Elezioni Regione Lombardia
Intervista di Affaritaliani.it ai 3 candidati: Alessandra Kustermann
"Mai in combutta con Formigoni. Altro che radical chic, io sono una che lavora"
Pubblicato: 03/12/2012 16:03:00

MILANO - Accarezza la testa del suo cane dalle orecchie lunghe, Lilla, nel soggiorno della sua casa. Regna la tranquillità, in questo appartamento dal quale si vede tutta la città, in zona porta Genova. Poi fruga su un grande tavolone di legno, poco distante dalla cucina attrezzata con tante sedie da giardino, oltre alle quattro canoniche ("Ultimamente c'è sempre tanta gente, in questa casa...", si giustifica). Ne pesca un gioco firmato Naj-Oleari. "Ma lo sapete che da giovane alla Naj-Oleari ci ho lavorato? Questo l'ho progettato io", rivela.

Alessandra Kustermann è forse la più celebre ginecologa di Milano. Primario alla Mangiagalli. E adesso, candidata alle primarie per la scelta del candidato presidente della Regione Lombardia. Apre le porte della sua dimora ad Affaritaliani.it per una video-intervista che parte dalla politica per raccontare anche il "personaggio": "Le mie tre priorità sono il lavoro, la salute e le donne. La sanità? Bisogna rivedere gli accreditamenti: la ripartizione dei fondi oggi è ridicola. Io radical chic? Macché, ho sempre lavorato, anche nel sociale. Io non vincerò? Nella Storia ci sono i casi di Davide che uccide Golia". Infine, sulla sua vita privata...

 

Alessandra Kustermann, le tre priorità di Alessandra Kustermann se vincesse primarie ed elezioni.

Ho ben chiaro che cosa vorrei fare. Prima di tutto, vorrei dire che la Regione ha dei poteri sul lavoro. Occorre che li usi, perché il momento è critico. La Regione deve fare dei fondi di garanzia per le start up, bisogna ricordarsi che in questa Regione purtroppo c'è un 33 per cento di disoccupati solo nella provincia di Varese. Dobbiamo pensare ai giovani, perché sono il nostro futuro.

 

Seconda priorità?

La seconda priorità è la salute dei cittadini. Il bilancio della Regione per il 70 per cento è sulla sanità. Formigoni ha fatto un disastro, perché ha potenziato sempre di più la sanità privata e ha sempre di più umiliato la sanità pubblica che in questo momento pur avendo delle eccellenze straordinarie, viene penalizzata dalla ripartizione dei fondi. C'è un sistema di corruzione evidente.

 

Terza priorità?

Le donne. Se più donne lavorano, e la Ragione può stanziare fondi, e si fa un microcredito in questo senso, si può pensare a un incremento significativo del Pil nazionale. Puntare sulle donne vuol dire puntare sul lavoro.

 

Focus sulla sanità. Sanità pubblica o sanità privata? E poi: che cosa pensa delle parole di Monti?

Monti ha detto che la sanità verrebbe comunque garantita dal pubblico, ma pensa a sistemi di finanziamento integrativi. Suppongo faccia riferimento alle assicurazioni. Questo non è produttivo perché in Italia, a differenza di altri paesi europei, il 75 per cento delle cure sono gratuite, però ci sono i ticket. E il 25% è già a carico dei cittadini. Questo non bisogna scordarselo. Paghiamo già più che nel resto d'Europa. Per quanto riguarda il pubblico e il privato, sono per la riorganizzazione del sistema.

 

Rivedrebbe gli accreditamenti?

Certo. Oggi non sono fatti sul merito, ma su prerequisiti che sono ridicoli. Ci sono criteri talmente poco realistici da fa ridere.

 

Domanda semplice: cambierebbe il sistema di scelta delle figure apicali degli ospedali?

Sì. Non è la politica che deve scegliere i migliori direttori generali. E poi dico che bisogna tagliare le Aziende Ospedaliere. Ne bastano 7, una per provincia, con un direttore generale bravo, di altissimo livello, che può benissimo essere scelto da una rosa presentata da una società specializzata di cacciatori di teste. Siano loro a indicare alla Regione una rosa di persone che poi si confrontano in un esame trasparente. Questo discorso vale anche per i direttori amministrativi e i direttori sanitari.

