Nutrire il pianeta
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 MILANO - Il 6° International Forum on Food and Nutrition svoltosi a Milano i primi di dicembre, ha evidenziato, con i numeri più che con tante parole,  i tre grandi paradossi di questi tempi:

  • sono in aumento i bambini obesi rispetto ai bambini denutriti;
  • solo il 50% della produzione agricola è destinata alla produzione del cibo per gli uomini, il rimanente 50% è usato per nutrire animali e produrre biocarburante;
  • il cibo sprecato è sufficiente per nutrire le oltre 805 milioni di persone affamate su scala mondiale.                                                

Nel mondo, difatti, su 7,6  miliardi circa di persone ogni anno 

  • 805 milioni soffrono la fame (di cui 36 milioni muoiono)
  • 1,5 miliardo è sovra-alimentato o obeso (10% della popolazione)
  • 1,3 miliardi di tonnellate di cibo ancora commestibile ( 1/3 del cibo prodotto) è  sprecato.   

Cioè 4 volte la necessità degli 805 milioni di persone.

Quindi il cibo in eccedenza finisce o nelle spazzature o nelle pance di chi mangia troppo (29 milioni all’anno muoiono per cause legate all’obesità: diabete, malattie cardiovascolari ecc.).

1/3 dei cereali prodotti è destinato al bestiame e una quota crescente di terreni agricoli è coltivata a biocarburante. Il prezzo di riso e mais, negli ultimi 10 anni è aumentato del 200%, cosicché gran parte delle persone, soprattutto nei paesi in via di sviluppo, non può più permettersi di mangiarli.   

Bisogna ripartire dai piccoli produttori, i protagonisti che danno avvio alla catena del processo di fornitura alimentare senza i quali non avremmo accesso al cibo, che all’ 80%  è coltivato nei paesi in via di sviluppo, per il 60% da donne, che, spesso, si recano al lavoro nei campi coi bambini sulla schiena. Allattano i figli piccoli (“primo cibo a km 0”!), nutrono la famiglia, trasformando il raccolto in prodotti commestibili e cucinano. Sono quindi le vere protagoniste della fornitura alimentare del pianeta e spesso sono discriminate, hanno meno accesso al cibo e soffrono la fame in un’alta percentuale.

E’ un paradosso insopportabile: producono, ma non riescono a consumare.

In alcuni paesi va sradicata la mentalità patriarcale e maschilista che sfrutta la donna e il suo lavoro senza un compenso.   

Andrebbe riconosciuto un prezzo più elevato per le derrate agricole, studiando indennizzi in caso di siccità e inondazioni come protezione. 

Va quindi ribaltato il paradigma: maggiori guadagni e tutele ai contadini e minori guadagni agli altri attori della filiera alimentare, che andrebbe accorciata tramite scambi diretti tra produttori e consumatori, eliminando trasporto e stoccaggio che generano altissimi sprechi soprattutto per il deterioramento dei prodotti freschi. Vengono sfruttate in grande quantità risorse come acqua, energia - refrigerazione e mezzi di trasporto - che immettono anidride carbonica in atmosfera provocando poi il riscaldamento globale e i cambiamenti climatici responsabili a loro volta di siccità e inondazioni, acuendo notevolmente le problematiche. Perfino in California, quest’anno, si è avuta una siccità senza precedenti, la produzione è calata del 5%, con una perdita di 2,2 bilioni di dollari e la perdita di lavoro per 17 700 persone. La domanda d’acqua per irrigazione è aumentata del 60%. Negli ultimi 25 anni negli Stati Uniti l’urbanizzazione si è incrementata notevolmente e mancano le terre arabili. 

Nel 2050 si prevede che la popolazione mondiale, dagli attuali 7,6 miliardi supererà i 9 miliardi di individui e quindi la richiesta di cibo è in aumento esponenziale. Sarà quindi sempre più necessario evitare gli sprechi e promuovere le produzioni e i consumi a livello locale, dove possibile.

Serve un approccio etico al cibo, che deve tornare al centro ritrovando il suo valore sacro, come dono della natura ma anche frutto del lavoro di tante  persone che permettono a gran parte della popolazione mondiale di nutrirsi quotidianamente,  senza alcuna fatica

Spesso ai contadini, soprattutto nei paesi in via di sviluppo, non vengono ritirati i  prodotti coltivati non perché non siano buoni, ma perché non si conformano alle norme estetiche previste, soprattutto per via di una pubblicità perfezionista e fuorviante. Ci sono norme europee sulla curvatura del cetriolo, sul diametro delle mele e il colore dei pomodori. Le risorse impiegate per la coltivazione di un prodotto che soddisfa le richieste dei consumatori e quello che non le soddisfa sono le stesse, quindi il cibo prodotto e non ritirato genera spreco.    

Si privilegia cibo ESTETICO ed ESOTICO.

La globalizzazione consente di mangiare qualsiasi alimento in ogni periodo dell’anno, che viaggia in lungo e in largo per raggiungere le nostre tavole con enorme dispendio di risorse, spesso per essere buttato perché si deteriora, se non viene ben conservato. Questo avviene perlopiù nei paesi in via di sviluppo che non hanno il “know how” necessario. Secondo un recente studio, basterebbe insegnar a quei produttori conoscenze e tecniche per arrivare a ridurre questo spreco del 40%. Oltretutto la bellissima frutta e verdura che acquistiamo non sa di nulla. Il sapore si avvicina di più a quello del cellophane con cui è confezionato che al gusto genuino a cui eravamo abituati decenni fa. Forse i nostri palati omologati si stanno avvicinando al “sapore-zero”. 

Siamo più interessati all’aspetto esteriore che ci comunica pulizia, sicurezza igienica e serietà industriale piuttosto che profumo e sapore, che sono ormai diventati un “optional”.

Inoltre supermercati e mercati rionali vogliono comunicare al consumatore un rifornimento e assortimento completo e infinito,  la cui quantità non corrisponde più alla richiesta reale. In prossimità del fine settimana o delle festività gran parte dell’approvvigionamento di alimenti freschi resta spesso invenduto

Oggi in tv e sui social media c’è una spettacolarizzazione, che privilegia cibi rari e raffinati. Gli chef, che sono diventati star in grado di orientare le scelte. Dovrebbero perciò avere un ruolo educativo per informare su consumi consapevoli, spingendo a preferire prodotti semplici e tradizionali, rispettando la stagionalità, per ridurre gli impatti negativi sull’ambiente.  

