LE RAGIONI DEL SI – LE RAGIONI DEL NO
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Il 4 dicembre é la data fissata per il referendum sulla modifiche della costituzione.
Una scelta importante che ci vedrà tutti direttamente coinvolti e che, qualunque sia il risultato, influenzerà in maniera significativa il futuro del paese.

Come Movimento Civico ci sembra importante organizzare un dibattito civico ed aperto di approfondimento sulla riforma proposta: saranno proposte le ragioni del SI e le ragioni del NO per una migliore conoscenza ed un voto più consapevole.

Vi aspettiamo il 7 Ottobre (ore 18, sala del Grechetto Palazzo Sormani Via F.Sforza, 7) a discuterne insieme a 2 rappresentanti del SI e 2 del NO.


Intervengono:

  • Luciano Belli Paci esponente del Circolo Rosselli, promotore Comitati del NO,
  • Felice Besostri già Senatore e docente universitario, promotore Comitati del NO
  • Roberto Cociancich Senatore, Coordinatore nazionale dei Comitati del SI
  • Giulio Enea Vigevani Professore di Diritto Costituzionale Milano Bicocca, ha sottoscritto appello dei costituzionalisti favorevoli alla riforma

Modera:
Elisabetta Strada Presidente del Movimento Milano Civica, Consigliera comunale

 

Link al testo comparato: http://documenti.camera.it/Leg17/Dossier/Pdf/AC0500N.Pdf

Elezioni
Parità di ruoli tra esponenti dei partiti e civici per un civismo politico

MILANO - Cominciano a convergere alcune opinioni di metodo. Il che significa che c'è voglia di discutere sul percorso di avvicinamento alle elezioni amministrative non dando per scontato ciò che alcuni "addetti ai lavori" fanno (sempre più) intendere che sia scontato. Sabato 24 ottobre è stata una giornata articolata al riguardo. Al mattino alle Stelline affollata assemblea, promossa dall'assessore Franco D'Alfonso, attorno a come evolve il sentimento sul cosiddetto partito della città. Alla sera, nel quadro di BookCity, per parlare - pretesto il mio libro Civismo politico (edito in questi giorni da Rubbettino) - dell'aggiornamento di una alleanza complessa tra partiti (PD in testa) e civici con il sindaco Giuliano Pisapia e due esponenti di primo piano della "società civile". Per parlare cioè di un interesse per gli affari generali della città espresso da punti di vista fuori dai partiti, Ferruccio De Bortoli, il rettore della Statale Gianluca Vago e lo stesso Pisapia.

Il metodo delle affinità

"Partito della città", comincia ad essere tema inteso non solo come il contrapposto politico al "partito della nazione" (che a Milano suonerebbe in discontinuità con l’esperienza incarnata dalla giunta Pisapia). Quindi come la conferma di una ampia alleanza di centrosinistra con parità di ruoli per esponenti di partiti ed esponenti civici. Un modello che Franco D'Alfonso ha indicato come "metodo delle affinità non delle egemonie". "Partito della città" è anche e soprattutto un modo di intendere la responsabilità a gestire il cambiamento in atto sui tempi medio-lunghi. Non immaginando dunque, questo cambiamento solo in capo a una persona, come poteva essere nel 2011. Ma in capo al consolidamento di quella che si chiama "classe dirigente". Una volta la scuola sociologica italiana (Mosca, Pareto, Michels, eccetera) usava l'espressione "élite", che poi è stata osteggiata come anti-democratica. In realtà quell'espressione significava la declinazione meritocratica (valutabile) e non di filiera politico-fiduciaristica della costruzione della classe dirigente.

Perché questo fattore sia forte nella prospettiva, esso va ancorato a tre temi della città: essere consapevole del proprio ruolo trainante la dimensione nazionale; formare una identità metropolitana e non di borgo; esprimere una vocazione globale e non provincialistica. Ma perché esso sia forte vi è chi dice che si devono rimettere in carreggiata argomenti irrisolti (tema toccato da Ada Lucia De Cesaris, che ha ripreso la parola in pubblico dopo un certo silenzio): la qualità dell'apparto amministrativo e dell’organizzazione; la capacità di raccontare e comunicare processi (tema su cui sono ancora deboli i luoghi del dibattito pubblico e insufficiente il ruolo dei media di opinione). Aggiungo io: anche agire su una leva abbandonata, cioè la ricerca interpretativa dei fenomeni e delle tendenze e avviare legami più importanti con il sistema universitario e di impresa.

Smarrimenti e decisioni

Questi rafforzamenti presuppongono che la città non torni alle culture egemoniche espresse da partiti politici (che a volte non percepiscono che il dato di reputazione, nel paese, che li riguarda resta inchiodato al 3%) - argomento su cui Pietro Bussolati e Lia Quartapelle all'assemblea della mattina hanno dato qualche assenso - ma dando appunto prospettiva alle alleanze attorno alle affinità. Ecco quindi annunciato il rilancio di un "civismo politico", che non si limita a valorizzare le buone maniere, l'educazione e il rispetto degli altri. Civismo oggi è altro. E' responsabilità non solo di chiedere ma anche di assumere - dimostrando le competenze - una parte importante del processo di indirizzo e gestione. E' stata vista (anch'io ne ho scritto) una certa titubanza nell'avvio della campagna elettorale, una sorta di smarrimento del tessuto partecipativo cittadino attorno all'improvvisa necessità di sostituire la guida della città per indisponibilità di Pisapia di dare un "tempo 2" al suo mandato. La titubanza sembra superata, nel senso di affermare ora la necessità di discutere del progetto politico per la città e quindi di disegnare meglio il profilo che deve avere il più adeguato prossimo interprete di quel processo.

