Milano città d'acqua? Si ripropone il progetto di riapertura dei Navigli
Pubblicato: 15/06/2013 20:02:00

MILANO  - Questa mattina a Palazzo Marino, in una sala Alessi gremita, si è parlato a voce alta del progetto di riapertura dei Navigli di Milano. L’idea nata nel 2007-08 in seno al Dipartimento di Architettura e Studi Urbani (DAStU) del Politecnico di Milano, grazie a Roberto Biscardini, Andrea Cassone e Antonello Boatti, ha coinvolto studenti e docenti anche di altri Atenei (Pavia e Bocconi) in un primo studio di fattibilità della riapertura completa di Martesana, Cerchia interna, Naviglio di via Vallone, Conca di Viarenna, fino alla Darsena.
L’idea ambiziosa e innovativa era già stata oggetto di un referendum nel 2011, in cui il 51% degli aventi diritto al voto si era espresso favorevolmente all’iniziativa.

Tuttavia, si favoleggiava a voce bassa di questa idea, fino a due giorni fa, il 13 giugno, quando è' stata firmata la Convenzione tra il Comune di Milano e il DAStU del Politecnico per continuare lo studio di fattibilità. Si potrà in tal modo approfondire il primo studio da cui è già emersa la piena fattibilità dell’iniziativa sotto tutti i punti di vista: architettonico, ambientale, viabilistico, ingegneristico. 
Si tratta di riaprire ben 8 km di naviglio da Cassina de’Pom alla Darsena.
Quello d’interessante che è emerso dall’incontro di stamane, oltre ai dati tecnici, alle problematiche che si potrebbero finalmente risolvere (le esondazioni del Seveso, sinergie per il teleriscaldamento, recupero di energia elettrica dalle 5 conche esistenti a da 2 nuove) e alle difficoltà che nessuno nasconde, è stata la nuova prospettiva di vita urbana che Milano rivendica. Se fino a qualche decennio fa le persone tendevano ad uscire dai centri urbani per riqualificare il proprio stile di vita, ora si assiste al recupero della realtà urbana. Non più l’uomo che lascia la città, ma la città che si adatta alle esigenze delle persone.

Il progetto di copertura dei Navigli iniziato 130 anni fa (1884) e attuato dal 1929 aveva avuto soprattutto motivazioni igieniche dal momento che i Navigli smaltivano i rifiuti fognari a cielo aperto. Ad esso si era unita la cementificazione richiesta dal boom economico che necessitava di grandi arterie per le automobili che ogni famiglia poteva finalmente permettersi di acquistare (da qui la copertura anche del fiume Olona). Negli anni ’60 del 900 Milano rinunciava definitivamente a essere una grande città d’acqua, con tutte le conseguenze simboliche e strutturali che ciò comportava, dice Franco Iseppi, Presidente del TCI, che legge questo progetto come un “ritorno al futuro”.
Ora si assiste a una controtendenza dettata da una trasformazione culturale, che pone l’accento non più sui numeri, ma sulla qualità, non sull’apparire, ma sull’essere, non sulle cose, ma sulle persone. Una tendenza trasversale, permeante che traspare in ogni grande progetto che coinvolge il territorio, in una riqualificazione rispettosa di umana convivenza. Un grande sogno.
“Non si può amministrare senza sognare” ha proprio detto il Vice Sindaco Ada Lucia De Cesaris che non ha negato l’ansia e la preoccupazione dell’Amministrazione per questo progetto straordinario, i cui sostenitori continuano ad aumentare e che comporterà un piano di rielaborazione del territorio. Ma se sogno deve essere, deve essere il sogno di tutti, ha aggiunto, perché quando si tratta della vita delle persone, non si può passare sulla loro teste attuando un progetto che trasformerà il vissuto, le abitudini, i ricordi. Le opere devono essere condivise. Inoltre, in questo momento di difficoltà economica, ha rassicurato la De Cesaris, pur sostenendo questo progetto, se per reperire i fondi necessari, il Comune dovesse tagliare assistenza o scuola, credo che i Navigli potranno aspettare.

I costi non sono enormi: oscillano tra i 120-150 milioni di euro (meno di 3 Km di Metropolitana). Le ricadute positive abbracciano una molteplicità di aspetti: Expo 2015, incremento del turismo, creazione di nuovi posti di lavoro, sia per la realizzazione dei nuovi canali (non si scoperchierebbero quelli esistenti, ma se ne costruirebbero di nuovi), sia per l’indotto turistico che ne deriverebbe (servizio navigazione battelli, manutenzione sponde, controllo acque) fino ad arrivare all’ideazione di un mercato ortofrutticolo in Darsena, con prodotti che arrivando sull’acqua dalle campagne lombarde sarebbero quasi a Km. Zero.
E’ necessario trovare i fondi per realizzare il progetto. Se ciascuno dei 450000 cittadini che hanno partecipato al Referendum di 2 anni fa desse 5 euro, ci sarebbero già i fondi per iniziare il progetto, ha detto Biscardini – Presidente dell’Associazione “Riaprire i Navigli”.

I milanesi si sono sempre dimostrati grandi innovatori e progettisti, sanno volare alto ed essere lungimiranti, ecco perché questa grande opera, che incarna in sé grandi attese di riqualificazione sociale e territoriale, potrebbe trovare realizzazione, nonostante i tempi difficili che stiamo vivendo,se Milano decidesse di raccogliere la sfida.

di Cinzia Corti

Commenti:
commento di klement lasciato il 17/02/2014 alle 13:01
Già devastare i parchi per la via d'acqua dell'expo è un'idiozia, ma buttare all'aria la città per riesumare i navigli dopo 60 anni scimmiottando Amsterdam è da manicomio criminale. Ora si sta dando per uno studio di fattibilità di MM una barca... di soldi fa farci navigare, e in ultimo si tira fuori la giustificazione a posteriori che forse potrebbero servire per le piene del Seveso
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