Un anniversario partecipato
Buon compleanno Movimento Milano Civica
Festeggiato il primo anno col Convegno sul Bene Comune
Pubblicato: 28/11/2012 18:34:00

MILANO - Il 26 Novembre 2011 i soci del Movimento Milano Civica, riuniti in assemblea, eleggevano i componenti degli organi di direzione e di garanzia.
Da quel momento MMC era pronto ad agire nella politica milanese.
A un anno di distanza, abbiamo ritenuto significativo organizzare due giornate di lavoro dedicate all’approfondimento, alla discussione e alla partecipazione dei cittadini sul principio che - via via sempre più consapevolmente - ha guidato, guida e guiderà la nostra azione sociale e politica: il Bene Comune
Oggi e domani non celebreremo nulla, non ci sarà auto gratificazione, ma ci confronteremo su analisi, interpretazioni, metodi, testimonianze, esempi concreti o magari critiche e visioni differenti dalle nostre su questo tema.
Non siamo una setta che ritiene di possedere la verità assoluta, nè un gruppo di fanatici innamorati di una ideologia.
Siamo un gruppo –sempre più numeroso- di cittadini impegnati in prima persona, laicamente, nella costruzione e affermazione di un progetto politico emozionante, convincente e vincente, colorato di arancione.
Siamo fortunati, perchè il nostro lavoro ha coinciso con l’inizio di una stagione politica totalmente nuova in cui il nostro agire si è perfettamente inserito.
Indipendenza e autonomia dai partiti, capacità di ascolto e interpretazione dei bisogni e delle esigenze di una moderna e complessa metropoli, velocità, concretezza, competenze.
Queste caratteristiche sono state messe in luce e hanno avuto attenzione più rapida e consistente grazie al totale disfacimento della credibilità del ceto politico attuale, inteso tanto collettivamente come “forma partito” , quanto come etica e responsabilità nei comportamenti individuali.
Discontinuità da questo mondo, ripudio totale dei sistemi consociativi, senso civico, merito e trasparenza: ecco da cosa ci siamo per sempre allontanati e che cosa perseguiamo.
Siamo fortunati perché lo strumento tecnico che abbiamo scelto - la formazione di una lista civica - oggi appare come il più idoneo ad attirare consensi e interesse.
Non passa giorno che, da ogni parte, spuntino iniziative che vogliono comunicare la distanza dai partiti e la rappresentanza della società civile (concetto e termine ormai inflazionato fino a farlo perdere di senso).
Da queste operazioni verticistiche e di facciata mettiamo in guardia, mentre siamo pronti a collaborare con formazioni politiche nate sul territorio (esattamente come noi) e già consolidate da esperienze elettorali a volte vincenti.
Siamo fortunati anche perché il concetto di Bene Comune, così come per le liste civiche, sembra ancora una volta la denominazione più utilizzata e più in voga.
La presunta indeterminatezza e genericità del concetto attrae coloro che considerano questo principio solo come pura etichetta, oggi da utilizzare, domani magari da abbandonare, in cerca di un nuovo slogan più attrattivo.
Per tale ragione vogliamo contribuire, anche con questo incontro, a fare chiarezza sui significati, le concrete applicazioni e la valenza politica di questo principio.
La cronaca politica di questi ultimi tempi riporta avvenimenti sui quali vale la pena riflettere.

  • Il primo riguarda la comunicazione pubblica del Partito Democratico, dove in bella evidenza accanto al simbolo, campeggia la scritta:”Italia Bene Comune”
  • Il secondo, la notazione che, per iscriversi alle primarie del Centro Sinistra, occorre cliccare sul sito denominato “primarie Italia Bene Comune”.
  • Da ultimo la recente presentazione a Roma, del «Manifesto per il Bene Comune della Nazione».

È questo il titolo del documento proposto da alcuni noti esponenti nazionali di area PDL ( La Russa, Alemanno, Gelmini e altri) con l’obiettivo di sostenere temi per loro tradizionali come la difesa della vita, della famiglia e della nazione.
Abbiamo voluto riportare sia i nomi dei promotori quanto gli scopi dell’iniziativa per meglio evidenziare la singolare circostanza per la quale due formazioni/associazioni politiche da sempre in strenua contrapposizione di valori,ideali,principi e visioni della società,pongano quasi in simultanea lo stesso concetto – il BENE COMUNE – quale frase chiave per la loro comunicazione
Se è del tutto legittimo che qualunque associazione e/o partito politico evochi o richiami il principio ideologico più in linea ai propri orientamenti e propositi, lo è altrettanto domandarsi come da schieramenti contrapposti sia possibile questo singolare richiamo allo stesso concetto di riferimento.
Siamo allora di fronte all’ennesimo slogan da marketing politico? Si tratta di un termine “usa e getta”, buono solo per richiami elettorali? Oppure – situazione ben più grave – stiamo assistendo alla rapidissima operazione di svuotamento di significato dovuto da abuso di utilizzo mediatico già vista con altri termini quali “società civile” o “partecipazione”?.
Questi e altri concetti sembrano subire purtroppo lo stesso destino di “parole utili per tutte le stagioni politiche”.
Senza alcuna velleitaria intenzione di trovare all’improvviso magiche soluzioni o semplicistiche scorciatoie intellettuali, è sembrato invece naturale a noi componenti di una neonata forza politica come MMC, catapultati dentro una stagione di continue battaglie elettorali combattute all’insegna di grandi novità, interrogarci proprio sul senso politico del nostro stare insieme, su quale fosse il sistema di valori a cui faceva riferimento la nostra quotidiana azione pubblica, su che cosa ci teneva uniti oltre al senso civico, su quale fosse in ultima analisi la ragione e il fine della nostra attività.

