Elezioni Regione Lombardia
Mille seggi e ottomila volontari parte la chiamata lombarda alle primarie del 15 dicembre
Pubblicato: 06/12/2012 09:04:00

MILANO - La corsa verso le primarie regionali dei tre candidati — Umberto Ambrosoli, Alessandra Kustermann e Andrea Di Stefano — va avanti, mentre parte la macchina del voto di sabato 15 dicembre. «Nonostante la stanchezza post-primarie nazionali », sorride il segretario organizzativo Pd Roberto Rampi. Sono state aperte, sul sito pattocivicolombardia. it le caselle di posta dei comitati dove inviare richieste specifiche: ad esempio chi lavorerà fuori dal Comune di residenza potrà chiedere di votare in un seggio diverso da quello assegnato. È stato deciso che a Milano e provincia i seggi rimarranno più o meno gli stessi di quelli delle primarie nazionali. Mentre saranno di meno nel resto della Regione, con i 1500 seggi ridotti a 1000-1200. I volontari impegnati saranno 8-9mila, contro i 10mila di domenica scorsa. Ancora: lunedì prossimo sul sito verranno inseriti i luoghi dei seggi con relativa sezione elettorale collegata. E allo studio c’è pure l’ipotesi di aprire una finestra di voto in seggi specifici già dal giorno prima, venerdì.
Sul versante strettamente politico, invece, nuovo battibecco a distanza tra Ambrosoli e Kustermann. Tutto parte da un paio di battute della ginecologa: «Difficile collocare le sue idee nell’alveo del centrosinistra», dice. E dopo: «Vincerò io, sono sicura. Ad Ambrosoli offrirei l’assessorato alla Legalità. A Di Stefano quello al Lavoro ». Risposta dell’avvocato: «Per me ha avuto lo stesso pensiero di Gabriele Albertini...». La controrisposta è stata lungamente meditata, poi si è deciso di lasciar correre. Schermaglie a parte, Ambrosoli ha incassato ufficialmente tre nuovi appoggi. Il primo è quello dei renziani. Giorgio Gori, lo stratega della campagna del sindaco di Firenze, spiega che «il camper resta in campo. Prossimadestinazione le primarie del 15 dicembre in Lombardia, diamo una mano ad Ambrosoli». E almeno su questo si troveranno d’accordo con gran parte dell’apparato bersaniano. Era previsto, soprattutto dopo il ritiro di Roberto Biscardini, ma adesso la decisione è stata ratificata da tutto il Psi: i socialisti sono con Ambrosoli, «più per una grande alleanza aperta al centro». È andato bene anche l’incontro con i Verdi: «Riteniamo che la sua candidatura debba essere sostenuta », dice la presidente Elisabetta Padelli. Invece Sel è spaccata tra Ambrosoli e Di Stefano, ma ilprimo non è preoccupato: «Dimostra che la competizione è autentica e partecipata». Mentre sulla sanità insiste: «Il modello pubblico-privato è una soluzione adottata in tutti i Paesi occidentali con risultati virtuosi. Non sono dell’idea di stravolgere, ma di agire nella prospettiva di un sistema sanitario più efficace. Sarebbe folle dire che è tutto sbagliato».
Kustermann ha presentato il programma di governo alla Casa della cultura. Le sue priorità? «Controriforma della sanità», provvedimenti a sostegno del lavoro soprattutto di giovani e don-ne e interventi in tema di ambiente. Sulla prima questione, si parla di un nuovo bilanciamento, stavolta dalla parte del pubblico, della spesa sanitaria; l’accorpamento degli assessorati alla Sanità e ai Servizi Sociali; la revoca del titolo “Istituto di ricovero e cura a carattere scientifico” a 7-8 degli attuali 28 beneficiari, che alla Regione costano e anche parecchio. «Il sistema degli accreditamenti fa acqua da tutte le parti, ci sono ancora tanti casi Santa Rita in giro», cioè di ospedali dove si fanno cure inutili ai pazienti pur di intascare gli assegni regionali. Poi unpensiero al Pd, il suo partito che però non la sostiene: «Non ne faccio un dramma. Vengo dal Pci, sono iscritta alla Cgil. Ai nostri dirigenti lombardi farebbe bene un po’ di “renzismo”, una ventata di rinnovamento», dice. Togliendo magari un sassolino dalla scarpa, quando interpreta la causa del mancato appoggio nel fatto che «io sono sempre stata critica rispetto ad alcune posizioni del Pd regionale».
Di Stefano nel frattempo porta avanti la sua battaglia sull’Expo: «Ma com’è possibile che Roberto Formigoni sia ancora commissario? Mi pare strano che i miei concorrenti non chiedano la stessa cosa a gran voce». E dopo, «bisogna mitigare e rendere più sobria l’Expo», auspicando «un’Expo non del cemento ma dell’intelligenza, occasione unica di eccellenza se mettiamo dei contenuti». Sul tema è assai vicino all’assessore milanese alla Cultura Stefano Boeri, col quale c’è stato un incontro pubblico alla Camera del lavoro della Cgil. La sintonia, in sostanza, appare un appoggio di Boeri al candidato più di sinistra della coalizione. Ma poco spazio al gossip e alle vicende interne ai partiti però, «perché il voto degli elettori — ne è convinto Di Stefano — si esprimerà sui contenuti, a me interessano quelli».

di Matteo Pucciarelli

Fonte: la Repubblica Milano
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