La notte dopo le elezioni
Siamo cresciuti, ma qualcuno non se n’è accorto
Pubblicato: 08/05/2012 08:37:00

 E’ notte piena e le prime pagine dei giornali sono già sugli schermi televisivi. I titoli sono i più disparati, ma campeggiano tre notizie: il Pdl è quasi scomparso; la Lega ha preso una batosta; i “grillini” hanno riportato un successo (come a Parma) clamoroso. Nel terremoto di queste amministrative alcune voci stranite: Berlusconi, dalla Russia, dice che non si può parlare di sconfitta, per il Pdl; Borghezio e Maroni sanno solo ricordare il successo dell’ “eretico” Tosi, a Verona.

   Il malcostume di non riuscire a pronunciare le formulette magiche “abbiamo perso meritatamente”, o “abbiamo sbagliato”, continua. Ma, questa volta, nessuno li ascolta. Lo si nota già dal modo in cui vengono intervistati i politici: quando provano a ripetere le formule rituali di sopravvivenza, i giornalisti tirano dritto, stringono i tempi, spostano i microfoni (coi modi che la professionalità impone).

   L’avanzata vistosa del popolo del web segnala una libertà di scelta sino a qualche tempo fa impensabile: e non è antipolitica. Anzi: questa è politica. Questo è dissenso. Dichiarato a voce alta e con toni forti; fatto proprio sopra tutto dai giovani;  diffuso in una popolazione che ha la speranza di cambiare.

   Ma, a lato del successo del “Movimento 5 stelle”, l’altro elemento di cui poco si è occupata la stampa, sono le 2.800 liste civiche presentate in queste amministrative e che hanno determinato, ad esempio,  il successo di Tosi. La gente ha voglia di politica: ma di buona politica. Non vuole più saperne di contenitori di corrotti, di affaristi, di praticanti, di funzionari di partito.

    I partiti, nella forma avuta nel secolo scorso, hanno esaurito la loro funzione. Ho perfetta memoria delle lunghe discussioni coi nostalgici del “partito”, nel corso della campagna elettorale del 2011. A sentirli pareva che il Paese sarebbe rimasto orfano; che sarebbero mancati i punti di riferimento; che la Storia avrebbe generato caos e disorientamento. Ma non è così.
   La popolazione ha preso coscienza di un modo diverso di fare politica: per aggregazione dal basso; per riunione sui temi; per chiamata web su problemi da risolvere; per adesione a piccole grandi battaglie. Dove ognuno è attore ed è libero; dove i rituali della casta sono assenti, dove il potere è quello di raggiungere l’obiettivo.

   In questo le donne sono state maestre: dalle piazze al web stanno riempiendo gli spazi lasciati vuoti dai mastodonti e fanno politica vera, quella legata ai bisogni della polis senza altro ritorno che la coscienza di fare la cosa giusta.

   E’ questo elettorato che ha determinato la morte di un movimento, il Pdl, nato da una mitomania che ha incantato i più rozzi (o i più opportunisti), così come è accaduto per la Lega. Machisti entrambi i movimenti, e tutti e due rivelatisi di corto respiro. Si è salvato il sindaco di Verona perché ne ha preso le distanze, e si è occupato della sua città; non si sono salvati altri, quel Fli, ad esempio, che ha preso le distanze da Berlusconi ma non ha saputo trovare una proposta vera e una linea d’azione riconoscibile.

   Adesso siamo al nastro di partenza: e i partiti partono con un handicap, troppo consistente perché possano competere. Hanno raggiunto il loro traguardo e devono  cambiare corsa. Ma subito. E in modo significativo.

   De Magistris, Pisapia e, adesso, Orlando sono segnali potenti. Tutti i partiti hanno perso: anche il PD che deve rivedere le sue scelte e le sue strategie. E tutti dovranno rinunciare a privilegi che la gente non è più disposta e riconoscere loro; il 10% del Pdl insegna: nelle urne i veri sovrani sono gli elettori.

 

Giuliana Nuvoli

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