Programmi e profili

La giornata di sabato 24 ottobre ha fatto capire che una certa Milano apprezza poco il processo opposto: inventare candidati funzionali a certi interessi e poi tentare di far coincidere quelle candidature con una lettura approssimativa del sentimento collettivo. Ma si è anche posto il tema (Piero Bassetti in apertura) che l’esito delle elezioni non è scontato e che l’ipotesi di “perdere” va presa in considerazione. La domanda risorge come qualche tempo fa. I diversi segmenti del “civismo politico milanese” (che non stanno tutti nella lista civica che si è manifestata nel 2011) riescono allora a scegliere punti programmatici comuni e a disegnare il profilo di un candidato idoneo ad incarnare quei punti? Le cose sentite nell’assemblea (e altrove) porterebbero lì.

Nel corso della serata, poi, Giuliano Pisapia ha ricordato che l’esperienza civica milanese si è posta criticamente rispetto ai partiti ma accettando un’alleanza a scopo migliorativo della politica. Ferruccio De Bortoli ha colto nel libro accenti di delusione circa l’evoluzione politica del civismo. Gianluca Vago ha inteso un punto di forza nel civismo come ambito di formazione di nuova classe dirigente (il tema del “merito” nei processi gestionali resta un nodo della crisi della politica). Ho replicato attorno al ruolo di Milano di servizio ad un paese debole di civismo (come dimostrarono anni fa le ricerche in Italia di Robert Putnam), ma a condizione che il rifiuto della verticalizzazione di associazioni e movimenti (altrimenti diventati “grillini” o “leghisti”) non può ora nemmeno diventare pura orizzontalità. E in questo lo stesso Pisapia – che lasciando un “potere” indossa culturalmente una casacca civica - ha la responsabilità di sollecitare una riflessione collettiva e quindi anche una proposta nelle diverse anime del civismo milanese.

di Stefano Rolando

Elezioni Consiglio della Città Metropolitana di Milano
Elisabetta Strada, spiega i criteri di scelta delle candidature del Civismo
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MILANO - Il civismo politico guarda con grande attenzione e fiducia all’appuntamento del prossimo 28 settembre, quando verrà eletto il primo Consiglio della Città Metropolitana di Milano.

Partendo dalla bellissima esperienza di Milano, che vede la grande squadra del centro sinistra unita a sostegno del nostro Sindaco Giuliano Pisapia, lunedì 8 settembre, la coalizione del centrosinistra (composta da PD, Movimento Civico, Sel e Rifondazione Comunista) ha presentato la lista unitaria con i candidati alle elezioni della Città Metropolitana che si terranno il 28 settembre.

Abbiamo lavorato alla formazione della lista perché il nostro contributo portasse un valore aggiunto alla coalizione. Non é stato semplice, la rete civica metropolitana non é ancora consolidata e l'organizzazione non così strutturata come in un partito. Questo percorso, cominciato con il sostegno alle candidature delle amministrative del 2013, ci ha portato a conoscere e incontrare anche altre liste civiche e a recepire esigenze, bisogni, desideri, anche paure, nella costruzione del nuovo scenario metropolitano.

Siamo partiti con la suddivisione dell’area metropolitana in 4 aree omogenee. All’interno di queste si è cominciato con l’ascoltare proposte di persone che si sono candidate perché il territorio glielo chiedeva. Non solo. Consapevoli della vastità dell'area che rappresentano (sono quattro i nostri candidati) questi cittadini attivi hanno costituito comitati, avvalendosi di altri rappresentanti del territorio che li supporteranno nella loro attività di consiglieri. Quello della cittadinanza attiva è un valore in cui crediamo e arriviamo a questa cruciale scadenza di legge consapevoli del ruolo innovativo e sempre più decisivo che rappresentiamo nell’ambito dell’offerta politica del centrosinistra. Vogliamo essere il ponte tra i partiti tradizionali e i cittadini indipendenti che desiderano partecipare attivamente alla vita pubblica della comunità in cui vivono.

Nel dibattito politico, sul futuro della Città Metropolitana, il leit motiv costante tra le liste è l'esigenza di fugare ogni pericolo di "milanocentrismo". Per questo abbiamo deciso di fare una scelta coraggiosa. Milano sarà già molto ben rappresentata dai partiti della coalizione. Il Movimento Civico ha deciso quindi di sostenere i candidati della provincia, con una visione politica centrifuga, rispetto a Milano non candidando il consigliere comunale di Milano per favorire i comuni più piccoli. Il voto "pesante" di Milano (il voto della Città Metropolitana è un voto ponderato che pesa in base al numero degli abitanti del Comune di riferimento) può fare la differenza per un candidato del territorio, quindi aiuterà i nostri candidati a diventare consiglieri, non viceversa.E’ un’opportunità che vogliamo mettere sul tavolo per dare più forza al territorio rispetto a Milano.

È proprio il fortissimo legame con il territorio che ha costituito il principio guida nella scelta dei candidati per queste elezioni metropolitane, manifestandosi con una strategia precisa:

1) la decisione di sostenere quattro candidati, sindaci e consiglieri di realtà provinciali, dimostrando una visione politica centrifuga rispetto al capoluogo.

2) la scelta dei quattro candidati nata dal territorio, avendo recepito le indicazioni arrivate dalle liste civiche del nord/ovest, nord/est e sud milanese. Che sono state tradotte in candidature.

3) la creazione di reti civiche territoriali (i comitati), che ha dato inizio a un’operazione politica collegiale, condivisa e di cittadinanza attiva civica, che ha consentito di dare un forte valore aggiunto alla coalizione del centrosinistra.

