Volontariato milanese
Avanti, c'è posto!
I modi in cui il volontariato potrà ricominciare a "nutrire" la collettività
Pubblicato: 21/03/2012 09:06:00

Ultimamente ho partecipato con grande soddisfazione a diverse manifestazioni svoltesi nella nostra città, quali: le “Giornate del volontariato” alle Stelline, la due giorni degli “Stati generali del welfare” organizzato dall’Assessorato alle Politiche sociali e Cultura della salute e infine la presentazione dell’Assessorato alla Sicurezza, Coesione sociale e Volontariato del “Progetto VOCE” (Volontari al Centro) che prevede la realizzazione della “Casa del volontariato” da parte del CIESSEVI con il contributo della Fondazione Cariplo. Tali manifestazioni hanno visto la presenza di moltissime realtà di volontariato milanese alle quali va il merito di aver reso meno tragiche le conseguenze della crisi economica con la loro attività di cura e di inclusione sociale.
Quello che più mi ha colpito è stata la forte volontà espressa da tutti i partecipanti a favore di una maggior coesione e confronto tra le diverse associazioni nelle loro svariate esperienze con il Comune al fine di meglio organizzare e mettere in rete le grandi potenzialità di ognuno. Altro aspetto interessante è stato quello di rilevare concretamente una nuova disponibilità dei giovani a donare parte del proprio tempo libero vissuto in termini di autorealizzazione, del mettersi in gioco per migliorare da protagonisti la realtà sociale in cui si vive specialmente in ambito locale, partendo dalla via in cui si abita, dal quartiere, dalla zona per arrivare alla città. Giovani, adulti e anziani che donano tempo (anche poche ore alla settimana), esperienza e passione per soddisfare una miriade di bisogni piccoli e grandi come: insegnare ai coetanei stranieri, servire a una mensa dei poveri, accompagnare persone disabili, pulire i giardini di zona, cambiare una lampadina o portare a casa la spesa a un anziano solo, ecc…
Già oggi in ogni zona si trova un elenco delle Associazioni di volontariato, ma non basta, occorre realizzare, come ha proposto l’Assessore, una “Casa del volontariato” in ogni zona dove i cittadini e le organizzazioni di quartiere avranno un loro spazio in cui svolgere in sinergia le loro attività nel territorio. Occorre una banca dati interattiva del volontariato e dell’associazionismo milanese che raccolga tutti i registri del Comune, della Provincia, del CSV e delle zone con l’obiettivo di creare uno sportello unico al quale enti e cittadini possano rivolgersi per avere informazioni. Giancarlo Rovati professore di Sociologia alla Cattolica di Milano nella sua ultima ricerca sul volontariato milanese rileva un “tasso di gratuità” dei giovani più elevato di quello degli adulti e anziani arrivando al 30% per i giovanissimi e al 28% nella fascia dei 25/30 anni.
Prendo da Riccardo Bonacina, direttore della rivista VITA, alcune espressioni che sento molto vicine al pensiero di molti nostri giovani: “Il gratuito non è ciò che è gratis. Il gratuito è pensare, fare, realizzare un gesto o un’opera perché è buona in sé, perché è bella in sé. Il volontario oggi è quello della disseminazione nel quotidiano e nelle comunità di relazioni buone e di esperienze di bene, esperienze, cioè, che abbiano come contenuto la cura di sé, degli altri, del lavoro e dell’ambiente in cui viviamo. Solo così il volontariato potrà tornare a nutrire la comunità.”. Lo stesso De Rita (fondatore del CENSIS), il sociologo che ha trattato della “società mucillagine” e “senza desiderio” percepisce che: “Cresce nella società quale risposta all’attuale crisi economica un forte desiderio di comunità, o facciamo comunità o restiamo tutti soli.
Un mondo quello del volontariato in continuo movimento che va oltre il Terzo settore e la sua struttura consolidata, ricerca spazi nuovi in cui il singolo cittadino si guarda attorno e si chiede: “Con chi sto? Che faccio? Con chi parlo?”. La dimensione ritorna alla sua origine più primordiale, quasi di vicinanza, di capacità di stare assieme. Non ci sono più grandi desideri progressisti e il vivere bene insieme diventa un valore legato anche agli spazi di convivenza di cui ci si sente responsabili”.
 
di Giovanni Agnesi
 

Fonte: Arcipelago milano
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