Milano Ristorazione
Un nuovo modo di intendere la cosa pubblica
il punto della situazione
Pubblicato: 04/07/2012 12:48:00

Il caso dell'ex direttore generale di Milano Ristorazione, Mauro Bianchi, condannato a risarcire la società che lui stesso aveva portato in tribunale è paradigmatico di un nuovo corso nella gestione della cosa pubblica.

Mauro Bianchi, direttore generale dal 2001, godeva di una consistente retribuzione, la quale, una volta subentrato il presidente Roberto Predolin, fu giudicata eccessiva.
A Bianchi fu chiesto di adeguare il suo compenso almeno a quello dei dirigenti del Comune, cosa resa possibile da un'interruzione del rapporto di lavoro alla quale far seguire un nuovo contratto.
Fin qui nulla da eccepire. Bianchi, però, ritenne di avere diritto alla liquidazione, una cifra notevole, 460.000 €, che, con i contributi, sarebbe pesata per più del doppio sulle casse di Milano Ristorazione e, dunque del Comune.
La pretesa, venuta alla luce dopo qualche tempo, fu ritenuta una giusta causa per un licenziamento solo ad inizio 2011, trascorso un anno dal rinnovo.
Bianchi, però, si ritenne defraudato non solo del ruolo, ma anche dei mancati compensi di 2 dei 3 anni del contratto siglato nel 2010, così decise di far causa alla sua ex società chiedendo il corrispettivo dovuto, 430.000 €.
Intanto è tempo di elezioni, viene eletto Pisapia, rinnovato il Cda di Milano Ristorazione.

La nuova presidente, Gabriella Iacono, si ritrova, così, a dover difendere la società da questa causa che non solo riteneva ingiusta, ma un peso gravoso per un bilancio già difficile da far quadrare.
A questo punto la svolta, che è, appunto, sintomatica di un nuovo atteggiamento, infatti, la nuova dirigenza non solo cerca in tutti i modi di dimostrare che il licenziamento fosse legittimo, per evitare l'esborso di un altro milione di euro circa, contributi compresi, ma si impegna al fine di recuperare la cifra a suo tempo sborsata a titolo di liquidazione.

Il giudice, valutate le prove, ha respinto la tesi del ricorrente, condannandolo a restituire la somma percepita, ritenendo giusto il licenziamento ed evitando a Milano Ristorazione il versamento dell'indennità richiesta, in termini tennistici un cappotto.
Non entriamo nel merito della causa, anche perché il diritto all'appello non permetterà di mettere la parola fine per lungo tempo, tuttavia è la lezione che se ne trae che si vuole sottolineare, infatti, proprio Milano Ristorazione, una società che per anni è stata sotto la lente d'ingrandimento più per motivi legati a prebende e nepotismo, che per un giudizio sereno sulle attività svolte, ha reagito, ponendosi un solo obiettivo il bene pubblico.

Oggi, grazie alla determinazione della nuova dirigenza, si registra un risparmio consistente per una società partecipata del Comune, dunque un vantaggio concreto per la collettività, ma, soprattutto, si stabilisce un criterio, un ammonimento: nessuno in futuro potrà ricoprire un ruolo pubblico pensando di esagerare nel tornaconto personale, ci sarà sempre qualcuno che vigilerà a beneficio di tutti i cittadini.

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