Franco D'Alfonso intervistato da Affari Italiani
L'assessore afferma: "Pisapia ricandidato nel 2016"
Pubblicato: 06/12/2013 13:11:00

MILANO - "Non siamo morti. Gli arancioni non si sono sciolti. Anzi, siamo più solidi che mai". Franco D'Alfonso, assessore al Commercio della giunta milanese e "ideologo arancione" (anche se la definizione non gli piace), ad Affaritaliani.it spiega l'uscita della capogruppo Anna Scavuzzo e la sua entrata tra i democratici: "E' una scelta individuale. Lei crede al cambiamento di Renzi, io no. Boeri parla di scioglimenti? A forza di fare così finisce che si aspetta solo qualcuno che tiri l'acqua". E infine, Pisapia: "Sarà il nostro candidato alla rielezione, questo è certo".

Assessore D'Alfonso, che senso ha l'abbandono della capogruppo di Milano Civica Anna Scavuzzo?
E’ una scelta individuale di Anna, che in virtù del legame generazionale e del legame politico che ha con Renzi ha pensato di giocare quella partita. E’ una sua scelta. Io e molti altri, pur essendo attenti osservatori e non disinteressati di quello che accade all’interno del Pd, non siamo iscritti e non lo saremo. Io resto convinto di una cosa: il problema è quello di dare una rappresentatività e un luogo di dibattito politico al vasto popolo che vota il centrosinistra. E per farlo bisogna convincersi che le forme tradizionali di partito non funzionano più. Il partito onnipresente, autosufficiente di Veltroni, mi sembra che già abbia abbondantemente fallito. Credo che ci sia necessità di dare seguito a quello che è successo a Milano: intorno ad un obiettivo politico si forma una sorta di competizione collaborativa tra partito e movimenti e associazioni.

Non crede nel cambiamento rappresentato da Renzi?
Io credo che la crisi che viviamo è una crisi prima di tutto istituzionale. Come dimostra il pasticcio sulla legge elettorale ma anche quello clamorso sull’Imu. E’ un problema più profondo, qui è saltato l’assetto istituzionale. Bisogna pensare a una nuova struttura. Anche i partiti che stavano in quel sistema non hanno più senso. Ecco perché si stanno spaccando. Mettersi all’interno dei vecchi gusci e rinnovare, è molto difficile. E non ho mai visto riuscire qualcuno in questa impresa. Per questo non credo che Renzi riuscirà a cambiare il Pd. Se ci riuscirà, anche con l’aiuto di quelli come Anna, ne sarò solo felice. Detto questo, ho talmente rispetto di questi tentativi che non più tardi di venerdì scorso, al circolo De Amicis abbiamo fatto il dibattito-confronto più affollato del Pd che non avesse un legame preciso con la competizione interna.

Stefano Boeri dice che dopo due anni sono gli arancioni a sciogliersi nel Pd e non viceversa.

A furia di parlare di scioglimenti mi sa che si finisce ad aspettare che qualcuno tiri l’acqua. Sapere chi si scioglie da che parte mi sembra una cosa fuorviante e inutile. I movimenti civici non sono un partito. Sono movimenti di scopo che funzionano finché li tiene assieme uno fine politico il più possibile alto. Nel caso milanese siamo talmente sciolti che siamo passati dai 22mila voti del 2011 ai 89mila voti del 2013. Lucia Castellano è la consigliera regionale eletta che ha il maggior numero di preferenze di tutte le liste in città. Per essere sciolti, siamo abbastanza messi bene, siamo abbastanza solidi.

Il partito arancione non c’è. Non esiste.
Non abbiamo trovato nessuna forma, per adesso. Però il Pd che perde iscritti e voti non mi sembra che sia un magnete inarrestabile. La mia tesi è questa: un Pd rinnovato sarà un’altra cosa e se fosse un’altra cosa saremmo interessati tutti. Ad oggi questo non c’è. Il segnale di ingresso per adesso non è stato acceso.

Pisapia è ancora il vostro alfiere, è lui il candidato per il secondo mandato?
E’ il sindaco di Milano ed è il nostro candidato alla rielezione. Su questo non c’è alcun dubbio in proposito per quanto ci riguarda. L’attivismo di Pisapia è dettato da una fase nuova, di profonda crisi. Io penso che questa vicenda Imu sia davvero clamorosa così come la sentenza della Consulta (a questo proposito vorrei ricordare che tutta la causa è stata sollevata in assoluta solitudine da Felice Besostri, che ne ha sollevata una analoga in Regione Lombardia, che è iscritto a Milano Civica). In questa fase troverei naturale che il sindaco fosse consultato dal primo ministro per fare il programma 2014 del proprio governo. In questa situazione la contrattazione non può essere fatta con i parlamentari, ma con i capi delle comunità.

Sul pasticcio Imu i parlamentari milanesi hanno colpa?
Non saprei. Individualmente credo che si siano dati da fare. Quel che è certo è che non esiste una comunità di parlamentari milanesi. Non hanno preso una posizione globale e comune, e per i meccanismi attuali che ci sono al parlamento italiano non penso che abbiano alcun peso. Una lobby milanese o lombarda non esiste. Mentre le lobby delle altre regioni e delle altre zone d’Italia funzionano molto meglio. Ma questa è la conferma della debolezza del sistema dei partiti. Non riescono neanche a mettersi d’accordo sulle previsioni del tempo. Ma mi preme dire una cosa...

Prego...
Non credo che sia colpa o merito di alcuno. Nelle condizioni date tutti più o meno pensano di fare il proprio compito al meglio. Ma molto spesso l’etichetta che si ha addosso o del luogo o di se stessi non corrisponde al contenuto. Non si esce da questa situazione se non con uno scatto di reni o un ripensamento profondo e collettivo. Che non può non partire da Milano.

di Fabio Massa

Fonte: affariitaliani.it
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