La creazione di reti civiche territoriali ha dato anche inizio a un'operazione politica collegiale, condivisa e di cittadinanza attiva civica. Abbiamo la presunzione di pensare di aver fornito un forte valore aggiunto alla coalizione del centrosinistra. Non é che l'inizio: ci auguriamo di avere quattro consiglieri metropolitani civici. Ma un risultato lo abbiamo già ottenuto: la grande partita di squadra che stiamo giocando, con un numero sempre maggiore di adesioni ai comitati e di lavoro congiunto con l’unico obiettivo del bene comune.
Creare la nuova Città Metropolitana insieme agli eletti del centro sinistra sarà un’opportunità fantastica atta a creare una nuova città per tutti. Una città che offrirà a tutti i cittadini + Opportunità, + Territorio, + Semplicità e +Servizi.
Partendo dalle esigenze del territorio sarà un’occasione per fare scelte e strategie che dovranno ricadere su un miglioramento effettivo della vita quotidiana dei cittadini. Altrimenti sarà un'occasione persa.

La Città Metropolitana ci permetterà di avere ad esempio +servizi. Si potrà pensare a come sviluppare un nuovo livello di cittadinanza/residenzialità metropolitana. Che vada ad aggiungersi a quella comunale. Una formula che permetta ai singoli cittadini residenti di un Comune di poter usufruire dei servizi di un altro Comune alle medesime tariffe di quest’ultimo e senza essere considerati non residenti, ma residenti della Città Metropolitana. Un caso molto frequente e specifico: un residente di Arese che lavora a Milano che per motivi lavorativi desidera iscrivere il proprio figlio ad un nido in Milano oggi può farlo ma deve sostenere la tariffa da non residente.

Si dovranno sviluppare tre livelli di residenza, come avviene ad esempio per i cittadini Italiani verso quelli della Comunità Europea o verso quelli non Comunità Europea.

1) residente del Comune di provenienza

2) residenza/cittadino della Città Metropolitana

3) non residente.

I candidati che il territorio ha scelto sono :
· area nord ovest : Michela Palestra Sindaco di Arese.
· area nord est : Roberto Maviglia - Sindaco di Cassano d'Adda e Ilaria Scaccabarozzi - Consigliera Comunale di Gorgonzola
· area sud: Roberto Masiero - Consigliere Comunale di Corsico.

Partendo dall’esperienza di Milano che vede le forze di centro sinistra unite, arriviamo a questa cruciale scadenza di legge consapevoli del ruolo innovativo e sempre più decisivo che rappresentiamo nell’ambito dell’offerta politica del centrosinistra, quale ponte tra i partiti tradizionali e i cittadini indipendenti che vogliono partecipare attivamente alla vita pubblica della comunità in cui vivono.

