Considerazioni di Claudio Conti su "quello che dicono di lui"
A proposito di Renzi
Certo non ha un programma, ma solo perché non ne ha bisogno
Pubblicato: 07/10/2012 20:55:00

MILANO - Come riferisce Huffington Post, secondo Rosy Bindi: 1) “la sua [di Renzi] visione politica, del partito, della democrazia è una concezione dello stare insieme che non piace alla maggioranza del Pd”, 2) “Renzi [è] interprete di un messaggio berlusconiano/grillesco”, 3) "non è che abbiamo paura”, 4) “credo che il concetto vero di cambiamento oggi sia un concetto più profondo, molto meno berlusconiano e grillesco di quello che Renzi, con la faccia pulita, interpreta”, 4) “aggrava i problemi dell'Italia". Perché, allora, tanto successo? "Per lui le sale si riempiono perché sta interpretando con la sua campagna la maggioranza silenziosa-chiassosa del paese, il messaggio berlusconiano e grillesco del 'tutti a casa, tutti uguali'. Questo vuole dire fare una campagna elettorale furba, che aggrava i problemi del Paese, ma non li risolve, senza dire nulla sul futuro dell'Italia. E comunque noi non abbiamo paura di lui". Ho scelto di citare questi passi, tra le migliaia che avrei potuto utilizzare in questo convulso periodo che precede la celebrazione del rito delle primarie PD perché mi sembrano per vari motivi esemplari, ed utili a stimolare qualche riflessione. 

Innanzi tutto, quell’insistere per ben due volte sullla contrapposizione “noi” – “lui”, sulla “paura” farebbe la delizia di uno psicoanalista, e comunque concorre ad instillare fastidiosamente nel lettore il dubbio che l’establishment all’interno del PD (Bindi, D’Alema …) cominci viceversa ad essere assai seriamente preoccupato. Il secondo aspetto riguarda le tecniche utilizzate dall’intervistata per delegittimare un avversario che – formalmente almeno – milita sotto la sua stessa bandiera: qui l’epiteto “berlusconiano / grillesco” viene ripetuto per ben tre volte, quasi ossessivamente. Tuttavia, a ben vedere, cosa significa essere ad un tempo berlusconiani e fautori di Grillo? Per quanto si possa dissentire dal comico genovese ed esecrare il vecchio satrapo di Arcore, essi rappresentano realtà storico – politiche che non si possono far coincidere, a meno di colossali ipersemplificazioni del quadro sociale, economico ed etico / politico del Paese (per non parlare dell’atteggiamento verso il governo Monti, che – almeno formalmente – è antitetico).
Vengo al cuore dell’accusa della Bindi: Renzi si limita a fare una campagna elettorale furba, perché nulla dice sul futuro dell’Italia. In altri tempi si sarebbe detto: il candidato in questione non ha un programma.
E’ certamente vero, così come è vero che Renzi tratti molti temi importanti con insopportabile e resistibile leggerezza. Questo però è il punto che la Bindi, e chi è schierato con lei, non sembra sapere cogliere. 

Renzi non ha un programma semplicemente perché non ne ha bisogno.Egli si è infatti impadronito di un tema potente: quello generazionale, che il PD ha sciaguratamente abbandonato sul terreno, consentendo così al primo “furbo” di impadronirsene e farlo proprio. Nella mente di molti elettori questa “casta” imbelle e corrotta che pretende di governarci da decenni viene – per certi versi legittimamente – identificata con una intera generazione della classe politica: dunque sarebbe proprio nel ri-cambio, nella ri-generazione il vero problema. La “rottamazione” perciò diventa l’indicatore stradale verso la terra promessa, la fine dei guai, la piena occupazione, la ripresa, la pace sociale … e chi più ne ha più ne metta.

Non aver pensato a dare spazio reale a personalità emergenti da parte del PD (non che gli altri abbiano fatto di meglio, ben inteso) è un errore politico imperdonabile. Avere consentito la creazione di questo equivoco è tuttavia responsabilità politica ancora più grave.
Guai infatti ad affrontare i problemi dell’Italia in termini di semplici categorie (la vecchia o la nuova generazione, i giovani o gli anziani, e così via). Di tutto vi è bisogno, salvo che di creare ulteriori divisioni, dopo quelle introdotte con violenza dall’ospite di Villa Certosa. Ben diverso sarebbe stato infatti il caso se Renzi, anziché servirsi abilmente di termini suggestivi, si fosse richiamato in maniera articolata e documentata ad un principio di responsabilità verso la gestione del bene comune valido non solo per gli altri, ma anche – ed a maggiore ragione – per lui.
Concludo con due considerazioni:
• mi sembra che stiamo vivendo un periodo di “pensiero debole”, per dirla con Gianni Vattimo;
• ancora una citazione, sepolta nei ricordi infantili della terra originaria della mia famiglia, la Puglia. Durante una campagna elettorale (credo agli inizi del secolo scorso) un candidato chiese alla folla che arringava nella capitale della Daunia:
• “Vulite u’ mare a Fogg?”
• “Sììììììì “ rispose in coro la folla.
• “Ebbene … l’avrete!”

di Claudio Conti

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