Riportiamo l'intervento di Franco D'Alfonso su Arcipelago Milano
Dalla Giunta con amore/dolore
O la Giunta assumerà una posizione politica chiara rispetto all'autogoverno o ....
Pubblicato: 22/05/2013 04:49:00

MILANO - Marco Vitale il 17 maggio su RESET ha pubblicato un articolo (*) dal titolo “Il silenzio di Milano”. Tengo troppo al suo parere per non rispondergli subito. Vitale dice: ”manca il progetto, non c’è la visione”. Tutto giusto, in teoria. Vorrei peraltro far notare che lo sfarinamento dei partiti, il conservatorismo e l’immobilismo dei sindacati, la scarsità d’idee e di generosità dell’imprenditoria per la città, (chiede solamente l’uso di Duomo e Castello per le manifestazioni, sai che ideona !) non aiutano. Il fervore dei comitati di quartiere è centrato sull’avere il posto e l’accesso auto nell’isola pedonale, la sindrome nimby sulle piccole cose dilaga: non c’è da lamentarsi, è la città che emerge quando le grandi pulsioni ideali si ritirano. 

La Giunta è sola, politicamente parlando. Il Consiglio comunale è dominato dalla presenza di almeno 20-22 su 29 consiglieri di maggioranza che non sanno bene cosa fare o che riferimento politico avere e, come sempre succede in questi casi, si fanno dare agenda e linea dal quotidiano Libero o dalle dichiarazioni prestampate (ormai nemmeno le agenzie di stampa le leggono prima di rilanciarle, sono sempre le stesse anche con gli errori di ortografia …) dei consiglieri di opposizione. In città l’attività delle forze politiche, associazioni, club, circoli etc. è marginale e priva di una guida o di uno sbocco univoco.

Non sono giudizi di merito, sono constatazioni. E non ho difficoltà ad ammettere prima di ogni altra cosa alcuni veri e propri fallimenti della giunta-movimento-partito: si è scelto di non strutturare il movimento arancione in movimento-partito non solo di appoggio ma anche di proposta e guida politica all’indomani delle elezioni per puntare tutto su una strategia di accordo con il Pd prima locale e poi con Bersani. È stata una scelta di realpolitik che ci ha portato a estenuanti trattative d’aula con i gruppi di maggioranza prima che con la minoranza passando per una tradizionalissima gestione partitica di assemblea, così come a fare campagna elettorale per Bersani che non esprimeva un’idea che fosse una, puntando tutto sull’accordo sul “dopo”.

L’effetto di questa scelta, rivelatasi a posteriori perdente, è stato aver fatto poco o nulla per stimolare, incanalare, permettere lo sviluppo del modello partecipativo di cui si parla: come sempre, nemmeno il “movimento” può dirsi esente da colpe, anche perché, spiace constatarlo, non c’è stata una sostituzione dei “quadri” della campagna elettorale che sono entrati nell’amministrazione.

La macchina comunale si è rivelata essere un imbarazzante trabiccolo e in due anni siamo riusciti a cambiare poco o nulla: abbiamo moltiplicato le ore di lavoro individuali, risolto le situazioni che ci venivano sottoposte – per lo più bene – ma abbiamo lasciato sostanzialmente inalterato il sistema, che non funziona oggi come non funzionava con la Moratti. Questi due fattori, uno politico uno “organizzativo”, pesano come macigni oggi che siamo in una situazione finanziaria drammatica e in una situazione politica disgregata: il bilancio è il “cartone” di tornasole di questa difficoltà.

Ciò detto, penso che nemmeno noi riusciamo a evitare il solito tic catastrofista della sinistra e non vediamo le critiche come uno stimolo ma come una sentenza: molto è da fare, molto abbiamo sbagliato, ma qualcosa abbiamo fatto, no?

Vorrei ricordarvi che abbiamo ereditato un Pgt che prevedeva alcuni milioni di metri cubi, per di più virtuali e destinati a essere semplicemente usati come garanzia bancaria per immobiliaristi da usare come “Valium” per i banchieri, virtualmente approvato con anche dalla minoranza dello scorso consiglio e con una consistente componente di “calce e martello” presente nello stesso partito diventato maggioranza, in meno di 18 mesi, rispettando, prima volta nella storia, tutti i tempi annunciati ne abbiamo varato uno nuovo con radicali cambiamenti. Ricordo che la schiera delle Giunte di sinistra cadute sui piani regolatori o su varianti urbanistiche è nobile e infinita.

Una sorta di “understatement” collettivo ha impedito i toni trionfalistici ma anche semplicemente i toni: pochi, pochissimi commenti, per lo più incentrati su quello che non si è fatto (penso agli articoli di Gardella su Repubblica e ArcipelagoMilano, per esempio) e niente, quasi niente di valutazione politica minimamente positiva, non dico riconoscente, per l’incredibile lavoro fatto da Lucia De Cesaris (lavoro politico di grande equilibrio e competenza, non solo tecnico) o, vivaddio, per chi ha tenuto la maggioranza in ordine per una battaglia che tutti consideravano essere la prima e forse fatale sconfitta di Pisapia. Capisco che le masse popolari non si entusiasmino con i Pgt ma proprio quel mondo che con più di una ragione oggi si lamenta è stato meno che tiepido nell’occasione precedente. Ancora una volta non giudico, constato.

