Il ruolo della Sea
Due miliardi per investire a Milano.
Pubblicato: 28/03/2012 19:34:00

Investire su Milano, sulla città, due miliardi di euro circa nei prossimi tre anni. E’ questo l’ambizioso programma della Giunta Pisapia, un programma che verrà presentato nei prossimi giorni. Qualcosa è stato anticipato, anche se i contorni sono ancora vaghi: bisogna sostituire i treni della linea rossa della metropolitana, alcuni dei quali hanno raggiunto la venerabile età di 50 anni e rischiano di fermarsi da un momento all’altro, bisogna costruire nuove case per chi non può pagare affitti elevati, il cosiddetto housing sociale, bisogna mettere mano a una seria manutenzione di tante piccole o meno piccole cose in città, trascurate da anni. E poi c’è la volontà di lasciare un segno importante in città, una grande opera per la cultura. Insomma, bisogna ridare vita ed energia a una metropoli troppo a lungo trascurata nel recente passato. Sempre nel prossimo triennio, inoltre, l’ambizioso programma della Giunta intende rimettere in sesto la spesa corrente in modo strutturale, tale cioè che il bilancio torni a essere in equilibrio tra uscite ed entrate correnti senza interventi straordinari.
Il problema è trovare i soldi per fare tutto ciò, visto che due miliardi sono davvero tanti e che non c’è la possibilità di attingere alla casse del Comune, a loro volta ridotte all’osso. E’ a questo punto che entra in gioco la Sea, la società che controlla i due aeroporti di Malpensa e Linate (con una consistente partecipazione di minoranza anche nello scalo bergamasco di Orio al Serio) e che a sua volta è controllata, con poco più del 50%, dal Comune di Milano.
“Per finanziare il programma triennale della Giunta non ci sono molte strade se non quella di scambiare patrimonio contro patrimonio, cioè vendere quote delle società partecipate e immobili e investire il ricavato in nuovo patrimonio per la città. Non mi sembra che ci siano altre idee” ha spiegato l’assessore al Commercio e al Turismo Franco D’Alfonso in occasione di un incontro con i sindacati e il vertice di Sea, cui hanno partecipato il presidente della società Giuseppe Bonomi, Onorio Rosati, segretario generale della Camera del lavoro di Milano, Franco Brioschi della Filt-Cgil e Anna Gervasoni, direttore del Centro di ricerca su trasporti e infrastrutture della Liuc di Castellanza. “Nessuna decisione è stata ancora presa - ha precisato D’Alfonso – ma se dovessimo cedere la Sea, in tutto o in parte, lo faremmo in modo da ottenere il maggior incasso per il Comune e imponendo a chi compra il rispetto di regole ben precise”.
Se il presidente di Sea, Bonomi, ha spiegato che per lo sviluppo degli aeroporti occorre avere la certezza almeno a medio termine delle linee strategiche della politica, dell’azionista e di tutto il territorio su cui insiste lo scalo, ricordando che il piano strategico per Malpensa è completamente da rivedere alla luce delle profonde trasformazioni del mercato italiano e internazionale, Rosato ha ribadito la contrarietà dei sindacati alla cessione di Sea, anche perché manca una visione di prospettiva: “Vendere è una scelta senza futuro, l’amministrazione deve tornare sui suoi passi”. Ma soprattutto occorre aprire un ampio dibattito su questa dismissione, che coinvolga anche i cittadini. Non solo quelli di Milano.
Val la pena di ricordare, infatti, che Malpensa non è a Milano, neppure in provincia di Milano: quello che colpisce è l’assordante (come l’ha definito qualcuno) silenzio della Regione. Allora ben venga la proposta della Giunta di dar vita a un Osservatorio che raggruppi i sindaci dei paesi attorno a Malpensa, gli enti provinciali e quelli regionali. La Lombardia ma magari anche il Piemonte: non può essere il Comune di Milano l’unico attore di una questione che va ben oltre i confini della città. Una strategia di dismissione, che è funzionale alle esigenze di cassa e di sviluppo della città, potrebbe essere elaborata con l’apporto di tutti gli stakeholder, cioè di tutti i soggetti che hanno un interesse nei confronti di Sea. 

di Cristina Jucker

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