Non solo bici e auto ma anche la casa
Silver cohousing: casa in condivisione per i futuri anziani
Un'idea da sviluppare per la nostra città
Pubblicato: 15/01/2014 10:24:00

MILANO - Sul Corriere della Sera di oggi un interessante articolo di Gian Antonio Stella che suggerisce per il nostro paese, e per la nostra città ancora di più, di studiare un sistema di condivisione di casa per le persone anziane. Tutto ciò con molteplici vantaggi, sia nel risparmio di denaro sia nel miglioramento della qualità della vita. Il comune di Milano potrà seguire questo suggerimento?

Se è possibile condividere un’automobile, come dimostra il successo del «car sharing» che a Milano può già contare su sei società e 1.500 macchine usate dai cittadini che rinunciano a ingolfare il traffico con la loro auto privata, perché non provarci con le case? L’idea del silver cohousing (la condivisione della casa da parte di chi ha i capelli d’argento) ha già trovato spazio in altre parti del mondo. Ma per il nostro Paese, secondo l’architetto Sandro Polci, ricercatore del Cresme (Centro ricerche economiche sociologiche e di mercato) legato a Legambiente, è una strada obbligata. Proprio perché prima di altri ci troveremo a far fronte al problema dell’invecchiamento della popolazione e delle crescenti difficoltà abitative. Il mondo, scrive Polci nel saggio Condivisione residenziale. Il silver cohousing per la qualità urbana e sociale in terza età, «potrà contare nel 2030 su due miliardi di anziani; in Italia, nel 1961 gli over 65 erano il 9,5% della popolazione; nel 2011 il 20,3%». Una percentuale molto più alta di quella planetaria. Del resto nell’ultimo mezzo secolo «la popolazione italiana è aumentata del 20%, quella anziana del 155%». Ce ne accorgiamo già oggi, ma domani il fenomeno sarà ancora più vistoso: «L’invecchiamento collettivo è una patologia “palla di neve”: invisibile in avvio e, quando diviene visibile, difficile e dispendiosa da gestire. Sarà un mondo — sempre che non avvengano ad oggi eventi impreve- dibili e ben peggiori — in cui es- sere giovani europei sarà quasi un vezzo». I nostri genitori mezzo secolo fa sognavano d’avere una stanza a familiare. Oggi ne abbiamo due, abbondanti. E per Polci «dobbiamo porci una domanda: come ottimizzare il patrimonio sfuggendo anche dai mali molteplici della solitudine?» I problemi, infatti, sono due.
Per cominciare, quello economico: gli anziani che vivono da soli sono 3,5 milioni, ben 2,3 hanno più di 75 anni e in poco meno di un terzo dei casi abitano in case di proprietà che sei volte su dieci hanno più di quattro vani. Spesso in condizioni mediocri se non addirittura pessime perché i proprietari, per quasi la metà (46%), hanno pensioni inferiori ai 1.000 euro al mese e non sono dunque in condizione di provvedere a una sana manutenzione. Va da sé che, visto che «l’80% del bilancio mensile è impiegato per tre voci: casa, bollette, spesa», condividere una casa ristrutturata con spazi comuni «può generare una “liberazione di risorse” pari a 352 euro al mese a nucleo per nuclei di 2 persone, fino a 1.028 euro al mese per un nucleo di 4 persone. Si tratta di risorse che, una volta liberate, possono consentire notevoli incrementi della qualità della vita». Di più: una sistemazione del patrimonio abitativo, consentirebbe di reimmettere sul mercato da cento a duecentomila case. Più ancora, però, questa soluzione potrebbe «liberare la popolazione anziana dalla solitudine, dall’isolamento e dall’esclusione sociale, superando i problemi di incuria e di mancata assistenza…» Fantasie? Forse. Ma certo per uscire dalla crisi la creatività ci serve quanto l’ossigeno.

Fonte: corriere della sera
Commenti:
commento di Aurelio Magni lasciato il 09/09/2014 alle 14:06
Gentile Sig.ra Corti, leggo solo ora e sottoscrivo pienamente tutto ciò che ha scritto. Mia intenzione è approfondire anche il libro di Sandro Polci perché ritengo indispensabile ripensare, non solo il modello attuale (società orientata al "possesso") ma anche ridare vigore alle persone che chiudono, quasi sempre, la loro vita in solitudine portandosi nella tomba (cruda realtà) tutta la loro esperienza e saggezza. Una perdita che ritengo insopportabile.Ripensiamo al modello abitativo e sociale.
commento di Cinzia Corti lasciato il 15/01/2014 alle 13:46
Da anni caldeggio l'idea di invecchiare con un gruppo di amici, per farci compagnia e condividere le spese di una futura assistenza. Guardando oltralpe per avere spunti, mi è piaciuta l'idea realizzata non ricordo più dove, di costruire a prezzi agevolati condomini con spazi e servizi comuni per famiglie che vogliono i nonni. L'inserimento dell'anziano nel tessuto sociale "attivo" lo mantiene vivo e conserva le sue risorse per metterle a disposizione della collettività.
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