Gli sprechi sono moralmente odiosi ed ecologicamente stupidi.

Viviamo in anni di recessione e crisi economica, perciò si tratta di una questione  pratica, oltre che etica, di comune buon senso. Dovremmo consumare solo il necessario, pretendendo però dai produttori qualità e sostanze nutrizionali. 

Lo spreco di cibo è un doppio danno criminale che andrebbe sanzionato con multe elevate per chi non lo riutilizza o destina ad enti benefici. Viceversa andrebbe incentivato o detassato chi fosse virtuoso nel riciclarlo: 

1. Riutilizzando quello ancora commestibile per sfamare le persone 

2. Creando mangimi per animali con gli scarti 

3. Quando ormai non fosse più edibile, convogliandolo a digestori o compostatori per creare energia pulita.

Diverse inchieste hanno evidenziato che i due poli principali di spreco sono nei campi e alla fine nelle famiglie. Da un’inchiesta condotta in Germania è risultato che le casalinghe gettano:

 il 16% del cibo perché non gradito

il 19% perché le confezioni sono troppo grandi 

e il 25% ammette di aver comperato troppo.

L’84% elimina per via della scadenza

La data di scadenza “preferibile” è una data fornita dal produttore per indicare al consumatore il termine entro cui il prodotto conserva al meglio le proprie caratteristiche e qualità, come appena uscito dalla produzione. Che non significa che non sia più commestibile. Andrebbe perciò annusato e assaggiato per capire se è ancora buono. 

Cambiando le normative, si eviterebbe molto spreco, dando qualche giorno di vita in più agli alimenti (che ora espongono date con criteri dissimili: il riso basmati può durare da 1 anno a 3 a seconda del produttore e uno yogourt alla fragola da 3 a 6 giorni).

 

Il cibo va considerato anche nei suoi tempi lunghi di produzione e trasformazione per recuperare quel ruolo conviviale e di aggregazione tra le persone, che ha perso. 

L’accesso al “fast food”, cibo già pronto e disponibile ovunque, gli ha tolto valore e fascino. Soprattutto negli Stati Uniti la gente accede direttamente al proprio frigo strapieno, consuma velocemente, in piedi, alimenti pronti pieni di grassi ma privi di sostanze nutrienti, scolandosi pinte di birra o bevande gasate e zuccherate, senza sedersi a tavola con la famiglia. Gli obesi sono spinti a mangiare sempre di più: il  cosiddetto “Junk food” è privo di nutrienti e quindi non sazia.

Per fortuna da noi in Italia abbiamo ancora forti tradizioni che speriamo si mantengano tali, anche se i giovani sono sempre più attratti da cibo e bevande -spazzatura sull’esempio americano, che ben si adatta ai ritmi lavorativi veloci e stressanti delle città.

Il movimento “Slow Food” ha operato una inversione di tendenza ridando dignità ai contadini, importanza alla biodiversità dei prodotti e ai cibi genuini, della tradizione locale creando una cultura alimentare che si è poi diffusa in tutto il mondo, in particolare negli Stati Uniti, dove si coltivano sempre più prodotti biologici.     

La biodiversità è un punto importante per dare più opzioni nutritive in termini quantitativi e di assortimento alle generazioni future. Tante specie sono state accantonate a favore di pochi tipi selezionati di sementi o varietà di ortaggi e frutta per la produzione su scala industriale. E questo discorso vale anche per le specie animali. Reintrodurre la varietà consente di contrastare più efficacemente future carenze

In Norvegia, nell’isola di Spitsbergen, nelle Svalbard, a 1200 km. dal Polo Nord, in una zona esente da attività tettonica, a 130 m. sul livello del mare (per evitare danni in caso di scioglimento dei ghiacci), è stata creata una Banca dei semi, che mantiene nel permafrost per ora circa 500 000 varietà di specie rare di semi (ma può contenerne fino a 4 500 000) che si possono conservare per centinaia e anche migliaia di anni. Questo progetto è stato finanziato dal governo norvegese e dalla cooperazione delle nazioni nordiche. La Fondazione “ Bill & Melinda Gates” ha stanziato fondi per assistere le nazioni in via di sviluppo e i loro centri di ricerca agrari per catalogare e inviare i semi. Un Consiglio Consultivo internazionale è stato istituito per fornire indicazioni, di cui fanno parte la FAO (Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Alimentazione e l’Agricoltura) e la CGIAR (Gruppo Consultivo di Ricerca Agricola Internazionale).   

Lo smaltimento dei rifiuti ha un costo elevato e porta come conseguenza l’aumento dei prezzi. Per fortuna la Lombardia è una regione tra le più   virtuose a livello europeo, con una raccolta differenziata molto efficiente.

Una soluzione proposta da un grande gruppo di distribuzione inglese “TESCO” è di applicare al cliente sconti sui prodotti anziché fare promozioni con due prodotti al costo di uno, per evitare sprechi inutili e soddisfare maggiormente l’acquirente.

In tutta Europa è in atto un esperimento molto interessante: la solidarietà territoriale. In Italia i GAS:  “Gruppi di Acquisto Solidali” sono già 800 tra Lombardia, Veneto, Piemonte, Emilia, Toscana, uniti in DES “Distretti di Economia Solidale”.

Si tratta di Cooperative e Aziende Agricole che si consorziano con dei gruppi di cittadini per la fornitura di prodotti agricoli. I cittadini prefinanziano la produzione e, alla fine, tutti quanti condividono responsabilità, rischio, costi e soprattutto il raccolto.   

Sembra un’ottima formula, in cui sia i produttori che i consumatori acquisiscono pari vantaggi, in quanto i primi non devono investire e rischiare interamente il proprio capitale, coperti da un prefinanziamento che li tutela, con la certezza di vendere i propri prodotti. I secondi partecipano al rischio in modo limitato e hanno la soddisfazione di ricevere alimenti freschi e genuini di provenienza certa e di cui possono controllare le varie fasi di produzione.  Si torna a stringere relazioni umane con i propri simili e si è più informati sui vari aspetti e problematiche inerenti al processo produttivo.

La filiera è corta e quindi anche l’impatto ambientale è minore in termini di inquinamento per i trasporti. Inoltre, ordinando solo le quantità richieste, lo spreco viene decisamente contenuto.

