Intervista a Vittorio Gregotti
"Ci vorrebbe un nuovo leader un po’ Monti e un po’ Pisapia”
Pubblicato: 16/10/2012 09:25:00

MILANO - «LA CADUTA di Formigoni come piccolo 25 Aprile della Regione Lombardia». La speranza che dalle macerie dell’ultimo ventennio, in cui ha prevalso la logica affaristica di Comunione e Liberazione, spunti l’opportunità di una rinascita di passione politica e civile. «La sciagura dell’Expo » e «gli inutili grattacieli costruiti esclusivamente per fini speculativi». L’opportunità che finalmente, anche in Lombardia, si torni a progettare e disegnare il territorio «pensando al lungo periodo e non solo all’immediato business finanziario ». E ancora: il bisogno di un nuovo leader lombardo, «un po’ Pisapia e un po’ Monti», capace di tirarci fuori dai guai. Vittorio Gregotti, 85 anni, grande architetto, parla a ruota libera della «svolta politica epocale» che la regione sta vivendo. E della auspicabile “ricostruzione” che ciattende.
Professor Gregotti, Milano in questi giorni vive la fine di un ciclo politico durato un ventennio. Dopo la caduta del sindaco Letizia Moratti e la fine del berlusconismo, adesso è Roberto Formigoni a vedersi costretto ad abbandonare, travolto dagli scandali...
«Viviamo una stagione di grande incertezza. Un ciclo si chiude e non sappiamo quale nuovo periodo ci aspetti. Le transizioni, come sempre, sono complesse. E lunghe. Usciamo certamente da un ventennio di decadenza. In questi anni Milano è stata rovinata da palazzi e grattacieli spesso completamente inutili, costruiti senza una logica che non fosse quella della speculazione edilizia. Senza un’idea di città. Palazzi che in grande parte rimarranno vuoti e non sapremo come utilizzare».
Palazzo Lombardia, la nuova sede della Regione, è stato appena premiato come il miglior edificio alto costruito in Europa nel 2012 dal Council of Tall Buildings and Urban Habitats di Chicago.
«Non so chi abbia premiato Palazzo Lombardia. Per me è un grave danno alla città. Si tratta di un edificio commerciale americano.
Ben fatto ma totalmente anonimo. Costruito a un metro e mezzo di distanza da altri edifici e abitazioni. Nella totale assenza di un disegno urbano. Inoltre ho forti dubbi sulla sua utilità. Il vecchio grattacielo Pirelli non era sufficiente? Dicono di no. Invece io penso che sarebbe stato meglio renderlo sufficiente e non dilatare tanto laburocrazia».
Lei ha sempre contestato i progetti realizzati per l’Expo 2015. Cosa non la convince?
«È l’idea stessa di Expo ad essere sbagliata. Le esposizioni generali appartengono ad un’altra epoca storica. Oggi non hanno più senso. Come non ha più senso la Fiera Campionaria. L’Expo è servita solo per portare avanti business edilizi con la logica del comitato di affari. Questo è stato lo stile milanese e lombardo dell’epoca che ci la-sciamo alle spalle».
Qualche grattacielo milanese lo salviamo?
«I grattacieli sono edifici superati, che hanno avuto la loro stagione d’oro alla fine dell’Ottocento. Oggi non mi entusiasmano. Costano un sacco e non vedo intorno a me grande creatività. Al massimo vedo che qualcuno ha scelto di farlo stortignaccolo o un po’ bizzarro. Un po’ pochino...».
Quanto ha pesato lo stile affaristico di Comunione e Liberazione nella stagione storica che ci lasciamo alle spalle?
«Cl ha sicuramente messo le mani sulla sanità lombarda. Ha probabilmente fatto anche bene quello che ha fatto. Ma la logica della lottizzazione non mi sembra il massimo della democrazia ».
Come immagina il nuovo leader lombardo capace di governare i prossimi anni?
«Dobbiamo prendere la caduta di Formigoni come un’occasione di rinascita per l’intera regione. Come un piccolo 25 Aprile lombardo. Ci vorrebbe un nuovo governatore con passione politica oltre che preparazione, serietà e ovviamente onestà. Qualcuno a metà strada tra un nuovo Monti e un nuovo Pisapia. Non è impossibile. Io ho già qualche nome in testa».
 

Fonte: la Repubblica
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