Un intervento di Franco d'Alfonso
La mia strategia sulle partecipate del Comune di Milano
Pubblicato: 05/03/2012 19:39:00

Nel dibattito sulle scelte di bilancio e piano triennale degli investimenti ha grande rilievo come ovvio il ragionamento su municipalizzate e partecipate . Nella necessaria sintesi giornalistica tutto pare risolversi a “vendo questo – compro - sciopero - non si tocca” , inducendo la falsa impressione che la Giunta Pisapia non abbia una sua “strategia complessiva”. Non è ovviamente così ed il non aver ancora reso pubblico un documento è dovuto al fatto che l’opposizione usa qualsiasi elemento come pretesto per discussioni dai toni inaccettabili al solo scopo di ritardare i tempi di lavoro della Giunta: per questo e solo per questo la Giunta è spesso costretta ad arrivare in aula solo a dibattito chiuso e con documenti senza alternative, dal momento che il dibattito consiliare è costantemente reso sterile ed inutile dalle esibizioni di alcuni consiglieri di opposizione che hanno scambiato l’aula per un palcoscenico da cabaret .
La città è invece molto interessata ad un dibattito non strumentale ed è per questo motivo che ritengo sia utile far conoscere attraverso il MMC, che ha la sua ragion stessa d’essere nel dialogo e nella critica tra amministrazione e cittadini, il mio punto di vista in materia, che non è ovviamente il punto di vista comune della Giunta, che scaturirà invece da un confronto in corso e che sarà come sempre una sintesi fra opinioni apparentemente anche molto diverse ma che convergono sul punto essenziale costituito dalla necessità di far sì che il Comune torni ad investire cifre significative, dell’ordine dei miliardi di euro, sulla città e nella città, ritornando al contempo ad avere un bilancio in ordine, dopo quasi dieci anni di dissennata, sciagurata, colpevole malagestione della cosa pubblica.
Chiariamo innanzitutto che le società partecipate si definiscono strategiche per il Comune di Milano in ragione di:
 
a) la loro strumentalità rispetto alla linea di investimento decisa dalla Giunta .
b) il loro legame privilegiato e maggioritario, rispetto all’attività propria, con il territorio della Città metropolitana
c) il presidio di servizi per il cittadino percepiti come essenziali dalla popolazione milanese
 
E’ essenziale ricordare che definire strategica o meno una società per il Comune di Milano non significa effettuare una scelta indistintamente valida per l’intero settore pubblico: come intuitivamente si comprende, alcune aziende industriali o edili quali quelle per la produzione/stoccaggio del gas o la costruzione di infrastrutture autostradali sono pacificamente definite non strategiche per un singolo Comune, mentre lo sono per Regione o Stato centrale. Potrebbe essere di un qualche interesse discutere la definizione di strategicità  per la holding autostradale della Provincia di Milano in via di scioglimento, ma questo è un altro discorso….
Con questa logica sono a mio avviso da definire “strategiche” e quindi meritevoli della discussione di un piano specifico per ciascuna di esse che riguardi l’azione del Comune, la scelta del management e l’elaborazione di un piano strategico approvato e condiviso dal Comune e dal management, ATM, AMSA, Società di gestione del patrimonio immobiliare, oltre ovviamente EXPO Spa.
Esistono poi una serie di società operanti nel settore dei servizi comunali che sono strumentali per l’erogazione del servizio, ma non hanno i requisiti per essere definite strategiche per il Comune perché operano in settori dove esiste una consolidata concorrenzialità, hanno un debole vincolo con il territorio, non sono presenza significativa nel settore di competenza. Questo non significa che non siano importanti o meritevoli della stessa attenzione che si dà, o si dovrebbe dare, a un settore della pubblica amministrazione che eroga servizi ai cittadini, più semplicemente si ritiene che la presenza o meno di una società di proprietà o partecipata dal Comune sia una e non l’unica opzione possibile. Senza che la scelta verso una o l’altra opzione influenzi la scelta politica di orientamento di fondo dell’Amministrazione. Le principali società  di questo tipo sono Milano Ristorazione, Milano Sport, Sogemi Spa, Amat.
Il terzo ed ultimo gruppo di società riguarda le società “non strategiche” e che non erogano un servizio essenziale per i cittadini, operando comunque in un regime fortemente concorrenziale e avendo un legame con la città di Milano più basato sulla “quota di mercato” detenuta, spesso in funzione della posizione di ex monopolista . Queste società sono da ritenersi delle mere partecipazioni azionarie e societarie e la loro gestione deve essere essenzialmente di tipo patrimoniale, cioè con un occhio privilegiato ai rendimenti che possono assicurare in funzione del capitale investito dal socio Comune. Si tratta essenzialmente di : Sea, A2A (al netto di Amsa), Milano Serravalle, Farmacie comunali, oltre alla società che “custodisce” le aree Expo, la Arexpo Spa.
Società strategiche: partiamo da Atm, per la quale non occorre spendere troppe parole, come il recente intervento su Area C ha confermato.