Ci si auspica quindi che aumenti la consapevolezza ecologica e la responsabilità sociale e queste buone pratiche si diffondano sempre più.

Nel frattempo, tutto il cibo in eccesso che viene prodotto, distribuito e in gran parte inutilizzato, andrebbe convogliato il più possibile a Enti benefici che lo ridistribuiscono ai bisognosi.

E’ quello che avviene già in Italia e in molti altri paesi tramite la rete del Banco Alimentare che raggiunge ogni giorno circa 2 milioni di persone e a Milano con il programma “Siticibo” distribuisce alimenti freschi prelevandoli con furgoncini con abbattitore di temperatura consentendo così il loro consumo in giornata, seguendo protocolli ben consolidati.

Inoltre “Last Minute Market”, nato dalla Facoltà di Agraria di Bologna ha creato un network che si sta ampliando sempre di più in tutta Italia che mette in contatto le attività che generano eccedenze con situazioni di necessità, facendo incontrare domanda e offerta con un sistema molto ben strutturato. La raccolta avviene anche per i farmaci e altri oggetti usati, che vengono riciclati.

Questo fenomeno andrebbe esteso a tutta la nazione. Stanno nascendo anche delle “App” per agevolare ed implementare questi scambi, sempre seguendo le normative vigenti.

Sarà necessario in qualche caso forzarle un po’, dove possibile, nel rispetto dell’igiene e della sicurezza alimentare, ma impiegando quel buon senso che per troppi decenni è mancato. I pochi scarti di 50 anni fa sono diventati ormai una valanga di derrate che si riversano ovunque, una vergogna tollerata e integrata nell’indifferenza delle nostre megalopoli. Questo consumo inconsapevole  e colpevole  rischia di lasciare le future generazioni “a bocca asciutta”  in un pianeta sempre più fragile.

Bisogna quindi agire per porre rimedi urgenti. Oltretutto la “green economy” può essere una grande opportunità di lavoro per tutti i giovani che vogliono vivere in un mondo più sostenibile creando relazioni più concrete e meno virtuali, per “reinventare”  un futuro responsabile e condiviso.    

di Emanuela Niada

vedi sull'argomento cibo/spreco l'articolo già pubblicato http://www.movimentomilanocivica.it/index.asp?art=638

Con la creazione del “Gruppo di Lavoro Energia” un aiuto concreto all'Amministrazione
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MILANO - Fino alla fine dello scorso anno era lecito chiedersi quali fossero le iniziative che l’Amministrazione di Milano intendeva prendere per affrontare sistematicamente, e non sporadicamente, i temi interconnessi del risparmio ed efficientamento energetico del patrimonio immobiliare di Milano, sia pubblico che privato, e degli interventi da intraprendere nell’organizzazione dell’amministrazione comunale, per soddisfare le direttive di Bruxelles da un lato e la partecipazione di Milano al Govenant of Majors, con gli impegni relativi, dall’altro.
Infatti, mentre nel settore della mobilità sostenibile, molto è stato fatto o è in corso d'opera da parte della Giunta Pisapia (basti pensare all’Area C, al car sharing, all’estensione di BikeMI oltre il centro della città, all’ampliamento della rete delle metropolitane - anche se rallentato dalle difficoltà di finanziamento delle opere - l’estensione delle piste ciclabili ed infine la sistemazione del pesante contenzioso ereditato dalle Giunte Albertini e Moratti per l’infausto piano parcheggi del “commissario” Albertini), ben poco è stato fatto per il risparmio e l’efficientamento del patrimonio immobiliare pubblico (a parte l’insistenza sul teleriscaldamento come soluzione per tutti i mali).
Nonostante sia accertato con dati inconfutabili che il contributo all’inquinamento atmosferico, all’alterazione climatica legata all’effetto serra, ed al consumo irreversibile delle fonti fossili di energia (particolarmente petrolio e gas), dei consumi energetici dell’edilizia, sia superiore a quello prodotto dal traffico (tranne forse per le PM 10 e le PM 2,5).
Il gruppo di “esperti” indipendenti e volontari, di cui mi onoro di essere parte, aveva costituito un “Gruppo di Lavoro Energia” e provato, fin dal lontano novembre 2011, a creare in Comune attenzione a questi temi (organizzando, tra l’altro, un incontro al CAM Garibaldi nel gennaio 2012 con la presenza di diversi consiglieri comunali neo-eletti, tra cui Elisabetta Strada), facendo leva anche sul risparmio realizzabile sulle bollette dei consumi energetici (riscaldamento, condizionamento ed energia elettrica) che ne deriverebbe alle casse comunali; malgrado molti incontri ai diversi livelli dell’Amministrazione, senza successo, sia a causa di altre più urgenti priorità (il famoso “buco” lasciato dalla precedente amministrazione Moratti ed i vincoli della legge di stabilità applicata, su richiesta dell’Europa, agli enti locali dal Governo Centrale), sia a causa delle competenze tecniche richieste da questa tematica, presenti in modo insufficiente nel personale dell’Amministrazione.
Qualcosa è cambiato da quando l’ing. Giuseppe Tomarchio ha assunto, nel giugno 2013, il ruolo di Direttore Generale in Comune. Avendo precedente esperienza sia nel settore pubblico che in quello privato impiantistico, si è subito mosso, da un lato migliorando, tramite l’applicazione del “tariffario” Consip, le tariffe applicate dai fornitori del Comune (soprattutto A2A, pur partecipata dal Comune stesso), dall’altro facendo partire, con A2A, il progetto di una totale trasformazione a LED dei 140.000 punti luce dell’illuminazione di strade e piazze del Comune, da completarsi entro metà agosto 2015 con, in prospettiva, un risparmio del 52% sul consumo di energia elettrica, una riduzione di oltre il 30% della bolletta relativa, minori spese di manutenzione per la maggior durata dei LED, ecc.
Nel frattempo il nostro gruppo ha ottenuto la sponsorizzazione dal Movimento Milano Civica, rappresentato dal suo presidente Nanni Anselmi e dal suo CdA, e dal suo consigliere comunale Elisabetta Strada.
In conseguenza nel 2014 sono successe diverse cose rilevanti:
• Il 15 febbraio si è tenuto, promosso da MMC, il Convegno su: “L’energia bene comune”, con presentazioni di relatori qualificati sui vari temi, con particolare riferimento anche alla contrattualistica per i Servizi Energia che permettono, con la formula “a risultato garantito” ed il finanziamento tramite ESCO, di non violare la legge di stabilità con un aumento dell’indebitamento del Comune ed ottenere la garanzia del risultato (in termini di risparmio atteso e di impatto sulla produzione di CO2), sulle normative da rispettare, sull’Energy Manager (EM) da nominare ed il Sistema di Gestione dell’Energia (SGE) da implementare. In presenza e con interventi del DG Tomarchio e degli assessori Maran e Rozza
• A seguito di tale Convegno Elisabetta Strada ha presentato, nel maggio 2014, una mozione (nm 341 del 29 maggio 2014), firmata da numerosi consiglieri comunali delle diverse aggregazioni politiche, che impegnava il Comune a procedere nell’implementazione delle azioni presentate nel Convegno, in primis la nomina dell’Energy Manager.
• Tale mozione è stata recentemente discussa in Consiglio Comunale ed approvata dal Consiglio Comunale all’unanimità
• Nel frattempo il Comune ha provveduto a nominare (con determina dirigenziale del 5 agosto), l’Energy Manager, nella persona dell’arch. Paolo Simonetti.
• In tale determina vengono precisate le mansioni dell’EM ed assegnate alcune risorse umane, pescate da vari settori dell’Amministrazione, ma non vengono definiti obiettivi specifici e prioritari di riduzione dei consumi energetici e delle economie ottenibili,
• Il giorno 9 ottobre a Palazzo Marino, si è tenuto un incontro, introdotto dal DG Tomarchio, in presenza del consigliere Elisabetta Strada, Beppe Merlo, Mario De Renzio ed il sottoscritto, componenti del Gruppo di Lavoro Energia di MMC, e del prof. Luigi De Paoli di Energy Lab, dove l’arch. Simonetti ha presentato i suoi collaboratori e si è iniziato a parlare in dettaglio delle priorità da affrontare in concreto e come e con che risorse, interne e/o esterne all’amministrazione.
• Il “Gruppo di Lavoro Energia” ha confermato la sua disponibilità, a costo zero per il Comune, e senza alcun interesse personale, ad assistere l’Energy Manager e l’Amministrazione in genere, mettendo a disposizione le sue competenze specifiche nel campo del risparmio e dell’efficientamento energetico degli immobili, per affrontare e risolvere i vari problemi, tra cui la formazione del personale comunale da coinvolgere, la tenuta di seminari specifici sui vari aspetti tecnici ed economico finanziari, l’aiuto nella realizzazione dell’inventario dei consumi energetici degli immobili comunali e quant’altro ritenuto utile da parte dell’amministrazione, facendo ricorso anche ad altre risorse esterne (p.e stage di studenti universitari o altri tipi di collaborazione con Università e/o Centri Studi).
In conclusione sembra che, questa volta, si stia partendo col piede giusto. Spetta ora all’Amministrazione, ed in particolare al suo EM Simonetti, definire l’Agenda dell’impegnativo lavoro da svolgere, e ricorrere agli aiuti disponibili, dove necessario, per la definizione e attuazione in tempi ragionevoli .
Quale sarà il compito del Movimento Milano Civica e del suo Gruppo Energia?
• Il Movimento Milano Civica sarà spronerà l’EM e la sua staff, all’adempimento dei compiti assegnatigli, anche in vista dell’impegno a rispondere adeguatamente alla mozione di cui sopra, nell’attuazione della Nuova Politica Energetica
• il Gruppo “Energia”, se coinvolto, sarà lieto di aiutare l’Amministrazione al conseguimento dei suoi obiettivi.
29 ottobre 2014