 

Facciamo una serie di affermazioni provocatorie. Lei è una specialista della sanità: ma la Regione non è solo questo.

Assolutamente non parlo solo di questo. Io parlo di lavoro e di sociale. Però dico che tutto quel che si taglia, a livello di sprechi, nella sanità, deve essere riversato nel sociale. Vorrei creare delle case della salute e della cittadinanza: al piano terra l'ufficio anagrafe, l'ufficio disabili, l'ufficio anziani. E magari una banca e una posta. Al secondo piano la sanità. Al terzo, tutto il settore no profit. L'altro argomento che mi sta particolarmente a cuore è l'ambiente, visto che vivo in una città estramamente inquinata come Milano. Chiudo con i trasporti. Va rivisto l'intero sistema, sia su gomma che su ferro.

 

Alessandra Kustermann è esponente di una sinistra radical-chic.

Non mi ritengo radical chic. Io faccio politica da quando avevo quindici anni. I radical chic non lo fanno. E poi mi sono impegnata nel sociale: ho ben chiaro qual è la vita dei negletti e degli ultimi della terra. Terzo: io lavoro in un'ospedale nel quale partoriscono 6800 donne all'anno. Io lavoro, non sono una radical chic.

 

Alessandra Kustermann è una femminista fissata con le donne.

Non ho mai fatto parte di gruppi di autocoscienza femminile. Quindi questo lato del femminismo mi è ignoto. Ho due figli fatti in giovane età, tempo per fare la femminista militante non ne ho avuto. Però ho avuto tempo per fare politica e impegnarmi. Non sono una femminista ma credo nella democrazia paritaria. Bisogna superare un gap creato dal fatto che il potere è sempre stato maschile. Per superarlo, a parità di merito, bisogna mettere il 50% delle donne nei posti di responsabilità, in giunta regionale, nelle direzioni amministrative, nei cda.

 

Alessandra Kustermann non vince, quindi votare per lei è inutile.

Ci sono delle profezie che si autoavverano, ma ci sono anche i Davide che riescono a uccidere Golia. Io sono una democratica, e ho buone chances di convincere gli elettori che rappresento quel cuore che il centrosinistra ha.

 

Lei è moderata?

Ho valori chiarissimi, sui quali non transigo. Sono una moderata nel senso che non ho mai messo steccati tra laici e cattolici.

 

Alessandra Kustermann non si è opposta abbastanza a Formigoni. Ci sono stati accordi con il Celeste.

No. Diciamo il contrario. Alessandra Kustermann ha ottenuto che Formigoni pronunciasse parole che mai nella vita avrebbe pronunciato. Per esempio, sull'aborto. Sono orgogliosa di aver portato Formigoni e Comunione e Liberazione su posizioni di ragionevolezza nei confronti dell'aborto terapeutico.

 

Un po' di domande personali. Che auto ha?

E' un'Idea della Fiat. Tutta la mia famiglia voleva che comprassi una vettura che costava meno ed era giapponese. Ma io compro prodotti italiani, e allora ho preso la Fiat. Pensi quanto posso essere arrabbiata con Marchionne, che ha chiuso la produzione Fiat in Italia.

 

Lei ha votato alle ultime elezioni? E se sì, che cosa?

Voto da sempre Pd. Prima si chiamava Pci, poi Pds, poi Ds. Al di là del nome, voto da sempre a sinistra.

 

Squadra di calcio?

La Roma. Per affetto familiare, mio padre era un tifoso giallorosso.

 

Mare o montagna?

Sono una marittima. Mi piace anche il mare d'inverno, con quel grigio che sembra di essere in un utero.

 

Libro preferito?

Sono tanti. Ma amo la Yourcenar e la letteratura femminile.

 

L'ultima domanda: giornalisti e politici hanno spesso una visione "milanocentrica" delle regionali. Perché un abitante della Valtellina, o del mantovano, dovrebbe votare Alessandra Kustermann?

Perché a differenza di altri candidati io le valli le conosco bene. E non perché ci sono andata in vacanza. Ho parlato di violenza contro le donne in tutta la Regione. Sono stata nel listino di Martinazzoli, che era un bresciano, tanti anni fa. Sono anni che giro questa Regione per parlare di problemi della vita quotidiana dei cittadini.

di Fabio Massa

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