Asili nido
"Vogliamo l’accoglienza per tutti i bambini che vivono a Milano”
Polemiche dopo l'apertura incondizionata anche ai figli dei clandestini
Pubblicato: 07/02/2012 09:05:00

“La nostra - spiega ora il vicesindaco Maria Grazia Guida - è un’apertura incondizionata, vogliamo l’accoglienza per tutti i bambini che vivono a Milano”. Ma se per i bambini può essere un nobile gesto, per l’Amministrazione gli effetti si faranno sentire, a partire dal costo che graverà sulle casse già vuote dell’Assessorato ai servizi educativi.

“Secondo le mie fonti il provvedimento riguarda un centinaio di bambini - spiega Salvini - Tanti o pochi è questione di punti di vista. Per me anche uno solo sarebbe troppo, è il principio che è sbagliato, nei confronti di chi vive nella legalità. Senza contare le centinaia di mamme e papà che hanno scritto infuriati sulla mia bacheca di Facebook, perchè hanno visto esclusi i propri figli dagli asili nido comunali, perchè non c’era posto, e sono stati costretti a rivolgersi ai privati o a baby sitter pagati a caro prezzo. I più fortunati hanno potuto contare sui nonni”.

Ma facciamo due conti. Le rette dei nidi comunali a Milano, come si legge sul sito, vanno da 103 euro (con ISEE da 6.500 a 12.500 euro) fino a 465 euro (con ISEE oltre i 27 mila euro). Questo significa che con una media di 284 euro di retta mensile, un centinaio di bambini accolti gratuitamente costeranno ogni mese al Comune 28.400 euro in più, ovvero 284.000 euro in più all’anno, considerando una frequenza di 10 mesi da settembre a luglio. A questo costo si aggiunge quello per i nidi privati convenzionati, che sono in parte pagati sempre dall’Amministrazione comunale: “Da qualche tempo, per azzerare le liste d’attesa dei nidi comunali sono state aperte convenzioni con quelli privati: i bambini che non trovano posto nei pubblici, possono andare nei privati di zona e la differenza di costo tra i due viene pagata dal Comune” spiega l’educatrice che lavora nei nidi comunali da oltre 30 anni. In questo lasso di tempo sono cambiate molte cose.

Ad esempio sui criteri di gratuità: “Una volta - racconta la maestra - non c’era nessuno che frequentasse gratis. I pochi casi venivano vagliati uno per uno, dopo un’apposita domanda all’Assessore, che era l’unico titolato a concedere di non pagare le rette; decisione che arrivava dopo l’esame anche da parte dei servizi sociali”.

I costi per la collettività sono aumentati anche perchè in molti usufruiscono del servizio estivo indiscriminatamente, anche quando non ne hanno reale necessità: “Prima per poter mandare i bambini al nido a luglio, dopo la fine dell’anno scolastico, occorreva la certificazione del datore di lavoro dei genitori, che attestava che non usufruivano di ferie - spiega ancora l’educatrice - adesso invece la maggior parte, pur non lavorando, “parcheggia” i figli al nido per comodità”. Per questo e per sopperire le mancanze di personale anche durante l’anno, dal momento che non si assume più, si ricorre alle cooperative. Che comunque hanno un costo per l’Amministrazione e per i cittadini”.
 

Ma tornando ai clandestini, secondo lei, l’apertura a tutti, potrebbe ridurre il numero di posti per i figli dei “regolari”? “Certo, di fatto potrà accadere, perchè i redditi contano. Una volta aveva più punteggio chi aveva entrambi i genitori che lavoravano. Ma se il reddito sale, si viene considerati “più ricchi”, mentre viene favorito chi guadagna meno”.  “Comunque - conclude la maestra - oltre ai costi (consideriamo che non si fanno ormai corsi di aggiornamento per il personale docente da 4/5 anni per mancanza di fondi), esiste un grosso problema culturale. Se è vero che per i figli di clandestini la frequenza al nido è molto importante, perchè favorisce l’integrazione e li aiuta ad imparare la nostra lingua, è anche vero che noi ci troviamo a volte di fronte a problemi seri nella loro gestione. Come quando la madre di un bimbo musulmano ci ha avvertito che per loro i figli maschi fino ai 7 anni hanno totale libewrtà e non possono essere sgridati!”. Il primo a reagire alla circolare del Comune del Milano che di fatto accetta negli asili nido anche i bambini figli di clandestini è Matteo Salvini, consigliere comunale della Lega Nord, che parladi “un segnale grave contro la legalità, la correttezza e il buon senso nei confronti di quei cittadini, milanesi e stranieri regolari, che rispettano la legge”. Non solo: “Molti li useranno come escamotage per restare qui, nel nostro Paese e non essere espulsi“. Ma ad insorgere sono anche centinaia di mamme e papà, che hanno visto esclusi i propri figli dai nidi comunali, in fondo alle liste d’attesa, preceduti da bambini i cui genitori hanno reddito zero, proprio perchè senza lavoro e senza permesso di soggiorno; genitori che si sono dovuti attrezzare con baby sitter, asili nido privati o, per chi li ha, appoggiandosi ai nonni. E poi ci sono le maestre degli asili nido, coloro che tutti i giorni accudiscono i bambini di chiunque e che ora lanciano un allarme: “Il nostro lavoro è sempre più dequalificato, siamo diventate un parcheggio per bambini, per di più gratis!” si sfoga una insegnante in servizio dagli anni ‘70, che aggiunge: “Oltre al costo per la collettività e per il Comune, che già non ha fondi per le attività e i corsi di aggiornamento, per me è incredibile pensare che solo pochi anni fa sarei stata accusata di complicità in raeato (immigrazione clandestina) e in evasione fiscale, visto che in molti si presentano da noi dicendo che lavorano, ma in nero! “Il Comune di Milano, infatti, con la nuova giunta Pisapia ha deciso di modificare le regole di accesso agli asili nido e alle scuole dell’infanzia, modificando le norme previste dalla precedente amministrazione Moratti, che accettava i figli dei clandestini con riserva: la domanda di iscrizione veniva accettata, ma entro l’inizio dell’anno scolastico dovevano essere portati i documenti che attestavano che i genitori si erano messi in regola con il permesso di soggiorno.

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