di Elisabetta Strada Presidente del Gruppo Consiliare di Milano Civica

Tutto si riduce a un nome altisonante dato al territorio della provincia preesistente
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MILANO - Sulla carta la Città Metropolitana doveva essere una delle riforme caratterizzanti un nuovo sistema di governare i territori, cioè un superamento effettivo delle Province, ma anche del neo-centralismo regionale. Per le Città Metropolitane, parafrasando il detto celebre dei repubblicani francesi “ Quanto era bella la Repubblica sotto la Monarchia!, si potrà dire quanto fossero meravigliose quando erano soltanto immaginate. Del resto i riformatori istituzionali italiani dovrebbero averci fatto il callo: basta pensare cosa si diceva e scriveva alla vigilia della riforma regionale del 1970. Ora le Regioni sono ricordate principalmente per le inchieste sugli abusi dei consiglieri regionali per farsi rimborsare di tutto e di più o per non essere capaci di utilizzare i finanziamenti europei.
La città metropolitana era prevista dalla legge 142/1990, come organo di governo dell’area metropolitana dall’art. 17 della richiamata legge :”. Aree metropolitane. - 1. Sono considerate aree metropolitane le zone comprendenti i comuni di Torino, Milano, Venezia, Genova, Bologna, Firenze, Roma, Bari, Napoli e gli altri comuni i cui insediamenti abbiano con essi rapporti di stretta integrazione in ordine alle attività economiche, ai servizi essenziali alla vita sociale, nonché alle relazioni culturali e alle caratteristiche territoriali. “. Tali aree andavano individuate dalle Regioni sentiti i Comuni interessati. Era chiaro che si trattava di un superamento dei territori provinciali, che richiedeva un processo difficile e complesso. Ora le Città Metropolitane sono un’altra ben povera cosa, cioè un nome altisonante dato al territorio della provincia preesistente. Anche se in concreto l’estensione di un’area metropolitana poteva non trovare unanimità tra sociologi urbani, pianificatori territoriali ed economisti, quel che è sicuro che l’area metropolitana milanese non può limitarsi al territorio della Provincia di Milano, per di più amputato, successivamente al 1990, dei territori lodigiani (1992) e brianzoli (2004).
L’istituzione della Città Metropolitana, sull’esempio per esempio della Francia, richiede non solo il trasferimento di compiti e funzioni dei comuni, per essere esercitati al livello sovracomunale, ma anche delle Regioni. In paesi, con sistemi costituzionali simili al nostro, gli enti intermedi tra Comune, da un lato, e Regione, Comunità autonoma o Land dall’altro, sono di norma retti organi rappresentativi eletti dalla generalità dei cittadini: n una scelta imposta o dalle proprie costituzioni o leggi organiche ovvero dalla ratifica della Carta Europea dell’Autonomia Locale, convenzione firmata a Strasburgo il 15 ottobre 1985 , nell’ambito del Consiglio d’Europa, che prevede all’art. 3 l’elezione diretta degli organi delle autonomie locali, che rientrano nell’ambito di applicazione della convenzione. La CEAL è entrata in vigore il 23 settembre 1987 è stata ratificata dall’Italia con L. 30 dicembre 1989, n. 439, senza riserve ed l?italia è stata uno dei pochi Stati, che l’ha recepita nella sua integralità. Ebbene con le modifiche costituzionali del 2001 gli obblighi internazionali sono vincolanti per il legislatore statale e ragionale ai sensi dell’art. 117, c. 12 Cost.: la legge 56/2014 se ne è dimenticata prevedendo come per le Province un’elezione di secondo grado.
L’esigenza era di fare in fretta dopo che la Corte costituzionale aveva annullato la legge sull’accorpamento delle province, che nel caso di Milano avrebbe posto un termine all’anomalia dell’esclusione dalla sua area metropolitana di Monza e Brianza. Invece di abolizione delle Provincie, rimandata all’approvazione della riforma costituzionale approvata in prima lettura dal Senato, che non le prevede più all’art. 114 Cost., si è abolita la democrazia rappresentativa nelle province, purtroppo trascinando con sé anche la Città Metropolitana. L’ispirazione originale è stata quindi doppiamente tradita sia a livello territoriale che delle istituzioni. La Città metropolitana ha un senso se supera il particolarismo municipale, quindi se è retta da un Sindaco e da un consiglio Metropolitano di diretta elezione popolare. Teoricamente, a differenza delle Province, questa scelta è ancora possibile a livello statutario, ma con un corpo elettorale composto da sindaci e consiglieri comunali reso più difficile. Inoltre per disincentivare la scelta dell’elezione diretta si o esclusi dal futuro Senato i Sindaci metropolitani eletti direttamente: i futuri senatori infatti vanno scelti esclusivamente tra i consiglieri regionali e i sindaci di comuni. La scelta dell’elezione indiretta si spiega soltanto con esigenze politiche contingenti della maggioranza di governo e delle opposizioni di destra Forza Italia, Lega Nord e Fratelli d’Italia: nei consigli comunali il M5S è poco rappresentato essendo un fenomeno recente esploso con le elezioni politiche del 2013. Inoltre le leggi con premi di maggioranza sono a rischio di in costituzionalità dopo la sentenza n. 1/2014 della Consulta sul porcellum. Una legge maggioritaria al massimo consente di sapere chi governerà la sera delle elezioni, con quelle di secondo grado, invece, si può sapere che vincerà già la sera prima delle elezioni. Nelle elezioni di secondo grado l’uguaglianza e la segretezza del voto ex art. 48 Cost., non sono garantiti, come non è garantito il riequilibrio della rappresentanza di genere previsto dall’art. 51 Cost.. Tutto bene anche se non mi è facile comprendere il ruolo dei sindaci o la mancanza di presenza nel dibattito pubblico dei Sindaci di grandi città capoluogo di future Città Metropolitane come Milano, Genova o Napoli, che pure avevano incarnato uno spirito di rinnovamento: Renzi se fosse rimasto soltanto sindaco di Firenze lo avremmo sentito

