La mappa del frastuono in città
Pronto il piano anti rumore: a Milano 140 zone a rischio
Sono stati stabiliti i tetti di decibel su ogni area e un limite di 30 mesi per adeguarsi
Pubblicato: 23/03/2012 11:53:00

Un caso è quello dell’autofficina-benzinaio di via Rombon, a Lambrate, attaccata a una residenza per anziani. Poi ci sono la falegnameria di via Folli, la carrozzeria di via Sbodio, la serigrafia di via Oslavia: troppi decibel. E lo stesso vale per le grandi strade e le linee tranviarie: ricordano i tecnici che è il traffico la prima sorgente di rumore. In tutto sono 140 le zone rosse della città, dove la convivenza acustica è difficile e dove il frastuono dovrà essere abbassato alla fonte.

Aree con attività industriali ma anche tram, ferrovie e tangenziali che confinano con ospedali e case di cura, scuole, biblioteche e parchi, siti sensibili e da tutelare. È una delle missioni principali del piano di azzonamento acustico che il Comune conta di approvare entro settembre. Una mappa che Milano non ha mai avuto, ma che aspetta da anni: si sono alternate cinque bozze dal 2001, la giunta Moratti aveva portato avanti l’iter senza però completarlo. Ed è con le nuove regole che dovranno essere sanate le zone fuorilegge.

LE ZONE. Secondo l’ultimo piano, elaborato dall’Agenzia per la mobilità del Comune, l’Amat, la città è divisa in sei classi acusticamente omogenee. A ognuna è assegnato un limite di rumore. Dalla prima, «area particolarmente protetta» con la soglia più bassa di decibel, 50 di giorno (dalle 6 alle 22) e 40 di notte, a quella «esclusivamente industriale», all’interno della quale
si possono raggiungere i 70 decibel 24 ore su 24. In mezzo, la quarta classe con «aree di intensa attività umana» dove vive il 60 per cento dei milanesi: qui il tetto è di 65 di giorno e 55 la notte.

LE REGOLE. Le industrie almeno in classe 3. Le aree dove si trovano industrie e attività artigianali non possono rientrare invece nelle fasce 1 e 2. Ecco alcune regole. E, soprattutto, tra una zona e l’altra non può esserci uno sbalzo di limiti di decibel superiore a 5. Altrimenti, tutelare certe zone protette non avrebbe senso, se intorno il rumore è alto. Ed è da questa prescrizione che i tecnici hanno rilevato 277 coppie di aree dalla vicinanza impossibile: almeno una delle due, quella dal rumore più alto — i 140 luoghi fuorilegge  — deve abbassarlo.

IL PIANO DI RISANAMENTO. È una volta approvato il piano che scatterà la seconda fase: il risanamento acustico. Chi procura troppo baccano avrà trenta mesi di tempo per silenziarsi: dai pannelli fonoassorbenti a materiali insonorizzanti, i proprietari di ditte e attività chiassose si attrezzino purché abbassino il rumore. Per strade che rombano e tram che sferragliano saranno l’amministrazione e Atm a doverci pensare.

LE DEROGHE. È stato un lavoro lungo, quello dei tecnici di Amat. Per mettere a punto la bozza finale hanno raccolto una settantina di osservazioni di cittadini e imprese, consigli di zona e Comuni limitrofi. Dal piano, però, sono escluse le norme per i cantieri, le manifestazioni temporanee e le autorizzazioni in deroga ai limiti di rumore: tradotto, le discipline sulla movida e i concerti a San Siro. L’assessore alla Mobilità, Pierfrancesco Maran, l’ha presentato due giorni fa ai consiglieri di maggioranza e conta di portarlo in giunta per la fine di aprile (poi servirà un doppio passaggio in consiglio): «Con questo piano metteremo più ordine in città — spiega — per la movida cercheremo di far convivere il diritto al riposo e l’esigenza di socialità». Carlo Monguzzi, presidente della Commissione Mobilità, sottolinea l’utilità del piano per i cittadini: «È efficace per proteggere i milanesi che hanno sofferenze di rumore e che oggi non hanno strumenti legislativi con cui difendersi: un piano da orecchie sane».

ZONE 30. E ci sarà senz’altro meno chiasso nelle zone 30 temporanee che il Comune intende istituire intorno ad alcune scuole negli orari di entrata e uscita dei bambini: il divieto di non superare i 30 chilometri all’ora, che si conta di introdurre entro l’anno, riguarderà, fra gli altri, gli istituti di via Palermo e via Monte Baldo a San Siro.

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