L’iniziativa di due condomini in Ripamonti
Vigilantes per scortare gli inquilini fai-da-te contro i disagi da movida
E in città dilagano recinti e accorgimenti anti-rumore
Pubblicato: 26/03/2012 08:59:00

MILANO - Il suo compito è accogliere le signore alla porta, scortarle fino al box, assicurarsi che arrivino all’ascensore sane e salve. Il vigilantes, ingaggiato dai residenti di due condomìni in via Spadolini, lavora tutte le notti dalle 22 alle 6. «Abbiamo dovuto chiamare una guardia perché a rincasare la sera c’è da avere paura - dice Alessandro Ghiglieri, vicepresidente del comitato di quartiere - fra i giovani che frequentano la discoteca Magazzini Generali sono frequenti le risse in strada».

L’ultima dieci giorni fa, alle 4,30 del mattino. Le urla, gli schiaffi, le catene dei motorini usate come armi. Sono intervenute nove auto della polizia, avvisate proprio dal bodyguard. Perché fra i suoi compiti c’è anche questo. «La polizia non può lasciare un’auto fissa sotto casa nostra - dice Ghiglieri - ci vuole qualcuno che la chiami se le cose si mettono male». Altri compiti del guardiano: controllare che nessuno si introduca nei due palazzi e “dissuadere” chi volesse usare gli androni come latrina.

L’iniziativa dei residenti di zona Ripamonti è unica in città. Ma in tutti i quartieri caldi della movida gli abitanti si attrezzano per difendersi dalle seccature o dai rischi che provengono dal divertimento altrui. In via Valtellina i condòmini di un palazzo di fronte alla discoteca De Sade hanno installato un pesante cancello all’ingresso per tenere lontani i giovani che, ogni mercoledì notte e nei weekend, si
introducono fra scale e pianerottoli per tirare cocaina, imbrattare, svegliare chi dorme.

In via Arena, al Ticinese, alcuni residenti hanno piantato rampicanti per coprire di verde i muri delle case nel tentativo di scoraggiare writers e imbrattatori dallo spruzzarvi vernice. A poca distanza, in via Vetere, gli abitanti di due palazzi pagano un addetto alle pulizie che la mattina lava via da marciapiedi e portoni le conseguenze di bevute esagerate. «Amsa fa quello che può - dice Claudio Bernieri, del comitato 'la Cittadella' - ma se non ci diamo da fare finiamo per vivere in un porcile».

Sempre in via Vetere un palazzo ha installato all’ingresso telecamere a circuito chiuso «per proteggerci da intrusioni e aggressioni», come racconta un abitante. E i residenti discutono se mostrare su Internet quello che succede la notte sotto casa loro. Telecamere a circuito chiuso anche nel palazzo d’angolo fra via Pavia e via Troilo, vicino al Naviglio Pavese, «per allontanare il bivacco notturno nell’androne di giovani» spiega Marina Varriano del comitato dei Navigli. E quando Arpa (l’agenzia regionale per l’ambiente) ha chiesto un balcone su cui installare i suoi rilevatori di rumore, sono tanti i residenti dei Navigli che hanno offerto il proprio. «Dobbiamo aiutarci da soli dice Anna Brala, pasionaria del comitato Tutela dei Navigli mentre combattiamo ogni notte contro il caos, dal Comune per noi non arrivano che multe». Le ultime ieri sera: dieci vigili hanno sanzionato tutte le auto in divieto di sosta sulle sponde dei due canali, chiuse al traffico nel weekend per l’isola pedonale.

Se è consueto che nelle zona di movida i residenti si difendano dal rumore con doppi e tripli vetri alle finestre, due signore che abitano vicino alla discoteca Limelight in via Castelbarco hanno fatto di più: hanno sostituito le tende con coperte e tappeti, nel tentativo di creare un argine ai decibel pompati dalle casse del locale. Al Sempione, invece, grazie a un accordo con Amsa non sono più i portinai a ripulire i marciapiedi la mattina dopo le notti di bevute, ma spazzini con lance a pressione. Altra vittoria dei residenti: il Comune ha annunciato che dal prossimo 23 aprile i locali dovranno sbaraccare i dehors entro le 23. Ma i gestori, che nei giorni scorsi hanno ricevuto la comunicazione ufficiale di Palazzo Marino, non ci stanno: «Non si capisce perché la stretta sull’orario valga solo per il Sempione - dice il presidente della loro associazione, Fabio Acampora - ci siamo rivolti a un avvocato, non ci arrendiamo».

di Franco Vanni
 

Fonte: repubblica milano
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