Elezioni Regione Lombardia
Intervista di Affaritaliani.it ai 3 candidati: Andrea Di Stefano
"Vincono le idee. Entrerei in giunta con Ambrosoli o Kustermann"
Pubblicato: 03/12/2012 16:10:00

MILANO - Nella prima uscita pubblica tra candidati, li ha stracciati tutti. Questo, almeno, è stato il commento unanime di chi c'era. Veloce, rapido, "radiofonico". Slogan corti, pensieri lunghi.

Andrea Di Stefano, 46 anni, giornalista e autore, direttore del mensile di finanza etica e economia sociale e sostenibilità Valori, è l'outsider delle primarie per la presidenza della Regione Lombardia. In un'intervista ad Affaritaliani.it chiarisce i propri punti programmatici: "Primo: una misura straordinaria e urgente sul reddito minimo. Secondo: revisione degli accreditamenti sanitari. Terzo: ricostruire l'Agenzia per la Protezione dell'Ambiente". Poi, sulla sua candidatura, spiega: "Votare Di Stefano non è inutile perché serve a dare un segnale sui temi da portare avanti. Non corro per avere un posto, ma sarei disposto a entrare in una giunta Ambrosoli o in una giunta Kustermann. L'esperienza amministrativa non è un problema: propongo l'istituzione di un comitato scientifico che aiuti il presidente". E infine, sulla sua vita personale svela la sua passione per il basket, il fatto che possiede un'auto diesel ma che il mese prossimo passa all'elettrico e...

 

Andrea Di Stefano, iniziamo l'intervista con una domanda sulle primarie nazionali. Chi ha votato e chi voterà?

Ho votato Vendola e voterò Bersani al ballottaggio. Però confesso che non ho un'identificazione né con Vendola né con Bersani. Non trovo il recepimento di tutte le valutazioni che invece vedo nelle primarie lombarde. Pur votando Bersani, dico grazie a Renzi perché si è posto il rinnovo dei gruppi dirigenti. Detto questo: non condivido nulla a livello di merito e contenuto. Bersani è più vicino a una certa idea di Paese.

 

Lei si candida alle primarie per la scelta del candidato presidente della Regione Lombardia. Perché?

Il motivo è semplice: in questi ultimi dieci anni ho girato incontrando in tutta la Lombardia movimenti, gruppi, associazioni, che hanno messo in atto una serie di pratiche concrete di iniziative locali e stili di vita. Questo dimostra una volontà di partecipazione fortissima. L'idea base è di riportare la partecipazione, ovviamente con un'impronta di sinistra, nella convinzione che tutto questo know-how possa contribuire a fare la squadra migliore per cambiare la Regione.

 

Le tre priorità per Di Stefano presidente della Regione.

Primo. Una misura straordinaria e urgente per il sostegno al reddito. Bisogna avere il coraggio di trovare le risorse, e io sto lavorando sulla spending review del bilancio regionale proprio per questo. Parlo di una misura temporanea per sviluppare vere politiche attive per il lavoro. Questa forma di sostegno ci deve essere perché non possiamo pensare di lasciare da sole centinaia di migliaia di persone in difficoltà.

 

Seconda priorità.

La revisione dell'accreditamento nella sanità, e del miliardo di euro di spese discrezionali. Una rivoluzione che sposti l'approccio sanitario dalla cura alla prevenzione. In Lombardia abbiamo la metà degli ambulatori territoriali della media nazionale. Questo è un errore strategico perché spinge i pazienti verso i Pronto Soccorsi.

 

Terza priorità.

L'ambiente. Abbiamo bisogno di ricostruire l'Arpa, l'Agenzia regionale per la protezione dell'ambiente. Poi dobbiamo varare un piano per la mobilità che insista sui veicoli elettrici. Dobbiamo dare poi immediata esecuzione a uno sportello per le bonifiche, indispensabile a livello regionale e soprattutto per Brescia.

 

Facciamo una serie di affermazioni provocatorie. Di Stefano non può vincere, quindi votare per Di Stefano è inutile.