La necessità di investire sui trasporti urbani imporrà una massiccia concentrazione di investimenti per l’intera durata del mandato amministrativo: 300 milioni di euro solo per i treni della metropolitana, almeno altrettanti per portare il sistema dei trasporti urbani di Milano ai livelli voluti dal programma della Giunta.
Nell’ottica di realizzare un sistema di trasporti integrato dell’area metropolitana va certamente esplorata la possibilità di un’integrazione anche societaria con Trenord, pur considerando le grandi difficoltà di mettere a punto un sistema di gestione che integri la cultura delle Ferrovie Nord Milano e soprattutto di Trenitalia con quella dei “tranvieri” milanesi. D’altro canto fra le molte argomentazioni che potrebbero spingere verso l’integrazione c’è, ad esempio, la gestione del Passante ferroviario, oggi ampiamente sottoutilizzato, che è l’unica possibilità significativa di incremento del servizio offerto in città per i prossimi tre anni .
L’Amsa è stata inserita a mo’ di “osso buon peso” al momento della fusione Aem- Asm Brescia per un valore di 400 milioni di euro circa al solo scopo di equilibrare le quote di Milano. Nel corso di questi anni non è avvenuta alcuna sinergia, integrazione, sviluppo comune delle due aziende, l’Amsa continua a realizzare praticamente il 100% del proprio fatturato con il contratto di servizio con il Comune di Milano .
Lo scorporo di Amsa dall’attuale A2A è esclusivamente un problema di valutazione finanziaria, essendo in corso ancor meno progetti comuni e trasversali rispetto a prima della fusione.
La raccolta e il trattamento dei rifiuti urbani è un elemento cruciale della politica del Comune di Milano e  - per legge e per buona politica – l’intero ciclo deve compiersi all’interno dell’area metropolitana. In generale la politica ambientale e pulizia urbana è un elemento più che sensibile della politica cittadina .
Teleriscaldamento e sfruttamento di fonti energetiche dal territorio, energia geotermica e pompe di calore in primis, sono attività di ricerca e sviluppo strategiche per la città, mentre non lo sono necessariamente per una società operante sul mercato della produzione energetica e la distribuzione come A2A , che deve competere su una dimensione territoriale e di mercato nazionale, per la quale l’insediamento territoriale milanese è troppo limitato per essere considerato asse portante della strategia aziendale.
Nell’immaginario collettivo la MM è ancora la  società di ingegneria che ha costruito le metropolitane di Milano, mentre il “core business” odierno è la gestione delle acque . Basterebbe la gestione dell’acqua pubblica per definire la strategicità di questa società, ma il vero “tesoro” della MM è la competenza accumulata in materia di gestione del sottosuolo urbano .
La città sotterranea e la gestione delle reti fisiche, a seguito dell’alienazione mai abbastanza deprecata delle reti a fibre ottiche, che segue quella delle reti elettriche e telefoniche effettuate con le privatizzazioni degli anni Novanta , può essere effettuata solo da MM . Si ricordi l’importanza di tale conoscenza per l’installazione delle reti wi fi , per la realizzazione delle opere pubbliche in tempi utili, per le manutenzioni che aumentano di peso e importanza ogni anno.
E’ ipotizzabile poi la costituzione di una Immobiliare Città di Milano che incorpori il patrimonio immobiliare di proprietà del Comune di Milano ( valore presumibile 3- 3,5 miliardi di euro), con capacità di indebitamento per almeno 600 milioni di euro da raccogliere attraverso obbligazioni a reddito fisso. Questa provvista potrà essere impiegata per un ulteriore piano di investimenti riguardanti casa e infrastrutture di servizio urbano.
L’Immobiliare Spa potrà ovviamente gestire il patrimonio, attraverso vendite, acquisizioni e manutenzioni , in maniera certamente più agile rispetto al Demanio comunale, così come potrà affidare il proprio patrimonio in gestione a terzi ( il contratto Aler in essere, per esempio, seguirebbe i conferimenti immobiliari alla società).
La costituzione della società sancirebbe il fatto che il Comune di Milano ritiene che le aree e gli alloggi, le case, costituiscono il patrimonio sociale inalienabile della città. Il patrimonio immobiliare può essere affittato o dato in concessione per molti anni ma, sul modello della City of London, la proprietà deve restare nelle mani della comunità cittadina  e rientrare nel suo pieno possesso al termine di un periodo anche molto lungo di concessione.
Definire la Sea Spa ”non strategica” per il Comune di Milano è affermazione che solleva un vivace contraddittorio, soprattutto con i sindacati che, in molti documenti, sono assolutamente abbarbicati a un’ idea di interesse pubblico imprescindibile, anche se in realtà l’unica argomentazione seria è la “numerosità” dei lavoratori addetti .
La natura dei sistemi aeroportuali  impone una gestione strategica su largo raggio territoriale, dal momento che il bacino di utenza in nessun posto al mondo è limitato a una città seppure grande e importante. La mancata programmazione ha portato alla presenza in Italia del maggior numero di aeroporti commerciali per km quadrato del mondo, non accompagnata da analogo primato in materia di efficienza, redditività e funzionalità.
