Dal blog "Civic City Monitor" di Claudio Conti
Come si può arrivare a una "Grande Milano" attenta al Bene Comune
Da un'attenta analisi del territorio possono arrivare suggerimenti e soluzioni
Pubblicato: 26/09/2012 22:20:00

MILANO - "Finalmente l’area milanese può diventare, come moltissime città europee, una grande metropoli integrata, di cui faranno parte anche gli abitanti di San Donato, Cinisello Balsamo, Trezzano sul Naviglio, eccetera. I Comuni continueranno a fornire ai cittadini i servizi di prossimità, mentre le decisioni per l’area vasta (trasporti, infrastrutture, ambiente, grandi investimenti, politiche per lo sviluppo e l’occupazione) spetteranno al governo metropolitano.Non è più possibile pensare alle reti ferroviarie, ai metrò, all’inquinamento riferendosi solo a Milano. Con la Città metropolitana sarà possibile realizzare politiche condivise per 134 Comuni. Il governo ha posto l’1 gennaio 2014 come data di nascita della Città metropolitana".
Queste sono le parole dell'assessore Benelli da cui partono le considerazioni di Claudio Conti, un autorevole socio del nostro Movimento Milano Civica autore del blog Civic City Monitor - che vi consigliamo di seguire e di cui è possibile trovare il link nella colonna di destra - che in 3 approfonditi post compie un viaggio nella "Grande Milano" cercando di definirne il concetto e di avviare un dibattito " sui concetti cardine ai quali deve essere ancorata ogni politica per Milano; tra questi vi sono quelli di territorio, bene comune e qualità del vivere."
Dopo aver approfondito in linea tecno-scientifica nel primo post del 20 settembre questi concetti, nel secondo, del 24, passa ad una approfondita analisi del territorio per poter stabilire" l’accessibilità del bene comune sul territorio e di conseguenza l'incidenza o meno sul diritto di molti cittadini di poter accudire adeguatamente alle esigenze ed alla cura della propria persona".
Conti rileva come la forma di Milano sia a “cipolla”, una successione di strati netti e ben identificabili, che serrano dappresso una piccola area dotata di grandi privilegi e auspica che le nuove porzioni di territorio che verranno ad integrare quella oggi definita amministrativamente come "Milano" non costituiscano semplicemente una cornice, uno strato ulteriore, "diverso" ed esterno, dove l'accesso ai servizi e la conseguente qualità del vivere si attestino su livelli ancora più bassi.
Nel terzo e, per ora, ultimo post pubblicato oggi, Conti porta a termine le sue riflessioni sul tema. E col supporto di interessantissimi ed esautivi grafici e mappe - che d'altra parte è solito utilizzare essendo questi elementi fondamentali per rendere chiaro il suo pensiero - dopo essersi posto l'interrogativo se sia opportuno, o meno, cercare di invertire il calo tendenziale dei residenti a Milano, arriva ad auspicare un' evoluzione – indubbiamente lenta e non facile – verso una configurazione policentrica, che potrebbe essere resa possibile se la Grande Milano diventasse una “comunità di comunità”.
Tutto ciò non prescindendo dal concetto di "cultura" e ritenendo necessario che comunque non ci sia una cultura egemone - milanese - ma data "la fase storica di forte e verosimilmente irreversibile integrazione demografica (immigrazione), è necessaria l’apertura a culture nuove e “diverse”.

di Marina Cavallo

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