di Luciano Bavestrelli

 

vedi articolo http://movimentomilanocivica.it/index.asp?art=616 sul Convegno “L’energia bene comune”

Casa dei diritti
Assessore Majorino: “Consulenza giuridica e medica gratuita per i cittadini"
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MILANO - In via De Amicis 10 alla Casa dei Diritti apre lo sportello informativo sulla fecondazione eterologa. Realizzato dall’Assessorato alle Politiche sociali del  Comune di Milano in collaborazione con Vox - Osservatorio sui diritti e da S.O.S. Infertilità ONLUS, “Tutta la genitorialità possibile” è il primo spazio informativo in Italia, di orientamento e di consulenza per le coppie, per i cittadini ma anche per gli operatori sanitari, finalizzato a chiarire aspetti medici, legali e operativi della procreazione assistita. 
Si tratta di un progetto sperimentale nato dalla volontà di informare i cittadini dopo la sentenza della Corte Costituzionale che ha dichiarato illegittimo il divieto di fecondazione eterologa, ovvero la norma contenuta nella legge 40 del 2004 che vieta il ricorso a un donatore esterno di ovuli o spermatozoi per le coppie non fertili.

Hanno partecipato alla realizzazione del progetto Marilisa D’Amico, docente di Diritto costituzionale e co - fondatrice dell’Associazione Vox e l’avvocato Massimo Clara della medesima associazione che lo scorso luglio ha presentato alla Corte Costituzionale un atto di intervento proprio sulla legittimità costituzionale della legge 40 aprendo la strada al traguardo raggiunto con la sentenza dello scorso aprile.   
Il progetto di realizzare uno sportello informativo è stato sostenuto dal Comune di Milano che ha messo a disposizione la casa dei Diritti di via De Amicis 10 come sede del nuovo servizio.   



“Con questo sportello – spiega l’assessore alle Politiche sociali, Pierfrancesco Majorino – intendiamo innanzitutto mettere a disposizione dei cittadini la consulenza gratuita di persone che conoscono a fondo il tema della fecondazione eterologa sia dal punto di vista giuridico, sia dal punto di vista medico e psicologico. Con la dichiarazione di illegittimità da parte della Corte Costituzionale del divieto alla procreazione assistita si aprono nuove prospettive, aspettative e interrogativi cui cercheremo di dare una risposta”. 



Lo sportello apre martedì 13 maggio e sarà attivo tutti i martedì pomeriggio, dalle 17.00 alle 18.30: lo sportello offrirà consulenza, in un contesto accogliente e poco formale, orientamento alla definizione più chiara della richiesta e all’individuazione delle risorse disponibili sul territorio per il soddisfacimento del proprio bisogno (notizie, informazioni, supporto emotivo, condivisione empatic).   