di Felice Besostri

Città metropolitana.
Un articolo di Lucia Castellano sul passaggio dalla Provincia alla Città Metropolitana
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MILANO - La Provincia di Milano non esiste più. La sera del 24 giugno la coalizione di centro sinistra si è riunita in assemblea, con gli amministratori e i politici del territorio che costruiranno insieme la Città Metropolitana. I sindaci che si sono succeduti, per cinque minuti, sul palco, avevano una “parola chiave” per ciascuno su cui costruire la propria visione metropolitana: libertà, semplicità, opportunità, democrazia, incisività, sicurezze, servizi, territorio.
Hanno saputo delineare uno scenario sicuramente affascinante. Gli interventi dei segretari di PD, Sel, Rifondazione Comunista e Movimento Milano Civica hanno poi rafforzato la visione e impostato la linea politica. Sarà un grande lavoro di coalizione. Milano farà la sua parte, senza “egocentrismi né milanocentrismi”. L’ha promesso Giuliano Pisapia nel suo intervento, molto concreto, in cui ha sottolineato la difficoltà dell’operazione e gli ostacoli dovuti, soprattutto, alla carenza di risorse. Senza mai perdere il sogno, però.
C’eravamo tutti, ognuno con la propria identità politica, che diventa valore aggiunto per il centrosinistra.
Cerco di esaminare, in sintesi, il passaggio dalla Provincia alla Città Metropolitana. “La nuova istituzione che nasce pone le basi nei Comuni che la costruiranno. Il suo governo è affidato alle stesse mani di chi governa i singoli territori” si legge nella relazione dell’ANCI. Credo sia questo il punto da cui partire: a differenza della Provincia, la Città Metropolitana nasce dalla capacità degli amministratori locali di saper andare oltre il proprio campanile e di realizzare funzioni e servizi di area vasta, riconducibili a interessi e bisogni di territori omogenei. Si crea così un interlocutore istituzionale nuovo, un nuovo motore di sviluppo economico del Paese, con una notevole tensione extra nazionale: il futuro dell’Europa dipende dal futuro delle nostre città. È ben evidente, tanto per fare un esempio, che la programmazione comunitaria 2014/20 sarà modulata in relazione alle esigenze delle grandi aree urbane del Paese.
Il percorso che la legge Del Rio ci impone è serrato: entro il 30 settembre andrà eletto il Consiglio Metropolitano, formato da 24 consiglieri/sindaci dei 134 Comuni che compongono la (ex) Provincia. Il Consiglio redige lo Statuto, strumento essenziale per gettare le reali fondamenta della Città Metropolitana, che verrà approvato entro il 31/12/14. Il primo gennaio 2015, finalmente, la Città Metropolitana subentrerà alla Provincia in tutte le funzioni.
È chiaro che un’operazione di ricostruzione del territorio metropolitano, operata dal basso, con le forze amministrative presenti, non possa prescindere da una potente conoscenza del territorio e da un’altrettanto solida capacità di ridisegnarlo per aree omogenee. Il decentramento di Milano, il superamento delle attuali Zone, la scomposizione della città in segmenti storici e identitari omogenei, riconducibili a uno o più elementi d’interesse precede dunque, obbligatoriamente, la costruzione della CM. I temi da affrontare sono, successivamente (in chiave metropolitana e non più comunale) quelli che tutti conosciamo: trasporti e mobilità, urbanistica e territorio, ambiente, sviluppo economico e servizi alla persona, per essere sintetici.
Se tutto questo è vero, l’operazione che ci accingiamo a mettere in campo è una gigantesca rivoluzione istituzionale, corale. O si vince tutti o si perde tutti. Primo requisito per vincere è la coesione tra i nuovi consiglieri metropolitani, chiamati al primo, grande passo: la redazione dello Statuto. Il fatto che il centrosinistra presenti un’unica lista unitaria di coalizione (allargata al movimento civico) è un ottimo segnale in questa direzione. Ma non basta. Occorre che i protagonisti, gli eletti, siano scelti per le loro competenze di amministratori e per il tempo che riusciranno a dedicare a questa fondamentale fase, che richiederà il massimo impegno (a questo proposito: sindaci o consiglieri? Riflettiamoci.). Inoltre, se la rivoluzione istituzionale è nelle mani degli amministratori locali, occorre che siano loro a scegliersi i rappresentanti, ma davvero. Senza la mano occulta della spartizione partitica, ma con l’attenzione a che il consiglio metropolitano sia davvero espressione dei territori. Dei quattro punti cardinali della Provincia di Milano, per intenderci, rappresentati in modo proporzionale. Dalle premesse che abbiamo gettato il 24 giugno tutto fa sperare che stavolta sia davvero nuova politica.
Per concludere: squadra coesa e fatica istituzionale nel declinare, in modo nuovo, i compiti che abbiamo elencato. L’assemblea del 24 giugno è servita a riconoscerci in un’unica squadra e a stringerci intorno al nostro Sindaco Metropolitano. Non può esistere crescita senza il comunicarsi fiducioso, senza conoscersi profondamente, diceva Danilo Dolci. Questa comunicazione del sogno, questa conoscenza reciproca il 24 l’abbiamo sentita. Ci vuole ben altro, adesso. Bisogna, prima di tutto, perché la CM non diventi la mera sommatoria di 134 comuni, creare un ottimo statuto. Inoltre, bisogna creare, adesso, un rapporto con la Regione Lombardia che favorisca il processo e delinei le funzioni attribuite alla CM e il loro finanziamento.
Cominciare con piccoli passi, individuando le priorità e realizzandole, una per una: trasporti, servizi, anagrafe metropolitana, tanto per fare degli esempi. Con questi passaggi favoriremo la nascita dell’identità metropolitana dei cittadini del nostro territorio, processo lento ma essenziale per migliorare la qualità della vita in un’area così vasta e così significativa. Ci vorrà tempo, lavoro infaticabile, pazienza e soprattutto coesione. Mi ripeto: vinciamo o perdiamo tutti insieme.

di Lucia Castellano

Città metropolitana e civismo
L'intervento di Elisabetta Strada al convegno "Europa delle città"
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MILANO - Saranno le città europee, dove vive la maggioranza della popolazione, con il PIL più elevato , dove si concentra la capacità di innovazione e sviluppo, che avranno maggior peso nella creazione dell'Europa.

In Italia stiamo andando verso le città Metropolitane. Soprattutto noi qui a Milano e provincia. Quindi quale l'Europa delle città? Quale città e come dovrà essere la nostra CM in questo sviluppo e processo?

La creazione della CM sarà una straordinaria opportunità per noi cittadini, amministrativi e non, di sviluppare e costruire una città nuova. La Città dei Comuni. La città dei cittadini. Una città metropolitana che diventerà un vero interlocutore in Europa. Una nuova opportunità per mettere in rete tutte le funzioni fondamentali degli enti interessati, per ottimizzare i soggetti intermedi coinvolti, per ridefinire i ruoli e i compiti degli stessi evitando sovrapposizioni di servizi e costi raddoppiati.

Un'occasione per ridisegnare i servizi che quotidianamente coinvolgono la vita dei cittadini, in un'ottica di ottimizzazione di miglioramento degli stessi. Pensiamo ad una politica che sviluppi strategie comuni, che individui un ragionamento per aree comuni e omogenee, che sviluppi strategie collettive, come ad es . per lo smaltimento dei rifiuti, che sviluppi un nuovo sistema e nuove tariffe dei trasporti , della tutela del territorio, dell'ambiente dei parchi.

Pensiamo ad un percorso di residenzialità metropolitana, oltre ai confini dei singoli comuni. Pensiamo al miglioramento della vita quotidiana dei singoli cittadini, basato sulla necessità di un servizio e di una politica degli orari e tempi metropolitani. Ma soprattutto é la chiave di volta per individuare un percorso congiunto in termini di legalità e strategie politiche sul bene comune, che non finisce laddove iniziano i confini della città limitrofa, ma che migliori il risultato in termini di efficacia, tempistiche e qualità.

Noi come MMC stiamo portando avanti un lavoro di rete. Una rete civica organizzata ma fuori dalle logiche dei partiti. Una forza politica fortemente proiettata sul bene comune e sul bene dei cittadini, con esigenze che partono dal basso e non calate dall'alto. Una rete che lavora insieme ai partiti, ma non come i partiti.