Assolutamente falso. Due i motivi: le primarie sono sempre un voto utile a chiunque venga dato perché serve a dare un segnale sui temi concreti da portare avanti. Questo non indebolisce nessuno, ma rafforza le idee. Non è che uno ha votato Vendola o Renzi e per questo i suoi sono stati voti sprecati. E' un gioco di democrazia. Secondo: la svolta radicale in Regione comporta la volontà radicale di confrontarsi sui contenuti.

 

Si dice: Di Stefano partecipa alle primarie solo per avere un posto.

No, non mi interessano i posti. Ho un sacco di cose che faccio già nella vita. Posso decidere di riprendere a fare quelle qualora non ci siano le condizioni per sviluppare un progetto. Voglio dei risultati concreti sui contenuti.

 

Sarebbe disposto a entrare nella giunta Ambrosoli?

Certo. Ambrosoli l'ho visto, l'ho sentito, abbiamo una reciproca stima. Lui dice molte cose che ho anticipato. A volte le riprende un paio di giorni dopo. Non c'è problema a collaborare. Bisogna sedersi e decidere quali sono gli obiettivi strategici per la Regione.

 

Sarebbe disposto a entrare nella giunta Kustermann?

Assolutamente sì. Il problema non è delle persone. Capisco che le primarie prevedano una personalizzazione, ma a me interessano i punti programmatici messi in campo. Non è neppure necessario che ci sia io. Basta che ci sia una delle tante professionalità che sostengono la mia candidatura e portano avanti delle idee. Dico di più: chiunque sia il prossimo presidente della Regione si dovrebbe dotare di un comitato scientifico. Un vero e proprio gruppo di esperti di supporto.

 

Si dice: Di Stefano non ha esperienza amministrativa. Tradotto: lei è capace di gestire miliardi di euro di spesa pubblica?

L'applicazione del criterio è questo: se uno ha le idee chiare e vuole dei risultati si riesce a perseguire l'obiettivo. Io sono dirigente di azienda e sono stato in Fondazione Cariplo. Non credo che la complessità sia molto maggiore, anche perché non è che questi fondi li si gestisce personalmente. Ci si dota di una squadra che sia in grado di usarli in modo trasparente. Io ad esempio sto facendo un'operazione di riscrittura completa del bilancio perché il mio obiettivo è di farlo partecipativo. Tanto per dirne una: la Regione Lombardia ha un sottosegretario agli Esteri e dodici rappresentanze internazionali: andrebbero tagliati.

 

Passiamo a una serie di domande personali. Lei insiste molto sulla mobilità elettrica. Che auto possiede?

Ho un'automobile aziendale, in questo momento. E' un diesel, perché la mia - Euro 5 - ha avuto un incidente. Il prossimo mese sperimenterò una elettrica che funzioni anche sulle lunghe percorrenze.

 

Che squadra tifa?

Il calcio non mi interessa. Nella pallacanestro tifo Milano, ovviamente.

 

Mare o montagna?

Mare. Anche se andare a ciaspolare mi piace molto. Certo, dovrei allenarmi un po' di più...

 

Ha votato alle ultime elezioni? Chi?

Alle ultime elezioni ho votato il Partito Democratico.

 

Libro preferito?

Domanda complessa, visto che leggo molto. Però divoro Camilleri, questo è certo.

 

L'ultima domanda: giornalisti e politici hanno spesso una visione "milanocentrica" delle regionali. Perché un abitante della Valtellina, o del mantovano, dovrebbe votare Di Stefano?

E' vero, c'è questo milanocentrismo. Dovrebbero votare me per i motivi all'inizio dell'intervista: ho girato tutta la Lombardia, dalla Valtellina alla Vialchiavenna, a Sondrio, a Como, al Bresciano... Penso di poter essere sostenuto da questi centinaia di spin doctor sul territorio. Io voglio portare i territori al Pirellone e non Milano calata dall'alto sui territori. E' l'idea simbolica di portare l'ufficio dal 36esimo piano al piano terra.

di Fabio Massa

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