Lo sportello riceve su appuntamento. Per prenotarsi è possibile inviare una mail apss.casadeidiritti@comune.milano.it oppure telefonando, dalle 8.00 alle 19.00, al numero di telefono 02.884.41641. 


Nel primo mese di avvio saranno presenti in via De Amicis, contemporaneamente, un avvocato, un medico ed un rappresentante dell’Associazionismo familiare tra cui i rappresentanti dell’Associazione Vox: Marilisa D’Amico, costituzionalista e avvocato delle coppie del giudizio costituzionale; Massimo Clara, avvocato delle coppie del giudizio costituzionale; Alessandra Vucetich, ginecologa e componente direttivo di Pro-Fert e Cecos Italia; Rosssella Bartolucci, Presidente Sos Infertilità Onlus. 


La Casa dei Diritti di trova in via De Amicis,10.  L’entrata è invia dei Fabbri, 9.   

Bene Comune: Intervento al convegno
Portato ad esempio per la politica ambientale adottata

Capannori: è un Comune in provincia di Lucca, di 46.000 abitanti. Dal 2004 al 2009 s'è svolto il primo mandato del sindaco Giorgio Del Ghingaro; l'attuale è il secondo mandato (riconfermato nel 2009). Capannori s'è contraddistinto anzitutto per la politica ambientale adottata.

Nel 2005, l'Amministrazione Comunale ha introdotto la raccolta differenziata porta a porta, eliminando i cassonetti filo strada. Una vera e propria rivoluzione culturale, sociale e ambientale.

  • Culturale perché è passato il messaggio che i cittadini sono protagonisti del cambiamento, delle scelte amministrative e politiche, e che possono fare la differenza.
  • Sociale perché s'è costruito un nuovo senso d'identità territoriale, creandosi una comunità coesa che rispetta e valorizza il bene comune.
  • Ambientale perché la modifica del sistema di raccolta di rifiuti ha permesso l'abbattimento dei costi di conferimento in discarica, consentendo di fare investimenti di forte impatto ambientale come l'acquisto di mezzi ecologici, api a metano o elettrici.

Nel 2007, Capannori è il primo Comune d'Italia ad aderire alla strategia internazionale Rifiuti Zero entro il 2020. L'obiettivo quindi diventa ridurre il rifiuto indifferenziato a monte. Per riuscirci, Capannori ha dato vita a una filiera di interventi, che hanno portato ad avere, ad oggi un rifiuto non riciclabile pari soltanto al 18% del totale della raccolta.

Anche questi ulteriori traguardi sono stati possibili grazie ai cittadini. L'amministrazione, avendo capito il ruolo fondamentale delle persone e dell'impegno civico, ha proseguito la sua politica realizzando altre esperienze di democrazia partecipata, che hanno continuato a produrre il più grande e importante risultato per Capannori: la comunità ha consapevolezza dei beni comuni, del loro valore, e tutela il bene pubblico come risorsa per il benessere dell'intera collettività.

 

Un altro esempio degli incredibili risultati che si possono ottenere dalla partecipazione riguarda l'uso delle risorse di Bilancio:

Cinque serie di interventi per migliorare le scuole del territorio, dagli asili fino alle scuole medie: è in questo modo che i cittadini di Capannori hanno deciso di investire i 400 mila euro messi a disposizione dall'amministrazione comunale nell'ambito del bilancio socio-partecipativo. La scelta è stata presa mediante votazioni svoltasi dal 12 al 17 dicembre 2011 durante le quali la popolazione, compresi gli stranieri e i ragazzi da 16 anni in su, ha potuto esprimere la preferenza, su 21 progetti presentati, con un voto elettronico o ai seggi allestiti in Comune e sul territorio. Le opere pubbliche saranno realizzate dal Comune nel 2012.

Comune di CAPANNORI

Sindaco Giorgio Del Ghingaro: 53 anni, tributarista, sindaco di Capannori dal 2004. Ricopre anche il ruolo di Presidente di Federsanità Anci Toscana e di Responsabile Welfare e Sanità Anci Toscana.

Maria Panattoni, portavoce del sindaco: 32 anni, giornalista, laureata in Scienze Politiche all’Università di Pisa, in possesso di un Master di II livello in Comunicazione Pubblica e Politica ed esperta di tecniche di Pnl e Coaching.

Bene Comune: testimonianze
Il primo ad aderire alla strategia internazionale Rifiuti Zero entro il 2020
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MILANO - Il Convegno sul Bene Comune di MMC ha visto la presenza di molti importanti ed esperti relatori, però una voce femminile è riuscita a distinguersi, quella della finora sconosciuta ai più, Maria Panattoni. Ma chi è Maria Pannattoni? 32 anni, giornalista, laureata in Scienze Politiche all’Università di Pisa, è la portavoce del sindaco di Capannori, Giorgio Del Ghingaro, che impossibilitato a intervenire le ha chiesto di venirci  a raccontare la straordinaria esperienza di questo Comune toscano.

Capannori è un Comune in provincia di Lucca, un grosso Comune di 46.000 abitanti.

Dal 2004 al 2009 s'è svolto il primo mandato del sindaco Giorgio Del Ghingaro; l'attuale è il secondo mandato (riconfermato nel 2009).

Capannori s'è contraddistinto anzitutto per la politica ambientale adottata: nel 2005, l'Amministrazione Comunale ha introdotto la raccolta differenziata porta a porta, eliminando i cassonetti filo strada. Una vera e propria rivoluzione culturale, sociale e ambientale:

  • culturale perché è passato il messaggio che i cittadini sono protagonisti del cambiamento, delle scelte amministrative e politiche, e che possono fare la differenza
  • sociale perché s'è costruito un nuovo senso d'identità territoriale, creandosi una comunità coesa che rispetta e valorizza il bene comune
  • ambientale perché la modifica del sistema di raccolta di rifiuti ha permesso l'abbattimento dei costi di conferimento in discarica, consentendo di fare investimenti di forte impatto ambientale come l'acquisto di mezzi ecologici, api a metano o elettrici.

