Elezioni Regione Lombardia
Intervista di Affaritaliani.it ai 3 candidati: Umberto Ambrosoli
"Sanità pubblica o privata? Niente pregiudizi, ma controlli rigorosi"
Pubblicato: 03/12/2012 15:56:00

MILANO - Nella saletta dello studio, a due passi dal Tribunale, si respira quell'austera tranquillità della borghesia che Stajano definiva "solida". Mobili di legno chiaro con inserti neri, manifesti risalenti alla prima guerra mondiale incorniciati e appesi alle pareti. Stretta forte, quando parla ti pianta gli occhi negli occhi e non li stacca più.

Umberto Ambrosoli, candidato alle consultazioni per la scelta del candidato presidente del centro sinistra alla Regione Lombardia, in un'intervista esclusiva ad Affaritaliani.it indica i tre capitoli fondamentali del suo programma. Poi, tocca tutti i punti "scottanti" della sua candidatura: "Sanità pubblica o privata? Niente pregiudizi nell'uso del denaro pubblico, ma controlli rigorosi. Deve cambiare il metodo di selezione dei direttori generali degli ospedali". "Si dice che non ho esperienza? E' vero, per questo mi doto di una squadra di persone competenti. I monarchici? Il mio legame con loro si esaurisce in una lettera mandata da re Umberto ai miei genitori, dopo la mia nascita. Ambrosoli non è di sinistra? Se non essere di sinistra vuol dire parlare di solidarietà e tutelare i diritti, allora non sono di sinistra. Essere figlio di un eroe non basta? E' vero: sono contento dell'esempio che mio padre mi ha trasmesso. Ho metabolizzato il significato di responsabilità rivolta al bene comune. Per questo mi candido". E poi, sulla sua vita privata...

 

Le prime tre priorità per Umberto Ambrosoli se venisse eletto presidente della Regione Lombardia.

La principale, perché da questa discende tutto il resto, è l'ottimizzazione e il reperimento di nuove risorse. Dobbiamo trovare il modo di avere i fondi in un momento di crisi e di difficoltà. Venendo alle tematiche specifiche, la prima priorità è il lavoro, che è anche sviluppo e innovazione. Poi c'è la tutela del suolo, e mi rivolgo al mondo agricolo, con lo sviluppo di una economia sostenibile. Ma non c'è solo questo: penso ai rischi idrogeologici, e alla salvaguardia che bisogna mettere in campo. Un ulteriore aspetto significativo è quello dell'istruzione, che non deve essere semplicemente all'avanguardia, ma deve essere anche indirizzata verso delle prospettive di sviluppo concrete. L'Italia e la Lombardia sfornano moltissimi laureati in discipline che poi non trovano lavoro. Su questo dobbiamo intervenire.

 

Poi c'è il capitolo sanità. Prima di tutto: sanità pubblica o sanità privata. E poi: cambierebbe il metodo di selezione dei direttori generali degli ospedali?

Partiamo da quest'ultimo punto. La risposta è semplice: sì. Cambieremo il metodo di selezione dei direttori generali e dei ruoli di vertice. Attualmente il metodo è indirizzato a una discrezionalità assoluta del potere esecutivo di Regione Lombardia secondo criteri assolutamente poco coerenti con il miglior servizio possibile da rendere attraverso le strutture ospedaliere. Il criterio principale è quello dell'appartenenza, senza garanzie per la collettività.

 

Sanità pubblica o sanità privata?

L'importante è assolvere alle esigenze dei pazienti. Vorrei dire che la sanità non è solo la cura, ma il benessere della persona. Penso quindi a un concetto di sanità più esteso, dalla prevenzione, all'ambiente, al territorio. Non deve esistere un pregiudizio rispetto all'utilizzo del denaro pubblico. Però ogni denaro che viene speso dalla collettività deve essere sottoposto a una serie di verifiche. L'intero sistema deve essere ottimizzato. Possiamo anche pensare a revocare alcuni accreditamenti. E' ovvio - ribadisco - che ogni utilizzo distorto del denaro pubblico deve essere prevenuto e perseguito.

 

Passiamo ad alcune affermazioni che sono state fatte. Dario Fo ha dichiarato che la spaventa il fatto che lei è moderato.

Non vedo che paura possa fare una persona che è aperta al dialogo, che è lontana dagli estremi, che è lontana dalla demagogia. Probabilmente Dario Fo non si riferiva a me, ma ad altro.

 

Si dice: Ambrosoli non ha esperienza.

E' vero. Per questo mi doto di una squadra di persone che mi consenta di affrontare le sfide della Regione Lombardia sulla base delle più alte competenze.

 

Si dice: Ambrosoli è sostenuto dai monarchici.

Sì e probabilmente anche dagli alieni (ride, ndr). Però non penso debba preoccuparmi dell'appoggio di chi ha una visione istituzionale diversa dalla mia, o del loro appoggio. Purché ovviamente questo appoggio resti nell'ambito dei valori democratici della Costituzione.

 

Lei non è un monarchico.