Il civismo metropolitano oggi é rappresentato dal 45% dei consiglieri attualmente eletti in tutti i comuni della provincia di MI. Siamo una forza metropolitana.
La rete civica è partita, si é messa in moto e vuole arrivare al momento della creazione della nuova conferenza statutaria del Consiglio Metropolitano, come una forza politica quanto più compatta e coesa possibile, ma libera di rappresentare la voce della città, i reali bisogni della città e soprattutto dei cittadini.

Lontana da demagogie e ideologie. Ma vicina al bene comune. Il cammino é incominciato. Il cammino verso la città metropolitana dei cittadini.

Faccio mie le parole di Don Primo Mazzolari:
 

“MI IMPEGNO” di Don Primo Mazzolari

Mi impegno: io e non gli altri,
né chi sta in alto, né chi sta in basso,
né chi crede, né chi non crede.

Mi impegno: senza pretendere che altri
s’impegnino con noi o per loro conto,
come me o in altro modo.

Mi impegno: senza giudicare chi non s’impegna,
senza accusare chi non s’impegna,
senza condannare chi non s’impegna,
senza cercare perché non s’impegna,
senza disimpegnarci perché altri non s’impegnano.

Mi impegno perché non potrei non impegnarmi.

C’è qualcuno o qualche cosa in noi
-un istinto, una ragione, una vocazione, una grazia-
più forte di me stesso.

Mi impegno: di portare un destino eterno nel tempo,
di sentirmi responsabile di tutto e di tutti,
di avviarmi, sia pure attraverso mille erramenti,
verso l’amore, che ha diffuso un sorriso di poesia
sopra ogni creatura.

Dal fiore al bimbo,
dalla stella alla fanciulla,
che ci fa pensosi davanti a una culla
e in attesa davanti a una bara.


MI INTERESSA
di perdermi per qualcosa o per qualcuno
che rimarrà anche dopo che io sarò passato
e che costituisce la ragione
e il senso del mio esistere.

 

di Elisabetta Strada   (elisabettastradaxpisapia.over-blog.it)

Città metropolitana
Il come e il perché di questa nuova istituzione
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MILANO - Il percorso istitutivo della Città metropolitana di Milano è un processo di innovazione con potenzialità enormi non solo sul piano delle trasformazioni dell’architettura istituzionale ma anche su quello dello sviluppo economico e sociale.
Rappresentare una grande opportunità per :

  • Individuare un nuovo modello di sviluppo economico/territoriale coerente con la nuova centralità delle città riscontrata a livello mondiale (quella «rivoluzione metropolitana» evocata negli USA);
  • Definire la strategia di posizionamento della Città Metropolitana Milano all’interno delle «reti lunghe» europee (a questo dovrebbe servire il piano strategico metropolitano)
  • Rafforzare il un nucleo di nuova classe dirigente metropolitano milanese (politica, amministrativa, economica) legittimata a rapportarsi in modo diverso sia con il livello regionale che con il livello nazionale ed europeo
  • Mettere in atto strumenti operativi per l’integrazione politico/istituzionale e dei servizi locali di una comunità territoriale, sociale, economica e culturale che è già metropolitana
  • Rilanciare una rinnovata stagione democratica e partecipativa che parta dalla soggettività dei comuni e delle Zone della città riconfigurando un’idea e una pratica della cittadinanza attiva

Si tratta di un percorso di cui non possiamo sottovalutare la complessità come è noto infatti i la legge 56/2014:
- trasferisce alla Città metropolitana le funzioni delle Province così come riformate
- attribuisce nuove e funzioni fondamentali,
- contempla la possibilità, prevista dallo Statuto e regolata attraverso convenzioni, di ulteriori meccanismi di redistribuzione delle funzioni tra i diversi livelli istituzionali (dalla Città metropolitana verso i Comuni o le loro forme associative e viceversa), prevedendone il conferimento anche in forma territorialmente differenziata
- prevede la possibilità da parte dello stato e delle regioni di delegare alls città metropolitana ulteriori funzioni
- chiama in causa la necessità di rivedere la legislazione regionale e, per alcuni aspetti, di completare il percorso attuativo e legislativo di competenza statale.

Per attuare questo percorso dunque occorrerà non solo definire attraverso lo statuto le modalità di esercizio dei poteri amministrativi direttamente attribuiti dalla legge ma anche individuare e sperimentare nuove forme e modalità attraverso cui realizzare un modello di “governo per accordi”, tra una molteplicità di attori posizionati alle diverse scale, avente per oggettola condivisione delle decisioni su un ampia varietà di temi e progetti
Dietro a un processo del quale si mostra prevalentemente il lato ingegneristico/ istituzionale si cela in realtà un processo politico culturale che chiama in causa soggetti e livelli istituzionali numerosi e differenziati: i sindaci, le giunte e i consigli comunali, la giunta e il consiglio regionale, il governo e il parlamento , le rappresentane economiche e sociali; le associazioni espressione dei cittadini , altri enti e soggetti “forti” come le imprese private e le società partecipate che operano nel comparto dei servizi pubblici.
Si tratta di soggetti che in molti casi sono oggi sprovvisti di una piena consapevolezza delle poste in gioco, dei rischi e delle opportunità.
Per questo è fondamentale che il processo di costruzione della città metropolitana sia accompagnato da una visione che offra una rappresentazione della realtà milanese e dei suoi problemi pubblici in grado di informare un’agenda concreta di temi di lavoro

