Considerazioni sul dramma di questi giorni: l'aumento dei suicidi
Sotto il vulcano
L'idea di "giustizia verso il cittadino" deve rientrare nel patrimonio della collettività
Pubblicato: 11/05/2012 23:17:00

MILANO - Leggo i giornali e la prima associazione che mi viene in mente è quella di trovarmi sotto un vulcano. Nel suo libro straordinario Malcolm Lowry assisteva alla propria disgregazione e a quella dei propri affetti sotto l’effetto devastante dell’alcol, in un paesaggio apocalittico dominato da un sonnacchioso e inquietante vulcano.
A me viceversa sembra oggi di poter cogliere i sintomi, altrettanto inquietanti, dell’inizio di una incrinatura nella coscienza collettiva. Il numero dei suicidi è quotidianamente alimentato da nuove tragedie, sulle quali la stampa si getta nel modo consueto, trasformando un dramma privato e personale in uno spettacolo, compiacendosi con i dettagli sul modo in cui questi sventurati hanno scelto di darsi la morte: dettagli non solo inutili, come è ovvio; ma addirittura offensivi: un ultimo torto a chi è stato sopraffatto dalla disperazione. Al contrario, in queste circostanze si richiederebbe soltanto rispetto, pietà e silenzio; ma tant’è, e naturalmente questa pratica finirà per trasformarsi nella profezia che si autoavvera, nella misura in cui finirà per sollecitare quella componente esibizionistica che non di rado accompagna simili gesti estremi.
Cosa dobbiamo invece cogliere in questi eventi tristissimi? Togliersi la vita è un gesto che esprime certamente un livello straordinario di disperazione; ma rappresenta altresì un atto di violenza, seppure contro sé stessi.
Accanto a questi possiamo porre gli episodi, ormai pressoché quotidiani, di esasperazione diffusa nei confronti delle istituzioni demandate all’esazione delle imposte, e di violenza verso gli addetti a questo ingrato compito. Anche in questo caso il compiacimento della cronaca non fa che soffiare sul fuoco; sicché è facile attendersi che tali episodi, anziché diradarsi, diventino sempre più frequenti.
A questo punto mi si potrebbe obiettare che la causa principale di tutto ciò sta sotto gli occhi di tutti, ed è la crisi: cosmica, globale, europea, italiana a seconda dei casi, dei punti di vista, o peggio, degli interessi privati o di parte. Non c’è dubbio, ovviamente; ma tutti noi, in quanto cittadini consapevoli, non possiamo permetterci di sottovalutare, o peggio, di ignorare questo terribile intreccio di disperazione e violenza: per lo stesso motivo per cui i vulcanologi tengono sotto stretto controllo le caldere dei vulcani più micidiali, e non vi è bisogno di richiamare l’esempio della Bastiglia e del 14 luglio 1789.
Quali sono le implicazioni per noi e per il nostro Movimento, che intende fare della salvaguardia del bene comune la propria bandiera? Se questa combinazione di disperazione / violenza assumerà la connotazione di un magma effusivo, una delle conseguenza sarà ovviamente quella di travolgere con sé ogni riflessione sul tema del bene comune. Di qui segue una raccomandazione: che i nostri sforzi teorici e la nostra proposta politica riescano a fare rientrare nella definizione di “patrimonio collettivo” una idea di “giustizia verso il cittadino”, che a mio modo di vedere non è completamente assimilabile né al diritto pubblico, né al diritto privato: una idea siffatta dovrebbe – a mio sommesso avviso – costituire una parte fondante del concetto di bene comune. Non esistono meccanismi per spegnere la violenza distruttiva dei vulcani; per secoli i filosofi si sono affaticati ad escogitare meccanismi regolativi della violenza dell’uomo. Impresa difficilissima, forse impossibile … e proprio per questo meritevole d’essere tentata.

di Claudio Conti

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