Comune e regione: la bussola arancione
Di Franco d'Alfonso
Pubblicato: 06/06/2012 07:06:00

Il bilancio di un anno di giunta Pisapia a Milano può essere fatto sotto diversi aspetti politici, amministrativi, sociali, confermando con questo la singolarità e l’originalità dell’esperienza del “sindaco arancione”, oggetto di analisi perfino da parte dello staff di Hollande nella fase di preparazione della campagna elettorale.
Ma più che da molte parole, che pure sono necessarie e per le quali non mancano occasioni, a me pare che la sintesi politica migliore si possa cogliere nella prima giornata di presenza di Papa Ratzinger a Milano, nello straordinario confronto fra il discorso di Giuliano Pisapia in piazza Duomo e la vera e propria risposta del Pontefice al Teatro alla Scala.
Il sindaco ha porto la mano della comunità civica milanese, con le sue complessità, i suoi problemi e le sue diversità, portando a esempio il lavoro di quest’ultimo anno a Milano, con una collaborazione tra persone e istituzioni che, senza nascondere le differenze, ritrova nel concetto di bene comune il minimo comune multiplo che ha già permesso un radicale cambio di clima in città; papa Benedetto XVI ha colto con l’esempio laico di Toscanini, nel suo ritrovare la “nostra Scala”, il senso del civismo milanese accompagnandolo al sofferto e bellissimo appello al “Dio vicino di cui abbiamo bisogno” per ricostruire un cammino di speranza per tutti, come avvenne nel ’46.
Come tante volte abbiamo detto, Giuliano Pisapia ha aperto a Milano una nuova stagione di collaborazione fra riformismo laico e cattolico, relegando ai margini l’inconcludente mix tra radical chic novisti ed estremismo parolaio diventato malattia senile della sinistra, nella lucida convinzione che i periodi di crescita, sviluppo e innovazione della nostra città hanno sempre coinciso con questa situazione politica e culturale.
La Chiesa milanese ha colto la straordinaria occasione dell’evento mondiale della Famiglia per mettere platealmente al margine, con il massimo avallo possibile, la fazione fintamente sanfedista e baciapile che ha governato Milano e la Regione nell’ultimo ventennio, che ha prodotto solo una grottesca situazione di vizi privati e pubbliche finte virtù, tronfie dichiarazioni di facciata e una logica del massimo comun divisore per tutti tranne che per chi pensava alla privatizzazione del potere fino alle sue più minute manifestazioni.
È purtroppo inutile sperare che la politicamente inesistente opposizione in consiglio comunale capisca il messaggio fin troppo chiaro recapitato anche attraverso le scelte della regia del cerimoniale che, secondo i dettami di una scuola millenaria, non lascia mai niente al caso. I produttori di comunicati stampa sulle “mazzate a Milano” o gli utilizzatori di molte tonsille e poco cervello (politico, ovviamente) continueranno imperterriti a denunciare oltraggi e gaffes di Pisapia facendo finta di non capire che il riconoscimento reciproco di agire in ambiti diversi permette, come naturale in una comunità laica e rispettosa delle differenze di opinione e sensibilità, di rendere le differenti opinioni sul registro delle coppie di fatto un argomento minimo rispetto alla convergenza sul valore della famiglia e del nucleo convivente come cellula fondamentale del tessuto sociale.
Questo atteggiamento renderà ancora, purtroppo, l’assemblea del Consiglio comunale un luogo marginale e inutile, riducendolo a essere un problema di “gestione d’aula” e non di confronto politico, facendo mancare, colpevolmente, il possibile apporto che tradizionalmente i consiglieri comunali, soprattutto quelli di prima nomina, hanno dato nella sua gloriosa storia che vedeva già nel Settecento fra i suoi protagonisti i fratelli Verri e Cesare Beccaria, mica Masseroli o De Corato!
In un anno il mondo politico ed economico milanese è cambiato in maniera inaspettata e totale, così come quello nazionale e internazionale, ponendo nuovi e drammatici interrogative e urgenze. La “rivoluzione arancione” di Pisapia si è trovata a essere uno dei pochi punti fermi in un mare di incertezza che ha travolto tutto, dai partiti ai governi alle imprese e al mondo finanziario: si pensi al fatto che proprio nei giorni del Papa a Milano nella “curia” finanziaria delle Generali in piazza Cordusio si è consumato un altro “complotto” degno di Dan Brown i cui esiti ancora imprevedibili potranno influenzare anche drammaticamente la situazione del nostro Paese (solo per memoria, le Generali detengono più di 50 miliardi di euro del debito pubblico italiano…).
La grande soddisfazione per quello che è stato fatto in un anno deve lasciare subito il posto alla preoccupazione per il moltissimo che c’è ancora da fare a Milano, ma soprattutto per le nuove grandi responsabilità politiche che tanti al di fuori della nostra città, a partire dalla nostra Lombardia, stanno caricando, attraverso attestazioni di fiducia e attesa, sulle spalle del nostro Sindaco Giuliano Pisapia e sul movimento creatosi a Milano.
Prossima tappa, anzi “tappone dolomitico”, la Regione Lombardia, dove la formidabile imitazione di Crozza ha seppellito il presidente Formigoni con una risata prima e meglio della politica e della cronaca giudiziaria e di costume. Ma di questo avremo modo di riparlare.
 
Franco D’Alfonso
 
 

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