Quali i prossimi passi:
a) con la regione abbiamo alcune questioni importanti da definire che riguardano la definizione di azioni e contenuti per modificare alcune legge regionali:
- Trasporto pubblico locale e infrastrutture ferroviarie e autorità trasporti prevista da legge regionale 6/2012
- Rete viaria e demanio metropolitano
- Servizio idrico integrato e Gestione integrata rifiuti urbani per cui occorre definire uniche autorità d’ambito ottimale e relativi piano d’ambito e affrontare la questione dei soggetti gestori
- Energia
- Ambiente e parchi
- Pianificazione territoriale: modifica legge regionale 12 ( oggi 134 pgt, 134 regolamneti edili, 134 modalita oneri di urbanizzazione
Ricordo che il comma 144 della Legge prevede che entro 12 mesi dalla data di entrata in vigore le regioni sono tenute ad adeguare la propria legislazione alle disposizioni della legge 56
b) Società partecipate
c) Altre ambiti di intervento per la cooperazione intercomunale non previsti nelle funzioni fondamentale attribuite ma che sono importanti per una visione di sistema dell’area metropolitana : cultura, turismo, riforma delle asl.

di Daniela Benelli Assessore all'Area metropolitana, Casa, Demanio del Comune di Milano
 

per saperne di più:

http://www.milanocittametropolitana.org/

Convegno
Occasioni da non perdere per Milano e la nascente città metropolitana
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MILANO - Dopo l' Europa dei popoli e l'Europa della moneta unica occorre ritrovare uno spirito ed un'anima perchè l'Unione Europea torni ad incarnare il sogno di pace e prosperità come è stato nei primi cinquanta anni della sua storia.

La civiltà europea è stata caratterizzata dalle città, che hanno preceduto la nascita della Nazione di un millennio: è proprio dalla spinta delle città, luoghi dell'innovazione e dello sviluppo, che l' Europa può ripartire. Si tratta di una consapevolezza che non è nostra, ma che tra i nostri partner è già consolidata: già dal prossimo settembre una quota consistente dei famosi " fondi europei" saranno accessibili alle città metropolitane senza l'intermediazione delle Regioni o dei Governi nazionali.

Milano e la nascente città metropolitana hanno una grande occasione.

Cominciamo a parlarne al convegno "Europa delle città" che si terrà mercoledì 21 Maggio, ore 18.00, presso il palazzo delle Stelline in C.so Magenta 61, Milano.

Nel corso della manifestazione interverrà il Sindaco Giuliano Pisapia.

di Franco D'Alfonso

Un'analisi di Roberto Zaccaria su Articolo 21
Osservazioni e critiche alla proposta del Governo
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MILANO - Sono molte le osservazioni e le critiche che si stanno facendo alla proposta del Governo di riforma costituzionale del Senato e de Titolo V della Costituzione. Vediamone insieme le principali.

  • La prima obiezione di fondo è quella sollevata da alcuni costituzionalisti che ritengono che dopo la sentenza n.1 del 2014 della Corte costituzionale il Parlamento non sia idoneo ad intraprendere un percorso di riforme così impegnativo. Vengono modificati oltre 40 articoli della Costituzione
  • La seconda osservazione di metodo è rappresentata dal fatto che il Governo, con la sua proposta, prima, e poi con le condizioni imperative di contenuti e di tempi tende a giocare un ruolo che nelle riforme costituzionali non gli è proprio, usurpando spazi delle prerogative delle Camere. Quando questo fu fatto dal centro destra fu aspramente criticato.
  • La terza osservazione è di tipo strutturale ed ha due varianti. Si dice,innanzitutto, da un lato, che pur accettando l’idea di una forte riduzione e addirittura di un dimezzamento del collegio, circa 150 senatori, si sarebbe potuta mantenere l’elezione diretta con un radicamento più stretto con i territori;

Sempre su piano strutturale si critica inoltre la formazione del collegio espresso indirettamente Regioni ed enti locali per diversi ordine di motivi. Sovra rappresentazione degli esecutivi rispetto alle assemblee elettive locali. Troppi Presidenti di Regione e Sindaci rispetto alle espressioni degli eletti. Un appiattimento ingiustificato tra Regioni grandi e piccole. Disallineamento tra la durata degli enti locali e l’organo nazionale.
La nomina da parte del Presidente della repubblica di 21 componenti su un totale di 148 membri è enorme e rischia di influenzare in maniera decisiva le maggioranze. Un tale tipo di “infornate” le faceva solo il Re nel Senato dell’ottocento.
Le maggioranze che si formeranno in questo organismo saranno in ultima analisi maggioranze politiche e che potrebbero essere del tutto avulse rispetto a quelle della Camera. E’ vero che non vi sarà fiducia né il voto sul bilancio, ma su altre prerogative (leggi costituzionali e nomine di organi costituzionali) potrebbero risultare imbarazzanti.
I poteri che vengono riconosciuti a questo nuovo Senato sono molto modesti, con l’eccezione che abbiamo detto delle leggi costituzionali e delle nomine degli organi costituzionali, e la partecipazione al processo legislativo è equivalente a quella di un organo consultivo. Questi poteri non sono lontani da quelli della Conferenza unificata Stato Regioni. Non risulterà un doppione?
Anche gli interventi sul titolo V sono molto pericolosi ed incidono profondamente sul ruolo delle Regioni e sulle loro autonomie. Il disegno regionale è una dei punti di forza della nostra Carta costituzionale. La Corte costituzionale aveva lavorato molto per dare una corretta interpretazione alla riforma del 2001. Ora si cambia di nuovo in senso inverso e si rischia di creare una grande confusione.
L’unica cosa giusta era quella di correggere il tiro e riportare alla competenza dello Stato alcune materie nevralgiche come ordinamento delle professioni; grandi reti strategiche di trasporto e di navigazione di interesse nazionale; ordinamento della comunicazione;produzione strategica, trasporto e distribuzione nazionale dell’energia. Per il resto bastava introdurre come in Germania la clausola di supremazia a favore dello Stato
Il progetto di eliminare la potestà legislativa concorrente, oltre a quello che abbiamo detto, rischia di riportare le competenze delle Regioni al livello del 1970. Le malefatte di un gruppo sia pur nutrito di consiglieri regionali non merita una punizione così forte per l’intero sistema regionale che funziona. Una volta invece che saranno fortemente ridimensionate le competenze, qualcuno farà un po’ di conti e poi ci dirà che anche le Regioni sono enti inutili e costosi. Il sistema delle autonomie accanto accanto al pluralismo politico e sociale è condizione essenziale per tenere lontano l’autoritarismo.

