistra non vince questa volta sarà colpa nostra
Pubblicato: 19/12/2012 20:40:00

MILANO - Umberto Ambrosoli entrando a gamba tesa nell’area della politica ha prepotentemente rimesso in auge la parola “borghesia” e non solo sull’onda del libro ‘Un eroe borghese’ di Corrado Stajano che racconta di suo padre Giorgio. La parola ‘borghesia’ come sostantivo che definisce, e più spesso evoca, una classe sociale, ha da sempre troppi significati, tanto da indurre, e non certo ieri, Luigi Einaudi a dire: ”È tale la confusione indicibile sulle idee venute fuori intorno alla parola ‘borghesia’, da rendere necessario di escluderla da novero di quelle adoperate dalle persone decise a non imbrogliare il prossimo”. 

Ovviamente sorte non migliore ha l’aggettivo ‘borghese’ che addirittura passa dall’essere un complimento al divenire un insulto cocente: dipende solo da chi lo adopera. I “borghesi “ sono carsici. Scompaiono come dice Giuseppe Turani oppure ricompaiono come ‘redivivi borghesi illuminati’, almeno così dice Alberto Statera quando parla del ‘Gruppo dei 51’ radunati da Piero Bassetti a sostegno di Giuliano Pisapia. Persino Fabrizio Cicchitto, l’indegno discepolo di Riccardo Lombardi, in un’intervista televisiva chiama a raccolta la ‘borghesia milanese’ perché si riconosca in Letizia Moratti. Michele Fusco, redattore de LINKIESTA, un paio di mesi fa con occhio vigile e sprezzante descriveva – e irrideva – la borghesia milanese in fila per Renzi. Forse anche alcuni dei soci e dei collaboratori de LINKIESTA erano in quella fila o hanno votato per Renzi. Ce n’è per tutti.

Dunque lasciamo che i sociologi di professione e gli opinionisti trascurino l’ammonimento di Einaudi e aspettiamo che ci dicano che parole usare per definire una per una le tante tribù ‘borghesi’. Intanto, piaccia di più a qualcuno e meno ad altri, dalle loro variegate e sparse fila sono arrivati molti dei sostenitori di Umberto Ambrosoli e non solo da lì. Ripartiamo invece da una curiosa affermazione di Giuseppe Adamoli, ora Pd, postata sul suo Blog circa un mese fa: ”Non sono pessimista per il futuro politico, malgrado tutto. A Milano, la borghesia si sta rimettendo in moto. A volte rifiuta la legittimazione popolare come nel caso di Umberto Ambrosoli, candidato presidente della Regione. Ma capiranno che il nuovo ‘civismo’ non può essere l’umiliazione dei grandi partiti popolari indispensabili alla democrazia.”. L’impressione è che il risultato delle primarie abbia dimostrato il contrario: il ‘civismo’ non umilia ma tiene in piedi il sistema dei partiti, qualche volta con la respirazione bocca a bocca. Comunque quel che importa è che tutto avvenga nel recinto della democrazia.
Oggi dobbiamo avere una sola preoccupazione: la società civile, o meglio la gente, che si è attivata alle comunali per Pisapia e che nei giorni scorsi per ben due volte ha partecipato a delle primarie, non deve guardare troppo per il sottile, non deve perdersi nei distinguo sottili che hanno perso la sinistra, come le dalemiane condanne dell’antiberlusconismo come fenomeno a-politico alle quali Giorgio Bocca seppe rispondere meglio di altri: ”Dicono che ridurre la politica all’antiberlusconismo sia un errore, ma il berlusconismo non è la cattiva politica che ci ritroviamo, non è la mancanza di correttezza, di responsabilità, di serietà necessaria alla buona politica?”. Se Umberto Ambrosoli non riuscirà a divenire presidente della Lombardia – augurandogli che nessuno per piaggeria lo chiami governatore – se il centro sinistra questa volta non vince, noi – la gente – dovremo batterci il petto: non avremo fatto abbastanza. Vorrà dire che ci siamo limitati a dare un voto, il nostro. Si può fare di più.

di Luca Beltrami Gadola

Fonte: arcipelago Milano
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