La presenza in Lombardia di almeno quattro aeroporti di dimensioni rilevanti imporrebbe un coordinamento societario che il socio Milano non può garantire .
Il livello di regolamentazione pubblica, dal quale dipende quasi per intero il destino di un aeroporto,  è addirittura quello nazionale.
Non si vede quindi ragione per definire la proprietà di Sea “strategica” per il Comune di Milano, così come non se ne vede, o se ne vedono poche, perché Regione Lombardia e Stato italiano non debbano ritenere invece l’aeroporto di Malpensa e il sistema aeroportuale lombardo “strategico” ed abbiano subordinato al salvataggio di qualche posto di lavoro (meno del 50 %  peraltro!) dell’Alitalia a Roma ogni intervento, nonostante il famoso “asse del Nord” al Governo.
La congiuntura del 2012, ultimo anno nel quale è possibile utilizzare la sopravvenienza attiva da alienazione per investimenti e anche per spese correnti, facoltà quest’ultima di cui Milano non intende avvalersi in alcun modo, è un’ulteriore spinta a considerare tra le alternative la cessione della società. Il valore della quota di proprietà comunale è 900 milioni circa, la redditività prevedibile per i prossimi anni è piuttosto bassa e la distribuzione dei dividendi dovrà essere sospesa per almeno due o tre anni per sostenere gli indispensabili investimenti della società, non essendo pensabile ripetere le scellerate politiche di impoverimento e sfiancamento attuate con un tiraggio forzato dei dividendi dalla Moratti e da Albertini.
Per quanto riguarda A2A la non strategicità per il socio Comune di Milano di una società che opera principalmente nel settore della produzione e distribuzione di energia è evidente. Il mercato della produzione di energia e del gas non è nemmeno più misurato su scala europea ma planetaria; la sofferenza di questo settore sarà lunga, con una caduta dei consumi che arriverà a sfiorare il 9 % , con i contratti di approvvigionamento strutturati per supportare una domanda in crescita con modalità “take or pay” e a prezzi molto alti rispetto alla situazione attuale. Le dimensioni di A2A sono ancora troppo piccole per essere un player credibile, come la vicenda Edison ha ampiamente dimostrato, ma sono anche inadeguate a una gestione territoriale, per la quale pure sono nate e si sono ben sviluppate le aziende energetiche originali .
La gestione di A2A in questi anni è stata catastrofica: il valore dell’azienda si è dimezzato in meno di due anni ( contro una media del settore di meno 10-15% al massimo), l’indebitamento derivante da investimenti avventati ( Edison e Montenegro) e da una politica di dividendi dissennata e mirata a salvare i bilanci dei soci comunali è probabilmente oltre la soglia della sostenibilità ordinaria. Anche il progetto industriale di integrazione non è mai partito nei fatti.
La cessione di quote della società è oggi impossibile, dal momento che genererebbe sopravvenienze passive e non aiuterebbe nemmeno il bilancio comunale 2012 di Milano. Occorre perciò che l’azionista Comune di Milano svolga il suo compito che è quello di scegliere un management all’altezza cui dare un’indicazione strategica precisa.
E’ noto che, anche all’interno della Giunta, alcuni hanno individuato nel progetto multiutility del Nord la via da seguire, attraverso una megafusione con Iren, Hala e perfino Acea di Roma. Personalmente dissento totalmente e profondamente da questa impostazione per vari motivi. Intanto non  vedo alcun disegno industriale e strategico nell’aggregazione tra fatturati, aziende e personale: la somma di molti piccoli problemi fa un problema più grosso, non uno ridotto. E se la fusione tra due aziende sulla carta omogenee come quelle che hanno dato vita ad A2A non ha per nulla funzionato,  perché dovrebbe funzionare una scelta analoga che veda tre, quattro, cinque ulteriori realtà da aggregare ?
Ritengo che sia di gran lunga preferibile recuperare gli anni persi, dedicarsi alla ristrutturazione e rilancio dell’azienda che esiste, magari anche attraverso l’ingresso di un partner finanziario che permetta la riduzione dell’indebitamento aziendale e l’avvio degli investimenti necessari perché A2A recuperi la capacità di stare in piedi, oggi gravemente compromessa dalla gestione degli ultimi anni. La scelta del management e l’indicazione precisa di un target di risanamento, oltre ovviamente allo scorporo di Amsa, è l’obiettivo realistico che può porsi oggi  la Giunta come rappresentante dell’azionista Comune di Milano.
Se si concorda con questo quadro la discussione sulla possibilità o meno di alienare altro patrimonio societario, oltre a quello dato per scontato di Serravalle e Farmacie comunali, allo scopo di sostenere il piano di investimenti triennale (attenzione, investimenti, non spesa corrente!!), ritorna su binari non ideologici e preconcetti e sarà di qualche utilità per chi si troverà a prendere le decisioni finali e renderne poi conto ai cittadini .

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