di Roberto Zaccaria

Dopo la costituzione della Rete del civismo lombardo
Considerazioni di Paola Colombini sul ruolo dei movimenti di cittadini

MILANO - Gli interventi alla giornata di Lecco del 5 ottobre per la costituzione della Rete del civismo lombardo sono stati densi di stimoli per un ragionamento sugli obiettivi e i metodi della nostra azione.
Particolarmente interessante è stato il contributo del sindaco Virginio Brivio, che ci ha dato non pochi suggerimenti per individuare un modo “nuovo”, direi “civico”, di esercitare il mandato amministrativo.
Tra le tante e importanti cose dette dal sindaco, due mi sono sembrate di particolare significato: condividere con i cittadini i limiti del governare, non ingannare la gente.
Sulla stessa lunghezza d’onda Lucia Castellano – rigenerazione della qualità della politica – e Stefano Rolando: stare dalla parte dei cittadini, aiutarli a non chiedere la luna per poi poter dire che sono tutti uguali quando non ti danno la luna.

Per perseguire questi obiettivi occorre non soltanto esercitare pratiche virtuose come la trasparenza, l’informazione, l’ascolto e il dialogo, ma lavorare per un reale salto di qualità nel rapporto tra cittadini e politica, tra amministrati e amministratori.
Questo vuol dire condividere l’idea che costruire la cittadinanza attiva – e da lì ripartire – è la strada da percorrere.

La questione che in proposito vorrei proporre alla riflessione è questa.
Un cittadino può diventare soggetto attivo dentro il progetto politico del civismo democratico solo a una condizione: possedere gli strumenti per capire, scegliere, decidere, partecipare responsabilmente.
Il pensiero critico, svincolato dall’adesione aprioristica a un’ideologia di appartenenza (le ideologie, piaccia o no, hanno imboccato il viale del tramonto), può essere esercitato solo se si è messi nelle condizioni di conoscere e di ragionare.

Due articoli di la Repubblica del 30 settembre mi hanno suggerito, in proposito, qualche altro spunto.
Il primo, a firma di Mario Pirani, si intitola «Impervie ma obbligate le vie della democrazia». È incentrato sulle novità programmatiche e operative dei primi mesi di amministrazione del sindaco Ignazio Marino, ma le considerazioni generali che da esse emergono ci riguardano tutti. La scommessa di recuperare il rapporto tra amministrazione e cittadini è l’obiettivo più ambizioso e vitale di quel programma. In che modo? Con «l’uso spregiudicato e coraggioso della verità». Perno di questo progetto di rigenerazione democratica è, secondo Pirani, il bilancio comunale: «Far di conto è noioso e difficile... Sarebbe utile però che i cittadini s’impadronissero dei meccanismi che governano la sorte delle loro spese. La democrazia passa anche da qui».

Il secondo articolo è sulla glasnost finanziaria dello IOR: per volontà di papa Francesco, per la prima volta nella sua storia la Banca vaticana pubblicherà il proprio bilancio, provando ad aprire qualche squarcio di luce nelle nebbie di una gestione a dir poco opaca. Informazione, trasparenza, spiragli entro i quali ricercare una strada riformatrice e, si spera, un miglior timone.

Sono vicende diverse ma accomunate dalla necessità, che evidentemente appare ormai improcrastinabile per la sopravvivenza stessa delle istituzioni, di aggredire alle radici gli esiti degenerativi di politiche basate sull’arroccamento e sull’autoreferenzialità delle azioni di governo, e dei suoi protagonisti, che hanno prodotto una drammatica separazione dal corpo vivo della comunità di donne e uomini portatori di diritti, valori, ideali, bisogni e, non ultimo, di speranze.

Quale può essere dunque un obiettivo – ma anche un metodo – di MMC e della Rete del civismo lombardo?
Accanto alla rigenerazione politica, bisogna porre in primo piano la rigenerazione culturale. È un atteggiamento mentale, oltre che una pratica di buon governo, che riassume in sé informazione corretta non omissiva e sistematica, comunicazione, discussione, educazione dei cittadini all’esercizio della democrazia per una partecipazione consapevole e responsabile.

Come ho già scritto, il Bilancio in Arancio di MMC è stato in questo senso un’esperienza anticipatrice e lungimirante per chi abbia posto al centro del suo operare il Bene Comune, la cittadinanza attiva, la battaglia per la trasparenza nella cosa pubblica, il coinvolgimento, la costruzione di opportunità di trasmissione di saperi e di dialogo in ogni direzione: verso il basso e verso l’alto.

Questa prassi virtuosa – democratica, pedagogica e propedeutica alla pratica della cittadinanza – è dunque possibile, anzi è necessaria, e va esercitata a tutto campo perché il progetto civico trovi espressione innovatrice e caratterizzante, nutrendo e nutrendosi delle ricchezze rappresentate dalle donne e dagli uomini delle nostre comunità.

di Paola Colombini








 

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