Dalla parte delle Cittadine
Il Comune e la violenza sulle donne
Le ragioni per la costituzione di parte civile da parte del Comune per la tutela di “interessi diffusi”
Pubblicato: 06/12/2011 12:01:00

La violenza di genere, perpetrata con soprusi fisici, sessuali, psicologici ed economici, è stata riconosciuta in Italia, come in molti Paesi occidentali, quale una violazione del diritto all'integrità fìsica e psicologica della donna.

I diritti fondamentali delle donne fanno parte inalienabilmente ed integralmente dei diritti universali della persona e qualsiasi atto di violenza rivolto contro il sesso femminile costituisce un’evidente violazione dei diritti inviolabili dell’uomo.

Per arginare il fenomeno, sono stati emanati, in ambito internazionale, una serie di provvedimenti per prevenire ed eliminare tale violenza, tra i quali assumono un particolare rilievo:
- la “Convenzione Internazionale sull'eliminazione di tutte le forme di discriminazione nei confronti delle donne”, ratificata e resa esecutiva dall'Italia con legge n. 132 del 14 marzo 1985 ed il Protocollo opzionale ratificato il 22 dicembre 2000;
- la "Dichiarazione sull'eliminazione della violenza contro le donne" redatta dall'ONU nel 1993 che per la prima volta ha definito in modo ampio la violenza contro le donne come "qualunque atto che produca, o possa produrre, danni o sofferenze fìsiche, sessuali o psicologiche, ivi compresa la minaccia di tali atti, la coercizione o privazione arbitraria della libertà, sia nella vita pubblica che nella vita privata";
- la Convenzione del Consiglio d'Europa per combattere la violenza contro le donne e per la lotta contro la tratta degli esseri umani del 16 maggio 2005.
In ambito europeo, la violenza contro le donne è diventata, in modo crescente, una priorità nell'agenda politica dell'Unione Europea, che ha sollecitato gli stati membri ad adottare misure adeguate in materia nelle rispettive legislazioni nazionali.

La Costituzione Italiana ha sancito il principio di uguaglianza di genere, riconoscendo la pari dignità sociale e stessi diritti davanti alla legge a tutti i cittadini (art. 3), la parità tra donne e uomini in ambito lavorativo (art. 4 e 37), l'uguaglianza morale e giuridica dei coniugi all'interno del matrimonio (art. 29).

Sulla base di tali principi, la legislazione nazionale si è conformata con una serie di normative di settore che tutelano espressamente il diritto della donna all’integrità fisica e morale.

Il Comune di Milano, nel proprio Statuto (art. 5, comma 4), sancisce che “Il comune attua specifiche azioni positive volte ad evitare le discriminazioni a carico delle donne ed a rimuovere gli ostacoli che di fatto impediscano il pieno ed effettivo godimento da parte loro dei diritti di cittadinanza; promuove altresì la presenza di entrambi i sessi nella Giunta e negli organi collegiali, nonché negli enti, aziende ed istituzioni dipendenti”.

Così facendo il Comune di Milano ha normativamente trasformato interessi generici e diffusi di cittadini e cittadine in propri interessi specifici e in oggetto peculiare delle proprie attribuzioni e dei compiti istituzionali.

Anche per la prevenzione e la repressione delle violazioni delle norme poste a tutela della libertà di determinazione della donna è configurabile in capo al Comune (che, per rispetto al territorio in cui il fatto è commesso, ha una stabile relazione funzionale ed ha inserito tale tutela tra i propri scopi, primari e autonomi) la titolarità di un diritto soggettivo e di un danno risarcibile, individuabile in ogni lesione del diritto stesso.

Il Comune è, pertanto, legittimato alla costituzione di parte civile per il risarcimento dei danni morali e materiali relativi all'offesa, diretta e immediata, dello scopo sociale.

Infatti, ogni atto di violenza come dianzi descritto lede non solo la libertà morale e fìsica della donna, ma anche il concreto interesse del Comune di preservare il territorio da tali deteriori fenomeni, avendo il Comune stesso posto la tutela di quel bene giuridico come proprio obiettivo primario.

Anche il Programma dell’attuale Sindaco, nella porzione dedicata alla “Città delle Donne” espressamente prevedeva come obiettivo primario la costituzione di parte civile dell’Ente Locale Comune nei procedimenti attinenti a tale materia, che appare davvero come un diritto/dovere del Comune di Milano per una migliore e più capillare tutela della libertà e della sicurezza dei suoi cittadini.

Auguriamoci che tale petizione di principio si traduca in un’effettiva e concreta partecipazione per la tutela degli interessi diffusi del Comune, con la partecipazione ai procedimenti per violenza sui soggetti deboli ed il riconoscimento del risarcimento del danno.

Ilaria Li Vigni
avvocato in Milano












 

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