Nel 2007, Capannori è il primo Comune d'Italia ad aderire alla strategia internazionale Rifiuti Zero entro il 2020. L'obiettivo quindi diventa ridurre il rifiuto indifferenziato a monte. Per riuscirci, Capannori ha dato vita a una filiera di interventi, che hanno portato ad avere, ad oggi un rifiuto non riciclabile pari soltanto al 18% del totale della raccolta.

Anche questi ulteriori traguardi sono stati possibili grazie ai cittadini. L'amministrazione, avendo capito il ruolo fondamentale delle persone e dell'impegno civico, ha proseguito la sua politica realizzando altre esperienze di democrazia partecipata, che hanno continuato a produrre il più grande e importante risultato per Capannori: la comunità ha consapevolezza dei beni comuni, del loro valore, e tutela il bene pubblico come risorsa per il benessere dell'intera collettività.

Un altro esempio degli incredibili risultati che si possono ottenere dalla partecipazione riguarda l'uso delle risorse di Bilancio.

Cinque serie di interventi per migliorare le scuole del territorio, dagli asili fino alle scuole medie: è in questo modo che i cittadini di Capannori hanno deciso di investire i 400 mila euro messi a disposizione dall'amministrazione comunale nell'ambito del bilancio socio-partecipativo. La scelta è stata presa mediante votazioni svoltasi dal 12 al 17 dicembre 2011 durante le quali la popolazione, compresi gli stranieri e i ragazzi da 16 anni in su, ha potuto esprimere la preferenza, su 21 progetti presentati, con un voto elettronico o ai seggi allestiti in Comune e sul territorio. Le opere pubbliche saranno realizzate dal Comune nel 2012.

Comune di CAPANNORI

Sindaco Giorgio Del Ghingaro: 53 anni, tributarista, sindaco di Capannori dal 2004. Ricopre anche il ruolo di Presidente di Federsanità Anci Toscana e di Responsabile Welfare e Sanità Anci Toscana.

Maria Panattoni, portavoce del sindaco: 32 anni, giornalista, laureata in Scienze Politiche all’Università di Pisa, in possesso di un Master di II livello in Comunicazione Pubblica e Politica ed esperta di tecniche di Pnl e Coaching.

Lavori di M 5 in via Harar
Il monitoraggio è finalizzato alla tutela dell’ambiente e della cittadinanza

MILANO – Nell’ambito del percorso di collaborazione e confronto tra cittadini e Amministrazione sui lavori per la M5, oggi è stato installato un fonometro sul balcone di un’abitazione privata in via Harar, per rilevare le emissioni rumorose del cantiere. L’apparecchiatura resterà in funzione fino a venerdì e, nel caso in cui le condizioni meteo dovessero inficiarne il funzionamento, sarà reinstallato dopo il 25 aprile. Oggi, alle 17.30, i rappresentanti dei cittadini di via Harar si sono incontrati con il responsabile dell’ufficio Relazioni con la città Paolo Limonta, l’assessore alla Mobilità e Ambiente Pierfrancesco Maran, i rappresentanti del Consiglio di Zona, i tecnici di M5, della ditta appaltatrice dei lavori e dell’installazione del fonometro. I risultati delle rilevazioni saranno consegnati ai rappresentanti dei cittadini della zona che, nel frattempo, potranno continuare a confrontarsi con l’Amministrazione e con i tecnici del cantiere M5. “L’Amministrazione ha agito sempre nell’ottica della massima collaborazione con i cittadini e della trasparenza, prestando grande attenzione alla loro tutela. Siamo perfettamente consapevoli del grande disagio che un cantiere di queste dimensione arreca agli abitanti, ma continuiamo a ritenere che un costante confronto possa portarci a individuare tutti gli interventi necessari per limitarli. Alla fine del monitoraggio condivideremo con i cittadini che hanno preso parte al rilevamento tutti i dati, per portare avanti questo rapporto positivo di collaborazione”, ha dichiarato Paolo Limonta, responsabile dell’ufficio Relazioni con la città. La gestione delle fasi di realizzazione della Metropolitana 5 impone un’attenzione massima nei confronti dei cittadini per tutelarli da emissioni sonore, polveri, vibrazioni e per mitigare il più possibile i disagi, anche con misure preventive già messe in atto, come la schermatura o l’allontanamento dalle abitazioni dei macchinari più rumorosi, i frequenti interventi di bagnatura del cantiere e di pulizia delle strade limitrofe, la gestione delle fasi di lavoro in modo da non sovrapporre operazioni molto rumorose. Fin dall’inizio dei lavori il concessionario (Metro 5 Lilla Srl) ha effettuato diverse misurazioni, i cui risultati si sono rivelati sempre entro i limiti concessi. Questi ultimi vengono rilasciati per singolo cantiere, in base ai lavori da eseguire, al contesto e agli orari di svolgimento (diurni e notturni). Per fare un esempio, in una misurazione effettuata a ottobre, sempre posizionando un fonometro su un balcone al secondo piano lato cantiere di via Harar per 24 ore, il rilevamento medio diurno della lavorazione sulle paratie è stato di 68,50 Leq, mentre il limite diurno da deroga era di 82 Leq. Più in generale, tutto il monitoraggio delle componenti ambientali (aria, acque sotterranee, rumore e vibrazioni) è stato continuo e condiviso con gli enti coinvolti (Regione, Provincia, Arpa, Aato e Asl). Il monitoraggio recepisce le indicazioni ministeriali ed è finalizzato alla tutela dell’ambiente e della cittadinanza. 

di Giuliana Nuvoli

L’iniziativa di due condomini in Ripamonti
E in città dilagano recinti e accorgimenti anti-rumore

MILANO - Il suo compito è accogliere le signore alla porta, scortarle fino al box, assicurarsi che arrivino all’ascensore sane e salve. Il vigilantes, ingaggiato dai residenti di due condomìni in via Spadolini, lavora tutte le notti dalle 22 alle 6. «Abbiamo dovuto chiamare una guardia perché a rincasare la sera c’è da avere paura - dice Alessandro Ghiglieri, vicepresidente del comitato di quartiere - fra i giovani che frequentano la discoteca Magazzini Generali sono frequenti le risse in strada».

L’ultima dieci giorni fa, alle 4,30 del mattino. Le urla, gli schiaffi, le catene dei motorini usate come armi. Sono intervenute nove auto della polizia, avvisate proprio dal bodyguard. Perché fra i suoi compiti c’è anche questo. «La polizia non può lasciare un’auto fissa sotto casa nostra - dice Ghiglieri - ci vuole qualcuno che la chiami se le cose si mettono male». Altri compiti del guardiano: controllare che nessuno si introduca nei due palazzi e “dissuadere” chi volesse usare gli androni come latrina.

