Dopo Formigoni
Ambrosoli rinuncia a correre per il centrosinistra in Lombardia
"Il mio cognome può fare di me una figurina perfetta, ma non voglio essere considerato il salvatore di turno"
Pubblicato: 22/10/2012 10:53:00

MILANO - «Tra i commenti ai tweet con cui ho spiegato la mia scelta, c’è qualcuno che ha scritto: “Se non ti candidi, non andrò a votare alle primarie”. Scherziamo? Spero che tutti ci vadano: il cambiamento è già iniziato, dopo la vittoria a Milano di Giuliano Pisapia il percorso è segnato». Il sindaco Giuliano Pisapia è l’ultima persona con cui ha parlato Umberto Ambrosoli, per una manciata di giorni — prima del no definitivo — possibile candidato del centrosinistra al Pirellone.
Neanche il sindaco è riuscito a convincerla, insomma.
«Non mi doveva convincere, gli ho comunicato l’esito delle mie riflessioni, ringraziandolo per la stima che mi ha dimostrato nel ritenermi compatibile con questa sfida. Decidere per il no è stato un travaglio. In momenti come questi è doveroso non tirarsi indietro, è vero, ma non con la formula semplicistica “arrivo io e risolvo tutti i problemi”».

Le è mancato il coraggio?
«Una persona — almeno: io sono fatto così — trova tutto il coraggio del mondo quando si sente armato per una sfida. Senza un programma concreto intorno al quale costruire una coalizione, senza il tempo per poterlo elaborare, sarei stato solo
espressione di un concetto di leadership in cui non credo. Se ci fosse stata un’altra scadenza avrei potuto mettere in pratica quell’idea di coinvolgere i lombardi, non una parte politica, su un programma elaborato con persone di esperienza, che conoscono il territorio, le dinamiche di governo e politiche meglio di me. Che sono un cittadino e un lettore».

Che questo governo fosse al capolinea era nell’aria da un po’.
«Fino alla vicenda Zambetti pensavo durasse di più, ma solo per lo sprezzo totale che Formigoni dimostrava. Non avevo immaginato che il degrado fosse così devastante da avere aperto le porte della Regione alla ‘ndrangheta».

La sua candidatura sembrava nata come risposta della società civile, e non dei partiti, a una emergenza democratica.
«Non credo si debba mai delegare nulla al salvatore di turno, e comunque il centrosinistra, nonostante inciampi gravi, ha dimostrato di essere molto avanti nella selezione dei soggetti che possono ricoprire responsabilità di governo. Se mi fossi candidato ora non avrei potuto fare altro che farmi supportare dai partiti del centrosinistra — che ringrazio per la stima e la fiducia — , mentre nella mia testa dovrebbe funzionare al contrario: prima c’è il programma e poi uno schieramento che lo supporta. L’iniziativa — come dimostra anche l’esperienza di Pisapia — non deve scattare dai partiti, in questo momento».

Ora il centrosinistra dovrà trovare un altro nome. Che caratteristiche dovrebbe avere?
«L’assenza di un nome mi preoccupa assai poco, anche se spero sia qualcuno totalmente estraneo alla gestione della Lombardia negli ultimi anni. Il Pd sta lavorando al manifesto per la Lombardia, è l’approccio giusto, per trovare la persona c’è il tempo. Con le primarie, se c’è il tempo di farle, perché sono uno strumento di responsabilità politica dei cittadini».

Se si fosse candidato, quali sarebbero state le sue prime scelte?
«Avrei da subito scelto e detto i nomi di quattro-cinque persone della mia giunta: su temi delicati come la sanità, per esempio, credo sia giusto indicare subito quale strada si vuole seguire. E non parlo necessariamente di supertecnici, ma di persone con una visione d’insieme».

Ora? Basta, non si occuperà più di queste elezioni?
«No, certo: darò molto volentieri il mio contributo alla messa a punto di un programma, se ci sarà la possibilità».

Ambrosoli, quanto conta il suo nome e la figura di suo padre in questa vicenda?
«Sarò sempre orgoglioso del mio cognome, ma temo che per qualcuno faccia di me anche troppo la figurina perfetta. La mia legittimazione non può basarsi solo su quello, né solo sullo slogan della discontinuità».

di Orianna Liso

Fonte: la Repubblica Milano
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