Tralascio la “buona amministrazione” e il “settimo non rubare” realizzato in questi due anni, partendo da condizioni che, vi assicuro, non consideravo nemmeno possibili, la chiusura di decine di vere e proprie “piaghe” del piano parcheggi o dei cantieri o delle case popolari e via dicendo (fra l’altro queste ultime sono realizzazioni che hanno avuto riscontro concreto, con i voti presi da Lucia Castellano), so bene che dovrebbero essere scontate e sono condizione minime per giocare ma un mini-riconoscimento (sempre politico, ovviamente) per il fatto che si è passati da una situazione dove il direttore del servizio ambiente del Comune affidava il controllo delle bonifiche di Santa Giulia al marito con i risultati che conoscete, non sarebbe utile per il morale collettivo, ogni tanto, farlo?

Si dice che non c’è visione. Può essere, ma non è che la visione venga mangiando le radici di peyote. La visione è spesso la sistematizzazione a posteriori di una serie erratica di piccoli fatti che si muovono in una stessa direzione che costituiscono la base per elaborare una teoria valida per il futuro. Anche qui non siamo proprio a zero: l’Area C banalizzata da alcuni a confronto fra grassi commercianti e mamme antismog, è un provvedimento che ha cambiato le abitudini, i percorsi e, nel giro di poco tempo, anche il volto stesso della città. Ne è prova il fatto che non passa settimana senza che arrivino delegazioni dalla Cina al Brasile passando per i paesi del Nord a studiare il provvedimento del Comune. Se penso al cinema che andò in onda da noi per l’adozione della congestion charge da parte del sindaco Livingston a Londra rispetto a come in pochi mesi dalle nostre file si sia passati a chiedere “altro” senza praticamente valorizzare come risultato politico l’aver preso una decisione così difficile dopo venti anni di assolute chiacchiere a destra, a sinistra e al centro, mi devo consolare pensando che si fa così per stimolarci ….

Dietro e dopo Area C si sono sviluppate le discutibili e da sistemare “domeniche a spasso”, che sono un provvedimento coerente con l’idea di città a mobilità “dolce” e con la riappropriazione del territorio e che mobilitano, spendendo esattamente un quarto di quanto si spendeva negli anni ottanta per le prime manifestazioni di grande successo, decine di migliaia di cittadini a domenica. Casuale o forse solo coerente con un’impostazione politico culturale di fondo di quest’Amministrazione, è un altro “segno” di cui in altre epoche si sarebbe strologato e magnificato per anni (ancora adesso incontro gente che rimpiange il “Carnevale” dei tempi Tognoli-Pillitteri). E ancora: piste ciclabili, bikeMi, moltiplicarsi delle manifestazioni, ritorno delle regole nelle zone della movida (dove, per chi non lo sapesse, le proteste si sono ridotte a un decimo, i reati al 30% e i visitatori/utenti complessivi sono aumentati di un 20-25 %), chiusura dei campi Rom senza spostamento di due chilometri per poterli rispostare, come faceva De Corato, e senza annunciare inutili “deportazioni” (Granelli ne ha bonificati cinque, alcuni dei quali stavano lì da trenta anni come Dione Cassio), tutti segnali che vanno nella direzione di una città aperta, vivibile e che permette la convivenza nella legalità per tutti.

Poco? Mah, forse: certamente molto, molto, molto di più di quanto sia stato fatto negli ultimi dieci anni, dove se non era un danno non piaceva. Un piccolo “ questa è ok ” prima di dire che “tutto è come prima” come fa Marco Vitale non varrebbe la pena di pronunciarlo?

Proprio in queste ore comunque i nodi stanno venendo al pettine e tutto quanto è stato fatto non basterà. O la Giunta assumerà una posizione politica chiara in merito all’autogoverno e al federalismo fiscale guidando e non subendo il confronto con il Governo; idem dicasi per Expo e Città metropolitana; o non arriviamo politicamente vivi alla fine dell’anno. Non sarà semplice, non so nemmeno se siamo capaci di assumere una posizione politica di questo tipo e soprattutto di sostenerla, ma non vedo alternative. Da due settimane, con un’intensità finora mancata su questo tema, la Giunta è assolutamente concentrata sull’elaborazione di una posizione chiara che possa dare il via a un dibattito e speriamo a una condivisione molto ampia. È del resto chiaro che questa iniziativa di Milano avrà un rilievo politico nazionale o non avrà nessun rilievo, soprattutto in una situazione come questa dove i provvedimenti che il Governo può adottare sono solo del tipo “dopo vedum”…

Come forse si capisce, sono un po’ caldo e infervorato perché vengo da lunghe ore di confronto sul tema, servite soprattutto a condividere con tutti i colleghi di Giunta questa posizione. Forse, e sottolineo forse, siamo vicini a riuscirci, fatto questo che darebbe forza all’iniziativa anche nel campo di Agramante che è la sinistra oggi. Il rischio che sia un’operazione illuminista e nemmeno troppo illuminante e illuminata diventerà altissimo se dovessimo constatare che lo stato d’animo di Vitale fosse effettivamente diventato quello di tutti o della maggioranza dei nostri sostenitori potenziali.

Ma come dice spesso un mio caro amico sapere se il budino è buono è impossibile senza averlo assaggiato: non abbiamo altro sul tavolo se non questo e quindi faremo la prova budino. Ma, per favore, proviamo a non sputarlo al primo assaggio: bisogna pensare di avere a che fare con la mamma o la nonna come cuoche, non sarebbe carino…

 

Franco D’Alfonso

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