A queste domande abbiamo dedicato tempo e riflessione e abbiamo ritenuto di condividere il nostro orientamento in un primo dibattito pubblico che, attraverso il lavoro dei numerosi esperti che abbiamo riunito e il contributo di tutti i presenti, proverà a “dimensionare” il Bene Comune, misurandone la capacità di rappresentare – come noi crediamo – il filo rosso anzi arancione! di pensiero in grado di unire le numerose formazioni politiche oggi in campo sotto la bandiera del civismo.

Proviamo quindi a trovarne gli elementi costitutivi, a individuarne gli indicatori, a stabilirne le categorie e su queste approfondire analisi, confronto e critica costruttiva.
In primo luogo, la Carta costituzionale, il suo rispetto e la sua attuazione completa soprattutto di quelli articoli ancora rimasti lettera morta oppure parzialmente applicati (ad es. quelli che regolano la vita dei partiti). Poi, il sistema di valori che essa rappresenta: legalità e etica pubblica innanzi tutto la responsabilità individuale e il conseguente agire civico, i saperi condivisi, quali la conoscenza e la competenza, la democrazia economica, che prevede di andare oltre lo Stato e oltre il mercato per gestire più efficacemente i beni comuni materiali (foreste, acque, terra) e immateriali (database, internet). Una economia sociale di mercato che riesca a contemperare competitività privata e – appunto - dimensione sociale, anch’essa produttiva di ricchezza e benessere,  il territorio quale elemento fondamentale di relazione con il Bene Comune, altrimenti concetto astratto e lontano.

Qui ci fermiamo sia per non anticipare i contributi importanti che verranno da questa giornata e da domani, sia per non produrre elenchi di buone intenzioni e buoni propositi. 
Non è questo il nostro obiettivo, perchè siamo ben consapevoli che un’operazione di questo genere è in primo luogo di carattere culturale, di cambiamento dei comportamenti quotidiani di tutti noi, del “sentire collettivo” che oggi premia il furbo, il ladro e il disonesto, mentre domani tali figuri dovrebbero essere messi automaticamente fuori gioco dalla comunità civile.
Morale, cultura, sentimenti si intrecciano con la passione civile e l’impegno politico. Cosi crediamo debba essere, per interpretare in modo autentico e condiviso questo spirito civico tornato di nuovo importante, anzi fondamentale tanto da essere corteggiato e adulato da tutti e che tutti vorrebbero rappresentare in esclusiva.
Tuttavia tutto questo non basta e allora indichiamo altri due termini fondamentali che qualificano meglio il concetto di Bene Comune applicato alla politica:

La partecipazione dei cittadini ai meccanismi di scelta dei governanti. Deve essere non solo autentica e democratica, ma decisiva e vincente. Basta con deleghe in bianco e assenza di meccanismi di controllo. Le istituzioni devono essere contendibili da tutti e le attività legislative ed esecutive rendicontabili. I cittadini devono ritornare protagonisti e non semplici spettatori della politica
Il concetto di Comunità deve entrare nel linguaggio della politica e lì radicarsi. Oltre all’individuo e alla collettività (principi guida delle principali ideologie del secolo scorso), esistono gruppi organizzati e legati territorialmente che da sempre utilizzano il metodo del Bene Comune per gestire la cosa pubblica. Nell’età dei Comuni, fra Trecento e Quattrocento, le città del centro-nord cacciano i feudatari ed eleggono i propri rappresentanti. Un’importante esperienza di autogoverno e di cultura civica,che oggi vale la pena ricordare

Perseguire il bene comune comporta un ritorno alla politica nel significato etimologico del termine, la politica come governo delle città, esercizio di sovranità, di virtù civili, di buona vita pubblica.
Riportarsi all’origine non vuol dire tornare indietro.

 

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