L’iniziativa dei residenti di zona Ripamonti è unica in città. Ma in tutti i quartieri caldi della movida gli abitanti si attrezzano per difendersi dalle seccature o dai rischi che provengono dal divertimento altrui. In via Valtellina i condòmini di un palazzo di fronte alla discoteca De Sade hanno installato un pesante cancello all’ingresso per tenere lontani i giovani che, ogni mercoledì notte e nei weekend, si
introducono fra scale e pianerottoli per tirare cocaina, imbrattare, svegliare chi dorme.

In via Arena, al Ticinese, alcuni residenti hanno piantato rampicanti per coprire di verde i muri delle case nel tentativo di scoraggiare writers e imbrattatori dallo spruzzarvi vernice. A poca distanza, in via Vetere, gli abitanti di due palazzi pagano un addetto alle pulizie che la mattina lava via da marciapiedi e portoni le conseguenze di bevute esagerate. «Amsa fa quello che può - dice Claudio Bernieri, del comitato 'la Cittadella' - ma se non ci diamo da fare finiamo per vivere in un porcile».

Sempre in via Vetere un palazzo ha installato all’ingresso telecamere a circuito chiuso «per proteggerci da intrusioni e aggressioni», come racconta un abitante. E i residenti discutono se mostrare su Internet quello che succede la notte sotto casa loro. Telecamere a circuito chiuso anche nel palazzo d’angolo fra via Pavia e via Troilo, vicino al Naviglio Pavese, «per allontanare il bivacco notturno nell’androne di giovani» spiega Marina Varriano del comitato dei Navigli. E quando Arpa (l’agenzia regionale per l’ambiente) ha chiesto un balcone su cui installare i suoi rilevatori di rumore, sono tanti i residenti dei Navigli che hanno offerto il proprio. «Dobbiamo aiutarci da soli dice Anna Brala, pasionaria del comitato Tutela dei Navigli mentre combattiamo ogni notte contro il caos, dal Comune per noi non arrivano che multe». Le ultime ieri sera: dieci vigili hanno sanzionato tutte le auto in divieto di sosta sulle sponde dei due canali, chiuse al traffico nel weekend per l’isola pedonale.

Se è consueto che nelle zona di movida i residenti si difendano dal rumore con doppi e tripli vetri alle finestre, due signore che abitano vicino alla discoteca Limelight in via Castelbarco hanno fatto di più: hanno sostituito le tende con coperte e tappeti, nel tentativo di creare un argine ai decibel pompati dalle casse del locale. Al Sempione, invece, grazie a un accordo con Amsa non sono più i portinai a ripulire i marciapiedi la mattina dopo le notti di bevute, ma spazzini con lance a pressione. Altra vittoria dei residenti: il Comune ha annunciato che dal prossimo 23 aprile i locali dovranno sbaraccare i dehors entro le 23. Ma i gestori, che nei giorni scorsi hanno ricevuto la comunicazione ufficiale di Palazzo Marino, non ci stanno: «Non si capisce perché la stretta sull’orario valga solo per il Sempione - dice il presidente della loro associazione, Fabio Acampora - ci siamo rivolti a un avvocato, non ci arrendiamo».

di Franco Vanni
 

La mappa del frastuono in città
Sono stati stabiliti i tetti di decibel su ogni area e un limite di 30 mesi per adeguarsi

Un caso è quello dell’autofficina-benzinaio di via Rombon, a Lambrate, attaccata a una residenza per anziani. Poi ci sono la falegnameria di via Folli, la carrozzeria di via Sbodio, la serigrafia di via Oslavia: troppi decibel. E lo stesso vale per le grandi strade e le linee tranviarie: ricordano i tecnici che è il traffico la prima sorgente di rumore. In tutto sono 140 le zone rosse della città, dove la convivenza acustica è difficile e dove il frastuono dovrà essere abbassato alla fonte.

Aree con attività industriali ma anche tram, ferrovie e tangenziali che confinano con ospedali e case di cura, scuole, biblioteche e parchi, siti sensibili e da tutelare. È una delle missioni principali del piano di azzonamento acustico che il Comune conta di approvare entro settembre. Una mappa che Milano non ha mai avuto, ma che aspetta da anni: si sono alternate cinque bozze dal 2001, la giunta Moratti aveva portato avanti l’iter senza però completarlo. Ed è con le nuove regole che dovranno essere sanate le zone fuorilegge.

LE ZONE. Secondo l’ultimo piano, elaborato dall’Agenzia per la mobilità del Comune, l’Amat, la città è divisa in sei classi acusticamente omogenee. A ognuna è assegnato un limite di rumore. Dalla prima, «area particolarmente protetta» con la soglia più bassa di decibel, 50 di giorno (dalle 6 alle 22) e 40 di notte, a quella «esclusivamente industriale», all’interno della quale
si possono raggiungere i 70 decibel 24 ore su 24. In mezzo, la quarta classe con «aree di intensa attività umana» dove vive il 60 per cento dei milanesi: qui il tetto è di 65 di giorno e 55 la notte.

LE REGOLE. Le industrie almeno in classe 3. Le aree dove si trovano industrie e attività artigianali non possono rientrare invece nelle fasce 1 e 2. Ecco alcune regole. E, soprattutto, tra una zona e l’altra non può esserci uno sbalzo di limiti di decibel superiore a 5. Altrimenti, tutelare certe zone protette non avrebbe senso, se intorno il rumore è alto. Ed è da questa prescrizione che i tecnici hanno rilevato 277 coppie di aree dalla vicinanza impossibile: almeno una delle due, quella dal rumore più alto — i 140 luoghi fuorilegge  — deve abbassarlo.

IL PIANO DI RISANAMENTO. È una volta approvato il piano che scatterà la seconda fase: il risanamento acustico. Chi procura troppo baccano avrà trenta mesi di tempo per silenziarsi: dai pannelli fonoassorbenti a materiali insonorizzanti, i proprietari di ditte e attività chiassose si attrezzino purché abbassino il rumore. Per strade che rombano e tram che sferragliano saranno l’amministrazione e Atm a doverci pensare.