Io mi chiamo Umberto perché mio padre conobbe mia madre all'Unione Monarchica. Sono contento di avere questo nome e di avere nel mio album - e raccontandolo farò spaventare tutti - una lettera del re Umberto che si felicitava per la mia nascita. Detto questo, il mio legame con la monarchia finisce là. Trovavo già anacronistico che i miei genitori si fossero conosciuti in un'associazione monarchica. Ma è così.

 

Si dice: Ambrosoli non è di sinistra.

Bisogna intendersi su che cosa vuol dire non essere di sinistra. Se parlare di solidarietà, di voler tutelare i diritti, di dare voci ai più deboli, vuol dire non essere di sinistra, allora dico che non sono di sinistra.

 

Si dice: Ambrosoli è figlio di un eroe. Ma questo non basta.

Vero. Sono contento dell'esempio che mio padre mi ha trasmesso. Il suo sacrificio e le sue scelte mi guidano. Essere figlio di mio padre non basta, ma penso di aver realizzato nei miei 40 anni una metabolizzazione del significato della sua vita, che ho voluto condividere. Ho metabolizzato il significato di responsabilità rivolta al bene comune. Per questo mi candido. In base all'esempio di mio padre mi guardo allo specchio e mi valuto tutti i giorni.

 

Il consigliere del M5S Calise dice che "Ambrosoli finirà come Pisapia: schiacciato dai partiti".

E' una prospettiva politica interessante. Ma mettiamola così: i partiti hanno proposto di candidarmi. Prima ancora di Giuliano Pisapia, si ricorderà che erano stati elementi del Pd a dire che sarei stato un ottimo candidato. Questo mi ha onorato perché pensare che qualcuno ti reputa idoneo a servire la collettività è una cosa molto positiva. Detto questo, i partiti sono una componente importante di questo progetto civico. Una componente necessaria in ambito democratico. Ma io ai partiti ho detto: ci sono, partecipo a questa operazione, solo nel momento in cui si vuole accogliere in termini integrali un'altra disponibilità, quella di tutto un mondo, quello della realtà sociale, che fa politica in maniera gratuita e involontaria.

 

E quindi?

Ai partiti del centrosinistra che avevano già indetto le primarie ho detto che si poteva proporre un modello nuovo, più maturo, di gestione del bene comune. Un metodo nel quale ci fosse il mondo civico. I partiti del centrosinistra hanno condiviso questo progetto tanto che hanno ritirato le primarie trasformandole in una selezione affidata in ogni passaggio del suo iter a una realtà diversa da quella dei partiti: a un comitato civico composto dal 50 per cento da associazioni etc. E per l'altra metà non da segretari dei partiti, ma da chi vive sul territorio come amministratori pubblici la responsabilità politica. Questo organismo coinvolge il civico nella responsabilità di candidarsi alle elezioni. Questo organismo è destinato a durare. Non è che finite le primarie, si scioglie. Ha una funzione di carattere consultivo importante. Il messaggio che lanciamo è che il centrosinistra ha voluto coinvolgere tutti quelli che non hanno voce, che non hanno occasione di partecipare: quelle persone adesso hanno una loro rappresentanza. Io ho bisogno della loro forza per essere molto tranquillo nel pensare che i partiti non smentiranno mai questo percorso che è stato stilato. Il ruolo che voglio svolgere è proprio quello di garanzia.

 

Si dice: Pizzul e Cavalli si sono ritirati perché lei ha fatto accordi sulla nuova giunta?

Risposta chiara: no.

 

Lei è moderato. Si dice che sia il candidato dei poteri forti. Pare abbia aggregato la figlia di Bazoli alla sua squadra.

La figlia di Bazoli appartiene al progetto come altri. Qui non si parla di poteri forti, ma di patto civico. E poi intendiamoci: non è che persone come la figlia di Bazoli sono estranee alla società civile.

 

Facciamo una serie di domande personali, al di là della sua candidatura. Lei pare vada sembra in giro in bici, a vedere le foto sui giornali. Ma un'automobile ce l'ha?

Di proprietà ho una 500 del 1970. E' da tre anni al meccanico, in fase di ristrutturazione. Poi ho un affitto a lungo termine di una vettura con la quale muovo la mia famiglia di cinque persone.

 

Squadra preferita?

Inter.

 

Mare o montagna?

Montagna.

 

Ha votato alle ultime elezioni? Chi?

Ho votato, ormai da molti anni, il centrosinistra.

 

Libro preferito?

Viaggio con l'amico, un libro edito da Sellerio scritto da un avvocato di Bologna che racconta la storia di due amici nella Resistenza, nell'ambito della quale uno dei due è stato deportato.

 

L'ultima domanda: giornalisti e politici hanno spesso una visione "milanocentrica" delle regionali. Perché un abitante della Valtellina, o del mantovano, dovrebbe votare Ambrosoli?

Quando prima parlavo di tutela del territorio, avevo in mente il mondo della montagna, e in modo particolare l'acqua. Le acque che nascono in montagna e poi scorrono per tutta la Regione. Quelle acque sono un simbolo fortissimo di appartenenza di ogni cittadino lombardo a una dimensione più ampia. Abbiamo tutte le stesse identiche esigenze. E noi dobbiamo dare risposta a queste esigenze.

di Fabio Massa

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