LE DEROGHE. È stato un lavoro lungo, quello dei tecnici di Amat. Per mettere a punto la bozza finale hanno raccolto una settantina di osservazioni di cittadini e imprese, consigli di zona e Comuni limitrofi. Dal piano, però, sono escluse le norme per i cantieri, le manifestazioni temporanee e le autorizzazioni in deroga ai limiti di rumore: tradotto, le discipline sulla movida e i concerti a San Siro. L’assessore alla Mobilità, Pierfrancesco Maran, l’ha presentato due giorni fa ai consiglieri di maggioranza e conta di portarlo in giunta per la fine di aprile (poi servirà un doppio passaggio in consiglio): «Con questo piano metteremo più ordine in città — spiega — per la movida cercheremo di far convivere il diritto al riposo e l’esigenza di socialità». Carlo Monguzzi, presidente della Commissione Mobilità, sottolinea l’utilità del piano per i cittadini: «È efficace per proteggere i milanesi che hanno sofferenze di rumore e che oggi non hanno strumenti legislativi con cui difendersi: un piano da orecchie sane».

ZONE 30. E ci sarà senz’altro meno chiasso nelle zone 30 temporanee che il Comune intende istituire intorno ad alcune scuole negli orari di entrata e uscita dei bambini: il divieto di non superare i 30 chilometri all’ora, che si conta di introdurre entro l’anno, riguarderà, fra gli altri, gli istituti di via Palermo e via Monte Baldo a San Siro.

Expo 2015
Orti didattici per i bambini per una corretta alimentazione

Milano, 22 marzo 2012 - I giovani milanesi chiedono spazi verdi, imparare a coltivarli e "a riconoscere un cavolo da un broccolo", ed Expo 2015, assieme alla Fondazione Riccardo Catella risponde con "Mi Coltivo", la prima iniziativa nata dall'accordo firmato dalle due realtà "per lo sviluppo di modelli positivi da esportare anche a livello nazionale".
Questo progetto si rivolge ai bambini, anzi, è stato ispirato, come hanno confessato gli stessi organizzatori, da un loro disegno, e si propone di favorire la corretta e sana alimentazione attraverso l'esperienza degli orti didattici. Per il momento se ne prevedono due, negli istituti comprensivi Renzo Pezzani e Italo Calvino: la trasformazione dei cortili interni alle strutture scolastiche in veri e propri orti sarà accompagnata da un programma per la cura e la manutenzione delle piante che coinvolgerà, oltre agli alunni, anche le famiglie e l'intero quartiere, a partire dai consigli di zona. Expo conta di esportare tale modello didattico anche fuori Milano eleggendolo a best practice nazionale in tempo per il 2015.
La seconda area di intervento del progetto punta al coinvolgimento di più gradi scolastici, dalla scuola di infanzia alla scuola secondaria di secondo grado, attraverso attività scolastiche ad hoc per ogni età e interesse. Ciascun alunno, trovandosi di volta in volta nel ruolo di visitatore, ortista, commerciante o gestore, potrà imparare come coltivare un orto ma anche come ben nutrirsi o come organizzare una azienda alimentare o gestirne la comunicazione. L'associazione non profit Mix Milanoper offrirà oltre 20 professionisti della divulgazione che avranno un occhio particolare anche per il tema dell'integrazione: le ricette e le piante di tutto il mondo renderanno "Mi coltivo" un progetto multiculturale.

Con l'accordo firmato tra Expo e la fondazione, oltre ad un sito internet ad hoc per il progetto, compreso di blog, nasce anche l'idea di creare una rete vistuosa di enti non profit che, unendosi ai gia' presenti, tra cui L'Amico
Charly, permettano una diffusione del tema Expo più ampia possibile. Molto soddisfatto l'amministratore delegato di Expo Giuseppe Sala che ha sottolineato due pregi del progetto: l'importanza di "partire dall'infanzia per diffondere buone pratiche alimentare" e, per il 2015, quella di "scegliere compagni di viaggio che funzionino". In questo caso la Fondazione Riccardo Catella.

Parco delle Cave
Intervento del Comune dopo la protesta degli animalisti: avrebbe disturbato le anatre in cova

MILANO - E' stata sospesa dal Comune l'esercitazione dei sommozzatori della Protezione civile, con tanto di elicotteri, prevista nel Parco delle Cave nel fine settimana. L'amministrazione ha raccolto l'appello dell'Enpa e del Garante degli animali Valerio Pocar. Anche la Lipu era intervenuta, sottolineando le ricadute che una manifestazione di questa portata avrebbe potuto avere su un'area naturalistica importante per la città, abitata da quasi cento specie diverse di uccelli, alcune molto rare. E proprio nel periodo della cova delle anatre.
«L'inizio della primavera è il periodo più delicato per la natura, quello in cui molte specie di mammiferi rettili e anfibi escono dal letargo, mentre gli uccelli cominciano la stagione riproduttiva», ha sottolineato l'associazione animalista. Non nascondono imbarazzo alcuni consiglieri di zona 7, che aveva dato lunedì scorso il benestare. Depongono le armi, invece, le associazioni che hanno sede nel Parco e che erano pronte a scendere in campo con un sit-in di protesta.

Perché in quell'oasi persino ai bambini è severamente vietato posare una barchetta. Il capo delle guardie zoofile provinciali dell'Enpa, Ermanno Giudici, aggiunge: «Siamo tutti consapevoli dell' importanza di fare determinate esercitazioni, ma servirebbero luoghi più idonei, che non creino impatti devastanti sull'ambiente e la fauna».

Paola D'Amico

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Comunicati stampa
25/03/2015 23:31 - LAVORO AGILE. UNA GIORNATA SPECIALE IN 300 UFFICI DA MILANO A CATANIA
25/03/2015 23:30 - SALUTE. FARMACIE COMUNALI APERTE PER ESAMI GRATUITI AI MILANESI
25/03/2015 23:30 - AMBIENTE. IL COMUNE ADERISCE ALL’INIZIATIVA “EARTH HOUR”
23/03/2015 21:30 - CONSIGLIO COMUNALE. DIMEZZATO IL NUMERO DELLE BENEMERENZE CIVICHE
23/03/2015 21:29 - MILANO. PISAPIA: "GRAZIE A CHI MI HA ESPRESSO STIMA E APPREZZAMENTO"
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